Morte di Maria Ungureanu: una mia dichiarazione ripresa dalla stampa romena

Andrea e Marius Ungureanu, i genitori della bambina trovata morta in una piscina a San Salvatore Telesino (Benevento), lasciano la loro abitazione insieme ai Carabinieri, 22 giugno 2016. ANSA / CIRO FUSCO

Cazul Maria Ungureanu, interceptarea care schimbă totul: ”O să sfârșim în închisoare…știm de ce… noi suntem vinovați!”

By Petre Cojocaru On Ian 15, 2018 ITALIADIASPORA.IT

Continuă să planeze misterul asupra morții Mariei Ungureanu, micuța de 10 ani descoperită înecată într-o piscină din stațiunea San Salvatore Telesino, în iunie, anul trecut. Zilele trecute, realizatorii programului de televiziune ”Chi l’ha visto?” au difuzat o interceptare ambientală, care îi incriminează pe părinții fetiței.

”O să sfârșim în închisoare Ma(rius)… amândoi… noi suntem vinovați, știm de ce”, sunt cuvintele care îi transformă pe Andreea Elena si Marius Ungureanu (foto matesenews.it), părinții Mariei, în principali suspecți.

Nu este o noutate, pentru că la dosar există probe care l-au incriminat direct pe tatăl micuței, care ar fi abuzat-o în repetate rânduri, cu știrea mamei. Inițial au fost reținute două persoane, Daniel Petru si Cristina Ciocan, dar s-a dovedit că reținerea lor nu s-a justificat, cei doi nici nu se aflau în localitate când s-a întâmplat nenorocirea.

”Judecătorii de la Tribunal au acuzat Procuratura de acte de rasism si toți judecătorii implicați până acum în acest caz au sugerat Procuraturii să îl incrimineze pe Marius Ungureanu, tatăl Mariei, pentru abuzuri sexuale împotriva copilei, dat fiind faptul că, la examenele de specialitate, sperma acestuia a fost identificată pe hainele Mariei sau pe covertura patului în care dormea micuța”, ne-a declarat Malke Ursula Franco, expert criminalist si apărător al lui Daniel si Cristinei Ciocan.

Din păcate, se apropie un an de când micuța Maria și-a pierdut viața, dar legiuitorii încă nu au făcut lumină în acest caz. Sperăm ca acest lucru să se petreacă însă cât mai repede, astfel încât sufletul chinuit al copilei să se poată odihni, într-un final, în pace.

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Morte di Maria Ungureanu: i sospetti ora sono tutti sulla famiglia della povera Maria

«Ungureanu, i sospetti ora sono tutti sulla famiglia della povera Maria»

Intervista alla criminologa Ursula Franco dopo la messa in onda, su “Chi l’ha visto?”, di una intercettazione ambientale tra il padre e la madre della bambina annegata in piscina nel Beneventano

Abbiamo intervistato la dottoressa Ursula Franco in merito alle sconvolgenti rivelazioni del programma Chi l’ha visto relative ad un controverso caso giudiziario. La criminologa collabora con gli avvocati Salvatore Verrillo e Giuseppe Maturo che difendono i fratelli Cristina e Daniel Ciocan accusati di aver violentato e ucciso Maria Ungureanu. Due le tesi contrapposte, quella della Procura e del team che assiste Marius ed Andrea Elena Ungureanu composto dall’avvocato Fabrizio Gallo, dalla criminologa Roberta Bruzzone e dalla genetista Marina Baldi che ritengono che Maria sia stata vittima di un pedofilo omicida e quella della difesa dei Ciocan e dei nove Giudici che si sono pronunciati sul caso che ritengono che la morte della bambina sia ascrivibile ad un evento accidentale e che ad abusarla fosse suo padre Marius.

