OMICIDIO GIANNA DEL GAUDIO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: LE INTERVISTE E LE TELEFONATE DI SOCCORSO PERMETTONO DI STABILIRE UNA STATEGIA D’INDAGINE

Gianna Del Gaudio e il marito Antonio Tizzani

La signora Gianna Del Gaudio, 63 anni, è morta nella notte tra il 26 ed il 27 agosto 2016 dopo essere stata attinta da un unico fendente sferratole alla gola. La procura di Bergamo ha da subito indagato per il delitto il di lei marito, Antonio Tizzani. Venerdì 6 dicembre si terrà la seconda udienza del processo che vede il marito della Del Gaudio sul banco degli imputati. Antonio Tizzani, nonostante di fronte al magistrato si sia avvalso della facoltà di non rispondere, ha rilasciato un’infinità di interviste. Ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco che ha analizzato le interviste in questione. Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. La Franco, da circa un mese, è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia.

Le Cronache Lucane, 10 dicembre 2019

– Dottoressa Franco, in un caso giudiziario, se presenti, quanto possono essere utili le analisi delle telefonate di soccorso e delle interviste? 

L’analisi delle telefonate di soccorso e delle interviste attraverso la Statement Analysis permette di stabilire una strategia d’indagine, infatti, grazie alla casistica sappiamo cosa aspettarci da un soggetto che non ha commesso un omicidio e che chiama i soccorsi o che rilascia interviste. 

– Dottoressa, Tizzani si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ha comunque rilasciato un’infinità di interviste, che cosa si evince dalle sue dichiarazioni?

Una scelta incomprensibile, posto che durante le interviste ha detto tutto e il contrario di tutto e non ha mai negato in modo credibile di aver ucciso sua moglie Gianna, lo ha anzi ammesso quando ha detto: “Ma io… ma… ma quando dico che so’ innocente, non l’ho fatto una cosa simile, non potevo fare una cosa… non potevo fare male a mia moglie, perché u male… FACENDO QUEL MALE A MIA MOGLIE, L’HO FATTO A ME STESSO… quindi a chi facevo male? A me stesso? A me stesso facevo male?”. Si noti che Tizzani non ha detto: “non potevo uccidere mia moglie”: ma “non potevo fare male a mia moglie” per evitare di confrontarsi con lo stress che il verbo “uccidere” gli provoca. Inoltre, dirsi innocenti non equivale a negare l’azione omicidiaria. In ogni caso, Tizzani innocente de iure lo è ancora.

GIANNA DEL GAUDIO, ANTONIO TIZZANI A PROCESSO?/ Le violenze e le nuove testimonianze

Gianna Del Gaudio e il marito Antonio Tizzani

Gianna Del Gaudio, un mistero ancora irrisolto: in attesa dell’udienza preliminare a carico di Antonio Tizzani, indiscrezioni sulla presunta natura violenta dell’uomo

Sono passati tre anni dall’omicidio di Gianna Del Gaudio, ma giovedì si arriverà al primo momento decisivo. Un giudice deciderà se Antonio Tizzani deve essere o meno processato. Ma è emerso qualcosa di clamoroso: due nuovi testimoni hanno udito delle urla e una voce. Un vicino ha raccontato di aver ascoltato un violento litigio, e la testimonianza è stata confermata da due ragazze che si trovavano in un parcheggio vicino. Una ragazza, che ha incrociato Tizzani in caserma, ha riconosciuto la voce dell’uomo. Nell’indagine è finito anche un anello di Tizzani, di cui hanno parlato anche i figli. Dal racconto della nuora di Gianna Del Gaudio è emerso che la donna era vittime di violenze e maltrattamenti. Una vicina ha riportato una frase della vittima in cui confermava ciò: «Anche io le prendo da mio marito e mi alzo con i lividi, eppure non mi separo». Ma anche il primogenito ha confermato le violenze sin da quando era piccolo, il secondogenito ha anche aggiunto che il padre eccedeva con l’alcol. (agg. di Silvana Palazzo)

GIANNA DEL GAUDIO, ANTONIO TIZZANI A PROCESSO?

