Analisi di uno stralcio d’intervista rilasciata da Antonio Tizzani nell’ottobre 2017

Antonio Tizzani al funerale della moglie

Quando hai saputo che era stata uccisa un’altra donna (Daniela Roveri), cosa hai pensato?

“Che c’era un serial killer. L’hanno pensato un poco tutti ma io penso, restringendo il cerchio, un alunno straniero che ha fatto domanda poi per questa ditta cioè esce dalla ragioneria e va a fa’ la domanda a questa ditta… non è stato assunto ma una domanda ci sarà ancora in giro, no? Ci sarà questa domanda, questo tizio ha fatto ‘sta domanda, da quale cazzo di scuola viene? Mi fermo… mi fermo pure io. Cioè uno l’ha bocciata, l’altra non l’ha assunto e questo se ne è andato di testa. Cari inquirenti… cari inquirenti, trovatelo che non stiamo lontano… non stiamo lontano.

Io, Paolo e Mario abbiamo sempre detto di una specie di serial killer, sarà serial o fantomatico. Non è difficile andare a vedere l’alunno bocciato e quando è l’anno di lavoro, perché è bocciato, eeee e quel…. e quella persona che dev’essere assunto e non viene assunto perché aveva voti bassi e quindi c’entra uno e c’entra l’altro e io vi ammazzo tutti e due”.

Inizialmente Antonio Tizzani risponde di credere che un serial killer abbia ucciso sua moglie Gianna Del Gaudio e Daniela Roveri, in seguito apre alla possibilità che il “serial killer”, invece che “serial” sia “fantomatico”, ovvero che non esista e in finale prende possesso di entrambi gli omicidi dicendo “Io vi ammazzo tutti e due”, un’ammissione tra le righe. 

Da notare l’ironico appello a chi indaga “Cari inquirenti… cari inquirenti, trovatelo che non stiamo lontano… non stiamo lontano”.

Annunci

Omicidio di Gianna Del Gaudio: le contraddizioni di Antonio Tizzani

La signora Gianna Del Gaudio, 63 anni, è stata uccisa nella notte tra il 26 ed il 27 agosto 2016 da un unico fendente sferratole alla gola. Il marito, Antonio Tizzani, è l’unico indagato per questo delitto.

Antonio Tizzani

Ad un anno dall’omicidio, Antonio Tizzani ha rilasciato una nuova intervista ad un giornalista di Mediaset, innumerevoli sono le contraddizioni che emergono dal confronto tra questa intervista e le precedenti.

Giornalista: So che ti parli con Gianna…

Antonio Tizzani: Sempre.

Giornalista: Dove ci parli con Gianna?

Antonio Tizzani: In… in… dove l’ho vista l’ultima volta.

Tizzani teme di contraddirsi, per questo motivo rimane vago, già con questa risposta mostra di non avere intenzione di dire la verità sui fatti della sera dell’omicidio di sua moglie Gianna.

Giornalista: In cucina… l’incappucciato è uscito da qua.

Tizzani ha mutuato dalla nuora la figura dell’incappucciato, la donna nei giorni precedenti all’omicidio si era lamentata con il marito del fatto che di notte un uomo incappucciato le suonasse il campanello, una storia rivelatasi falsa dopo il delitto ma ben nota a Tizzani che credeva fosse vera e alla quale si ispirò dopo aver commesso l’omicidio. 

Antonio Tizzani: Da qua.

Giornalista: E tu l’hai visto scavalcare!?

Antonio Tizzani: No, scavalcare no, andare via, i… io mi so’ soffermato… quando uno esce e io vedo Gianna là che ha fatto l’ultimo rantolo… guardandomi ha fatto l’ultimo rantolo, così, no? Sai quelli quando uno muore, ho detto: Gianna! E come ‘na cosa scura, così, no? Dalla bocca, dalla testa, insom… da quella zona là, così alta (indica con la mano sinistra un’altezza più o meno pari alla sua), se n’è uscita, vestita nera, vestita nera, nera era e se n’è uscita, io mi so’ ancora soffermato, ho detto: Gianna, ooo! Mi ero soffermato perché il corpo era là, quando so’ uscito non c’era più nessuno… lei era co… rivolta verso… con la testa verso la… l’uscita e come se avessi visto da… da… dalla bocca che…

Giornalista: Lo spirito che se ne andava!?