Stylo24, 15 gennaio 2018

Dottoressa Franco, sappiamo che, pochi giorni fa, Chi l’ha visto si è occupato del caso Ungureanu, la conduttrice ha reso pubblico il contenuto di un’intercettazione ambientale registrata in caserma poche ore dopo il ritrovamento del cadavere della piccola Maria, sua madre Andrea Elena Ungureanu avrebbe detto: “Finiamo in carcere Ma(rius)… tutti e due… noi, siamo noi colpevoli, noi sappiamo perché”, secondo lei a cosa si riferiva?

Le faccio notare che Andrea Elena Ungureanu, nonostante fosse stata appena messa al corrente, non solo della morte di sua figlia ma delle ripetute violenze sessuali di cui era stata vittima, mostrò non disperazione per la grave perdita ma preoccupazione per le proprie sorti e per quelle del marito Marius. La signora Ungureanu, in questa intercettazione, si riferisce alle ripetute violenze sessuali cui Marius Ungureanu sottoponeva sua figlia e delle quali lei evidentemente era a conoscenza. Il maggiore Zerella aveva appena fatto notare ai due coniugi che non potevano non essersi accorti che Maria era vittima di abusi cronici, queste parole, pronunciate poche ore dopo la morte della bambina, non possono che leggersi come una confessione, provano infatti che Andrea Elena Ungureanu conosceva il nome dell’autore degli abusi già da prima che i RIS trovassero lo sperma di Marius sulla maglietta della bambina.

Dottoressa, sempre nella stessa puntata è andata in onda un’intervista a Marius Ungureanu durante la quale l’inviata Veronica Briganti lo ha messo di fronte ad una risultanza investigativa incriminante, ovvero la presenza del suo sperma su una maglietta in uso esclusivo a sua figlia Maria e sulla copertina del suo lettino, cosa può dirci in merito alla reazione di Marius Ungureanu?

Marius Ungureanu non è stato capace di negare in modo credibile di aver abusato di sua figlia, non ha negato con Maurizio Flaminio in un’intervista risalente al marzo 2017 e non lo ha fatto con Veronica Briganti. Nelle due interviste, Marius, non solo non è stato capace di negare in modo credibile ma non è stato neanche capace di chiamare le violenze sessuali che sua figlia subiva con il loro nome perché non riesce a confrontarsi con l’infame reato da lui commesso.

Abbiamo sentito l’avvocato Gallo asserire che i RIS avrebbero attribuito la fatidica maglietta alla madre di Maria, Andrea Elena Ungureanu, che può dirci in merito?

La maglietta era in uso esclusivo alla piccola Maria, non solo lo si inferisce facilmente da innumerevoli intercettazioni di conversazioni tra i genitori ed altri soggetti, ma sul verbale redatto dai RIS due giorni dopo la morte di Maria e relativo al sequestro della maglietta incriminata e della copertina su cui è stato isolato lo sperma di Marius Ungureanu, si legge: “tutti gli atti venivano compiuti con la presenza costante di Marius, padre della vittima, il quale a specifica domanda riferiva che tutti gli indumenti e la coperta di cui sopra erano in uso alla propria figlia”. Per quanto riguarda gli esami eseguiti sulla maglietta nel tentativo di individuarne il proprietario, è falso che i RIS abbiano concluso che fosse in uso a Andrea Elena Ungureanu, i RIS hanno semplicemente isolato sulla maglietta, miscele genetiche dei componenti della famiglia Ungureanu, come logico, dato che la bambina condivideva parte del suo DNA con entrambi i genitori.

Dottoressa, in merito alla maglietta incriminante, che cosa pensano i nove Giudici che si sono pronunciati sul caso?

