Omicidio di Gianna Del Gaudio: analisi di uno stralcio della deposizione di Antonio Tizzani

Gianna Del Gaudio e il marito Antonio Tizzani

La signora Gianna Del Gaudio, 63 anni, è morta nella notte tra il 26 ed il 27 agosto 2016 dopo essere stata attinta da un unico fendente sferratole alla gola mentre si trovava in casa con il marito. La procura di Bergamo ha da subito indagato per il delitto il di lei marito, Antonio Tizzani, che con i magistrati si è avvalso della facoltà di non rispondere fino al processo.

La seguente analisi ha un limite, la trascrizione è imprecisa in quanto il colloquio è stato prima trascritto e poi recitato da due attori, mancano pertanto alcune pause nel racconto e forse alcune ripetizioni delle parole.

PM: Ci ricostruisca quello che è avvenuto quella sera del 26 agosto.

Un’ottima domanda che permetterà a Tizzani di iniziare il racconto da dove desidera e a noi di analizzare la struttura della sua risposta. Grazie alla casistica sappiamo infatti che le dichiarazioni di chi dice il vero sono quantitativamente strutturate come segue: il 25% delle parole pronunciate dall’interrogato sono dedicate all’introduzione dell’evento (pre evento), il 75% alla descrizione dell’evento e il 25% al racconto di ciò che ha seguito l’evento (post evento).

Imputato Antonio Tizzani: Dopo che ci hanno salutato Mario e Alessandra, io sono uscito per innaffiare il giardino che dà sulla piazza, che non è raggiunto dall’impianto di irrigazione, mentre lei è rimasta a lavare i piatti. Dopo 20, 25 minuti sono rientrato e ho chiesto a Gianna: “A che punto sei?”, ma ho visto un uomo incappucciato chinato sulla borsa di mia moglie, stava frugando all’interno. Ho urlato: “Chi sei?”. Quello è scappato dalla porta sul retro, io l’ho inseguito e ho visto una chiazza di sangue sul pavimento. “Gianna, che è successo?”, ho gridato. Lei era là, a terra. Ho cominciato a imprecare, poi ho chiamato il 118. Non ho sentito urla o voci.

La risposta di Tizzani è di 110 parole, più dell’80% di queste parole gli sono servite per introdurre l’evento, il 4,5% per descriverci l’evento, “Lei era a terra”, e il 15% per raccontarci quello che fece in seguito, percentuali che si discostano fortemente da quelle che caratterizzano le risposte di chi racconta la verità. L’85% dei soggetti che non dicono il vero si dilungano nell’introduzione, proprio come ha fatto Tizzani.

“Dopo che ci hanno salutato Mario e Alessandra, io sono uscito per innaffiare il giardino che dà sulla piazza, che non è raggiunto dall’impianto di irrigazione” 

Tizzani, senza che la PM glielo abbia chiesto, spiega la ragione (The Reason Why) per la quale uscì ad annaffiare il giardino che dà sulla piazza.  Il fatto che un soggetto fornisca spontaneamente un perché rappresenta una criticità nel suo racconto ci rivela che chi parla desidera condurre il proprio interlocutore in una precisa direzione. 

“mentre lei è rimasta a lavare i piatti” 

Si noti che Tizzani introduce la moglie prendendone le distanze, non dice “mia moglie Gianna é rimasta a lavare i piatti”, ma sostituisce “mia moglie Gianna” con “lei”.

“Dopo 20, 25 minuti sono rientrato”

Il fatto che Tizzani faccia riferimento al lasso di tempo passato in giardino, nonostante nessuno gli abbia chiesto quanto fosse rimasto ad annaffiare, ci rivela quanto la tempistica sia per lui importante.

Vediamo la tempistica di quella sera: 

– Il figlio Mario e la sua compagna erano stati a cena a casa di Antonio e Gianna e intorno alle 00:10  avevano lasciato l’abitazione, una telecamera ha ripreso il loro passaggio intorno alle 00:13.

– Alcuni testimoni hanno riferito di aver udito delle urla provenienti da casa Tizzani e riferibili ad un litigio poco dopo le 00:10.

– Tizzani chiamò il 118 alle 00.43.

Dopo l’evento l’autore dell’omicidio si lavò le mani nel lavandino del bagno, ove i RIS hanno repertato il sangue della vittima (che è stata uccisa in cucina), mise l’arma del delitto nel sacchetto delle mozzarelle e lo nascose in una siepe poco distante dalla scena del crimine. 

“e ho chiesto a Gianna: “A che punto sei?”

Se la trascrizione è giusta, Antonio Tizzani, dicendo “ho chiesto a Gianna: “A che punto sei?”, ci rivela che quando rientrò in casa sua moglie era viva.

“ma ho visto un uomo incappucciato chinato sulla borsa di mia moglie, stava frugando all’interno”

“ma” appare fuori luogo. Poiché la risposta di Tizzani è stata letta da un attore, è possibile che manchi una pausa dopo il “ma”.

Si noti “chinato”. Il fatto che, nel suo racconto, un interrogato descriva la posizione di un altro soggetto è un segnale di una condizione di stress da parte sua.

“Ho urlato: “Chi sei?”. Quello è scappato dalla porta sul retro, io l’ho inseguito e ho visto una chiazza di sangue sul pavimento. “Gianna, che è successo?”, ho gridato. Lei era là, a terra. Ho cominciato a imprecare”

E’ proprio dopo il suo rientro in casa che Tizzani colloca, “Ho urlato”, “ho gridato” urla e grida riferibili ad una lite tra Tizzani e sua moglie furono udite dai vicini prima dell’evento omicidiario.

I vicini hanno poi riferito che, dopo l’omicidio, Tizzani imprecò, ma non chiese aiuto: “Ho sentito delle urla maschili dopo le 00.30, ma non chiedeva aiuto, imprecava solamente”, “Era sicuramente la voce di Antonio perché poi siamo usciti e l’abbiamo visto. Continuava a imprecare e poi chiamava: “Paolo Paolo”, ma lui non ha mai chiesto aiuto, diceva: “Dio! Dio! Dio!”. Non era molto chiaro e quindi pensavamo fosse un ubriaco che passava dalla piazza. Ma una frase mi è rimasta impressa, diceva: “Ti ho visto, ti ho visto!”

“poi ho chiamato il 118″

“poi” rappresenta una lacuna temporale che ci rivela che, in quella sede, mancano alcune informazioni. In poche parole, Tizzani, prima di chiamare il 118, fece qualcosa che non ci dice.

Non ho sentito urla o voci

Chi riferisce il vero racconta cosa è successo, cosa ha visto, cosa ha fatto, cosa ha sentito, non cosa non è successo o ciò che non ha visto, non ha fatto, non ha sentito. 