Antonio Tizzani: Ehè, e c’ho pure detto Gianna dove vai? Gianna dove vai? Resta qua, resta qua con me e se n’è and… ecco perché poi ho seguito…

Giornalista: Però nessuno ti crede o almeno gli inquirenti non ti credono.

Antonio Tizzani: E io non lo so…. mi dicessero le domande giuste, vediamo dove io sbaglio, io sempre questo ho detto.

Il fatto che Tizzani ripeta di aver detto sempre le stesse cose (che poi non è vero) non ne fa delle verità.

Giornalista: Se si andrà a processo, hai paura?

Antonio Tizzani: No, perché a processo cosa mi fanno? Cosa mi dicono? Quello che mi stai dicendo tu?

Giornalista: Ti contesteranno di aver ucciso tua moglie.

Antonio Tizzani: Eh, e io dirò: Come? Datemi i tempi per aver… poterlo… averlo potuto fare, eh, io non lo so.

Ancora una volta Tizzani non nega in modo credibile di aver ucciso sua moglie Gianna Del Gaudio.

Vediamo le differenze tra queste ultime affermazioni di Tizzani e quelle registrate nelle sue precedenti interviste:

1) Racconta di aver sentito un ultimo rantolo di Gianna mentre in precedenza ha affermato: Eee quando, quando tu vedi che ormai non respira più, aspetti almeno l’ultimo respiro (incomprensibile) manco quello ha fatto…

2) Dice al giornalista di aver visto l’aggressore fuggire mentre in precedenza, in almeno tre occasioni, ha affermato di averlo prima di tutto sorpreso con le mani dentro la borsa della moglie:

a) Quando io so’ rientrato, dopo fatto quello che dovevo fa’, e vedo sssto (guarda in basso) questo qua, mi fermo e dici: Cosa fai nella borsa di mia moglie? Chi sei tu? Chi t’ha fatto entrare? e: (…) a questa altezza qua, entrando, quindi io sto di qua da quella porta e vedo qua questo così, con le mani dentro…

b) Io dico che… Chi sei? Che fai? Che stai facendo? Quella è la borsa di mia moglie, che stai facendo?

c) Le mani libere nella borsa di mia moglie… Scure, nere, scure (incomprensibile).

3) Parla dell’assassino al femminile: se n’è uscita, vestita nera, vestita nera, nera era e se n’è uscita, mentre in precedenza ne ha sempre parlato al maschile: E’ andato e io lo inseguo, Gianna, Gianna. Quindi Gianna, Gianna, questo scappa, scappa in quel modo là, arriva a questa altezza, più o meno, più o meno, da fuori, più o meno, più o meno.

4) In un’altra occasione lascia intendere che gli assalitori fossero due: Eeh… eh, c’è più di uno, più di uno, quindi… più di uno… come sempre ho detto io, uno guardava dentro la borsa, l’altro ha fatto i (incomprensibile) suoi…

5) Riferisce che l’aggressore era vestito di nero mentre nelle interviste precedenti ha sostenuto che indossasse una felpa grigia:

Giornalista: Non era Ku klux klan lei dice, mi deve dire, c’aveva una felpa grigio scura, ha detto.

Tizzani: Grigio.

6) Indica l’altezza dell’aggressore, un’altezza all’incirca come la sua, nelle passate interviste quando gli è stato chiesto di descrivere il ladro assassino ha risposto di non averlo visto in posizione eretta perché accucciato: 

a) Giornalista: Era alto era ba… rispetto a lei?

Tizzani: No, quello no, non l’ho visto era così (si mette in ginocchio) come fai a vederlo?

b) Questo come mi sente gridare… se ne va come un ragno.

c) Così stava e così… e così se ne è andato acquatta… acquattato, per questo non so né ‘a taglia né altro.

7) Tizzani, che aveva sempre sostenuto di non aver visto in faccia il famoso incappucciato ma di avergli notato soltanto le mani, dopo alcuni mesi, in un’intervista a Telelombardia, ha aggiunto nuovi dettagli, ha descritto un aggressore fornito di “un baffo che scendeva e di occhiali da vista che con la luce hanno fatto un riflesso verde, verde pisellino”. Occhiali e baffi chiari, baffi non molto diversi dai suoi; Tizzani è un uomo stremato che vuole liberarsi da un peso e che cerca in ogni modo di imboccare gli inquirenti descrivendo se stesso come l’aggressore… ma la procura non ci sente.