I tre Giudici del Tribunale del riesame di Napoli, il GIP e i cinque Giudici della Cassazione, non hanno dubbi riguardo a chi avesse in uso esclusivo la maglietta tanto che si sono espressi in questi termini: “L’attribuzione degli abusi al Ciocan, non solo è da ritenersi indimostrata, ma anche improbabile e in contraddizione con il contesto e che, anzi, sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina, almeno per quanto concerne gli abusi sessuali, per le tracce di sperma del padre su una maglietta e sulla copertina del suo lettino, per il tenore di alcune conversazioni registrate che fanno trasparire la di lui preoccupazione e per la circostanza che l’ultimo rapporto sessuale subito dalla bambina risale al pomeriggio del giorno della sua morte, quando si trovava a casa (…) Gli inquirenti si sono “fidati senza alcun controllo delle dichiarazioni rese da Marius Ungureanu pur a fronte di elementi preoccupanti quali le tracce di sperma appartenenti al predetto rinvenute su una maglietta e su una copertina sequestrate e il tenore di alcune conversazioni registrate”.

Morte di Maria Ungureanu. La madre di Maria: “Marius, siamo noi colpevoli”.

Morte di Maria Ungureanu. La madre di Maria: “Marius, siamo noi colpevoli”.

da Le Cronache Lucane, 13 gennaio 2018

La criminologa Ursula Franco, che collabora con gli avvocati Salvatore Verrillo e Giuseppe Maturo che difendono i fratelli Cristina e Daniel Ciocan accusati di aver violentato e ucciso Maria Ungureanu, ci chiarisce alcuni particolari relativi alle sconvolgenti rivelazioni del programma Chi l’ha visto sul caso della morte della bambina romena di 9 anni.

La Procura di Benevento e il team che assiste Marius ed Andrea Elena Ungureanu ovvero l’avvocato Fabrizio Gallo, la criminologa Roberta Bruzzone e la genetista Marina Baldi sostengono che Maria sia stata uccisa da un pedofilo omicida; la difesa dei Ciocan e i nove Giudici che si sono pronunciati sul caso ritengono che la bambina sia morta in seguito ad un incidente e che le indagini provino senza ombra di dubbio che ad abusarla fosse suo padre Marius Ungureanu.

Mercoledì scorso Federica Sciarelli ha letto il contenuto di un’intercettazione ambientale relativa al caso Ungureanu, poche ore dopo il ritrovamento del cadavere della piccola Maria, sua madre Andrea Elena Ungureanu ha detto: “Finiamo in carcere Ma(rius)… tutti e due… noi, siamo noi colpevoli, noi sappiamo perché”, dottoressa che significato hanno le parole della madre di Maria?

Andrea Elena Ungureanu, in questa intercettazione, si riferisce alle ripetute violenze sessuali cui Marius Ungureanu sottoponeva sua figlia e delle quali lei evidentemente era a conoscenza. Il maggiore Zerella aveva appena fatto notare ai due coniugi che non potevano non essersi accorti che Maria era vittima di abusi cronici, queste parole, pronunciate poche ore dopo la morte della bambina, non possono che leggersi come una confessione, provano infatti che Andrea Elena Ungureanu conosceva il nome dell’autore degli abusi, già da prima che i RIS trovassero lo sperma di Marius sulla maglietta della bambina. Ciò che colpisce è il fatto che Andrea Elena Ungureanu, poco dopo essere stata appena messa al corrente, non solo della morte di sua figlia ma delle ripetute violenze sessuali di cui era stata vittima, non fosse disperata per la grave perdita ma preoccupata per le proprie sorti e per quelle del marito Marius.

L’avvocato Fabrizio Gallo che difende gli Ungureanu ha dichiarato che i RIS avrebbero attribuito la maglietta sporca di sperma alla madre di Maria, Andrea Elena Ungureanu.