PM: Ce lo descriva questo incappucciato.

La domanda è corretta, la PM è stata attenta a non contaminare la risposta, ha infatti mutuato la parola “incappucciato” da Tizzani.

Imputato Antonio Tizzani: Aveva una felpa grigio antracite, di corporature esile, tra le mani aveva solo un foglietto. Aveva mani scure, che potevano essere sporche di sangue, abbronzate, negre. Non sono riuscito a vederlo in faccia, perché era di spalle.

“Non sono riuscito a vederlo in faccia, perché era di spalle”, una frase in negativo ed un perché (The Reason Why) pronunciati spontaneamente ci segnalano che Tizzani non sta dicendo il vero.

Infine, si noti la inaspettata disposizione linguistica neutra di Tizzani nei confronti del fantomatico intruso: “un uomo incappucciato”, “Quello”. E’ quantomeno sospetto, se non rivelatore, il fatto che Tizzani non gli si scagli contro linguisticamente. 

CONCLUSIONI

Antonio Tizzani non racconta la verità.

Questo articolo è stato pubblicato su Le Cronache Lucane

e su Appia Polis.

Omicidio di Gianna Del Gaudio: analisi della telefonata di Antonio Tizzani al 118

Gianna Del Gaudio e il marito Antonio Tizzani

La signora Gianna Del Gaudio, 63 anni, è morta nella notte tra il 26 ed il 27 agosto 2016 dopo essere stata attinta da un unico fendente sferratole alla gola mentre si trovava in casa con il marito.

L’analisi delle telefonate di soccorso e delle interviste attraverso la Statement Analysis permette di stabilire una strategia d’indagine, infatti grazie alla casistica in tema di telefonate di soccorso sappiamo cosa aspettarci da chi chiama, per questo motivo il materiale d’analisi vero e proprio è ciò che risulta “inaspettato”.

Expected: ci aspettiamo che il chiamante sia alterato, insistente e che, soprattutto, chieda aiuto per la vittima. Ci aspettiamo anche che imprechi e dica parolacce, che non attenda la fine della domanda dell’operatore per esplicitare una richiesta d’aiuto.

Unexpected: non ci aspettiamo che il chiamante si perda in superflui convenevoli o che chieda aiuto per sé o che senta il bisogno di collocarsi dalla parte dei “buoni” ovvero di coloro che vogliono il bene per la vittima.

Prima che l’operatore del 118 risponda alla chiamata si sente Antonio Tizzani parlare con uno dei suoi due figli: “E che ne so, qualcuno è entrato dentro, ha ammazzato a mamma. Dio mio, Dioooo… corri, non mi far parlare, non mi far parlare”.

Si noti che la priorità di Tizzani è riferire che “qualcuno è entrato dentro”. “qualcuno” è  vago e gender neutral.

Si noti “Dio mio, Dioooo”.

Si noti “corri”.

Operatore del 118: Pronto.

Antonio Tizzani: Marioo…

Operatore del 118: Pronto.

Antonio Tizzani: Mario. Cristo, Dio (incomprensibile) Pro… pronto.

Si noti “Cristo. Dio”.

Operatore del 118: Pronto.

Antonio Tizzani: ((incomprensibile) 118. Abito (interrotto)

Operatore del 118: Signore, si calmi, non urli, perché non capisco niente.

Antonio Tizzani: Pronto! Qualcuno è entrato a casa mia a Piazza Madonna delle nevi, a Seriate, numero 4, ha fatto male a mia moglie, c’è tutto il sangue a terra. Cristo! Cristo! (incomprensibile).

Concentriamoci sull’obiettivo primario che un soggetto innocente che chiama i soccorsi dovrebbe avere: un’assistenza immediata. La richiesta di assistenza immediata sarà più intensa nel caso in cui la vittima per cui viene richiesta sia una persona con cui chi chiama ha una relazione. Generalmente tale richiesta si trova nelle fasi iniziali della telefonata.

Si noti che Tizzani non ha formulato alcuna richiesta d’aiuto.

Il desiderio di Tizzani è riferire che “Qualcuno è entrato” in casa sua, non chiedere aiuto per la moglie. 

Si noti che Tizzani, pochi secondi prima, ha detto al figlio che la madre era morta, “ha ammazzato a mamma”, mentre con l’operatore, dicendo “ha fatto male a mia moglie”, ha minimizzato.

Operatore del 118: Vuole l’ambulanza? Senza bestemmiare.

Tizzani non è stato chiaro con l’operatore tanto che è lui a suggerirgli un’ambulanza.

Antonio Tizzani: Veloce! Madonna mia!. 

Il termine “Veloce” è in contrasto con l’assenza di una richiesta d’aiuto. 

Si noti “Madonna mia!”.

Operatore del 118: Sì. Se non bestemmia magari arriva prima.

Operatore del 118: Madonna delle nevi, a che numero?

Antonio Tizzani: (incomprensibile) Non ce la faccio. Cristo!

Si noti “Cristo!”.

Operatore del 118: Madonna delle nevi, a che numero?

Antonio Tizzani: Numero 4. E’ una villetta a schiera.

Operatore del 118: Eh. A che piano è la signora?

Antonio Tizzani: E’ una villetta a schiera, a pian terreno… è in cucina. 

Operatore del 118: Cognome?

Antonio Tizzani: E’ in cucina.

Operatore del 118: Cognome?

Antonio Tizzani: Tizzani Antonio!

Operatore del 118: Resti al telefono.

Antonio Tizzani: Eh.

Operatore del 118: Mm.

Emergenza sanitaria: Emergenza sanitaria. Pronto, pronto.

Antonio Tizzani: Pronto.

Emergenza sanitaria: Mi chiama da Seriate, piazza Madonna delle nevi?

Antonio Tizzani: Sì. Piazza Madonna delle nevi, numero 4, è una villetta a schiera. E mia moglie, non lo so se è ancora vivaaa… Cristo! Correte, correte!

Si noti “non lo so se è ancora vivaaa”. Tizzani ha cambiato versione: al figlio aveva infatti detto che la madre era morta. 

Si noti “Cristo!”.

Si noti “Correte, correte!”.

Emergenza sanitaria: Allora, mi dice che cosa sta succedendo?

Antonio Tizzani: Eh cazzo! Qualcuno ha ammazz… qualcuno l’ha ammazzata (incomprensibile) cucina. Qualcuno… qualcuno ha fatto qualcosa. C’è tutto il sangue a terra. Dio mio! Dio!

Si noti che, al secondo operatore, Tizzani ha inizialmente detto di non sapere se la moglie fosse ancora viva e adesso gli riferisce che è morta. 

Quando Tizzani dice “Qualcuno… qualcuno ha fatto qualcosa”, minimizza.