8) Ad Iceberg Lombardia, Tizzani ha dichiarato: Sono chiuso in casa, abbiamo messo i cancelli, mio figlio non mi ha lasciato le chiavi. Abbiamo messo le inferriate, le avevo ordinate già 15 giorni dopo la morte di mia moglie, ci hanno messo quasi tre mesi ad arrivare. Qua ci sono i bambini, serve per la sicurezza. Le hanno tutti qui, tranne noi, nemmeno nell’altra casa. Ho intenzione di metterle anche nella casa dove è morta mia moglie quando mi daranno le chiavi. Ho paura, certo che si… perchè non dovrei aver paura?, Tizzani non dice “dopo l’omicidio di mia moglie” e “nella casa dove è stata uccisa mia moglie” ma “dopo la morte di mia moglie” e “nella casa dove è morta mia moglie” perché, come tutti i responsabili di un omicidio, tende a minimizzare. Da notare l’ultima frase in negativo “perchè non dovrei aver paura?”.

Omicidio di Gianna Del Gaudio: analisi di un’intervista rilasciata dal marito Antonio Tizzani (parte seconda)

Antonio Tizzani

Antonio Tizzani

La signora Gianna Del Gaudio, 63 anni, è stata uccisa nella notte tra il 26 ed il 27 agosto 2016 da un unico fendente sferratole alla gola. Il marito, Antonio Tizzani, è l’unico indagato per il suo omicidio.

Analisi di un’intervista rilasciata da Antonio Tizzani ad un giornalista di Mediaset:

Giornalista: Se quelli dicono che il DNA è il tuo sull’arma del delitto, è chiaro che…

Antonio Tizzani: (scuote la testa facendo segno di sì)

Giornalista: … i sospetti si concentrano su di te.

Antonio Tizzani: E io cosa ho detto, non m’hai capito?

Giornalista: Una contaminazione?!

Antonio Tizzani: Voluta, voluta… e allora io faccio Rambo… il giustiziere faccio, io mi devo soltanto armare però in quel mo… in quel modo là, io non so chi è e allora chiunque è stato a casa mia, chiunque è stato amico mio e di mia moglie… perché là… là io so’ convinto che è uno che conosce a tutti e due e all… e all…

Antonio Tizzani riferisce al giornalista di essere vittima di qualcuno e di essere deciso a farsi giustizia da solo uccidendo tutti gli amici che lui e sua moglie avevano in comune.

Giornalista: Tu sei proprio sicuro che quel taglierino non era tuo?

Antonio Tizzani: Mai… mai avuto di nessun colore.

Giornalista: Non è possibile che voi avevate un taglierino giallo?

Antonio Tizzani:Ma quando mai, ma quando mai.

Proprio il fatto che Tizzani neghi di aver posseduto un taglierino lo inchioda alle sue responsabilità visto che all’interno del taglierino è stato repertato il suo DNA. 

Giornalista: Ma perché ce l’aveva con tua moglie?… O con te?

Antonio Tizzani: O con me, o con me…

Tizzani vuol far credere che la moglie sia stata uccisa per incastrare lui, un’ipotesi fantascientifica.

Giornalista: C’è stata un’azione per colpire te?!

Antonio Tizzani: Eh, uccidendo lei, a ‘sto punto.

Giornalista: Tu a chi hai fatto così male? Qualche torto nel lavoro?

Antonio Tizzani: Macchè… Eh, io ci sto pensando, ma pensando, pensando, io faccio pure il giustiziere là e io non so chi è, mi devo soltanto armare e poi a uno a uno ta, ta, ta, ta, ta, ta, ce la faccio fino a quando non mi arrestano, però m’hanno a trovà poi.

Tizzani nega di aver avuto contrasti con qualcuno, per la seconda volta afferma di voler fare una strage e poi riferisce di avere intenzione di nascondersi.

Giornalista: Quindi secondo te l’assassino è quello che ha lasciato il DNA sul guanto?

Antonio Tizzani: No e chi chi lo conosce?… No, no, chiunque…

Tizzani dice al giornalista che l’assassino non è colui che ha lasciato il DNA sul guanto, come può esserne certo se non perché è stato lui a sferrare la coltellata che ha ucciso sua moglie. Un innocente avrebbe quantomeno la speranza che il DNA del soggetto ignoto presente sui guanti trovati nella busta appartenga all’assassino e giammai la certezza del contrario.