Tornano a riaccendersi sul giallo di Gianna Del Gaudio i riflettori della trasmissione Quarto Grado, che torna eccezionalmente questa sera, domenica 7 luglio, su Rete 4 con una nuova imperdibile puntata. Sono passati quasi tre anni dall’uccisione brutale dell’ex professoressa in pensione di Seriate, assassinata la notte tra il 26 ed il 27 agosto del 2016 mentre era nella sua villetta in piazzetta Madonna delle Nevi, dopo una serata trascorsa in famiglia. Il caso però, resta ancora avvolto nel mistero ed il suo killer non è ancora stato assicurato alla giustizia. Unico indagato resta il marito Antonio Tizzani. Lo ha stabilito la procura di Bergamo che lo scorso 2 novembre ha chiuso le indagini confermando come, a parte lui, non ci sia alcun altro sospettato né iscritto nel registro degli indagati. Attualmente a piede libero, nei prossimi giorni proprio Tizzani, il quale si è sempre difeso della pesante accusa di omicidio della moglie, si presenterà per la prima volta nel tribunale di Bergamo dove affronterà l’udienza preliminare al cospetto del gup Lucia Graziosi. L’iter giudiziario a suo carico prenderà ufficialmente il via il prossimo 11 luglio, quasi in concomitanza con il terzo anniversario della morte della moglie.

GIANNA DEL GAUDIO, UN GIALLO ANCORA SENZA SOLUZIONE

Antonio Tizzani, marito di Gianna Del Gaudio, come rammenta BergamoNews in questi giorni si è sottoposto solo una volta ad interrogatorio. In quella sola circostanza però l’uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere ma si è spesso difeso intervenendo con giornalisti e tv. Dal giorno dell’uccisione della moglie, la sua versione dei fatti è sempre rimasta la medesima: quella notte di agosto, dopo una cena in famiglia, lui sarebbe uscito per annaffiare le piante quando si accorse di un uomo misterioso, incappucciato, chino sul corpo della moglie, esanime in cucina, prima di darsi alla fuga. Nessuno però, a parte lui, riferì mai della presenza di un misterioso incappucciato. I Ris hanno passato al setaccio l’intera villetta di Seriate dove si consumò il delitto senza rivelare però alcuna traccia di Dna estranea ai membri della famiglia. Tracce genetiche di Tizzani furono invece rinvenute sul manico del cutter trovato in un sacchetto di plastica insieme a dei guanti in lattice, nascosto in una siepe a poche centinaia di metri dalla villetta. Nei mesi scorsi, la criminologa Ursula Franco, intervistata da Le Cronache Lucane online in merito ai delitti tra coniugi, aveva commentato tirando in ballo proprio il caso di Gianna Del Gaudio e sostenendo: “Un caso scuola è quello dell’omicidio di Gianna Del Gaudio, la donna aveva sopportato a lungo le violenze fisiche e verbali del marito Antonio Tizzani”. Affermazioni, le sue, che sarebbero sostenute anche da altri indizi e testimonianze. Antonio, dunque, sarebbe stato un uomo e marito violento? Al momento la sola certezza è che il killer di Gianna sarebbe ancora a piede libero.

OMICIDIO DI BRIGITTE LOUISE PAZDERNIK, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: I PENSIONAMENTI SONO CAUSA DI FRATTURE DI EQUILIBRI GIA’ PRECARI (intervista)

Brigitte Louise Pazdernik

Il 10 ottobre scorso Brigitte Louise Pazdernik, una donna tedesca di 76enne, era scomparsa  da Narbolia (Oristano) ed era stata ritrovata morta tre giorni dopo sulla spiaggia di Su Pallosu. Brigitte era sposata con Giovanni Perria, 78 anni, che aveva conosciuto in Germania dove l’uomo era emigrato e dopo la pensione i due erano tornati a vivere in Sardegna. Il fatto che la donna avesse seri problemi di deambulazione e che fosse uscita di casa durante la notte in vestaglia e ciabatte e senza i suoi occhiali da vista ha indotto gli inquirenti a focalizzare le indagini sul marito e a sequestrare la sua auto e la casa che condivideva ormai da 15 anni con la moglie. Ieri, 23 gennaio 2019, Giovanni Perria è stato arrestato e rinchiuso in una cella della Casa Circondariale di Oristano “Salvatore Soro”, detta Massama, dove si trova anche Cesare Battisti.