Si noti “Dio mio! Dio!”.

Emergenza sanitaria: Ma mi scusi, ma lei è entrato in casa adesso? E cosa ha trovato? La moglie…

Perché l’operatore dell’emergenza sanitaria suggerisca “ma lei è entrato in casa adesso?” resterà un mistero. L’operatore avrebbe dovuto limitarsi a chiedere “Mi dice cosa è successo?” e “E poi cosa è successo?”.

Antonio Tizzani: Eh. Mia moglie a terra e un delinquente con il cappuccio in testa che stava rovistando la borsa di mia moglie e dico: “Tu chi sei? Cristo!” e guardo e vedo avanti con gli occhi e vedo il sangue.

Si noti che Tizzani non dice che un “delinquente” ha ucciso sua moglie ma semplicemente “un delinquente con il cappuccio in testa che stava rovistando la borsa” di sua moglie. Tizzani non è credibile perchè invece di parlare di un evento passato al passato ne parla al presente “dico”, “guardo” e “vedo”.

Emergenza sanitaria: Ho capito. Ma la moglie è sveglia?

Antonio Tizzani: No, è distesa a terra. Cristo (incomprensibile).

Si noti “Cristo”.

Emergenza sanitaria: Allora provi a chiamarla.

Antonio Tizzani: Gianna! Gianna! Mi rispondi. Gianna! Amoreeeee… mi rispondi (incomprensibile).

Emergenza sanitaria: Non risponde.

Antonio Tizzani: Non mi risponde, non mi risponde.

Emergenza sanitaria: Ma sta respirando?

Antonio Tizzani: Dio! Mannaggia! E perdete tempo. Mannaggia la Madonna! E’ questo! E’ questo! E’ così il soccorso!

Tizzani è rabbioso per ciò che è successo e, nonostante sia consapevole che la moglie è morta, se la prende con l’operatore. 

Emergenza sanitaria: Va bene, arrivano.

CONCLUSIONI

Tizzani non ha mai formulato un’esplicita richiesta d’aiuto per sua moglie Gianna. La sua priorità è stata quella di riferire che “qualcuno” era entrato in casa, lo ha fatto per tentare di allontanare i sospetti da sé. Si sappia che Tizzani non ha escluso che quel “qualcuno” potesse essere lui. 

Le parole “Corri”, “Veloce” e “Correte”, in assenza di una vera e propria richiesta d’aiuto, sono inaspettate e rivelano un bisogno, quello di collocarsi dalla parte dei “buoni”.

Tizzani ha spesso chiamato in causa “Cristo”, la “Madonna” e “Dio”. Ha detto “Madonna mia”, “Dio mio” per riferire all’operatore di essere un credente. Lo ha fatto per provare ad ingraziarselo e per rappresentarsi come un uomo religioso, un “good guy”, in modo da indurre il suo interlocutore a concludere che quel “qualcuno” che aveva ucciso Gianna non poteva essere lui.

Nella sua chiamata di soccorso Annamaria Franzoni non ha mai formulato una richiesta d’aiuto per il proprio figlio Samuele ma ha cercato di allontanare i sospetti da sé mettendo in pratica alcuni escamotage linguistici: ha detto “la prego”, “vi prego”, “Fate presto” e “venga subito” al fine di collocarsi dalla parte dei “buoni”; si è sperticata in inaspettati convenevoli “Grazie”“va bene, arrivederci” per ingraziarsi l’operatore.

La Franzoni, subito dopo aver concluso la telefonata con il 118, alle 8: 29: 26, ha chiamato la ditta in cui lavorava il marito, Stefano Lorenzi, comunicando ad un’impiegata, G. P., che Samuele era morto mentre all’operatore del 118, nella telefonata delle 8: 28: 17, ha detto “Ascolti, mio figlio ha vomitato sangue, sta male, non respira”. 

Nel caso del suicidio di David Rossi, la richiesta d’aiuto di Mingrone è stata immediata, ripetuta e caratterizzata dall’urgenza (“subito”,“al volo”), peraltro Mingrone, a differenza di Tizzani e della Franzoni, ha mostrato di avere difficoltà ad accettare la morte di David Rossi e  non si è esibito in convenevoli, al contrario, ha lasciato intendere al carabiniere di essere irritato con lui mostrando di non temere di inimicarselo.

OMICIDIO GIANNA DEL GAUDIO, NO ALL’ACQUISIZIONE DELLE INTERVISTE TELEVISIVE RILASCIATE DALL’IMPUTATO ANTONIO TIZZANI

Gianna Del Gaudio e il marito Antonio Tizzani

No all’acquisizione delle registrazioni delle interviste televisive rilasciate da Antonio Tizzani chieste come fonte di prova dal PM. Secondo i giudici “è il dibattimento la sede privilegiata per la formazione della prova”. Ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco che è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis, una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori.

Le Cronache Lucane, 19 dicembre 2019

– La difesa di Tizzani non ha ottenuto l’acquisizione degli atti relativi agli accertamenti scientifici dell’omicidio di Daniela Roveri e neanche la PM ha ottenuto l’acquisizione delle interviste televisive rilasciate da Tizzani, dottoressa Franco, cosa ne pensa?

A mio avviso la richiesta del pubblico ministero Letizia Cocucci era giusta. Le interviste ben condotte, come eventuali chiamate di soccorso, sono equiparabili ad intercettazioni ed interrogatori.

– In che caso, a suo avviso, eventuali dichiarazioni rilasciate da un indagato non andrebbero prese in considerazione?

Le interviste, come le registrazioni delle chiamate di soccorso e gli interrogatori, non sono di nessun valore solo se vengono contaminati dall’interlocutore, cosa non infrequente durante gli interrogatori.

OMICIDIO GIANNA DEL GAUDIO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: LE INTERVISTE E LE TELEFONATE DI SOCCORSO PERMETTONO DI STABILIRE UNA STATEGIA D’INDAGINE

Gianna Del Gaudio e il marito Antonio Tizzani

La signora Gianna Del Gaudio, 63 anni, è morta nella notte tra il 26 ed il 27 agosto 2016 dopo essere stata attinta da un unico fendente sferratole alla gola. La procura di Bergamo ha da subito indagato per il delitto il di lei marito, Antonio Tizzani. Venerdì 6 dicembre si terrà la seconda udienza del processo che vede il marito della Del Gaudio sul banco degli imputati. Antonio Tizzani, nonostante di fronte al magistrato si sia avvalso della facoltà di non rispondere, ha rilasciato un’infinità di interviste. Ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco che ha analizzato le interviste in questione. Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. La Franco, da circa un mese, è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia.

