Morte Maria Ungureanu: ancora 6 mesi di indagini

Le Cronache Lucane, Salute… a tutti, 9 marzo 2018

Indagini preliminari, la procura di Benevento ha chiesto un’ulteriore proroga di 6 mesi.

Ne abbiamo parlato con la dottoressa Ursula Franco, la criminologa che assiste la difesa dei fratelli Ciocan, avvocati Salvatore Verrillo e Giuseppe Maturo. La dottoressa Franco ha sostenuto da sempre che la morte di Maria è stato un evento accidentale occorso mentre la bambina si trovava in compagnia di un’amica più grande di lei conosciuta alla famiglia e che dalle indagini emerge senza ombra di dubbio che ad abusare della bambina era suo padre Marius Ungureanu.

Vi ricordiamo che del team difensivo di Marius Ungureanu fanno parte l’avvocato Fabrizio Gallo, la psicologa Roberta Bruzzone e la biologa Marina Baldi.

Dottoressa Franco che può dirci riguardo alle indagini?

Posso dirle che sono stati spesi decine di migliaia di euro dei contribuenti in indagini inutili e che finché il caso resterà alla procura di Benevento non si caverà un ragno dal buco.

Sono stati indagati due ragazzi per un omicidio mai avvenuto, non solo, le risultanze dell’esame medico legale, eseguito da due consulenti della procura, escludono che i Ciocan si trovassero in paese al momento della morte di Maria.

A un mese dalla morte della bambina lo sperma del padre è stato isolato su una maglietta in uso esclusivo a Maria e sulla copertina del suo lettino, a seguito di questi ritrovamenti da parte dei RIS di Roma sono state registrate telefonate incriminanti per quanto riguarda gli abusi sessuali, telefonate che hanno come protagonisti Marius, Elena Ungureanu e un altro soggetto. Tutti questi elementi non sono passati inosservati ai nove giudici che hanno esaminato gli atti di indagine e che hanno respinto le richieste d’arresto dei Ciocan.

Quattro persone, le più vicine alla famiglia della piccola Maria, non sono mai state intercettate, la soluzione del caso è lì, tra queste quattro persone c’è l’amica con la quale Maria si trovava nel Resort quella sera, la quale non la soccorse per paura.

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Caso Maria Ungureanu: hanno paura della verità coloro che hanno coperto Marius e calunniato Daniel

La piscina dove è annegata Maria Ungureanu

Abbiamo intervistato la criminologa Ursula Franco, consulente della difesa dei fratelli Ciocan, indagati per violenza sessuale ed omicidio dalla procura di Benevento

Le Cronache Lucane, 2 febbraio 2018

Dottoressa Franco perché si parla ancora dei Ciocan riguardo al caso Ungureanu dopo che 9 giudici li hanno ritenuti estranei ai fatti?

Perché molti giornalisti non amano confrontarsi con i propri errori di giudizio, chi ha diffamato i Ciocan fino ad oggi, pur di non ammettere di essersi sbagliato, cerca di ritagliargli un ruolo seppur marginale pur sapendo che le indagini hanno escluso che Daniel e Cristina fossero in paese mentre Maria moriva e hanno accertato che la bambina veniva abusata solo da suo padre. Gli atti parlano chiaro e non lasciano spazio ad altre ricostruzioni, i voli pindarici lasciamoli agli incompetenti.

Ci sintetizza rapidamente il caso?

Il caso Ungureanu è semplicemente il caso di una bambina abusata dal proprio padre e morta per cause accidentali in compagnia di un’amica che per paura ha taciuto.

A Chi l’ha visto, abbiamo sentito l’avvocato Gallo dire che la maglietta sporca dello sperma di Marius Ungureanu non apparteneva alla bambina, che può dirci?

Gli atti parlano chiaro:

– i RIS hanno sequestrato solo abiti in uso a Maria ed il verbale è stato firmato da Marius Ungureanu;
– sono agli atti decine di intercettazioni dalle quali si evince che quella maglietta con lo sperma di Marius era in uso esclusivo a Maria;
– Maria veniva cronicamente abusata e sua madre lo sapeva, numerose intercettazioni ce lo confermano.

E’ vero che i tamponi sulla maglietta incriminata eseguiti dai RIS hanno escluso che fosse in uso a Maria?