Le Cronache Lucane, 25 gennaio 2019

Gli omicidi tra coniugi così anziani colpiscono particolarmente l’opinione pubblica, ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco.

– Dottoressa Franco, qual’è il terreno di coltura in cui maturano omicidi tra coniugi così anziani?

Nulla accade all’improvviso, nei casi di omicidi tra anziani coniugi all’anamnesi vi sono spesso precedenti specifici, purtroppo con il pensionamento le tensioni familiari si esacerbano per la necessità di ristabilire i compiti dei due coniugi e per il maggior tempo condiviso ed è proprio questo il momento in cui si fratturano equilibri familiari già precari e uno dei due coniugi può arrivare a uccidere. Un caso scuola è quello dell’omicidio di Gianna Del Gaudio, la donna aveva sopportato a lungo le violenze fisiche e verbali del marito, Antonio Tizzani. Anche l’omicidio di Mariella Cimò, 72 anni, commesso da Salvatore Di Grazia, è maturato all’interno di un rapporto quarantennale segnato da attriti per motivi economici e tradimenti.

Omicidio Gianna Del Gaudio (intervista)

Dalla pagina Facebook di Antonio Tizzani

La signora Gianna Del Gaudio, 63 anni, è morta nella notte tra il 26 ed il 27 agosto 2016 dopo essere stata attinta da un unico fendente sferratole alla gola. La criminologa Ursula Franco, dal settembre 2016 a oggi, si è pubblicamente espressa in merito alla colpevolezza del marito, l’abbiamo sentita proprio all’indomani della richiesta della procura di Bergamo di rinvio a giudizio per Antonio Tizzani, unico indagato per questo delitto.

Le Cronache Lucane, 5 dicembre 2018

– Dottoressa Franco, ci può riassumere i motivi per i quali ritiene che Antonio Tizzani sia l’autore dell’omicidio?

I vicini di casa hanno dichiarato di aver sentito litigare i due coniugi poco prima dell’omicidio, pertanto possiamo non solo inferire che la coltellata mortale sia stata l’atto finale di un confronto tra la Del Gaudio e Tizzani ma anche escludere che un soggetto terzo sia penetrato in casa loro, le urla infatti  avrebbero rappresentato un deterrente. I vicini hanno poi riferito che, dopo l’omicidio, Tizzani  imprecò ma non chiese aiuto. I vicini lo sentirono urlare “Paolo, Paolo”, “Dio, Dio, Dio!” e “Ti ho visto! Ti ho visto!”, queste sue ultime parole rappresentavano già un tentativo di attribuire il reato ad un fantomatico ladro assassino. Subito dopo aver ucciso sua moglie, Tizzani iniziò a falsificare e poiché non è semplice vestire gli abiti dell’innocente dopo aver ucciso qualcuno, non chiese aiuto per sua moglie ma pensò semplicemente a costruirsi una linea difensiva. Lo stesso accade nelle telefonate di soccorso, chi chiama dopo aver commesso un omicidio ha una priorità: apparire innocente, non chiedere aiuto.

– Secondo lei c’è stato un ritardo nella richiesta d’aiuto e se sì a cosa è ascrivibile?

Certamente, Tizzani ha accoltellato sua moglie intorno alla mezzanotte, la telefonata al 118 è delle 00.43. Il ritardo è dovuto al fatto che Antonio Tizzani, dopo aver ucciso sua moglie, si lavò le mani nel lavandino del bagno, dove i RIS hanno repertato il sangue della vittima e poi mise il taglierino nel sacchetto delle mozzarelle e lo nascose in una siepe poco distante. Un estraneo non si sarebbe intrattenuto in casa Tizzani per lavarsi le mani dopo aver ucciso la Del Gaudio, in specie in presenza del marito, e nessun assalitore estraneo a quella casa avrebbe mai lasciato l’arma del delitto a pochi metri dalla scena del crimine ma l’avrebbe condotta con sé per disfarsene il più lontano possibile.

– Dottoressa Franco, secondo lei Tizzani è un soggetto pericoloso?

