CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: UN CASO GIUDIZIARIO NON E’ UNA TORTA DA SPARTIRSI

Criminologa Ursula Franco

La criminologa Ursula Franco è nota soprattutto per le sue competenze in tema di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi. La Franco è consulente della difesa di Paolo Foresta, marito di Annamaria Sorrentino, avvocato Giovanni Pellacchia; è stata la consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita nel caso Ceste; è stata poi consulente degli avvocati Esposito e Martelli, difensori di Stefano Binda. Binda, dopo essere stato condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi, il 24 luglio scorso è stato assolto per non aver commesso il fatto. La Franco è consulente dell’avvocato Salvatore Nicola Verrillo, difensore di Daniel Petru Ciocan che da più di 3 anni è indagato per violenza e omicidio dalla Procura di Benevento nel caso Ungureanu, nonostante il Tribunale del Riesame di Napoli e i giudici della Suprema Corte di Cassazione abbiano dato ragione alla difesa su tutta la linea ed abbiano soprattutto invitato gli inquirenti ad indagare sui genitori di Maria in merito agli abusi. Domani, a Benevento, avrà luogo l’incidente probatorio, ne riparleremo con la consulente Franco.

Le Cronache Lucane, 4 novembre 2019

– Dottoressa Franco, negli ultimi anni, abbiamo imparato a conoscerla ed abbiamo capito che lei ogni volta che si esprime su un caso giudiziario non cerca il consenso ma la verità.

Personalmente ho scoperto a pochi mesi di vita che il mondo non girava intorno a me, non è la fama che cerco, vorrei semplicemente fare il mestiere che amo ed essere utile al nostro sistema giustizia. La ricerca del consenso vizia le conclusioni di coloro che fatico a chiamare “professionisti”, in ogni caso, la strada del consenso è la più facile da percorrere, basta rivendere come proprie le conclusioni cui giunge la massa una volta che è stata forgiata dai Media. Il mio modo di vedere le cose ha un filtro diverso da quello di molti opinionisti e conduttori tv, questi soggetti tendono a spiegarsi i fatti relativi ad un caso giudiziario attraverso il loro limitato patrimonio culturale perché ignorano di “non sapere”.

– Dobbiamo darle atto che lei ha sostenuto che Mario Biondo, Sissy Trovato Mazza e Davide Rossi si sono suicidati e che Mattia Mingarelli era morto in seguito ad un incidente, e le procure le hanno dato ragione. Dottoressa Franco, può un criminologo giungere a conclusioni certe su un caso giudiziario del quale non conosce tutti gli atti?

Certamente, in specie se il caso è stato trattato mediaticamente e sono filtrate informazioni utili.

– Dottoressa Franco, tempo fa, ha dichiarato che “l’ostentata superiorità morale delle parti civili spesso coincide con lo sprezzo della verità che è amorale e causa di errori giudiziari”, con chi ce l’ha?

E’ un insulto alla verità appoggiare una procura in modo acritico o trincerarsi dietro al convincimento della stessa quando l’errore è agli atti. O questi soggetti sono incompetenti o sono in malafede, in entrambi i casi andrebbero presi provvedimenti nei loro confronti.

– Che pensa del tifo da stadio che circonda i casi giudiziari, tifo che coinvolge giornalisti, avvocati e consulenti?

I disturbi di personalità non risparmiano nessuno. Certi soggetti non solo danneggiano i casi sui quali si esprimono perché alimentano l’incivile teatrino mediatico ma anche le relative categorie.

– Che cosa la disgusta di più di ciò che circonda un caso giudiziario?

Chi lo approccia come una torta da spartirsi.

Maria morta in piscina: parla la criminologa Ursula Franco

daniel ciocan maria ungureanu

the Social Post.it,11 luglio 2019
di Silvia Nazzareni

 

È appena stata effettuata la riesumazione del corpo di Maria Ungureanu, la bambina morta in piscina nel giugno 2016. È già emerso un dettaglio sconcertante, dalle prime analisi del corpo: gli organi interni sono stati rimossi dal corpo.