No, è falso. In merito, vi invito ad intervistare il maggiore dei RIS che si è occupato degli accertamenti.

Ritiene che i Ciocan possano essere rinviati a giudizio?

Vista l’incapacità della procura di rivedere le proprie posizioni e di allinearsi con i 9 giudici che hanno dato ragione alla difesa, è possibile.

Che farete?

Coglieremo l’occasione per far emergere la verità nella sua interezza, una verità di cui Daniel e Cristina non hanno paura perché sono estranei ai fatti.

Chi, a suo avviso, ha invece paura della verità?

In parecchi direi:
– chi violentava Maria ovvero suo padre Marius;
– chi ha coperto Marius ovvero sua moglie Elena, la quale ha perfino calunniato il povero Daniel Ciocan;
– la ragazzina che era con Maria, che ha permesso la persecuzione di due ragazzi estranei ai fatti e che dovrà rispondere dei reati di omissione di soccorso e falsa testimonianza;
– coloro che hanno cercato di nascondere le responsabilità di Marius in merito al reato di violenza sessuale incorrendo nel reato di favoreggiamento personale;
– i servizi sociali e tutti coloro che hanno chiuso gli occhi lasciando che Maria vivesse un inferno all’interno della propria casa.

Morte di Maria Ungureanu: le parole del padre Marius

Marius Ungureanu

Marius Ungureanu, ogni qualvolta è stato intervistato, non è stato capace di negare di aver abusato di sua figlia Maria, morta annegata in una piscina privata il 19 giugno 2016, a San Salvatore Telesino, in provincia di Benevento.

Ecco uno stralcio di un’intervista rilasciata dall’Ungureanu a Veronica Briganti, intervista andata in onda durante la puntata di Chi l’ha visto del 31 gennaio 2018.

Marius Ungureanu: “Iooo non è… non è possibile che so st… comeee dicono gli avvocati loro, la criminologa… non è vero questo che dicono loro”.

Il fatto che fornisca una risposta con frasi frammentate e che si soffermi sul pronome personale “Iooo” ci dice che la domanda è sensitiva.

Marius Ungureanu non è capace di negare in modo credibile di aver abusato di sua figlia, non riesce a dire “io non ho violentato Maria” o “io non ho violentato mia figlia Maria” o “io non ho abusato di mia figlia Maria” perché mentirebbe.

Per lo stesso motivo Marius si autocensura quando dice “Iooo non è… non è possibile che so st…”, l’Ungureanu non riesce a dire “non è possibile che sono stato io” che in ogni caso sarebbe stato un modo non credibile di negare. Generalmente amici e conoscenti dicono “non è possibile che sia stato/a lui/lei” non il diretto interessato. 

L’Ungureanu, durante le interviste, non è mai riuscito ad usare i termini “violenza sessuale” o “abusi sessuali”. Il fatto che Marius Ungureanu non sia capace di chiamare le violenze sessuali che la bambina subiva da tempo con il loro nome tradisce un suo personale coinvolgimento nei fatti.

La risposta di Marius termina con un “non è vero questo che dicono loro” l’uso del termine “questo” è particolarmente interessante. Il termine “questo” infatti non solo serve a minimizzare le accuse ma, a differenza di “quello”, indica qualcosa di vicino a chi parla. In altre parole Marius Ungureanu non riesce a prendere le distanze dalle violenze.

Marius Ungureanu: Mia figlia è più grossa rispetto alla mamma e non si poteva indossa’ lei quella maglietta, troppo piccolina, quindi ci sta una foto che tiene mia moglie con questa maglietta che è uguale con quella che hanno trovato i RIS.

“QUELLA maglietta” e “QUESTA maglietta” sono due magliette diverse, ce lo conferma l’Ungureanu. Marius infatti dicendo: “quindi ci sta una foto che tiene mia moglie con QUESTA maglietta che è uguale con QUELLA che hanno trovato i RIS” ci assicura che la maglietta della moglie non è “QUELLA maglietta” ovvero la maglietta sporca di sperma ma una ugualeE poi non dice quella che hanno sequestrato” o quella che hanno analizzato i RIS” o “quella che hanno preso i RIS” maquella che hanno TROVATO i RIS”. L’uso del verbo trovare è incriminante, Marius ci dice che i RIS hannotrovato una prova del reato da lui commesso. 