Giornalista: Lì ci sono due Dna, il tuo e quello di uno sconosciuto.

Antonio Tizzani: Non me ne frega un cazzo… Chiunque è stato a casa mia, conosce me e mia moglie e la casa com’è fatta.

Tizzani ripete di non essere interessato al DNA dello sconosciuto.

Antonio Tizzani: Io non ho fatto niente, se uno non fa niente perché deve andare in galera? Per quale motivo? Mi dici, Gianna non mi aiuta (incomprensibile), sta là, guarda (indica il cimitero in lontananza), io alla sera molto tardi, molto tardi, prima che chiudo, mi metto qua a fare le preghiere, non le faccio da solo, le faccio da qua, vedi e faccio le preghiere… non mi aiuta mai questa, non mi aiuta mai, anzi, per aiuto (piange) io e… io non ho fatto niente.

Antonio Tizzani, in questo stralcio, ripete per tre volte di non aver fatto niente, le sue non sono negazioni credibili, “Io non ho ucciso mia moglie Gianna” sarebbe stata una negazione credibile. Inoltre riferisce al giornalista che Gianna non lo aiuta a scoprire l’assassino, la signora Del Gaudio è morta, purtroppo non è nelle condizioni di fare alcunché, ci vuole una buona dose di sfrontatezza per affermare che la vittima di un omicidio non è d’aiuto alle indagini, dal punto di vista dell’analisi del linguaggio, il biasimare la vittima è uno degli indici statisticamente più significativi di colpevolezza. Infine, non solo Tizzani accusa la moglie ormai morta di non aiutarlo ma si riferisce a lei chiamandola insensibilmente “questa”.

Antonio Tizzani: Io non ho fatto niente, se uno non fa niente perché deve aver paura?

Ancora una negazione non credibile.

Antonio Tizzani: Poi l’altro giorno, si sono portati in caserma a me a Mario e m’ha fatto vede’ fotografie che hanno fatto a Gianna quando… com’era, a me non m’hanno fatto vede’ ufficialmente, le hanno date a Mario però, giù, dentro quella sala non ci sei mai stato? Eh? E dove c’ero io e Mario, fa: La vedi mamma? Io da quelle fotografie ogni tanto chiudo gli occhi e la guardo, da quelle fotografie là, lei era stupita con gli occhi, hai capito? Quindi è qualcuno che conosce casa mia, conosce a me e lei e io li devo far fuori tutti quanti, ne son 30, 40 li faccio fuori tutti, faccio una strage o tra di loro si parlano, si vedono chi cazzo è stato e si salva quello che… ma quello là ha da morì, quello lì insieme a quegli altri perché non hanno parlato.

Tizzani, per la terza volta afferma di voler fare una strage. E’ particolarmente significativo che Antonio Tizzani dica che i suoi 30-40 amici dovrebbero incontrarsi per capire chi è stato in modo che si salvi “quello che…”, è logico che poiché l’omicidio è stato commesso da un solo individuo si sta riferendo all’assassino, e perché dovrebbe salvarsi se non perché è lui? Tizzani fa confusione, pretende che coloro che non hanno commesso l’omicidio parlino, che cosa potrebbero mai dire? Solo l’assassino, confessando, può aiutare gli investigatori, ma inspiegabilmente lui si dice deciso ad uccidere tutti.

Antonio Tizzani: Tu ti rendi conto, tu la vedi così fotografia a colori! Vuoi vedere come reagivo? Eeh, reagisco male, te l’ho detto: Ci sarà una strage! O me lo trovano tra di loro stessi, me lo trovano chi cazzo è stato o io faccio una strage, ricordatelo questo! Per me è uno che conosce a me, a Gianna e casa mia.

Per la quarta volta Tizzani minaccia di fare una strage.

Giornalista: Doveva avere qualcosa contro, vera o presunto nella sua testa!?

Antonio Tizzani: Eh, nella sua testa di sicuro, nella sua testa di sicuro ce l’aveva.

Giornalista: E quindi bisogna capire…

Antonio Tizzani: Un pazzo, un pazzo, questo pazzo è stato mai chiamato in causa?! E’ stato maiii…

Giornalista: Non si trova.