Le indagini hanno permesso di accertare senza ombra di dubbio che la maglietta era in uso esclusivo alla piccola Maria, non solo lo si inferisce facilmente da innumerevoli intercettazioni di conversazioni tra i Marius e Andrea Elena ed altri soggetti, ma sul verbale redatto dai RIS due giorni dopo la morte di Maria e relativo al sequestro della maglietta incriminata e della copertina, su cui è stato isolato lo sperma di Marius Ungureanu, si legge: “tutti gli atti venivano compiuti con la presenza costante di Marius, padre della vittima, il quale a specifica domanda riferiva che tutti gli indumenti e la coperta di cui sopra erano in uso alla propria figlia”. Per completezza le ricordo che i tre Giudici del Tribunale del riesame di Napoli, il GIP e i cinque Giudici della Cassazione, non hanno dubbi riguardo a chi avesse in uso esclusivo la maglietta tanto che si sono espressi in questi termini: “L’attribuzione degli abusi al Ciocan, non solo è da ritenersi indimostrata, ma anche improbabile e in contraddizione con il contesto e che, anzi, sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina, almeno per quanto concerne gli abusi sessuali, per le tracce di sperma del padre su una maglietta e sulla copertina del suo lettino, per il tenore di alcune conversazioni registrate che fanno trasparire la di lui preoccupazione e per la circostanza che l’ultimo rapporto sessuale subito dalla bambina risale al pomeriggio del giorno della sua morte, quando si trovava a casa (…) Gli inquirenti si sono “fidati senza alcun controllo delle dichiarazioni rese da Marius Ungureanu pur a fronte di elementi preoccupanti quali le tracce di sperma appartenenti al predetto rinvenute su una maglietta e su una copertina sequestrate e il tenore di alcune conversazioni registrate”.

Analisi di uno stralcio d’intervista rilasciata da Marius Ungureanu a Veronica Briganti

Marius ed Elena Ungureanu

La giornalista Veronica Briganti ha intervistato Marius Ungureanu la cui figlia Maria, una bambina di 9 anni, è annegata il 19 giugno 2016 in una piscina incustodita di un ristorante che si trova nel centro del paese di San Salvatore Telesino. Sul cadavere della bambina, i medici legali hanno riscontrato gli esiti di violenze sessuali croniche e i segni di una violenza risalente al pomeriggio del giorno della sua morte, pomeriggio che aveva passato in casa con i genitori. I RIS di Roma, su una maglietta appartenente a Maria Ungureanu e sulla copertina del suo lettino, hanno isolato lo sperma del padre Marius.

Veronica Briganti: Sulla maglietta e sulla copertina c’erano sue tracce di liquido seminale, le sue, del papà.

Marius Ungureanu: Io non lo so, cioè non lo so come s’è… s’è trovato questo, non lo so come s’è trovato questo, ma io non avr… fa… una cosa del genere a mia figlia, non l’avrei mai fatto, questo…

Marius non nega che la maglietta e la copertina appartenessero alla figlia, dice solo di non sapere come vi sia stato trovato il suo sperma. In questa risposta l’Ungureanu fa tre pause, si ripete e usa parole monche,  tutte tecniche usate da chi mente per prendere tempo per dare una risposta sensata. 

La domanda è sensitiva, Marius ripete per tre volte “non lo so” e “questo”L’Ungureanu ripete per tre volte “questo” riferendosi al proprio sperma, non ne prende le distanze, come invece ci saremmo aspettati.  
Quando Marius dice “questo” e “una cosa del genere” si riferisce rispettivamente al suo sperma e alle violenze sessuali che subiva sua figlia Maria, Marius non se la sente di chiamare lo sperma e le violenze sessuali con il loro nome, non dice la parola sperma e tende a minimizzare la gravità del reato chiamandolo “una cosa del genere” per evitare lo stress che gli produrrebbe il confrontarsi con i fatti. Inoltre, Marius, quando parla della vittima, dice “a mia figlia” non la introduce come dovrebbe, ovvero con un “a mia figlia Maria”, per prenderne le distanze.