Mentre la famiglia della bambina dichiara di voler andare in fondo alla vicenda, la criminologa Ursula Franco, consulente della difesa di Daniel Ciocian, ha contattato The Social Post per fornire ulteriori dettagli sulla questione e per chiarire la posizione giudiziaria di Daniel Ciocian.

Il Dna di Daniel Ciocian è “da contatto”

Daniel Ciocian è, al momento, indagato per violenza sessuale e omicidio nei confronti della piccola Maria Ungureanu. La dottoressa Franco ci ribadisce però che: “Per quanto riguarda invece Daniel Ciocian, i RIS di Roma hanno isolato DNA da contatto su un pantaloncino di Maria, un reperto che è compatibile con la frequentazione da parte di Daniel di casa Ungureanu e che non è databile, il DNA da contatto (generalmente presente nel sudore) potrebbe infatti essersi depositato sui pantaloncini di Maria attraverso un vettore, come può esserlo una sedia, un tavolo o un qualsiasi altro oggetto venuto in contatto con il Ciocian, e questo anche dopo la sua morte”. Secondo l’analisi riportata dalla dottoressa Franco il Dna di Ciocian potrebbe essere passato dal giovane a Maria semplicemente perché entrambi potrebbero aver avuto contatto con lo stesso oggetto o materiale.

La posizione di Marius Ungureanu

La criminologa pone piuttosto l’accento sulla posizione di Marius Ungureanu, in merito al quale dice:“Nel luglio 2016, a un mese dalla morte di Maria Ungureanu, i RIS di Roma hanno isolato lo sperma di Marius Ungureanu su una maglietta in uso esclusivo a Maria e sulla coperta del suo lettino e proprio in merito alla posizione dei genitori di Maria Ungureanu, sulla base di questa risultanza e di intercettazioni incriminanti i giudici del Tribunale del Riesame di Napoli e quelli della Cassazione si sono così espressi: ‘Sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina, almeno per ciò che concerne gli abusi sessuali’ “.

Come è morta Maria Ungureanu?

Secondo la criminologa, Maria sarebbe morta in circostanze del tutto accidentali: “Concordo in pieno con le conclusioni del professor Francesco Introna, chiamato a pronunciarsi dalla procura di Benevento, il quale ha sostenuto ‘la causa del decesso (di Maria) debba attestarsi in morte asfittica rapida per annegamento e, segnatamente avendo escluso la ricorrenza a favore di una ricostruzione diversa e compatibile con l’azione causale contestata agli indagati, tanto in considerazione dell’assenza di lesioni contusive a livello del capo e degli arti e pertanto dell’assenza di segni di combattimento con l’acqua o in acqua’ in poche parole, Maria non è stata uccisa”.

Si attende di conoscere la totalità delle conclusioni emerse dalle nuove analisi autoptiche sul corpo di Maria. Al contempo, si sottolinea che Daniel Ciocian si è sempre professato innocente e che ha sempre detto di ritenere Maria “come una sorella”.

San Salvatore Telesino| Caso Maria Ungureanu, oggi seconda autopsia

La piscina dove è stata ritrovata senza vita Maria Ungureanu, la bimba di dieci anni trovata morta il 20 giugno nella piscina di un casale a San Salvatore Telesino, piccolo paese agricolo a una trentina di chilometri da Benevento, 21 giugno 2016. ANSA / CIRO FUSCO