Le Cronache Lucane, 10 dicembre 2019

– Dottoressa Franco, in un caso giudiziario, se presenti, quanto possono essere utili le analisi delle telefonate di soccorso e delle interviste? 

L’analisi delle telefonate di soccorso e delle interviste attraverso la Statement Analysis permette di stabilire una strategia d’indagine, infatti, grazie alla casistica sappiamo cosa aspettarci da un soggetto che non ha commesso un omicidio e che chiama i soccorsi o che rilascia interviste. 

– Dottoressa, Tizzani si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ha comunque rilasciato un’infinità di interviste, che cosa si evince dalle sue dichiarazioni?

Una scelta incomprensibile, posto che durante le interviste ha detto tutto e il contrario di tutto e non ha mai negato in modo credibile di aver ucciso sua moglie Gianna, lo ha anzi ammesso quando ha detto: “Ma io… ma… ma quando dico che so’ innocente, non l’ho fatto una cosa simile, non potevo fare una cosa… non potevo fare male a mia moglie, perché u male… FACENDO QUEL MALE A MIA MOGLIE, L’HO FATTO A ME STESSO… quindi a chi facevo male? A me stesso? A me stesso facevo male?”. Si noti che Tizzani non ha detto “non potevo uccidere mia moglie” ma “non potevo fare male a mia moglie” per evitare di confrontarsi con lo stress che il verbo “uccidere” gli provoca. Inoltre, dirsi innocenti non equivale a negare l’azione omicidiaria. In ogni caso, Tizzani innocente de iure lo è ancora.

GIANNA DEL GAUDIO, ANTONIO TIZZANI A PROCESSO?/ Le violenze e le nuove testimonianze

Gianna Del Gaudio e il marito Antonio Tizzani

Gianna Del Gaudio, un mistero ancora irrisolto: in attesa dell’udienza preliminare a carico di Antonio Tizzani, indiscrezioni sulla presunta natura violenta dell’uomo

Sono passati tre anni dall’omicidio di Gianna Del Gaudio, ma giovedì si arriverà al primo momento decisivo. Un giudice deciderà se Antonio Tizzani deve essere o meno processato. Ma è emerso qualcosa di clamoroso: due nuovi testimoni hanno udito delle urla e una voce. Un vicino ha raccontato di aver ascoltato un violento litigio, e la testimonianza è stata confermata da due ragazze che si trovavano in un parcheggio vicino. Una ragazza, che ha incrociato Tizzani in caserma, ha riconosciuto la voce dell’uomo. Nell’indagine è finito anche un anello di Tizzani, di cui hanno parlato anche i figli. Dal racconto della nuora di Gianna Del Gaudio è emerso che la donna era vittime di violenze e maltrattamenti. Una vicina ha riportato una frase della vittima in cui confermava ciò: «Anche io le prendo da mio marito e mi alzo con i lividi, eppure non mi separo». Ma anche il primogenito ha confermato le violenze sin da quando era piccolo, il secondogenito ha anche aggiunto che il padre eccedeva con l’alcol. (agg. di Silvana Palazzo)

GIANNA DEL GAUDIO, ANTONIO TIZZANI A PROCESSO?

Tornano a riaccendersi sul giallo di Gianna Del Gaudio i riflettori della trasmissione Quarto Grado, che torna eccezionalmente questa sera, domenica 7 luglio, su Rete 4 con una nuova imperdibile puntata. Sono passati quasi tre anni dall’uccisione brutale dell’ex professoressa in pensione di Seriate, assassinata la notte tra il 26 ed il 27 agosto del 2016 mentre era nella sua villetta in piazzetta Madonna delle Nevi, dopo una serata trascorsa in famiglia. Il caso però, resta ancora avvolto nel mistero ed il suo killer non è ancora stato assicurato alla giustizia. Unico indagato resta il marito Antonio Tizzani. Lo ha stabilito la procura di Bergamo che lo scorso 2 novembre ha chiuso le indagini confermando come, a parte lui, non ci sia alcun altro sospettato né iscritto nel registro degli indagati. Attualmente a piede libero, nei prossimi giorni proprio Tizzani, il quale si è sempre difeso della pesante accusa di omicidio della moglie, si presenterà per la prima volta nel tribunale di Bergamo dove affronterà l’udienza preliminare al cospetto del gup Lucia Graziosi. L’iter giudiziario a suo carico prenderà ufficialmente il via il prossimo 11 luglio, quasi in concomitanza con il terzo anniversario della morte della moglie.

GIANNA DEL GAUDIO, UN GIALLO ANCORA SENZA SOLUZIONE

Antonio Tizzani, marito di Gianna Del Gaudio, come rammenta BergamoNews in questi giorni si è sottoposto solo una volta ad interrogatorio. In quella sola circostanza però l’uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere ma si è spesso difeso intervenendo con giornalisti e tv. Dal giorno dell’uccisione della moglie, la sua versione dei fatti è sempre rimasta la medesima: quella notte di agosto, dopo una cena in famiglia, lui sarebbe uscito per annaffiare le piante quando si accorse di un uomo misterioso, incappucciato, chino sul corpo della moglie, esanime in cucina, prima di darsi alla fuga. Nessuno però, a parte lui, riferì mai della presenza di un misterioso incappucciato. I Ris hanno passato al setaccio l’intera villetta di Seriate dove si consumò il delitto senza rivelare però alcuna traccia di Dna estranea ai membri della famiglia. Tracce genetiche di Tizzani furono invece rinvenute sul manico del cutter trovato in un sacchetto di plastica insieme a dei guanti in lattice, nascosto in una siepe a poche centinaia di metri dalla villetta. Nei mesi scorsi, la criminologa Ursula Franco, intervistata da Le Cronache Lucane online in merito ai delitti tra coniugi, aveva commentato tirando in ballo proprio il caso di Gianna Del Gaudio e sostenendo: “Un caso scuola è quello dell’omicidio di Gianna Del Gaudio, la donna aveva sopportato a lungo le violenze fisiche e verbali del marito Antonio Tizzani”. Affermazioni, le sue, che sarebbero sostenute anche da altri indizi e testimonianze. Antonio, dunque, sarebbe stato un uomo e marito violento? Al momento la sola certezza è che il killer di Gianna sarebbe ancora a piede libero.