Non è la prima volta, già nel marzo 2017, in un’intervista rilasciata al giornalista Maurizio Flaminio, Marius, riferendosi alle violenze sessuali ai danni di sua figlia, si era limitato ad usare termini blandi e aspecifici come “si sentiva male”, “qualcosa di male”“questa cosa”, “ha fatto male in questo modo”, “quella che ha detto l’avvocato” e “che si sentiva male”

Il fatto che Marius Ungureanu non sia capace di chiamare il suo sperma e le violenze sessuali che la bambina subiva da tempo con il loro nome tradisce un suo personale coinvolgimento nei fatti.

Marius è incapace di negare di aver abusato di sua figlia, non è in grado di dire “io non ho violentato mia figlia Maria”, l’Ungureanu dice semplicemente “non l’avrei mai fatto”, un’affermazione che non ha il valore di una negazione credibile, in quanto, non solo Marius non usa il verbo al passato, ma neanche fa riferimento alle accuse.

Veronica Briganti: Io glielo chiedo proprio direttamente, è un mio dovere, lei ha mai violentato sua figlia?

Marius Ungureanu: No, non esiste proprio, non esiste.

Marius continua a non negare. “No, non esiste proprio, non esiste”, non è una negazione credibile. Marius non riesce a negare di aver abusato della figlia neanche ripetendo a pappagallo le parole della giornalista.

Marius Ungureanu: Io quella sera stavo disperato per trovarla, pioveva, faceva freddo, non l’ho mai trovata.

E’ vero, quella sera Marius cercò sua figlia senza trovarla. L’Ungureanu, con questa risposta, ci dimostra di essere in grado di usare il verbo al passato e di saper comporre una frase di senso compiuto, cosa di cui non è stato capace in precedenza. Marius è capace di dire “non l’ho mai trovata” ma non se la sente di affermare “non l’ho mai violentata” perché mentirebbe. 

In questa risposta l’Ungureanu inserisce alcune informazioni non necessarie “pioveva, faceva freddo”, lo fa per accreditare la pista dell’omicidio da parte di un fantomatico pedofilo cui addebitare anche le violenze sessuali.

Marius Ungureanu: Perché lui ha preso mia figlia in macchina e a me non m’ha chiamato per dirmi: tua figlia sta con me in macchina? Questa è la mia domanda e lui mi deve rispondere a questa domanda.

Maria è morta affogata e subiva violenze sessuali ma il problema di Marius Ungureanu è che sia salita in auto con Daniel Ciocan, che come noto, riportò in paese Maria intorno alle 20.00 del 19 giugno 2016, giorno della sua morte.

Anche nel marzo 2017, alla domanda di Maurizio Flaminio: “Maria era stata altre volte in compagnia di Daniel, in auto? L’aveva frequentata? Vi fidavate di Daniel?”Marius Ungureanu aveva risposto: “Ma veramente non… l’abbiamo saputo all… alla fine, quando è successo di mia figlia, perché lui l’ha presa già tante volte in macchina e lei non ha mai detto… è la cosa che m’ha fatto di più arrabbià, perché la prendi in macchina senza chiamarmi? Chiamami”. E’ estremamente significativo che Marius abbia affermato che il fatto che Daniel non lo avesse avvisato “è la cosa che m’ha fatto di più arrabbià”. Da circa un anno e mezzo, è infatti l’unico rimprovero che Marius Ungureanu è capace di muovere a Daniel Ciocan; Marius non ha altri motivi di rabbia nei suoi confronti perché sa che non era Daniel ad abusare di sua figlia, in altre parole, non ha il coraggio di accusare il giovane Ciocan delle violenze che era lui a perpetrare.