Secondo me Tizzani dovrebbe stare in carcere avendo già mostrato di essere capace di uccidere per futili motivi. Aggiungo che ho provato un certo imbarazzo per la procura quando, durante un’intervista, ho sentito il signor Tizzani ripetere almeno 4 volte di essere pronto a fare una strage. Il fatto che abbia minacciato di fare una strage mentre si trovava sotto i riflettori per essere l’unico indagato per l’omicidio di sua moglie, ce la dice lunga sul suo stato psichico.

– Dove ha sbagliato Tizzani?

Naturalmente il suo errore imperdonabile è stato quello di aver ucciso sua moglie. In seguito all’omicidio ha rilasciato un’infinità di dichiarazioni incriminanti ai giornalisti. Ha mutuato dalla nuora la storia dell’incappucciato. La nuora di Tizzani, nei giorni precedenti all’omicidio, si era lamentata con il marito del fatto che di notte un uomo incappucciato le suonasse il campanello, una storia rivelatasi falsa dopo il delitto ma che era nota a Tizzani, che la credeva vera, e alla quale si ispirò dopo aver commesso l’omicidio. Una storia che si è rivelata un boomerang. Ha dichiarato di non aver mai posseduto il taglierino con cui ha ucciso sua moglie e sul quale è stato trovato il suo DNA. Ha ammesso di aver commesso l’omicidio quando ha detto ad una giornalista: “Ma io… ma… ma quando dico che so’ innocente, non l’ho fatto una cosa simile, non potevo fare una cosa… non potevo fare male a mia moglie, perché u male… FACENDO QUEL MALE A MIA MOGLIE, L’HO FATTO A ME STESSO… quindi a chi facevo male? A me stesso? A me stesso facevo male?”.

– Qual’è il terreno di coltura in cui è maturato l’omicidio?

Tensioni familiari che duravano da anni e che si sono esacerbate quando i due coniugi sono andati in pensione. I pensionamenti sono infatti spesso causa di fratture dell’equilibrio familiare per la necessità di ristabilire i compiti dei coniugi e per il maggior tempo condiviso. 

Analisi di uno stralcio d’intervista rilasciata da Antonio Tizzani nell’ottobre 2017

Antonio Tizzani al funerale della moglie

Quando hai saputo che era stata uccisa un’altra donna (Daniela Roveri), cosa hai pensato?

“Che c’era un serial killer. L’hanno pensato un poco tutti ma io penso, restringendo il cerchio, un alunno straniero che ha fatto domanda… poi… per questa ditta, cioè esce dalla ragioneria e va a fa’ la domanda a questa ditta… non è stato assunto, ma una domanda ci sarà ancora in giro, no? Ci sarà questa domanda, questo tizio ha fatto ‘sta domanda, da quale cazzo di scuola viene? Mi fermo… mi fermo pure io. Cioè uno l’ha bocciata, l’altra non l’ha assunto e questo se ne è andato di testa. Cari inquirenti… cari inquirenti, trovatelo che non stiamo lontano… non stiamo lontano.

Io, Paolo e Mario abbiamo sempre detto di una specie di serial killer, sarà serial o fantomatico. Non è difficile andare a vedere l’alunno bocciato e quando è l’anno di lavoro, perché è bocciato, eeee e quel…. e quella persona che dev’essere assunto e non viene assunto perché aveva voti bassi e quindi c’entra uno e c’entra l’altro e io vi ammazzo tutti e due”.

Inizialmente Antonio Tizzani risponde di credere che un serial killer abbia ucciso sua moglie Gianna Del Gaudio e Daniela Roveri, in seguito apre alla possibilità che il “serial killer” invece che “serial” sia “fantomatico”, ovvero che non esista e in finale prende possesso di entrambi gli omicidi dicendo “io vi ammazzo tutti e due”, un’ammissione tra le righe. 

Nell’appello a chi indaga “Cari inquirenti… cari inquirenti, trovatelo che non stiamo lontano… non stiamo lontano” si riconosce il “good guy/bad guy factor” in Statement Analysis, un tentativo di Tizzani di collocarsi dalla parte delle forze dell’ordine (“good guys”). Solo i “bad guys” sentono la necessità di rappresentarsi come “good guys”.