OMICIDIO DI BRIGITTE LOUISE PAZDERNIK, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: I PENSIONAMENTI SONO CAUSA DI FRATTURE DI EQUILIBRI GIA’ PRECARI (intervista)

Brigitte Louise Pazdernik

Il 10 ottobre scorso Brigitte Louise Pazdernik, una donna tedesca di 76enne, era scomparsa  da Narbolia (Oristano) ed era stata ritrovata morta tre giorni dopo sulla spiaggia di Su Pallosu. Brigitte era sposata con Giovanni Perria, 78 anni, che aveva conosciuto in Germania dove l’uomo era emigrato e dopo la pensione i due erano tornati a vivere in Sardegna. Il fatto che la donna avesse seri problemi di deambulazione e che fosse uscita di casa durante la notte in vestaglia e ciabatte e senza i suoi occhiali da vista ha indotto gli inquirenti a focalizzare le indagini sul marito e a sequestrare la sua auto e la casa che condivideva ormai da 15 anni con la moglie. Ieri, 23 gennaio 2019, Giovanni Perria è stato arrestato e rinchiuso in una cella della Casa Circondariale di Oristano “Salvatore Soro”, detta Massama, dove si trova anche Cesare Battisti.

Le Cronache Lucane, 25 gennaio 2019

Gli omicidi tra coniugi così anziani colpiscono particolarmente l’opinione pubblica, ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco.

– Dottoressa Franco, qual’è il terreno di coltura in cui maturano omicidi tra coniugi così anziani?

Nulla accade all’improvviso, nei casi di omicidi tra anziani coniugi all’anamnesi vi sono spesso precedenti specifici, purtroppo con il pensionamento le tensioni familiari si esacerbano per la necessità di ristabilire i compiti dei due coniugi e per il maggior tempo condiviso ed è proprio questo il momento in cui si fratturano equilibri familiari già precari e uno dei due coniugi può arrivare a uccidere. Un caso scuola è quello dell’omicidio di Gianna Del Gaudio, la donna aveva sopportato a lungo le violenze fisiche e verbali del marito, Antonio Tizzani. Anche l’omicidio di Mariella Cimò, 72 anni, commesso da Salvatore Di Grazia, è maturato all’interno di un rapporto quarantennale segnato da attriti per motivi economici e tradimenti.

Omicidio Gianna Del Gaudio (intervista)

Dalla pagina Facebook di Antonio Tizzani

La signora Gianna Del Gaudio, 63 anni, è morta nella notte tra il 26 ed il 27 agosto 2016 dopo essere stata attinta da un unico fendente sferratole alla gola. La criminologa Ursula Franco, dal settembre 2016 a oggi, si è pubblicamente espressa in merito alla colpevolezza del marito, l’abbiamo sentita proprio all’indomani della richiesta della procura di Bergamo di rinvio a giudizio per Antonio Tizzani, unico indagato per questo delitto.

Le Cronache Lucane, 5 dicembre 2018

– Dottoressa Franco, ci può riassumere i motivi per i quali ritiene che Antonio Tizzani sia l’autore dell’omicidio?

I vicini di casa hanno dichiarato di aver sentito litigare i due coniugi poco prima dell’omicidio, pertanto possiamo non solo inferire che la coltellata mortale sia stata l’atto finale di un confronto tra la Del Gaudio e Tizzani, ma anche escludere che un soggetto terzo sia penetrato in casa loro, le urla infatti  avrebbero rappresentato un deterrente. I vicini hanno poi riferito che, dopo l’omicidio, Tizzani  imprecò ma non chiese aiuto. I vicini lo sentirono urlare “Paolo, Paolo”, “Dio, Dio, Dio!” e “Ti ho visto! Ti ho visto!”, queste sue ultime parole rappresentavano già un tentativo di attribuire il reato ad un fantomatico ladro assassino. Subito dopo aver ucciso sua moglie, Tizzani iniziò a falsificare e, poiché non è semplice vestire gli abiti dell’innocente dopo aver ucciso qualcuno, non chiese aiuto per sua moglie, ma pensò semplicemente a costruirsi una linea difensiva. Lo stesso accade nelle telefonate di soccorso, chi chiama dopo aver commesso un omicidio ha una priorità: apparire innocente, non chiedere aiuto.

– Secondo lei c’è stato un ritardo nella richiesta d’aiuto e se sì a cosa è ascrivibile?

Certamente, Tizzani ha accoltellato sua moglie intorno alla mezzanotte, la telefonata al 118 è delle 00.43. Il ritardo è dovuto al fatto che Antonio Tizzani, dopo aver ucciso sua moglie, si lavò le mani nel lavandino del bagno, dove i RIS hanno repertato il sangue della vittima e poi mise il taglierino nel sacchetto delle mozzarelle e lo nascose in una siepe poco distante. Un estraneo non si sarebbe intrattenuto in casa Tizzani per lavarsi le mani dopo aver ucciso la Del Gaudio, in specie in presenza del marito, e nessun assalitore estraneo a quella casa avrebbe mai lasciato l’arma del delitto a pochi metri dalla scena del crimine ma l’avrebbe condotta con sé per disfarsene il più lontano possibile.

– Dottoressa Franco, secondo lei Tizzani è un soggetto pericoloso?

Secondo me Tizzani dovrebbe stare in carcere poiché ha già mostrato di essere capace di uccidere per futili motivi. Aggiungo che ho provato un certo imbarazzo per la procura quando, durante un’intervista, ho sentito il signor Tizzani ripetere almeno 4 volte di essere pronto a fare una strage. Il fatto che abbia minacciato di fare una strage mentre si trovava sotto i riflettori per essere l’unico indagato per l’omicidio di sua moglie, ce la dice lunga sul suo stato psichico.

– Dove ha sbagliato Tizzani?

Naturalmente il suo errore imperdonabile è stato quello di aver ucciso sua moglie. In seguito all’omicidio ha rilasciato un’infinità di dichiarazioni incriminanti ai giornalisti. Ha mutuato dalla nuora la storia dell’incappucciato. La nuora di Tizzani, nei giorni precedenti all’omicidio, si era lamentata con il marito del fatto che di notte un uomo incappucciato le suonasse il campanello, una storia rivelatasi falsa dopo il delitto ma che era nota a Tizzani, che la credeva vera, e alla quale si ispirò dopo aver commesso l’omicidio. Una storia che si è rivelata un boomerang. Ha dichiarato di non aver mai posseduto il taglierino con cui ha ucciso sua moglie e sul quale è stato trovato il suo DNA. Ha ammesso di aver commesso l’omicidio quando ha detto ad una giornalista: “Ma io… ma… ma quando dico che so’ innocente, non l’ho fatto una cosa simile, non potevo fare una cosa… non potevo fare male a mia moglie, perché u male… FACENDO QUEL MALE A MIA MOGLIE, L’HO FATTO A ME STESSO… quindi a chi facevo male? A me stesso? A me stesso facevo male?”.

– Qual’è il terreno di coltura in cui è maturato l’omicidio?

Tensioni familiari che duravano da anni e che si sono esacerbate quando i due coniugi sono andati in pensione. I pensionamenti sono infatti spesso causa di fratture dell’equilibrio familiare per la necessità di ristabilire i compiti dei coniugi e per il maggior tempo condiviso. 