3 July 2019, labtv.net by Maresa Calzone

La storia di Maria Ungureanu resta ancora sospesa nel mistero, un mistero che probabilmente si è offuscato in questi tre anni dalla morte della bambina. La storia la ricordiamo tutti, perchè ha sconvolto tutti. Anno 2016, è la sera del 19 giugno, siamo a San Salvatore Telesino (Bn) in paese c’è una festa. Maria Ungureanu è una bimba di 9 anni, quella sera scompare, viene ritrovata dopo poche ore senza vita in una piscina. Da quella maledetta sera l’unico ad essere indagato è Daniel Ciocan, un ragazzo amico di famiglia. La prima autopsia consegnerà verità raccapriccianti sulla piccola, abusata sessualmente nel tempo e la stessa sera prima della morte. Le novità sul caso riguardano la riesumazione del corpo e una seconda autopsia effettuata presso l’Azienda Ospedaliera universitaria di Foggia. Ad assistere all’esame autoptico anche il medico legale Fernando Panarese, insieme al difensore di Daniel Ciocan, l’avvocato Salvatore Nicola Verrillo, che, raggiunto telefonicamente, ha affermato: “Questa seconda autopsia non serve a nulla, né per stabilire l’ora della morte, né per chiarire gli aspetti legati alle violenze”. L’avvocato di Daniel ha affermato anche di aver  presentato un’istanza di avocazione dell’inchiesta sulla morte di Maria Ungureanu alla Procura generale di Napoli. Probabilmente la fretta di consegnare all’opinione pubblica un responsabile, ha prodotto confusione nelle indagini che hanno finito per colpevolizzare un giovane che secondo la difesa è estraneo ai fatti. Dello stesso avviso è anche la criminologa Ursula Franco che intanto afferma che la seconda autopsia non ha alcun valore, e insiste sulla linea della fatalità e non sull’omicidio: insomma Maria sarebbe morta a causa di un incidente in piscina mentre era in compagnia di una amichetta. La verità secondo la criminologa è negli atti d’indagine e nelle sentenze del Riesame e della Cassazione. Una storia da brividi, questa della piccola Maria,costretta a subire abusi sessuali coperti dall’omertà che dopo tre anni non viene ancora scalfita.

ESCLUSIVO/  MORTE  DI MARIA UNGUREANU: OGGI E DOMANI LA SECONDA AUTOPSIA. LA CRIMINOLOGA: ”IL CASO E’ CHIARO. LA VERITA’ E’ NEGLI ATTI”

S. Salvatore Telesino. Come il collega Emidio Bianchi aveva scritto qualche giorno fa su casertasera, oggi e domani, il medico legale e il difensore dell’accusato Avv. Salvatore Verrillo saranno presenti alla riesumazione della piccola Maria Ungureanu . Secondo l’Avv. Verrillo, tutto questo non serve a nulla dopo tre anni né per stabilire l’ora della morte di Maria Ungureanu, 9 anni all’epoca dei fatti, trovata senza vita, come è noto, nella piscina di un casale a San Salvatore Telesino nel beneventano e di cui tanto si è parlato. Lo ricordiamo, sul suo corpo, i medici legali hanno riscontrato esiti di violenze sessuali croniche, tanto, che la procura di Benevento ha poi indagato i fratelli Daniel e Cristina Ciocan. Noi, abbiamo sentito  sul caso, la criminologa dott.ssa Ursula Franco (nella foto sotto) consulente della difesa dei Ciocan che con l’avvocato Verrilo segue il caso da sempre.

 

– Dottoressa Franco il medico legale, Professor Francesco Introna, chiamato ad esprimersi nel giugno scorso, ha escluso l’omicidio?

“Si, certo tanto che la Procura, sulla base della sua consulenza, ha poi chiesto l’archiviazione per i fratelli Ciocan e nel gennaio scorso il GIP Flavio Cusani ha archiviato la posizione di Cristina Ciocan e imposto alla Procura di Benevento l’iscrizione nel registro degli indagati dei genitori di Maria e il prosieguo dell’attività investigativa per altri sei mesi”.

Nel gennaio 2019, l’ex giudice del Tribunale del Riesame di Napoli, Nicola Quatrano, che si è occupato del caso, in merito alla causa di morte di Maria, ha dichiarato: “Non è successo quello che la Procura di Benevento riteneva fosse successo” e riguardo alle violenze sessuali che la bambina subiva: “Era un aspetto della questione che non è stato approfondito in quest’ansia di trovare degli elementi di prova contro le persone che si era deciso fossero colpevoli”. Pochi giorni fa, l’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan, ha presentato un’istanza di avocazione dell’inchiesta sulla morte di Maria Ungureanu alla Procura generale di Napoli. Del team difensivo di Daniel Ciocan fanno parte il medico legale Fernando Panarese e la criminologa Ursula Franco, alla quale abbiamo chiesto se con questa nuova  autopsia si può arrivare ad una conclusione.