Antonio Tizzani: Non si trova, mah, mah, mah, ciao, ciao, fammene andà perché non posso, non posso…

Questo finale sarebbe esilarante se non si parlasse di un omicidio, Tizzani, dopo aver rilasciato un’infinità di dichiarazioni incriminanti, lascia intendere al giornalista che deve andarsene perché non può parlare. 

In conclusione, non credo che Antonio Tizzani sia davvero deciso a fare una strage, a divenire uno spree killer, ma il fatto che minacci di farlo mentre si trova sotto i riflettori per essere l’unico indagato per l’omicidio di sua moglie, ce la dice lunga sul suo stato psichico, è venuto il momento che gli inquirenti prendano seri provvedimenti nei suoi confronti.

Antonio Tizzani, durante un’altra intervista, ha ammesso di aver commesso l’omicidio: “Ma io… ma… ma quando dico che so’ innocente, non l’ho fatto una cosa simile, non potevo fare una cosa… non potevo fare male a mia moglie, perché u male… FACENDO QUEL MALE A MIA MOGLIE, L’HO FATTO A ME STESSO… quindi a chi facevo male? A me stesso? A me stesso facevo male?”.

Tizzani non dice “non potevo uccidere mia moglie” ma “non potevo fare male a mia moglie” perché, avendola uccisa lui, non riesce a confrontarsi con il reato di omicidio e tende a minimizzare. 

Inoltre quando dice di essere innocente non nega l’omicidio, innocente de iure lo è… per ora.

Omicidio di Gianna Del Gaudio: analisi di un’intervista rilasciata dal marito Antonio Tizzani

omicidio-seriate-famiglia-irreprensibilenon-si-e-ancora-trovata-larma-del_1c46bcde-6d6b-11e6-97ca-8a54917d09d5_700_455_big_story_linked_ima

Antonio Tizzani e Gianna del Gaudio

La signora Gianna Del Gaudio, 63 anni, è stata uccisa nella notte tra il 26 ed il 27 agosto 2016 da un unico fendente sferratole alla gola. Il marito, Antonio Tizzani, unico indagato per il suo omicidio, ha rilasciato un’intervista a Claudia Aldi.

Trascrizione e analisi dell’intervista:

Tizzani: Io parlo per discolparmi, lo dica pure, lo faccia sentire.

Tizzani non rilascia l’intervista per trovare l’assassino di sua moglie Gianna ma solo per discolparsi, è lui a dichiararlo.

Giornalista: Ma lei è entrato perché ha sentito rumore o perché aveva finito di innaffiare?

La domanda è sbagliata, la giornalista fornisce all’intervistato due alternative, lo imbocca. La domanda da fare sarebbe stata: Ci dice cosa è successo?.

Tizzani: Perché avevo finito.

Tizzani risponde a pappagallo con una delle due risposte alternative fornitegli dalla giornalista.

Tizzani: Quando io so’ rientrato, dopo fatto quello che dovevo fa’, e vedo sssto (guarda in basso) questo qua, mi fermo e dici: Cosa fai nella borsa di mia moglie? Chi sei tu? Chi t’ha fatto entrare? Questo come mi sente gridare… se ne va come un ragno.

Tizzani, per non mentite, non dice di aver annaffiato ma si limita a dire: “dopo fatto quello che dovevo fa’”. Inizialmente usa il verbo al passato “so’ rientrato, dopo fatto” ma poi lo usa al presente “dici”, chi falsifica un’azione pensa al presente e per questo motivo nel racconto usa il verbo al presente.

Giornalista: Ah, e senta una cosa, la pozza di sangue, che ha detto il dottor Portera, che lei ha saltato, lei l’ha vista e l’ha saltata, come ha fatto? Ci fa vedere?

La giornalista afferma, non chiede e si esibisce in domande multiple. Affermare e fare domande multiple sono due errori grossolani da evitare in un’intervista, sta all’intervistato raccontare i fatti, la giornalista non dovrebbe suggerire né riepilogare, così facendo impedisce all’intervistato di cadere in contraddizione. Inoltre, se un giornalista pone più di una domanda, l’intervistato sceglierà a quale domanda rispondere e naturalmente risponderà a quella che gli fa più comodo.

Il Tizzani non risponde ma mostra un’area esterna, fa vedere alla giornalista quanto fosse grande la chiazza di sangue ed evita, come era prevedibile, di rispondere alla prima domanda.

Giornalista: Era lì dove? Dove? Davanti alla porta? Davanti …?