Analisi di uno stralcio d’intervista rilasciata da Antonio Tizzani nell’ottobre 2017

Antonio Tizzani al funerale della moglie

Quando hai saputo che era stata uccisa un’altra donna (Daniela Roveri), cosa hai pensato?

“Che c’era un serial killer. L’hanno pensato un poco tutti ma io penso, restringendo il cerchio, un alunno straniero che ha fatto domanda… poi… per questa ditta, cioè esce dalla ragioneria e va a fa’ la domanda a questa ditta… non è stato assunto, ma una domanda ci sarà ancora in giro, no? Ci sarà questa domanda, questo tizio ha fatto ‘sta domanda, da quale cazzo di scuola viene? Mi fermo… mi fermo pure io. Cioè uno l’ha bocciata, l’altra non l’ha assunto e questo se ne è andato di testa. Cari inquirenti… cari inquirenti, trovatelo che non stiamo lontano… non stiamo lontano.

Io, Paolo e Mario abbiamo sempre detto di una specie di serial killer, sarà serial o fantomatico. Non è difficile andare a vedere l’alunno bocciato e quando è l’anno di lavoro, perché è bocciato, eeee e quel…. e quella persona che dev’essere assunto e non viene assunto perché aveva voti bassi e quindi c’entra uno e c’entra l’altro e io vi ammazzo tutti e due”.

Inizialmente Antonio Tizzani risponde di credere che un serial killer abbia ucciso sua moglie Gianna Del Gaudio e Daniela Roveri, in seguito apre alla possibilità che il “serial killer”, invece che “serial”, sia “fantomatico”, ovvero che non esista. In finale prende possesso di entrambi gli omicidi dicendo “io vi ammazzo tutti e due”, un’ammissione tra le righe. 

Nell’appello a chi indaga “Cari inquirenti… cari inquirenti, trovatelo che non stiamo lontano… non stiamo lontano” si riconosce il tentativo di Tizzani di collocarsi dalla parte dei buoni.

Omicidio di Gianna Del Gaudio: le contraddizioni di Antonio Tizzani

La signora Gianna Del Gaudio, 63 anni, è stata uccisa nella notte tra il 26 ed il 27 agosto 2016 da un unico fendente sferratole alla gola. Il marito, Antonio Tizzani, è l’unico indagato per questo delitto.

Antonio Tizzani

Ad un anno dall’omicidio, Antonio Tizzani ha rilasciato una nuova intervista ad un giornalista di Mediaset, innumerevoli sono le contraddizioni che emergono dal confronto tra questa intervista e le precedenti.

Giornalista: So che ti parli con Gianna…

Antonio Tizzani: Sempre.

Giornalista: Dove ci parli con Gianna?

Antonio Tizzani: In… in… dove l’ho vista l’ultima volta.

Tizzani teme di contraddirsi, per questo motivo rimane vago, già con questa risposta mostra di non avere intenzione di dire la verità sui fatti della sera dell’omicidio di sua moglie Gianna.

Giornalista: In cucina… l’incappucciato è uscito da qua.

Tizzani ha mutuato dalla nuora la figura dell’incappucciato, la donna nei giorni precedenti all’omicidio si era lamentata con il marito del fatto che di notte un uomo incappucciato le suonasse il campanello, una storia rivelatasi falsa dopo il delitto, una storia però alla quale Tizzani aveva creduto e alla quale si ispirò dopo aver commesso l’omicidio. 

Antonio Tizzani: Da qua.

Giornalista: E tu l’hai visto scavalcare!?

Antonio Tizzani: No, scavalcare no, andare via, i… io mi so’ soffermato… quando uno esce e io vedo Gianna là che ha fatto l’ultimo rantolo… guardandomi ha fatto l’ultimo rantolo, così, no? Sai quelli quando uno muore, ho detto: Gianna! E come ‘na cosa scura, così, no? Dalla bocca, dalla testa, insom… da quella zona là, così alta (indica con la mano sinistra un’altezza più o meno pari alla sua), se n’è uscita, vestita nera, vestita nera, nera era e se n’è uscita, io mi so’ ancora soffermato, ho detto: Gianna, ooo! Mi ero soffermato perché il corpo era là, quando so’ uscito non c’era più nessuno… lei era co… rivolta verso… con la testa verso la… l’uscita e come se avessi visto da… da… dalla bocca che…

Giornalista: Lo spirito che se ne andava!?

Antonio Tizzani: Ehè, e c’ho pure detto Gianna dove vai? Gianna dove vai? Resta qua, resta qua con me e se n’è and… ecco perché poi ho seguito…

Giornalista: Però nessuno ti crede o almeno gli inquirenti non ti credono.

Antonio Tizzani: E io non lo so…. mi dicessero le domande giuste, vediamo dove io sbaglio, io sempre questo ho detto.

Tizzani non ha detto sempre le stesse cose, il fatto che tenga a precisarlo rivela che sta cercando di ricordare che cosa avesse detto in precedenza. In ogni caso, il ripetere sempre una menzogna non la trasforma in verità.

Giornalista: Se si andrà a processo, hai paura?

Antonio Tizzani: No, perché a processo cosa mi fanno? Cosa mi dicono? Quello che mi stai dicendo tu?

Giornalista: Ti contesteranno di aver ucciso tua moglie.

Antonio Tizzani: Eh, e io dirò: Come? Datemi i tempi per aver… poterlo… averlo potuto fare, eh, io non lo so.

Ancora una volta Tizzani non nega in modo credibile di aver ucciso sua moglie Gianna Del Gaudio.

Vediamo le differenze tra queste ultime affermazioni di Tizzani e quelle registrate nelle sue precedenti interviste:

1) Ha raccontato di aver sentito un ultimo rantolo di Gianna.

In precedenza aveva invece affermato:Eee quando, quando tu vedi che ormai non respira più, aspetti almeno l’ultimo respiro (incomprensibile) manco quello ha fatto”

2) Ha detto al giornalista di aver visto l’aggressore fuggire.

In precedenza, in almeno tre occasioni, aveva affermato di averlo sorpreso con le mani dentro la borsa della moglie:

a) “Quando io so’ rientrato, dopo fatto quello che dovevo fa’, e vedo sssto (guarda in basso) questo qua, mi fermo e dici: Cosa fai nella borsa di mia moglie? Chi sei tu? Chi t’ha fatto entrare? e: (…) a questa altezza qua, entrando, quindi io sto di qua da quella porta e vedo qua questo così, con le mani dentro”

b) “Io dico che… Chi sei? Che fai? Che stai facendo? Quella è la borsa di mia moglie, che stai facendo?”

c) “Le mani libere nella borsa di mia moglie… Scure, nere, scure (incomprensibile)”

3) Ha parlato dell’assassino al femminile: “se n’è uscita, vestita nera, vestita nera, nera era e se n’è uscita”.