”La nuova autopsia– spiega Ursula Franco– non serve a nulla, non è umanamente possibile stabilire con esattezza l’ora della morte. Maria è morta mentre si trovava in compagnia di un’amica con la quale aveva fissato un appuntamento per quella sera, è a lei che gli inquirenti dovrebbero chiedere che ore fossero quando Maria annegò davanti ai suoi occhi, mentre, per quanto riguarda le violenze che Maria subiva, non solo nulla hanno a che fare con la sua morte, che è stata accidentale, ma il nome dell’autore di quegli abusi sessuali è agli atti dal luglio 2016 e si inferisce senza ombra di dubbio dalle risultanze delle analisi dei RIS e dalle intercettazioni”.

-Quindi per lei è fin troppo chiaro il caso della piccola Maria?

“Lo ripeto, non c’è più nulla da scoprire, il caso Ungureanu è ormai un caso chiuso. La verità è negli atti d’indagine e nelle motivazioni delle sentenze del Riesame e della Cassazione. Nella mia consulenza, datata 27 marzo 2017, ci sono il nome di chi abusava della bambina e quello della ragazzina che si trovava con Maria la sera in cui morì”.

-E Daniel Ciocan?

“Per quanto riguarda il povero Daniel- spiega ancora la Criminologa-  non solo non è suo lo sperma trovato sulla maglietta in uso esclusivo a Maria e sulla coperta del suo lettino, ma il Ciocan non incontrò più la Ungureanu dopo averla accompagnata a casa intorno alle 20.00 del 19 giugno 2016”.

-Riguardo agli abusi sessuali sulla bambina?

“Riguardo agli abusi sessuali, nel luglio 2016, i RIS di Roma hanno isolato lo sperma di Marius Ungureanu su una maglietta in uso esclusivo a Maria e sulla coperta del suo lettino e proprio in merito alla posizione dei genitori di Maria Ungureanu, i giudici del Tribunale del Riesame di Napoli si erano così espressi: “sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina, almeno per ciò che concerne gli abusi sessuali, sullo stesso tono si esprime la Corte Suprema di Cassazione nel dicembre del 2017 ”.

MORTE  DI MARIA UNGUREANU: OGGI E DOMANI LA SECONDA AUTOPSIA

Oggi e domani, il medico legale Fernando Panarese, insieme al difensore di Daniel Ciocan, l’avvocato Salvatore Nicola Verrillo, prenderà parte alle operazioni che si svolgeranno sui resti di Maria Ungureau. Secondo l’avvocato Salvatore Nicola Verrillo, legale di Daniel Ciocan: “dopo tre anni la riesumazione non serve a nulla, né per stabilire l’ora della morte, né in relazione ad altre circostanze”.

Le Cronache Lucane, 2 luglio 2019

Tre anni fa, Maria Ungureanu, 9 anni, è stata trovata senza vita nella piscina di un casale a San Salvatore Telesino, sul suo corpo i medici legali hanno riscontrati gli esiti di violenze sessuali croniche. La procura ha da subito indagato Cristina e Daniel Ciocan. Nel giugno 2018, il professor Francesco Introna, medico legale chiamato ad esprimersi sul caso, ha escluso l’omicidio e proprio in seguito alla sua consulenza la Procura di Benevento ha chiesto l’archiviazione per i fratelli Ciocan. Nel gennaio scordo il GIP Flavio Cusani ha archiviato la posizione della sorella di Daniel, Cristina Ciocan, imposto alla procura di Benevento  l’iscrizione nel registro degli indagati dei genitori di Maria, Marius e Andrea Elena Ungureanu e il prosieguo dell’attività investigativa per altri sei mesi. Marius e Andrea Elena Ungureanu sono difesi dall’avvocato Fabrizio Gallo, i cui consulenti sono la famosa biologa Marina Baldi e la ancor più famosa psicologa Roberta Bruzzone.