Chi parla tende a fare economia, Marius avrebbe potuto dire: “quindi ci sta una foto che tiene mia moglie con QUELLA maglietta che hanno trovato i RIS”, risparmiando ben 5 parole, ha optato invece per un giro di parole perché non riesce a falsificare.

Di seguito l’analisi delle precedenti interviste rilasciate da Marius Ungureanu a Veronica Briganti e a Maurizio Flaminio:

Analisi di uno stralcio d’intervista rilasciata da Marius Ungureanu a Veronica Briganti

Morte di Maria Ungureanu: analisi di un’intervista rilasciata dai genitori

Caso Maria Ungureanu: Arrestate i genitori!

“Arrestate i genitori!”, lo gridano a gran voce gli italiani dopo le rivelazioni di Federica Sciarelli. Sono ben nove i giudici che hanno invitato la Procura di Benevento ad aprire gli occhi sul padre della piccola Maria che prima di morire aveva subito un’ultima violenza proprio mentre si trovava in casa.

Le Cronache Lucane, 18 gennaio 2018

Marius Ungureanu è difeso dall’avvocato Fabrizio Gallo, dalla criminologa Roberta Bruzzone e dalla genetista Marina Baldi.

Abbiamo intervistato la criminologa Ursula Franco che collabora alla difesa dei fratelli Daniel Petru e Cristina Ciocan con gli avvocati Salvatore Verrillo e Giuseppe Maturo, una difesa che, in questo anno e mezzo, ha mietuto un successo dopo l’altro.

Dottoressa, finalmente la verità è emersa, diciamo anche grazie al programma televisivo Chi l’ha visto, la difesa che cosa si aspetta?

La difesa si aspetta che la Procura di Benevento faccia ciò che non ha fatto nel luglio 2016, ovvero che emetta una Richiesta per l’applicazione della misura cautelare carceraria per il reato di violenza sessuale per Marius Ungureanu e che agisca nei confronti di Andrea Elena Ungureanu in merito al reato di Concorso omissivo in violenza sessuale. La madre della bambina, nonostante fosse a conoscenza del fatto che era suo marito Marius ad abusare di sua figlia, per salvarlo, ha calunniato da subito il povero Daniel attribuendogli le violenze.

Dottoressa, quando è avvenuto il “cortocircuito nelle indagini” di cui lei ha recentemente parlato?

Il “cortocircuito” è avvenuto nel momento in cui i RIS hanno isolato lo sperma di Marius Ungureanu da una maglietta in uso esclusivo alla piccola Maria e dalla copertina del suo lettino e la Procura, invece di richiedere l’arresto di Marius, ha richiesto quello di due soggetti estranei ai fatti. La difesa è curiosa di sapere perché, appurato che gli stessi operatori dei RIS, di Roma che hanno esaminato i reperti ed isolato lo sperma, si sono occupati del sequestro di maglietta e copertina a casa degli Ungureanu e hanno fatto firmare a Marius Ungureanu un verbale nel quale l’uomo dichiarava che tutto ciò che i RIS avevano sequestrato apparteneva a Maria, ad un mese dai fatti, avendo la soluzione in mano, non si è proceduto all’arresto di Marius Ungureanu. Lei capisce che, in un’indagine per violenza sessuale, l’aver ignorato un dato così rilevante come la presenza dello sperma del padre su un indumento in uso esclusivo a Maria, ha ritardato il raggiungimento della verità, lasciando libero un soggetto capace di reiterare, ma soprattutto questo grossolano errore della Procura ha distrutto la vita di due ragazzi estranei ai fatti.

Dottoressa, resta da chiarire la dinamica della morte della piccola Maria.

La dinamica è chiara: Maria con un’amica, di cui sappiamo nome e cognome, e con la quale aveva appuntamento dal giorno precedente per quella sera, si intrufolò di nascosto nel giardino del ristorante per fare il bagno ed affogò. L’amica fuggì perché temette di dover rispondere delle conseguenze di un suo comportamento sopra le righe sia ai propri genitori che alle autorità. Sono passati quasi due anni, la ragazzina è ora maggiorenne, credo che sia venuto il momento che la Procura la interroghi come si deve in merito ai suoi movimenti della sera del 19 giugno 2016, solo così potrà risolvere definitivamente questo caso.