In precedenza ne ha sempre parlato al maschile: “E’ andato e io lo inseguo, Gianna, Gianna. Quindi Gianna, Gianna, questo scappa, scappa in quel modo là, arriva a questa altezza, più o meno, più o meno, da fuori, più o meno, più o meno”

In un’altra occasione aveva lasciato intendere che gli assalitori fossero due: “Eeh… eh, c’è più di uno, più di uno, quindi… più di uno… come sempre ho detto io, uno guardava dentro la borsa, l’altro ha fatto i (incomprensibile) suoi”

4) Ha riferito che l’aggressore era vestito di nero mentre nelle interviste precedenti ha sostenuto che indossasse una felpa grigia:

Giornalista: Non era Ku klux klan lei dice, mi deve dire, c’aveva una felpa grigio scura, ha detto.

Tizzani: Grigio.

6) Ha indicato l’altezza dell’aggressore, un’altezza all’incirca come la sua, nelle passate interviste quando gli è stato chiesto di descrivere il ladro assassino ha risposto di non averlo visto in posizione eretta perché era accucciato:

a) Giornalista: Era alto era ba… rispetto a lei?

Tizzani: No, quello no, non l’ho visto era così (si mette in ginocchio) come fai a vederlo?

b) Questo come mi sente gridare… se ne va come un ragno.

c) Così stava e così… e così se ne è andato acquatta… acquattato, per questo non so né ‘a taglia né altro.

7) Tizzani, che aveva sempre sostenuto di non aver visto in faccia il famoso incappucciato ma di avergli notato soltanto le mani, in un’intervista a Telelombardia, ha aggiunto nuovi dettagli, ha descritto un aggressore fornito di un baffo che scendeva e di occhiali da vista che con la luce hanno fatto un riflesso verde, verde pisellino”. Occhiali e baffi chiari, baffi non molto diversi dai suoi. Tizzani è un uomo stremato che vuole liberarsi da un peso e che cerca in ogni modo di imboccare gli inquirenti descrivendo se stesso come l’aggressore.

8) Ad Iceberg Lombardia, Tizzani ha dichiarato: “Sono chiuso in casa, abbiamo messo i cancelli, mio figlio non mi ha lasciato le chiavi. Abbiamo messo le inferriate, le avevo ordinate già 15 giorni dopo la morte di mia moglie, ci hanno messo quasi tre mesi ad arrivare. Qua ci sono i bambini, serve per la sicurezza. Le hanno tutti qui, tranne noi, nemmeno nell’altra casa. Ho intenzione di metterle anche nella casa dove è morta mia moglie quando mi daranno le chiavi. Ho paura, certo che sì… perché non dovrei aver paura?” 

Tizzani, per non confrontarsi con lo stress che gli produrrebbe dire: “dopo l’omicidio di mia moglie” e “nella casa dove è stata uccisa mia moglie” , dice:  “dopo la morte di mia moglie” e “nella casa dove è morta mia moglie”

Omicidio di Gianna Del Gaudio: analisi di un’intervista rilasciata dal marito Antonio Tizzani (parte seconda)

Antonio Tizzani

Antonio Tizzani

La signora Gianna Del Gaudio, 63 anni, è stata uccisa nella notte tra il 26 ed il 27 agosto 2016 da un unico fendente sferratole alla gola. Il marito, Antonio Tizzani, è l’unico indagato per il suo omicidio.

Analisi di un’intervista rilasciata da Antonio Tizzani al giornalista Remo Croci:

In Statement Analysis partiamo dal presupposto che chi parla sia “innocente de facto” e che parli per essere compreso. Pertanto, da un “innocente de facto” ci aspettiamo che neghi in modo credibile e che lo faccia spontaneamente. Ci aspettiamo anche che nel suo linguaggio non siano presenti indicatori caratteristici delle dichiarazioni di coloro che non dicono il vero. 

Un “innocente de facto” non ci sorprenderà, negherà in modo credibile già nelle prime battute.

Un “innocente de facto” mostrerà di possedere la protezione del cosiddetto “muro della verità” (wall of truth), un’impenetrabile barriera psicologica che permette ai soggetti che dicono il vero di limitarsi a rispondere con poche parole in quanto gli stessi non hanno necessità di convincere nessuno di niente.

Da Antonio Tizzani ci aspettiamo pertanto che neghi in modo credibile di aver ucciso sua moglie e che possegga il cosiddetto “muro della verità”. 

Una negazione credibile è composta da tre componenti:

  1. il pronome personale “io”;
  2. l’avverbio di negazione “non” e il verbo al passato “ho”, “non ho”;
  3. l’accusa “ucciso tizio”.

La frase “io non ho ucciso mia moglie Gianna”, seguita dalla frase “ho detto la verità” o “sto dicendo la verità” riferita a “io non ho ucciso mia moglie”, è una negazione credibile. Anche “io non ho ucciso mia moglie Gianna, ho detto la verità, sono innocente” è da considerarsi una negazione credibile. Una negazione è credibile non solo quando è composta da queste tre componenti ma anche quando è spontanea, ovvero non è pronunciata ripetendo a pappagallo le parole dell’interlocutore.

Giornalista: Se quelli dicono che il DNA è il tuo sull’arma del delitto, è chiaro che…

Antonio Tizzani: (scuote la testa facendo segno di sì)

Giornalista: … i sospetti si concentrano su di te.

Dopo questa affermazione del giornalistaci aspettiamo che Tizzani neghi di aver ucciso sua moglie Gianna.

Antonio Tizzani: E io cosa ho detto, non m’hai capito?

Giornalista: Una contaminazione?!

Antonio Tizzani: Voluta, voluta… e allora io faccio Rambo… il giustiziere faccio, io mi devo soltanto armare però in quel mo… in quel modo là, io non so chi è e allora chiunque è stato a casa mia, chiunque è stato amico mio e di mia moglie… perché là… là io so’ convinto che è uno che conosce a tutti e due e all… e all…

Antonio Tizzani riferisce al giornalista di essere vittima di qualcuno e di essere deciso a farsi giustizia da solo uccidendo tutti gli amici che lui e sua moglie avevano in comune.

Giornalista: Tu sei proprio sicuro che quel taglierino non era tuo?

Antonio Tizzani: Mai… mai avuto di nessun colore.

Giornalista: Non è possibile che voi avevate un taglierino giallo?

Antonio Tizzani: Ma quando mai, ma quando mai.