Ancora domande multiple e un suggerimento, la giornalista non lascia il tempo a Tizzani di esprimersi.

Tizzani: Dalla cucina e lei lo sa (incomprensibile) antrà e ha messo lì…(interrotto)

In ogni caso la chiazza di sangue è stata repertata, sulla posizione della stessa Tizzani non può mentire.

Giornalista: E lei l’ha saltat…?

La giornalista interrompe Tizzani.

Tizzani: … che, che, no, aspe’, aspe’… Che fai? Che fai? Ci vai sopra?

Tizzani invita la giornalista a dargli tempo, a non incalzarlo, le chiede di aspettare e poi risponde con due domande per non rispondere.

Giornalista: No, però lei guardava il ladro che scappava oppure guardava per terra?

Ancora una domanda attraverso la quale la giornalista fornisce all’intervistato due possibili risposte alternative. La domanda giusta da fare sarebbe stata una domanda aperta del tipo: Lei cosa ha fatto?.

Tizzani: Eee no, per terra, cioè… prima guardavo la pozza di sangue…

Giornalista: E quindi lei l’ha saltata… cercando…?

La giornalista continua a suggerire a Tizzani di dire di aver saltato la pozza di sangue. 

Tizzani: No, aspetta, prima guardavo la pozza di sangue, io questo lo posso di’ perché l’ho sempre detto, è una cosa… poi, allora… guardi tua moglie… (interrotto)

Tizzani per la seconda volta invita la giornalista a dargli tempo, a non incalzarlo ma nonostante tutto lei lo interrompe. Il goal di un giornalista dovrebbe essere far parlare a ruota libera un indagato in modo da ricavare più informazioni possibili ed eventualmente farlo cadere in contraddizione, non avere una risposta precisa alla propria domanda.

Quando Tizzani dice: è una cosa…, il suo linguaggio non verbale lascia intendere che egli cerca di compiacere la giornalista, come se volesse dirle che le sta riferendo qualcosa di speciale, in realtà dice che lo dice perché l’ha sempre detto; il fatto che lo abbia sempre detto non ne fa una verità, anzi è un indice del fatto che Tizzani riepiloga ciò che ha falsificato per ripeterlo sempre allo stesso modo.  

Giornalista: Si è accorto che c’era Gianna?!

Tizzani: … sua moglie a terra che non respira, ti soffermi un attimo per guardare (interrotto).

E’ interessante il fatto che si riferisca alla moglie con un tua moglie e poi con un sua moglie mai con un mia moglie, in questo modo l’uomo usa uno stratagemma verbale per prendere le distanze dalla vittima.

Giornalista: E si è fermato là. Ma invece… ma invece…

La giornalista lo interrompe gratuitamente solo per ripetere senza motivo ciò che ha detto lui.

Seconda giornalista: Com’è (incomprensibile) sua moglie?

Tizzani non solo viene ripetutamente interrotto dalla Aldi ma anche da un’altra giornalista.

Tizzani: Que… que… questa, questa è! Come fai? Come fai a non andarci sopra?

Tizzani risponde con due domande, una tecnica evasiva utilizzata per non rispondere.

Giornalista: Lei non c’è andato sopra però!

Una gratuita affermazione della giornalista attraverso la quale invita Tizzani a negare.

Tizzani: Ma per niente proprio.

Infatti lui nega.

Tizzani spiega in che occasioni ha saltato la pozza: E sia per uscire, per gridare dopo il fatto cheee… che… che ho visto Gianna stesa a terra e poi per rientrare, per vedere il cellulare, per prendere il cellulare che era sul tavolo e chiamare mio figlio che pensavo che era ancora per strada, dico: Vieni, torna indietro.

Praticamente una confessione, Tizzani dice di aver saltato una prima volta la pozza dopo il “fatto”, poi si corregge, non senza difficoltà, dicendo: “cheee… che… che ho visto Gianna stesa a terra”. Il “fatto” non può che essere l’omicidio.

Giornalista: E invece quello che scappava? Pure lui ha saltato sopra la pozza?

Ancora domande multiple attraverso le quali non solo la a giornalista introduce un personaggio ma ne suggerisce i movimenti, un errore grossolano. La giornalista avrebbe dovuto far parlare del fantomatico assalitore Tizzani chiedendogli: Lei cosa ha visto?

Tizzani: Io ho sent… (interrotto).