Morte di Maria Ungureanu: una mia dichiarazione ripresa dalla stampa romena

Andrea e Marius Ungureanu, i genitori della bambina trovata morta in una piscina a San Salvatore Telesino (Benevento), lasciano la loro abitazione insieme ai Carabinieri, 22 giugno 2016. ANSA / CIRO FUSCO

Cazul Maria Ungureanu, interceptarea care schimbă totul: ”O să sfârșim în închisoare…știm de ce… noi suntem vinovați!”

By Petre Cojocaru On Ian 15, 2018 ITALIADIASPORA.IT

Continuă să planeze misterul asupra morții Mariei Ungureanu, micuța de 10 ani descoperită înecată într-o piscină din stațiunea San Salvatore Telesino, în iunie, anul trecut. Zilele trecute, realizatorii programului de televiziune ”Chi l’ha visto?” au difuzat o interceptare ambientală, care îi incriminează pe părinții fetiței.

”O să sfârșim în închisoare Ma(rius)… amândoi… noi suntem vinovați, știm de ce”, sunt cuvintele care îi transformă pe Andreea Elena si Marius Ungureanu (foto matesenews.it), părinții Mariei, în principali suspecți.

Nu este o noutate, pentru că la dosar există probe care l-au incriminat direct pe tatăl micuței, care ar fi abuzat-o în repetate rânduri, cu știrea mamei. Inițial au fost reținute două persoane, Daniel Petru si Cristina Ciocan, dar s-a dovedit că reținerea lor nu s-a justificat, cei doi nici nu se aflau în localitate când s-a întâmplat nenorocirea.

”Judecătorii de la Tribunal au acuzat Procuratura de acte de rasism si toți judecătorii implicați până acum în acest caz au sugerat Procuraturii să îl incrimineze pe Marius Ungureanu, tatăl Mariei, pentru abuzuri sexuale împotriva copilei, dat fiind faptul că, la examenele de specialitate, sperma acestuia a fost identificată pe hainele Mariei sau pe covertura patului în care dormea micuța”, ne-a declarat Malke Ursula Franco, expert criminalist si apărător al lui Daniel si Cristinei Ciocan.

Din păcate, se apropie un an de când micuța Maria și-a pierdut viața, dar legiuitorii încă nu au făcut lumină în acest caz. Sperăm ca acest lucru să se petreacă însă cât mai repede, astfel încât sufletul chinuit al copilei să se poată odihni, într-un final, în pace.

Morte di Maria Ungureanu: i sospetti ora sono tutti sulla famiglia della povera Maria

«Ungureanu, i sospetti ora sono tutti sulla famiglia della povera Maria»

Intervista alla criminologa Ursula Franco dopo la messa in onda, su “Chi l’ha visto?”, di una intercettazione ambientale tra il padre e la madre della bambina annegata in piscina nel Beneventano

Stylo24, 15 gennaio 2018

Abbiamo intervistato la dottoressa Ursula Franco in merito alle sconvolgenti rivelazioni del programma Chi l’ha visto relative ad un controverso caso giudiziario. La criminologa collabora con gli avvocati Salvatore Verrillo e Giuseppe Maturo che difendono i fratelli Cristina e Daniel Ciocan accusati di aver violentato e ucciso Maria Ungureanu. Due le tesi contrapposte, quella della Procura e del team che assiste Marius ed Andrea Elena Ungureanu composto dall’avvocato Fabrizio Gallo, dalla criminologa Roberta Bruzzone e dalla genetista Marina Baldi che ritengono che Maria sia stata vittima di un pedofilo omicida e quella della difesa dei Ciocan e dei nove Giudici che si sono pronunciati sul caso che ritengono che la morte della bambina sia ascrivibile ad un evento accidentale e che ad abusarla fosse suo padre Marius.

Dottoressa Franco, sappiamo che, pochi giorni fa, Chi l’ha visto si è occupato del caso Ungureanu, la conduttrice ha reso pubblico il contenuto di un’intercettazione ambientale registrata in caserma poche ore dopo il ritrovamento del cadavere della piccola Maria, sua madre Andrea Elena Ungureanu avrebbe detto: “Finiamo in carcere Ma(rius)… tutti e due… noi, siamo noi colpevoli, noi sappiamo perché”, secondo lei a cosa si riferiva?