Nel gennaio 2019, l’ex giudice del Tribunale del Riesame di Napoli, Nicola Quatrano, che si è occupato del caso, in merito alla causa di morte di Maria, ha dichiarato: “Non è successo quello che la Procura di Benevento riteneva fosse successo” e riguardo alle violenze sessuali che la bambina subiva: “Era un aspetto della questione che non è stato approfondito in quest’ansia di trovare degli elementi di prova contro le persone che si era deciso fossero colpevoli”.

Nei giorni scorsi, l’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan, ha presentato un’istanza di avocazione dell’inchiesta sulla morte di Maria Ungureanu alla Procura generale di Napoli.

Del team difensivo di Daniel Ciocan fanno parte il medico legale Fernando Panarese e la criminologa Ursula Franco. 

La criminologa Ursula Franco ha dichiarato: ”La nuova autopsia non serve a nulla, non è umanamente possibile stabilire con esattezza l’ora della morte, Maria è morta mentre si trovava in compagnia di un’amica con la quale aveva fissato un appuntamento per quella sera, è a lei che gli inquirenti dovrebbero chiedere che ore fossero quando Maria annegò davanti ai suoi occhi, mentre, per quanto riguarda le violenze che Maria subiva, non solo nulla hanno a che fare con la sua morte, che è stata accidentale, ma il nome dell’autore di quegli abusi sessuali è agli atti dal luglio 2016 e si inferisce senza ombra di dubbio dalle risultanze delle analisi dei RIS e dalle intercettazioni. Lo ripeto, non c’è più nulla da scoprire, il caso Ungureanu è ormai un caso chiuso. La verità è negli atti d’indagine e nelle motivazioni delle sentenze del Riesame e della Cassazione. Nella mia consulenza, datata 27 marzo 2017, ci sono il nome di chi abusava della bambina e quello della ragazzina che si trovava con Maria la sera in cui morì. Per quanto riguarda il povero Daniel, non solo non è suo lo sperma trovato sulla maglietta in uso esclusivo a Maria e sulla coperta del suo lettino, ma il Ciocan non incontrò più la Ungureanu dopo averla accompagnata a casa intorno alle 20.00 del 19 giugno 2016. I fatti sono immarcescibili, non cambiano con il passare degli anni”.

Riguardo agli abusi sessuali, nel luglio 2016, i RIS di Roma hanno isolato lo sperma di Marius Ungureanu su una maglietta in uso esclusivo a Maria e sulla coperta del suo lettino e proprio in merito alla posizione dei genitori di Maria Ungureanu, i giudici del Tribunale del Riesame di Napoli si erano così espressi: “sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina, almeno per ciò che concerne gli abusi sessuali”.

Mentre, nel dicembre 2017, i giudici della Corte Suprema di Cassazione avevano così concluso: “(…) omissione da parte del PM della valutazione probatoria in relazione all’accertata presenza di liquido seminale del padre della vittima sulla maglietta/reperto 27 (…) il pregiudizio aveva ispirato l’indagine e che un “colpevole” era stato suggerito fin dall’inizio dalla madre della bambina che aveva espresso labili sospetti sul Ciocan; che anzi sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina, almeno per quanto concerne gli abusi sessuali (…) come fossero state trascurate importanti ipotesi investigative e come ci si fosse fidati senza alcun controllo delle dichiarazioni rese da Marius Ungureanu, pur a fronte di elementi preoccupanti quali le tracce di sperma appartenenti al predetto rinvenute su una maglietta e su una copertina sequestrate e il tenore di alcune conversazioni registrate (…)”.

SUICIDIO DI LUCIANA FANTATO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: DOV’ERANO I SERVIZI SOCIALI?