Morte di Maria Ungureanu: un articolo della stampa romena (Observator) riprende le mie dichiarazioni

Fetiţa româncă de 10 ani găsită fără viaţă într-o piscină din Italia va fi deshumată. Detaliul esenţial pe care vor să îl afle anchetatorii

Publicat pe 30.11.2017 Observator

Maria Ungureanu a fost găsită fără suflare într-o piscină din Italia, acum un an şi jumătate

Maria Ungureanu a fost găsită fără suflare într-o piscină din Italia, acum un an şi jumătate

Fetiţa româncă în vârstă de de 10 ani găsită fără viaţă într-o piscină din Italia va fi deshumată. Decizia a fost luată de procurori şi trupul micuţei va fi reexaminat de un specialist. Anchetatorii vor să afle un detaliu esenţial în acest caz neelucidat încă.

În iunie 2016, trupul Mariei Ungureanu a fost găsit într-o piscină din stațiunea San Salvatore Telesino. Până la ora actuală, principalii suspecți rămân cei doi frați români Daniel Ciocan de 22 de ani, un prieten de familie, și sora acestuia, Cristina, de 33 de ani. Daniel și-a declarat întotdeauna nevinovăția, în ciuda faptului că a recunoscut că a văzut-o pe Maria în ziua în care a murit și susține că fetița era în viață și nu s-ar fi gândit niciodată să abuzeze de ea. Declaraţia este confirmată de sora lui.

A fost găsită minora dată dispărută de 7 zile din Timiş și căutată de o ţară întreagă. Părinţii au avut un șoc când au aflat unde fusese

Cererile de arestare preventivă pentru Daniel au fost respinse mai întâi de către magistratul din Benevento și apoi de către Tribunalul din Napoli.

Pe 13 decembrie cadavrul fetiţei va fi însă deshumat şi profesorul Francesco Introna va efectua o expertiză pentru a clarifica dacă fetița a fost mai întâi violată, apoi ucisă și aruncată în piscină.

Nu se exclude încă ipoteza că decesul fetiței ar fi putut să fie un accident.

Malke Ursula Franco, expert criminalist şi unul dintre apărătorii celor doi fraţi acuzaţi a declarat pentru italiadiaspora.it: “În patru rânduri, Procuratura din Benevento a cerut arestarea celor doi, dar de patru ori judecătorii italieni, inclusiv cei de la Înalta Curte de Casație, au refuzat măsura de reținere. Judecătorii de la Tribunal au acuzat Procuratura de acte de rasism şi toți judecătorii implicați până acum în acest caz au sugerat Procuraturii să îl incrimineze pe Marius Ungureanu, tatăl Mariei, pentru abuzuri sexuale împotriva copilei, dat fiind faptul că, la examenele de specialitate, sperma acestuia a fost identificată pe hainele Mariei, sau pe covertura patului în care dormea micuța. Abuzurile sexuale pe care le-a suferit defuncta sunt atribuibile tatălui”.*

FOTO: Părinții fetiței ucise, Maria Ungureanu, au fost inițial suspecți pentru anchetatorii italieni

Maria era singură la părinţi şi trăia alături de aceştia în Italia de doi ani.

* Per 4 volte la Procura di Benevento ha chiesto l’arresto e per 4 volte i giudici italiani, anche quelli della Suprema Corte di Cassazione, glielo hanno negato. I Giudici del Tribunale del Riesame hanno perfino accusato la Procura di razzismo e tutti i Giudici (GIP, 3 Giudici del Riesame di Napoli, Giudici della Suprema Corte) hanno suggerito alla Procura di incriminare Marius Ungureanu, il padre di Maria, per gli abusi sessuali sulla bambina in quanto il suo sperma è stato trovato sui vestiti di Maria e sulla coperta del suo lettino.

Caso Maria Ungureanu: sospetti inquietanti sul padre della bambina

Maria Ungureanu

La Cassazione invita la Procura di Benevento ad indagare sul padre di Maria, Marius Ungureanu e apre all’ipotesi dell’evento accidentale

Da Redazione – 23 dicembre 2017- Stylo24

Il 19 dicembre 2017, la Suprema Corte di Cassazione ha depositato le motivazioni della sentenza con la quale nell’ottobre scorso ha rigettato il ricorso presentato dalla Procura di Benevento in merito alla richiesta d’arresto dei fratelli Daniel Petru e Cristina Ciocan.