Le faccio notare che Andrea Elena Ungureanu, nonostante fosse stata appena messa al corrente, non solo della morte di sua figlia ma delle ripetute violenze sessuali di cui era stata vittima, mostrò non disperazione per la grave perdita ma preoccupazione per le proprie sorti e per quelle del marito Marius. La signora Ungureanu, in questa intercettazione, si riferisce alle ripetute violenze sessuali cui Marius Ungureanu sottoponeva sua figlia e delle quali lei evidentemente era a conoscenza. Il maggiore Zerella aveva appena fatto notare ai due coniugi che non potevano non essersi accorti che Maria era vittima di abusi cronici, queste parole, pronunciate poche ore dopo la morte della bambina, non possono che leggersi come una confessione, provano infatti che Andrea Elena Ungureanu conosceva il nome dell’autore degli abusi già da prima che i RIS trovassero lo sperma di Marius sulla maglietta della bambina.

Dottoressa, sempre nella stessa puntata è andata in onda un’intervista a Marius Ungureanu durante la quale l’inviata Veronica Briganti lo ha messo di fronte ad una risultanza investigativa incriminante, ovvero la presenza del suo sperma su una maglietta in uso esclusivo a sua figlia Maria e sulla copertina del suo lettino, cosa può dirci in merito alla reazione di Marius Ungureanu?

Marius Ungureanu non è stato capace di negare in modo credibile di aver abusato di sua figlia, non ha negato con Maurizio Flaminio in un’intervista risalente al marzo 2017 e non lo ha fatto con Veronica Briganti. Nelle due interviste, Marius, non solo non è stato capace di negare in modo credibile ma non è stato neanche capace di chiamare le violenze sessuali che sua figlia subiva con il loro nome perché non riesce a confrontarsi con l’infame reato da lui commesso.

Abbiamo sentito l’avvocato Gallo asserire che i RIS avrebbero attribuito la fatidica maglietta alla madre di Maria, Andrea Elena Ungureanu, che può dirci in merito?

La maglietta era in uso esclusivo alla piccola Maria, non solo lo si inferisce facilmente da innumerevoli intercettazioni di conversazioni tra i genitori ed altri soggetti, ma sul verbale redatto dai RIS due giorni dopo la morte di Maria e relativo al sequestro della maglietta incriminata e della copertina su cui è stato isolato lo sperma di Marius Ungureanu, si legge: “tutti gli atti venivano compiuti con la presenza costante di Marius, padre della vittima, il quale a specifica domanda riferiva che tutti gli indumenti e la coperta di cui sopra erano in uso alla propria figlia”. Per quanto riguarda gli esami eseguiti sulla maglietta nel tentativo di individuarne il proprietario, è falso che i RIS abbiano concluso che fosse in uso a Andrea Elena Ungureanu, i RIS hanno semplicemente isolato sulla maglietta, miscele genetiche dei componenti della famiglia Ungureanu, come logico, dato che la bambina condivideva parte del suo DNA con entrambi i genitori.

Dottoressa, in merito alla maglietta incriminante, che cosa pensano i nove Giudici che si sono pronunciati sul caso?

I tre Giudici del Tribunale del riesame di Napoli, il GIP e i cinque Giudici della Cassazione, non hanno dubbi riguardo a chi avesse in uso esclusivo la maglietta tanto che si sono espressi in questi termini: “L’attribuzione degli abusi al Ciocan, non solo è da ritenersi indimostrata, ma anche improbabile e in contraddizione con il contesto e che, anzi, sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina, almeno per quanto concerne gli abusi sessuali, per le tracce di sperma del padre su una maglietta e sulla copertina del suo lettino, per il tenore di alcune conversazioni registrate che fanno trasparire la di lui preoccupazione e per la circostanza che l’ultimo rapporto sessuale subito dalla bambina risale al pomeriggio del giorno della sua morte, quando si trovava a casa (…) Gli inquirenti si sono “fidati senza alcun controllo delle dichiarazioni rese da Marius Ungureanu pur a fronte di elementi preoccupanti quali le tracce di sperma appartenenti al predetto rinvenute su una maglietta e su una copertina sequestrate e il tenore di alcune conversazioni registrate”.

Morte di Maria Ungureanu. La madre di Maria: “Marius, siamo noi colpevoli”.