Pierino Marcantognini

Luciana Fantato si è allontanata dalla casa di Gambolò dove viveva con la suocera, il marito ed i due figli, il 10 novembre 2017; il 23 giugno, in un’area golenale del torrente Terdoppio nel comune di Alagna Lomellina (Pavia) sono stati ritrovati quelli che con tutta probabilità sono i suoi resti, il torrente scorre infatti anche nell’abitato di Gambolò. Il marito della Fantato, Pierino Marcantognini, è noto al pubblico della trasmissione Chi l’ha visto? per la sua mania di accumulare oggetti. Ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco.

Le Cronache Lucane, 27 giugno 2019

Pierino

– Dottoressa Franco, cosa ha spinto la Fantato al suicidio?

Un insieme di fattori, tra questi il disturbo da accumulo del marito che ormai le impediva di condurre una vita normale.

– Ci spiega in cosa consiste questo disturbo?

Il disturbo da accumulo compulsivo, o disposofobia, è una patologia caratterizzata dalla tendenza a raccogliere e accumulare oggetti “che un giorno potrebbero servire”. Nel caso in specie, il Marcantognini ha invaso la casa soprattutto di giornali ed il cortile di ferraglia riducendo drasticamente gli spazi abitativi e impedendone la pulizia. E’ chiaro che una situazione del genere non può che aver innescato un conflitto tra Pierino ed i suoi familiari che sono stati costretti a vivere in una specie di discarica che ne ha perfino limitato le relazioni sociali.

– Quanto è diffuso questo disturbo?

Dal 2 al 5% della popolazione è affetto da disposofobia, ma non sempre la forma è così grave come nel caso di Pierino Marcantognini.

– Dottoressa, si poteva fare qualcosa per Luciana e i suoi figli?

Ci si poteva provare, è naturale chiedersi il perché i servizi sociali non abbiano aiutato questa famiglia posto che le condizioni in cui viveva erano visibili anche dall’esterno.

– Recentemente i cosiddetti salvagenti sociali ci sono parsi latitanti.

E’ una triste verità, vale per Giuseppe Dorice, il bambino ucciso dal patrigno nel Napoletano, una vittima di maltrattamenti che datavano da tempo e che erano noti alle insegnanti; e vale anche per la povera Maria Ungureanu, una vittima di violenze sessuali croniche. Maria “veniva appellata capra lebbrosa da diversi compagni di classe” a causa del suo cattivo odore e, secondo un’insegnante di sostegno, “mentre era a scuola la bambina a volte aveva dei mal di pancia talmente forti che si piegava più volte e si teneva il basso ventre”.

MORTE DI MARIA UNGUREANU, CRIMINOLOGA FRANCO: TRE ANNI DI INDAGINI PER TRE REATI, LA VIOLENZA SESSUALE, L’OMISSIONE DI SOCCORSO E LA FALSA TESTIMONIANZA (intervista)

Avv. Salvatore Verrillo

Le Cronache Lucane, 14 giugno 2019

Il 19 giugno di 3 anni fa, Maria Ungureanu, 9 anni, è stata trovata senza vita nella piscina di un casale di San Salvatore Telesino, sul suo corpo i medici legali hanno riscontrati gli esiti di violenze sessuali croniche. Da 3 anni la Procura di Benevento indaga su Daniel Ciocan. Dal giugno 2016 al gennaio 2016, Daniel e Cristina Ciocan sono stati indagati dalla procura di Benevento rispettivamente, per violenza sessuale e omicidio, e per omicidio. Nel gennaio 2019 la procura ha richiesto l’archiviazione per i due fratelli e la posizione di Cristina, che quella sera era in compagnia del fratello, è stata stralciata. Sempre nel gennaio scorso, il GIP Flavio Cusani ha imposto alla procura di Benevento il prosieguo dell’attività investigativa per altri sei mesi e l’iscrizione nel registro degli indagati dei genitori di Maria, Marius e Andrea Elena Ungureanu. I coniugi Ungureanu sono difesi dall’avvocato Fabrizio Gallo e dall’avvocatessa Serena Gasperini, i cui consulenti sono la famosa biologa Marina Baldi e la ancor più famosa psicologa Roberta Bruzzone.