La Cassazione ha abbracciato le conclusioni dei tre Giudici del Tribunale del riesame di Napoli che si erano espressi in precedenza sul caso Ungureanu. Secondo i Giudici: il compendio indiziario dell’accusa è lacunoso; relativamente alla dinamica del fatto, “non può ragionevolmente escludersi l’ipotesi dell’evento accidentale”; il movente che, secondo la procura, avrebbe condotto Daniel e Cristina a commettere un omicidio è stato “individuato in una circostanza indimostrata”; “l’attribuzione degli abusi al Ciocan, non solo è da ritenersi indimostrata, ma anche improbabile e in contraddizione con il contesto e che, anzi, sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina, almeno per quanto concerne gli abusi sessuali, per le tracce di sperma del padre su una maglietta e sulla copertina del suo lettino, per il tenore di alcune conversazioni registrate che fanno trasparire la di lui preoccupazione e per la circostanza che l’ultimo rapporto sessuale subito dalla bambina risale al pomeriggio del giorno della sua morte, quando si trovava a casa”.

Gli inquirenti si sono “fidati senza alcun controllo delle dichiarazioni rese da Marius Ungureanu pur a fronte di elementi preoccupanti quali le tracce di sperma appartenenti al predetto rinvenute su una maglietta e su una copertina sequestrate e il tenore di alcune conversazioni registrate”.

Proprio riguardo al rinvenimento delle tracce di sperma del padre Marius da parte dei RIS di Roma e al fatto che non siano stati presi provvedimenti nei suoi confronti, si è espressa il 5 dicembre, in occasione di un’intervista a Stylo24, la criminologa Ursula Franco che collabora con gli avvocati dei fratelli Ciocan, Salvatore Verrillo e Giuseppe Maturo.

La Franco ha affermato che la difesa è decisa ad ottenere chiarimenti, in specie su questo punto, e ha individuato nella mancata indagine sul padre di Maria la causa della persecuzione dei fratelli Ciocan, due soggetti estranei ai fatti: “dopo neanche un mese dalla morte di  Maria, i RIS hanno isolato lo sperma di suo padre Marius da tre tracce presenti su una maglietta della bambina e dalla copertina del suo lettino, a questo punto c’è stato un corto circuito, inspiegabilmente la PM non ha richiesto l’applicazione di una misura cautelare per Marius Ungureanu ma per i germani Ciocan”.

Caso Maria Ungureanu: c’è stato un cortocircuito nelle indagini

Marius, Elena e Maria Ungureanu

Intervista alla criminologa Ursula Franco: tracce di sperma del padre sulla maglia della piccola, ma la Procura persiste nel voler arrestare i fratelli Ciocan

pubblicato su Stylo24 il 5 dicembre 2017

(Ursula Franco è medico chirurgo e criminologo. In questa intervista con «Stylo24», spiega lo stallo nell’attività investigativa per la morte della piccola Maria Ungureanu, la bimba di nove anni trovata senza vita nelle acque della piscina di un resort, a San Salvatore Telesino, il 19 giugno 2016. Maria fece perdere le tracce, durante una festa in paese: la ritrovarono, morta, dopo ore di sfrenate ricerche. Due gli accusati dell’omicidio di Maria: l’amico di famiglia Daniel Ciocan e sua sorella Cristina)

Dottoressa, per quale motivo il caso Ungureanu è controverso?