Omicidio di Gianna Del Gaudio: le contraddizioni di Antonio Tizzani

La signora Gianna Del Gaudio, 63 anni, è stata uccisa nella notte tra il 26 ed il 27 agosto 2016 da un unico fendente sferratole alla gola. Il marito, Antonio Tizzani, è l’unico indagato per questo delitto.

Antonio Tizzani

Ad un anno dall’omicidio, Antonio Tizzani ha rilasciato una nuova intervista ad un giornalista di Mediaset, innumerevoli sono le contraddizioni che emergono dal confronto tra questa intervista e le precedenti.

Giornalista: So che ti parli con Gianna…

Antonio Tizzani: Sempre.

Giornalista: Dove ci parli con Gianna?

Antonio Tizzani: In… in… dove l’ho vista l’ultima volta.

Tizzani teme di contraddirsi, per questo motivo rimane vago, già con questa risposta mostra di non avere intenzione di dire la verità sui fatti della sera dell’omicidio di sua moglie Gianna.

Giornalista: In cucina… l’incappucciato è uscito da qua.

Tizzani ha mutuato dalla nuora la figura dell’incappucciato, la donna nei giorni precedenti all’omicidio si era lamentata con il marito del fatto che di notte un uomo incappucciato le suonasse il campanello, una storia rivelatasi falsa dopo il delitto ma ben nota a Tizzani che credeva fosse vera e alla quale si ispirò dopo aver commesso l’omicidio. 

Antonio Tizzani: Da qua.

Giornalista: E tu l’hai visto scavalcare!?

Antonio Tizzani: No, scavalcare no, andare via, i… io mi so’ soffermato… quando uno esce e io vedo Gianna là che ha fatto l’ultimo rantolo… guardandomi ha fatto l’ultimo rantolo, così, no? Sai quelli quando uno muore, ho detto: Gianna! E come ‘na cosa scura, così, no? Dalla bocca, dalla testa, insom… da quella zona là, così alta (indica con la mano sinistra un’altezza più o meno pari alla sua), se n’è uscita, vestita nera, vestita nera, nera era e se n’è uscita, io mi so’ ancora soffermato, ho detto: Gianna, ooo! Mi ero soffermato perché il corpo era là, quando so’ uscito non c’era più nessuno… lei era co… rivolta verso… con la testa verso la… l’uscita e come se avessi visto da… da… dalla bocca che…

Giornalista: Lo spirito che se ne andava!?

Antonio Tizzani: Ehè, e c’ho pure detto Gianna dove vai? Gianna dove vai? Resta qua, resta qua con me e se n’è and… ecco perché poi ho seguito…

Giornalista: Però nessuno ti crede o almeno gli inquirenti non ti credono.

Antonio Tizzani: E io non lo so…. mi dicessero le domande giuste, vediamo dove io sbaglio, io sempre questo ho detto.

Il fatto che Tizzani ripeta di aver detto sempre le stesse cose (che poi non è vero) non ne fa delle verità.

Giornalista: Se si andrà a processo, hai paura?

Antonio Tizzani: No, perché a processo cosa mi fanno? Cosa mi dicono? Quello che mi stai dicendo tu?

Giornalista: Ti contesteranno di aver ucciso tua moglie.

Antonio Tizzani: Eh, e io dirò: Come? Datemi i tempi per aver… poterlo… averlo potuto fare, eh, io non lo so.

Ancora una volta Tizzani non nega in modo credibile di aver ucciso sua moglie Gianna Del Gaudio.

Vediamo le differenze tra queste ultime affermazioni di Tizzani e quelle registrate nelle sue precedenti interviste:

1) Ha raccontato di aver sentito un ultimo rantolo di Gianna mentre in precedenza ha affermato: Eee quando, quando tu vedi che ormai non respira più, aspetti almeno l’ultimo respiro (incomprensibile) manco quello ha fatto…

2) Ha detto al giornalista di aver visto l’aggressore fuggire mentre in precedenza, in almeno tre occasioni, ha affermato di averlo sorpreso con le mani dentro la borsa della moglie:

a) Quando io so’ rientrato, dopo fatto quello che dovevo fa’, e vedo sssto (guarda in basso) questo qua, mi fermo e dici: Cosa fai nella borsa di mia moglie? Chi sei tu? Chi t’ha fatto entrare? e: (…) a questa altezza qua, entrando, quindi io sto di qua da quella porta e vedo qua questo così, con le mani dentro…

b) Io dico che… Chi sei? Che fai? Che stai facendo? Quella è la borsa di mia moglie, che stai facendo?

c) Le mani libere nella borsa di mia moglie… Scure, nere, scure (incomprensibile).