Proprio il fatto che Tizzani neghi di aver posseduto un taglierino lo inchioda alle sue responsabilità visto che all’interno del taglierino è stato repertato il suo DNA. 

Giornalista: Ma perché ce l’aveva con tua moglie?… O con te?

Antonio Tizzani: O con me, o con me…

Tizzani vuol far credere che la moglie sia stata uccisa per incastrare lui, un’ipotesi fantascientifica.

Giornalista: C’è stata un’azione per colpire te?!

Antonio Tizzani: Eh, uccidendo lei, a ‘sto punto.

Giornalista: Tu a chi hai fatto così male? Qualche torto nel lavoro?

Antonio Tizzani: Macchè… eh… io ci sto pensando, ma pensando, pensando, io faccio pure il giustiziere là e io non so chi è, mi devo soltanto armare e poi a uno a uno ta, ta, ta, ta, ta, ta, ce la faccio fino a quando non mi arrestano, però m’hanno a trova’ poi.

Tizzani nega di aver avuto contrasti con qualcuno, per la seconda volta afferma di voler fare una strage e poi riferisce di avere intenzione di nascondersi.

Giornalista: Quindi secondo te l’assassino è quello che ha lasciato il DNA sul guanto?

Antonio Tizzani: No e chi chi lo conosce?… No, no, chiunque…

Tizzani dice al giornalista che il DNA repertato sul guanto non corrisponde al profilo dell’omicida. Come può esserne certo se non perché è stato lui a sferrare la coltellata che ha ucciso sua moglie? Un innocente avrebbe quantomeno la speranza che il DNA del soggetto ignoto appartenga all’assassino e giammai la certezza del contrario.

Giornalista: Lì ci sono due Dna, il tuo e quello di uno sconosciuto.

Antonio Tizzani: Non me ne frega un cazzo… Chiunque è stato a casa mia, conosce me e mia moglie e la casa com’è fatta.

Tizzani ripete di non essere interessato al DNA dello sconosciuto.

Antonio Tizzani: Io non ho fatto niente, se uno non fa niente perché deve andare in galera? Per quale motivo? Mi dici, Gianna non mi aiuta (incomprensibile), sta là, guarda (indica il cimitero in lontananza), io alla sera molto tardi, molto tardi, prima che chiudo, mi metto qua a fare le preghiere, non le faccio da solo, le faccio da qua, vedi e faccio le preghiere… non mi aiuta mai questa, non mi aiuta mai, anzi, per aiuto (piange) io e… io non ho fatto niente.

In questo stralcio, Antonio Tizzani ripete per tre volte di non aver fatto niente, “Io non ho fatto niente” non è una negazione credibile. “Io non ho ucciso mia moglie Gianna” sarebbe stata una negazione credibile. 

Tizzani riferisce al giornalista che Gianna non lo aiuta a scoprire l’assassino, la signora Del Gaudio è morta e purtroppo non è nelle condizioni di fare alcunché. Si noti che non solo Tizzani dice che la moglie, ormai morta, non lo aiuta ma si riferisce a lei chiamandola insensibilmente “questa”.

Antonio Tizzani: Io non ho fatto niente, se uno non fa niente perché deve aver paura?

“Io non ho fatto niente” non è una negazione credibile.

Antonio Tizzani: Poi l’altro giorno, si sono portati in caserma a me a Mario e m’ha fatto vede’ fotografie che hanno fatto a Gianna quando… com’era, a me non m’hanno fatto vede’ ufficialmente, le hanno date a Mario però, giù, dentro quella sala non ci sei mai stato? Eh? E dove c’ero io e Mario, fa: La vedi mamma? Io da quelle fotografie ogni tanto chiudo gli occhi e la guardo, da quelle fotografie là, lei era stupita con gli occhi, hai capito? Quindi è qualcuno che conosce casa mia, conosce a me e lei e io li devo far fuori tutti quanti, ne son 30, 40 li faccio fuori tutti, faccio una strage o tra di loro si parlano, si vedono chi cazzo è stato e si salva quello che… ma quello là ha da morì, quello lì insieme a quegli altri perché non hanno parlato.

Per la terza volta, Tizzani afferma di voler fare una strage. E’ particolarmente significativo che Antonio Tizzani dica che i suoi “30, 40” amici dovrebbero incontrarsi per capire chi è stato in modo che si salvi “quello che…”, ovvero l’assassino, e perché dovrebbe salvarsi se non perché è lui? Tizzani fa confusione, pretende che gli amici, che non hanno commesso l’omicidio, parlino, che cosa potrebbero mai dire? Solo l’assassino, confessando, può aiutare gli investigatori, ma inspiegabilmente lui si dice deciso ad uccidere tutti.

Antonio Tizzani: Tu ti rendi conto, tu la vedi così fotografia a colori! Vuoi vedere come reagivo? Eeh, reagisco male, te l’ho detto: Ci sarà una strage! O me lo trovano tra di loro stessi, me lo trovano chi cazzo è stato o io faccio una strage, ricordatelo questo! Per me è uno che conosce a me, a Gianna e casa mia.

Per la quarta volta Tizzani minaccia di fare una strage.

Giornalista: Doveva avere qualcosa contro, vera o presunto nella sua testa!?

Antonio Tizzani: Eh, nella sua testa di sicuro, nella sua testa di sicuro ce l’aveva.

Giornalista: E quindi bisogna capire…

Antonio Tizzani: Un pazzo, un pazzo, questo pazzo è stato mai chiamato in causa?! E’ stato maiii…

Giornalista: Non si trova.

Antonio Tizzani: Non si trova, mah, mah, mah, ciao, ciao, fammene andà perché non posso, non posso…

Questo finale sarebbe esilarante se non si trattasse di un omicidio. Tizzani, dopo aver rilasciato un’infinità di dichiarazioni incriminanti, lascia intendere al giornalista che deve andarsene perché non può parlare. 

Antonio Tizzani, durante un’altra intervista, ha ammesso di aver commesso l’omicidio: “Ma io… ma… ma quando dico che so’ innocente, non l’ho fatto una cosa simile, non potevo fare una cosa… non potevo fare male a mia moglie, perché u male… FACENDO QUEL MALE A MIA MOGLIE, L’HO FATTO A ME STESSO… quindi a chi facevo male? A me stesso? A me stesso facevo male?”.

“facendo quel male a mia moglie” è un’ammissione.

Si noti che Tizzani non dice “non potevo uccidere mia moglie” ma “non potevo fare male a mia moglie” perché, avendola uccisa lui, non riesce a confrontarsi con il verbo “uccidere” e per questo minimizza sostituendolo con “fare male”. 

Inoltre, dirsi innocenti non equivale a negare l’azione omicidiaria.

In ogni caso, Tizzani innocente de iure lo è ancora.