Seconda giornalista: E’ uscito da quella porta?

La seconda giornalista interrompe nuovamente Tizzani.

Tizzani: … ho detto subito, dissi subito ai carabinieri: Ci sono delle impronte di sangue.

Tizzani pronuncia con enfasi la parola “impronte”, spera che quelle impronte possano aiutarlo a difendersi.

Giornalista: Che non sono le sue?

La giornalista trae le conclusioni e suggerisce a Tizzani di negare.

Tizzani: Perché non lo avevo fatto… (interrotto)

Seconda giornalista: Ma dove? Fuori o in casa?

La voce fuoricampo continua ad interrompere l’intervistato.

Tizzani: Ma ee i carabinieri dice: No, sono quelle del… Pronto Soccorso.

Giornalista: Senta una cosa ma lei, perché poi non ha avuto l’istinto di riandare da sua moglie? Perché lei non era sporco di sangue, perché non ha avuto l’istinto di andare a vedere se era viva o morta?

Ancora domande multiple, un vizio fatale della giornalista. 

Tizzani: Eh, quando fai così…

Una risposta evasiva, l’ennesima.

Seconda giornalista: Ma lei l’ha visto (incomprensibile)?

Tizzani viene ancora interrotto.

Tizzani: … e ti soff… e ti soffermi 10 secondi, 15 secondi, quello che siano, non lo so e la vedi non respirare, cosa fai? Cosa dici?

L’intervistato risponde con due domande per non rispondere e continua ad essere evasivo.

Tizzani: Aspetti l’ultimo respiro, può darsi che manco quello ha fatto,
ma dici: Mià, dì: Mià che io sento: Ahh, ahh.

Il Tizzani rimprovera alla moglie di non essersi lamentata, il fatto che critichi la vittima è una importante red flag, un indice di colpevolezza.

Giornalista: Ma lei era a pancia in giù, faccia in giù, come ha visto che non respirava?

Ancora suggerimenti della giornalista, invece di affermare che la donna era a faccia in giù avrebbe dovuto chiedere: In che posizione era sua moglie?.

Tizzani: Non respirava.

Tizzani è in difficoltà, non è in grado di spiegare come abbia fatto a capire che la moglie non respirava.

Seconda giornalista: (incomprensibile) non si messo ad urlare?

Tizzani viene ancora interrotto da un’altra giornalista.

Giornalista: Quindi lei si è accorto quando si è fermato pietrificato che sua moglie non respirava guardandola e quindi non l’ha toccata?

La giornalista introduce il termine pietrificato, un suggerimento, un errore grossolano.

Tizzani: Quando la vedi così…

Una risposta evasiva. 

Giornalista: E non gli è venuto istintivo di farle: Gianna, Gianna?

Tizzani: Una volta l’ho… ei.

Ancora una risposta evasiva.

Giornalista: Ma di toccarla, di abbracciarla?

Tizzani: Aaa no.. no.

Giornalista: E perché?

Tizzani: Perché, perché vacci tu indietro negli altri omicidi eeee…

Una risposta che potrebbe voler dire che non l’ha toccata per paura di venir incriminato o potrebbe essere semplicemente una risposta senza senso buttata lì per lasciar pensare all’interlocutore ciò che vuole.

Seconda giornalista: Ha paura di qualcosa?

La seconda giornalista interpreta il suo atteggiamento come una reazione alla paura o quantomeno suggerisce gratuitamente una possibile interpretazione a Tizzani.

Tizzani: Ummm.

Tizzani annuisce con una non parola mostrandosi ancora evasivo.

Tizzani: Eee quando, quando tu vedi che ormai non respira più, aspetti almeno l’ultimo respiro (incomprensibile) manco quello ha fatto…

Tizzani inizia una tirata oratoria cruciale che purtroppo viene interrotta dalla giornalista che invece di lasciarlo parlare o di insistere sul punto, lo incalza con una domanda inutile. In ogni caso l’uomo fa in tempo a dirci che dopo il fendente la donna non fece più neanche un respiro, che la morte fu instantanea. 

Giornalista: Quindi mi fa rivedere per favore lei corre la pozza dov’era? Come era lunga?

Tizzani: Come… casa mia…

Tizzani ricostruisce la scena del crimine in giardino.

Giornalista: Va bene, ok.

Tizzani: Da qua tu vede la pozza…

Giornalista: E qui è la cucina?