3) Ha parlato dell’assassino al femminile: se n’è uscita, vestita nera, vestita nera, nera era e se n’è uscita, mentre in precedenza ne ha sempre parlato al maschile: E’ andato e io lo inseguo, Gianna, Gianna. Quindi Gianna, Gianna, questo scappa, scappa in quel modo là, arriva a questa altezza, più o meno, più o meno, da fuori, più o meno, più o meno.

4) In un’altra occasione ha lasciato intendere che gli assalitori fossero due: Eeh… eh, c’è più di uno, più di uno, quindi… più di uno… come sempre ho detto io, uno guardava dentro la borsa, l’altro ha fatto i (incomprensibile) suoi…

5) Ha riferito che l’aggressore era vestito di nero mentre nelle interviste precedenti ha sostenuto che indossasse una felpa grigia:

Giornalista: Non era Ku klux klan lei dice, mi deve dire, c’aveva una felpa grigio scura, ha detto.

Tizzani: Grigio.

6) Ha indicato l’altezza dell’aggressore, un’altezza all’incirca come la sua, nelle passate interviste quando gli è stato chiesto di descrivere il ladro assassino ha risposto di non averlo visto in posizione eretta perché era accucciato: 

a) Giornalista: Era alto era ba… rispetto a lei?

Tizzani: No, quello no, non l’ho visto era così (si mette in ginocchio) come fai a vederlo?

b) Questo come mi sente gridare… se ne va come un ragno.

c) Così stava e così… e così se ne è andato acquatta… acquattato, per questo non so né ‘a taglia né altro.

7) Tizzani, che aveva sempre sostenuto di non aver visto in faccia il famoso incappucciato ma di avergli notato soltanto le mani, in un’intervista a Telelombardia, ha aggiunto nuovi dettagli, ha descritto un aggressore fornito di “un baffo che scendeva e di occhiali da vista che con la luce hanno fatto un riflesso verde, verde pisellino”. Occhiali e baffi chiari, baffi non molto diversi dai suoi; Tizzani è un uomo stremato che vuole liberarsi da un peso e che cerca in ogni modo di imboccare gli inquirenti descrivendo se stesso come l’aggressore.

8) Ad Iceberg Lombardia, Tizzani ha dichiarato: Sono chiuso in casa, abbiamo messo i cancelli, mio figlio non mi ha lasciato le chiavi. Abbiamo messo le inferriate, le avevo ordinate già 15 giorni dopo la morte di mia moglie, ci hanno messo quasi tre mesi ad arrivare. Qua ci sono i bambini, serve per la sicurezza. Le hanno tutti qui, tranne noi, nemmeno nell’altra casa. Ho intenzione di metterle anche nella casa dove è morta mia moglie quando mi daranno le chiavi. Ho paura, certo che sì… perché non dovrei aver paura?. 

Tizzani, per non confrontarsi con lo stress che gli produrrebbe dire: “dopo l’omicidio di mia moglie” e “nella casa dove è stata uccisa mia moglie” , dice:  “dopo la morte di mia moglie” e “nella casa dove è morta mia moglie”

Omicidio di Gianna Del Gaudio: analisi di un’intervista rilasciata dal marito Antonio Tizzani (parte seconda)

Antonio Tizzani

Antonio Tizzani

La signora Gianna Del Gaudio, 63 anni, è stata uccisa nella notte tra il 26 ed il 27 agosto 2016 da un unico fendente sferratole alla gola. Il marito, Antonio Tizzani, è l’unico indagato per il suo omicidio.

Analisi di un’intervista rilasciata da Antonio Tizzani ad un giornalista di Mediaset:

Giornalista: Se quelli dicono che il DNA è il tuo sull’arma del delitto, è chiaro che…

Antonio Tizzani: (scuote la testa facendo segno di sì)

Giornalista: … i sospetti si concentrano su di te.