Perché, nonostante la Procura sia stata invitata a cambiar rotta da tutti i Giudici che hanno letto gli atti d’indagine relativi a questo caso, non vuol prendere in considerazione l’ipotesi dell’incidente che è l’unica plausible. Mi sento di affermare senza remore che più che di un’indagine si tratta ormai di una persecuzione ai danni di Daniel e Cristina Ciocan, la cui unica fortuna, in questo caso di morte accidentale scambiata per omicidio, sono stati i “salvagenti” (GIP, Tribunale del Riesame e Cassazione) previsti dal nostro sistema giudiziario a tutela degli indagati, altrimenti, se i giudici si fossero spalmati sulle richieste della Procura, come accaduto in altri casi, l’errore giudiziario sarebbe stato assicurato; infatti, quando un incidente viene scambiato per omicidio, come nel caso Ceste, il poveretto che viene preso di mira da una Procura è spacciato in quanto rappresenta un ‘colpevole insostituibile’, non esistendone uno vero.

C’è un momento particolare delle indagini in cui, a suo avviso, qualcosa è andato storto?

Certamente, dopo neanche un mese dalla morte di Maria, i RIS hanno isolato lo sperma di suo padre Marius da tre tracce presenti su una maglietta della bambina e dalla copertina del suo lettino, a questo punto c’è stato un corto circuito, inspiegabilmente la PM non ha richiesto l’applicazione di una misura cautelare per Marius Ungureanu ma per i germani Ciocan, richiesta che, naturalmente, è stata rigettata per ben due volte dal GIP Flavio Cusani, il quale ha invitato la procura ad indagare sul padre in merito alle violenze sessuali che la bambina subiva, avendo le indagini appurato, tra l’altro, che le ultime violenze risalivano al pomeriggio del giorno della sua morte, pomeriggio che Maria aveva passato in casa con i genitori. Voglio precisare che ad eseguire il sequestro degli indumenti di Maria e della copertina del suo lettino sono stati gli stessi operatori dei RIS che li hanno poi analizzati e che esiste un verbale di sequestro del 21 giugno 2015, nel quale si legge che tutti gli atti sono stati compiuti con la presenza costante di Marius Ungureanu, padre di Maria, il quale a specifica domanda ha riferito che tutti gli indumenti e la coperta sequestrati erano in uso alla propria figlia; questo dato, peraltro, è avvallato dalla lettura delle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche.

Che cosa può dirci rispetto alla volontà espressa dalla Procura di Benevento di eseguire una riesumazione del cadavere della Ungureanu?

E’ chiaro che la Procura cerca conferme alla propria ricostruzione che prevede che Maria sia stata gettata in acqua dai fratelli Ciocan. Posso dirvi che, prima di tutto, i due medici legali che hanno eseguito la prima autopsia sul cadavere della bambina, all’indomani della sua morte, hanno escluso che vi fossero segni di una colluttazione ma hanno rilevato escoriazioni, ecchimosi e piccole ferite lacere risalenti a tempi di produzione diversi compatibili, peraltro, con una vita attiva di una bambina di 9 anni e riferibili ad una caduta dalla bicicletta avvenuta pochi giorni prima della sua morte.
Non è soltanto il dato medico legale relativo alla prima autopsia a dirci che una seconda autopsia sarebbe inutile, ma lo sono le risultanze delle analisi eseguite dai RIS, tali analisi, infatti, escludono che Maria, prima di morire, abbia partecipato ad una colluttazione. Le analisi non hanno rilevato la presenza di DNA dei germani Ciocan né nel materiale subungueale di Maria, né sui suoi abiti, né sulla scena dell’incidente, né sono stati osservati sui Ciocan i segni di una colluttazione che naturalmente, la logica vuole, siano presenti su tutti gli attori di un corpo a corpo. Non solo, è chiaro che, se i due fratelli Ciocan, che, tra l’altro non sanno nuotare, avessero commesso un omicidio per annegamento, si sarebbero dovuti immergere nella piscina per trattenere la bambina sott’acqua.

Dottoressa Franco che cosa si augura?

Mi auguro che la Procura di Napoli decida di avocare a sé il caso, che processi Marius Ungureanu per violenza sessuale e che, finalmente, interroghi l’amica di Maria per farsi dire come sono andati i fatti.