Morte di Maria Ungureanu. La madre di Maria: “Marius, siamo noi colpevoli”.

da Le Cronache Lucane, 13 gennaio 2018

La criminologa Ursula Franco, che collabora con gli avvocati Salvatore Verrillo e Giuseppe Maturo che difendono i fratelli Cristina e Daniel Ciocan accusati di aver violentato e ucciso Maria Ungureanu, ci chiarisce alcuni particolari relativi alle sconvolgenti rivelazioni del programma Chi l’ha visto sul caso della morte della bambina romena di 9 anni.

La Procura di Benevento e il team che assiste Marius ed Andrea Elena Ungureanu ovvero l’avvocato Fabrizio Gallo, la criminologa Roberta Bruzzone e la genetista Marina Baldi sostengono che Maria sia stata uccisa da un pedofilo omicida; la difesa dei Ciocan e i nove Giudici che si sono pronunciati sul caso ritengono che la bambina sia morta in seguito ad un incidente e che le indagini provino senza ombra di dubbio che ad abusarla fosse suo padre Marius Ungureanu.

Mercoledì scorso Federica Sciarelli ha letto il contenuto di un’intercettazione ambientale relativa al caso Ungureanu, poche ore dopo il ritrovamento del cadavere della piccola Maria, sua madre Andrea Elena Ungureanu ha detto: “Finiamo in carcere Ma(rius)… tutti e due… noi, siamo noi colpevoli, noi sappiamo perché”, dottoressa che significato hanno le parole della madre di Maria?

Andrea Elena Ungureanu, in questa intercettazione, si riferisce alle ripetute violenze sessuali cui Marius Ungureanu sottoponeva sua figlia e delle quali lei evidentemente era a conoscenza. Il maggiore Zerella aveva appena fatto notare ai due coniugi che non potevano non essersi accorti che Maria era vittima di abusi cronici, queste parole, pronunciate poche ore dopo la morte della bambina, non possono che leggersi come una confessione, provano infatti che Andrea Elena Ungureanu conosceva il nome dell’autore degli abusi, già da prima che i RIS trovassero lo sperma di Marius sulla maglietta della bambina. Ciò che colpisce è il fatto che Andrea Elena Ungureanu, poco dopo essere stata appena messa al corrente, non solo della morte di sua figlia ma delle ripetute violenze sessuali di cui era stata vittima, non fosse disperata per la grave perdita ma preoccupata per le proprie sorti e per quelle del marito Marius.

L’avvocato Fabrizio Gallo che difende gli Ungureanu ha dichiarato che i RIS avrebbero attribuito la maglietta sporca di sperma alla madre di Maria, Andrea Elena Ungureanu.

Le indagini hanno permesso di accertare senza ombra di dubbio che la maglietta era in uso esclusivo alla piccola Maria, non solo lo si inferisce facilmente da innumerevoli intercettazioni di conversazioni tra i Marius e Andrea Elena ed altri soggetti, ma sul verbale redatto dai RIS due giorni dopo la morte di Maria e relativo al sequestro della maglietta incriminata e della copertina, su cui è stato isolato lo sperma di Marius Ungureanu, si legge: “tutti gli atti venivano compiuti con la presenza costante di Marius, padre della vittima, il quale a specifica domanda riferiva che tutti gli indumenti e la coperta di cui sopra erano in uso alla propria figlia”. Per completezza le ricordo che i tre Giudici del Tribunale del riesame di Napoli, il GIP e i cinque Giudici della Cassazione, non hanno dubbi riguardo a chi avesse in uso esclusivo la maglietta tanto che si sono espressi in questi termini: “L’attribuzione degli abusi al Ciocan, non solo è da ritenersi indimostrata, ma anche improbabile e in contraddizione con il contesto e che, anzi, sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina, almeno per quanto concerne gli abusi sessuali, per le tracce di sperma del padre su una maglietta e sulla copertina del suo lettino, per il tenore di alcune conversazioni registrate che fanno trasparire la di lui preoccupazione e per la circostanza che l’ultimo rapporto sessuale subito dalla bambina risale al pomeriggio del giorno della sua morte, quando si trovava a casa (…) Gli inquirenti si sono “fidati senza alcun controllo delle dichiarazioni rese da Marius Ungureanu pur a fronte di elementi preoccupanti quali le tracce di sperma appartenenti al predetto rinvenute su una maglietta e su una copertina sequestrate e il tenore di alcune conversazioni registrate”.