Antonio Tizzani: E io cosa ho detto, non m’hai capito?

Giornalista: Una contaminazione?!

Antonio Tizzani: Voluta, voluta… e allora io faccio Rambo… il giustiziere faccio, io mi devo soltanto armare però in quel mo… in quel modo là, io non so chi è e allora chiunque è stato a casa mia, chiunque è stato amico mio e di mia moglie… perché là… là io so’ convinto che è uno che conosce a tutti e due e all… e all…

Antonio Tizzani riferisce al giornalista di essere vittima di qualcuno e di essere deciso a farsi giustizia da solo uccidendo tutti gli amici che lui e sua moglie avevano in comune.

Giornalista: Tu sei proprio sicuro che quel taglierino non era tuo?

Antonio Tizzani: Mai… mai avuto di nessun colore.

Giornalista: Non è possibile che voi avevate un taglierino giallo?

Antonio Tizzani: Ma quando mai, ma quando mai.

Proprio il fatto che Tizzani neghi di aver posseduto un taglierino lo inchioda alle sue responsabilità visto che all’interno del taglierino è stato repertato il suo DNA. 

Giornalista: Ma perché ce l’aveva con tua moglie?… O con te?

Antonio Tizzani: O con me, o con me…

Tizzani vuol far credere che la moglie sia stata uccisa per incastrare lui, un’ipotesi fantascientifica.

Giornalista: C’è stata un’azione per colpire te?!

Antonio Tizzani: Eh, uccidendo lei, a ‘sto punto.

Giornalista: Tu a chi hai fatto così male? Qualche torto nel lavoro?

Antonio Tizzani: Macchè… eh… io ci sto pensando, ma pensando, pensando, io faccio pure il giustiziere là e io non so chi è, mi devo soltanto armare e poi a uno a uno ta, ta, ta, ta, ta, ta, ce la faccio fino a quando non mi arrestano, però m’hanno a trova’ poi.

Tizzani nega di aver avuto contrasti con qualcuno, per la seconda volta afferma di voler fare una strage e poi riferisce di avere intenzione di nascondersi.

Giornalista: Quindi secondo te l’assassino è quello che ha lasciato il DNA sul guanto?

Antonio Tizzani: No e chi chi lo conosce?… No, no, chiunque…

Tizzani dice al giornalista che l’assassino non è colui che ha lasciato il DNA sul guanto, come può esserne certo se non perché è stato lui a sferrare la coltellata che ha ucciso sua moglie. Un innocente avrebbe quantomeno la speranza che il DNA del soggetto ignoto appartenga all’assassino e giammai la certezza del contrario.

Giornalista: Lì ci sono due Dna, il tuo e quello di uno sconosciuto.

Antonio Tizzani: Non me ne frega un cazzo… Chiunque è stato a casa mia, conosce me e mia moglie e la casa com’è fatta.

Tizzani ripete di non essere interessato al DNA dello sconosciuto.

Antonio Tizzani: Io non ho fatto niente, se uno non fa niente perché deve andare in galera? Per quale motivo? Mi dici, Gianna non mi aiuta (incomprensibile), sta là, guarda (indica il cimitero in lontananza), io alla sera molto tardi, molto tardi, prima che chiudo, mi metto qua a fare le preghiere, non le faccio da solo, le faccio da qua, vedi e faccio le preghiere… non mi aiuta mai questa, non mi aiuta mai, anzi, per aiuto (piange) io e… io non ho fatto niente.

In questo stralcio, Antonio Tizzani ripete per tre volte di non aver fatto niente, “Io non ho fatto niente” non è una negazione credibile. “Io non ho ucciso mia moglie Gianna” sarebbe stata una negazione credibile. 

Tizzani riferisce al giornalista che Gianna non lo aiuta a scoprire l’assassino, la signora Del Gaudio è morta, purtroppo non è nelle condizioni di fare alcunché, ci vuole una buona dose di sfrontatezza per affermare che la vittima di un omicidio non è d’aiuto alle indagini; dal punto di vista dell’analisi del linguaggio, il biasimare la vittima è uno degli indici statisticamente più significativi di colpevolezza. Infine, non solo Tizzani accusa la moglie ormai morta di non aiutarlo ma si riferisce a lei chiamandola insensibilmente “questa”.