L’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan, ha recentemente presentato un’istanza di avocazione dell’inchiesta sulla morte di Maria Ungureanu alla Procura generale di Napoli. Secondo l’avvocato Verrillo, infatti, la procura di Benevento ha disatteso in parte l’invito del GIP Cusani e quello del Tribunale del Riesame di Napoli a focalizzare sui genitori di Maria, e per questo motivo ha chiesto alla Procura generale di avocare a sé l’inchiesta. Del team difensivo di Daniel Ciocan fanno parte il medico legale Fernando Panarese e la criminologa Ursula Franco, alla quale abbiamo posto alcune domande.

– Dottoressa Franco, ormai da tre anni, lei sostiene che, non solo le violenze che Maria subiva nulla hanno a che fare con la sua morte, che è stata accidentale, ma anche che il nome dell’autore degli abusi sessuali è agli atti da quasi tre anni, non è vero?

Certamente, già nel luglio 2016, i RIS di Roma hanno isolato lo sperma di Marius Ungureanu su una maglietta in uso esclusivo a Maria e sulla coperta del suo lettino. Il passare del tempo e la calura estiva non faranno evaporare questa risultanza. Peraltro, proprio in merito alla posizione dei genitori di Maria Ungureanu, si sono espressi nel giugno 2016 i giudici del Tribunale del Riesame di Napoli: “sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina, almeno per ciò che concerne gli abusi sessuali”, e, nel dicembre 2017, quelli della Cassazione: “(…) omissione da parte del PM della valutazione probatoria in relazione all’accertata presenza di liquido seminale del padre della vittima sulla maglietta/reperto 27 (…) che anzi sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina, almeno per quanto concerne gli abusi sessuali (…) come fossero state trascurate importanti ipotesi investigative e come ci si fosse fidati senza alcun controllo delle dichiarazioni rese da Marius Ungureanu, pur a fronte di elementi preoccupanti quali le tracce di sperma appartenenti al predetto rinvenute su una maglietta e su una copertina sequestrate e il tenore di alcune conversazioni registrate (…)”.

– I giudici della Cassazione si sono espressi pure sulla posizione di Daniel Ciocan.

Certamente, hanno sostenuto, evidentemente inascoltati, che “il pregiudizio aveva ispirato l’indagine e che un “colpevole” era stato suggerito fin dall’inizio dalla madre della bambina che aveva espresso labili sospetti sul Ciocan”.

– L’avvocato Salvatore Nicola Verrillo, legale di Daniel Ciocan, durante l’udienza dell’8 aprile 2019, relativa alla riesumazione dei resti di Maria, si era detto contrario: “I periti hanno confermato quanto io ho evidenziato al giudice Giuliano: dopo tre anni la riesumazione non serve a nulla, né per stabilire l’ora della morte, né in relazione ad altre circostanze. Un no, il mio, motivato anche dalla pietà umana e dal rispetto che si deve alla bimba”, dottoressa Franco, che può dirci?

Sono d’accordo con l’avvocato Verrillo, provano le violenze lo stato degli organi, le infezioni che la bambina aveva al momento del decesso e moltissime intercettazioni, pertanto, da questo punto di vista non c’è più nulla da scoprire. Riguardo alla causa di morte, dei tre medici legali che si sono già pronunciati sul caso, nessuno ha mai sostenuto che la bambina sia stata uccisa, anzi, nel giugno 2018, il professor Francesco Introna ha escluso l’omicidio e, proprio in seguito alla sua consulenza, la Procura di Benevento ha chiesto l’archiviazione per i fratelli Ciocan. Sono tre i reati in questo caso giudiziario, la violenza sessuale, l’omissione di soccorso e la falsa testimonianza, gli ultimi due sono stati commessi dall’amica con cui Maria si trovava al momento dell’annegamento.

– Nel gennaio 2019, l’ex giudice del Tribunale del Riesame di Napoli, Nicola Quatrano, che si espresse sul caso nel giugno 2018, in merito alla causa di morte di Maria, ha dichiarato: “Non è successo quello che la Procura di Benevento riteneva fosse successo” e riguardo alle violenze sessuali che la bambina subiva: “Era un aspetto della questione che non è stato approfondito in quest’ansia di trovare degli elementi di prova contro le persone che si era deciso fossero colpevoli”.

Parole sagge di un giudice di grado superiore ma che, evidentemente e inspiegabilmente, non hanno fatto breccia in procura.

– Dottoressa Franco, glielo chiedo ancora una volta, cosa c’è ancora da scoprire in questo caso giudiziario?

Non c’è più nulla da scoprire. E’ ormai un caso chiuso. La verità è negli atti d’indagine e nelle motivazioni delle sentenze del Riesame e della Cassazione. Nella mia consulenza, datata 27 marzo 2017, ci sono il nome di chi abusava della bambina e quello della ragazzina che si trovava con Maria la sera che affogò. Per quanto riguarda il povero Daniel, non solo non è suo lo sperma trovato sulla maglietta in uso esclusivo a Maria e sulla coperta del suo lettino, ma il Ciocan non incontrò più la Ungureanu dopo averla accompagnata a casa intorno alle 20.00 del 19 giugno 2016, né si trovava a San Salvatore Telesino quando la bambina affogò, le analisi effettuate sulle celle telefoniche e sul GPS parlano chiaro, Daniel era a Castelvenere.

– Dottoressa Franco, sulla stampa spazzatura ne abbiamo lette di tutti i colori, ne abbiamo sentite delle belle anche in televisione, ma, soprattutto, si è toccato il fondo quando un giornaletto ha pubblicato la foto del cadavere della bambina per muovere l’opinione pubblica contro Daniel Ciocan.

Il processo mediatico è l’arma di chi tenta di riscrivere fatti già accaduti perché si trova dalla parte sbagliata, ciò che più mi meraviglia non sono gli attori dello stesso, ma il silenzio delle istituzioni.

– Dottoressa Franco, cosa non ha funzionato in questo caso giudiziario?

Ad un mese dalla morte di Maria, c’è stato un corto circuito nelle indagini, il corto circuito ha coinciso con il momento in cui i RIS hanno isolato lo sperma del padre di Maria sulla sua maglietta e sulla coperta del suo lettino. Questo dato estremamente sensibile in un’indagine per violenza sessuale avrebbe dovuto illuminare il pubblico ministero, fermo restando che è a tutti noto che la maggior parte degli abusi sessuali sui minori si consumano in famiglia. Peraltro, gli inquirenti potevano contare anche su intercettazioni incriminanti tra i coniugi Ungureanu. Il fatto che la procura non abbia cambiato rotta non appena i RIS hanno trovato lo sperma di Marius Ungureanu sulla maglietta della bambina e sulla sua coperta è la prova che gli stessi cercavano conferme alla loro ricostruzione, conferme mai ottenute. Questo modo di lavorare è la prima causa di errore giudiziario ed in termini tecnici si chiama “tunnel vision”. In sintesi, la “tunnel vision” è un pregiudizio cognitivo che a volte colpisce gli inquirenti nelle prime fasi delle indagini ed è rappresentabile come una visione centrale ristretta. La mancanza di una visione periferica induce a ritenere che i fatti esaminati abbiano un’unica spiegazione e nonostante nulla conforti l’ipotesi di partenza, chi ne è affetto continua ad indagare a senso unico, sottovalutando, disgregando, ignorando o sopprimendo i dati che non sono di supporto alla propria visione dei fatti e sopravvalutando invece eventuali informazioni di sostegno alla propria ipotesi anche se irrilevanti o inaffidabili.

– Dottoressa Franco, vuole aggiungere qualcosa?

Non solo il nome dell’autore delle violenze che la bambina subiva da tempo è agli atti, senza se e senza ma, ma, purtroppo, è libero di reiterare da tre lunghi anni.