Antonio Tizzani: Io non ho fatto niente, se uno non fa niente perché deve aver paura?

“Io non ho fatto niente” non è una negazione credibile.

Antonio Tizzani: Poi l’altro giorno, si sono portati in caserma a me a Mario e m’ha fatto vede’ fotografie che hanno fatto a Gianna quando… com’era, a me non m’hanno fatto vede’ ufficialmente, le hanno date a Mario però, giù, dentro quella sala non ci sei mai stato? Eh? E dove c’ero io e Mario, fa: La vedi mamma? Io da quelle fotografie ogni tanto chiudo gli occhi e la guardo, da quelle fotografie là, lei era stupita con gli occhi, hai capito? Quindi è qualcuno che conosce casa mia, conosce a me e lei e io li devo far fuori tutti quanti, ne son 30, 40 li faccio fuori tutti, faccio una strage o tra di loro si parlano, si vedono chi cazzo è stato e si salva quello che… ma quello là ha da morì, quello lì insieme a quegli altri perché non hanno parlato.

Per la terza volta, Tizzani afferma di voler fare una strage. E’ particolarmente significativo che Antonio Tizzani dica che i suoi 30- 40 amici dovrebbero incontrarsi per capire chi è stato in modo che si salvi “quello che…”, è logico che poiché l’omicidio è stato commesso da un solo individuo si sta riferendo all’assassino, e perché dovrebbe salvarsi se non perché è lui? Tizzani fa confusione, pretende che coloro che non hanno commesso l’omicidio parlino, che cosa potrebbero mai dire? Solo l’assassino, confessando, può aiutare gli investigatori, ma inspiegabilmente lui si dice deciso ad uccidere tutti.

Antonio Tizzani: Tu ti rendi conto, tu la vedi così fotografia a colori! Vuoi vedere come reagivo? Eeh, reagisco male, te l’ho detto: Ci sarà una strage! O me lo trovano tra di loro stessi, me lo trovano chi cazzo è stato o io faccio una strage, ricordatelo questo! Per me è uno che conosce a me, a Gianna e casa mia.

Per la quarta volta Tizzani minaccia di fare una strage.

Giornalista: Doveva avere qualcosa contro, vera o presunto nella sua testa!?

Antonio Tizzani: Eh, nella sua testa di sicuro, nella sua testa di sicuro ce l’aveva.

Giornalista: E quindi bisogna capire…

Antonio Tizzani: Un pazzo, un pazzo, questo pazzo è stato mai chiamato in causa?! E’ stato maiii…

Giornalista: Non si trova.

Antonio Tizzani: Non si trova, mah, mah, mah, ciao, ciao, fammene andà perché non posso, non posso…

Questo finale sarebbe esilarante se non si parlasse di un omicidio, Tizzani, dopo aver rilasciato un’infinità di dichiarazioni incriminanti, lascia intendere al giornalista che deve andarsene perché non può parlare. 

In conclusione, non credo che Antonio Tizzani sia davvero deciso a fare una strage, a divenire uno spree killer, ma il fatto che minacci di farlo mentre si trova sotto i riflettori per essere l’unico indagato per l’omicidio di sua moglie, ce la dice lunga sul suo stato psichico. E’ venuto il momento che gli inquirenti prendano seri provvedimenti nei suoi confronti.

Antonio Tizzani, durante un’altra intervista, ha ammesso di aver commesso l’omicidio: “Ma io… ma… ma quando dico che so’ innocente, non l’ho fatto una cosa simile, non potevo fare una cosa… non potevo fare male a mia moglie, perché u male… FACENDO QUEL MALE A MIA MOGLIE, L’HO FATTO A ME STESSO… quindi a chi facevo male? A me stesso? A me stesso facevo male?”.

Tizzani non dice “non potevo uccidere mia moglie” ma “non potevo fare male a mia moglie” perché, avendola uccisa lui, non riesce a confrontarsi con il verbo “uccidere” e per questo minimizza sostituendolo con “fare male”. 

Inoltre, dirsi innocenti non equivale a negare l’azione omicidiaria. In ogni caso Tizzani innocente de iure lo è… per ora.