La giornalista suggerisce ancora.

Tizzani: Quella è la cucina.

Giornalista: Ok.

Tizzani: E vede la pozza là, tu non vedi dietro qua che è successo.

Giornalista: No, però lei rincorre questa persona.

La giornalista continua a suggerire, non a chiedere.

Tizzani: Stavo rincorrendo però ti soffermi, ok, Cos’è quella pozza? (interrotto)

Tizzani ripete a pappagallo la parola rincorrere. La giornalista continua ad interrompere ed a suggerire.

Giornalista: E quindi lei corre, mi faccia vedere.

Tizzani: Che è successo? Arrivi, arrivi, arrivi qua, vedi questo.

Tizzani non prende possesso di ciò che dice, non dice: Io sono arrivato e ho visto questo, non è in gradi di mentire in modo credibile.

Giornalista: E si è fermato, si è bloccato!

Nuovi suggerimenti della giornalista.

Tizzani: E che fai? Che fai? Voglio vede’ lei che fa!

Tizzani risponde con due domande e mezzo per non rispondere, è evasivo.

Giornalista: Quindi lei era qua in giardino, no? Ad un certo punto lei entra dalla porta lì e che cosa fa?

La giornalista continua ad affermare e a fare domande multiple.

Tizzani: No, dalla porta, dalla porta finestra.

Giornalista: Dalla porta finestra, da quella là di lato, là?

Tizzani: Eh.

Giornalista: La seconda, quella là?

Tizzani: La seconda.

Giornalista: Entra e che fa pa…?

Ancora suggerimenti da parte della giornalista.

Tizzani: Io c’ho il divano così…

Giornalista: Eh, vada, ci faccia vedere quando arriva all’altezza della cucina, ci dica che succede.

Tizzani: No, all’altezza della cucina c’è tempo, a questa altezza qua, entrando, quindi io sto di qua da quella porta e vedo qua, questo così, con le mani dentro.

Giornalista: Girato verso di qua.

La giornalista continua ad affermare.

Tizzani: Verso di là.

Tizzani la corregge.

Giornalista: Sì.

Seconda giornalista: Di là.

Un’altra giornalista si intromette.

Tizzani: Verso di là.

Giornalista: Con la testa verso di là.

Ancora un’affermazione della giornalista.

Tizzani: Io dico che… Chi sei? Che fai? Che stai facendo? Quella è la borsa di mia moglie, che stai facendo? E questo come mi sente io dico una cosa, no? Se uno grida, tu istintivamente che fai?

Tizzani afferma di aver sorpreso un uomo dopo la mezzanotte in casa sua e di avergli detto: Quella è la borsa di mia moglie, che stai facendo?, un racconto improbabile, la borsa non può che essere un dettaglio secondario nel momento in cui un soggetto trova un ospite indesiderato in casa.

Giornalista: Mi giro e lo guardo.

Tizzani fa una domanda alla giornalista e lei risponde: Mi giro e lo guardo, non avrebbe dovuto stare al gioco, avrebbe dovuto rispondere con una domanda: Che fai?.

Tizzani: Invece, questo che ha fatto?

E’ ancora Tizzani a far domande alla giornalista alle quali lei incredibilmente risponde.

Giornalista: E’ scappato.

La giornalista continua a rispondere invece di replicare con una domanda quale poteva essere: Che ha fatto?, in modo da far parlare l’intervistato.

Tizzani: Così stava e così… e così se ne è andato acquatta… acquattato, per questo non so né ‘a taglia né altro.

Tizzani si è inventato il fantomatico ladro assassino ma non è in grado di falsificare in modo credibile, la storia dell’intruso che si sarebbe allontanato acquattato è esilarante. Tizzani non ne ha mai descritto l’altezza e la taglia e per questo dice che si allontanò acquattato.

Giornalista: C’aveva la felpa.

La giornalista afferma che l’assalitore aveva la felpa invece di chiedere a Tizzani come fosse vestito

Tizzani: ‘sta felpa scura.

Giornalista: E’ andato…?

Tizzani: E’ andato e io lo inseguo, Gianna, Gianna. Quindi Gianna, Gianna, questo scappa, scappa in quel modo là, arriva a questa altezza, più o meno, più o meno, da fuori, più o meno, più o meno.

Una serie di ripetizioni, tipiche di chi mente.

Giornalista: E c’è la pozza.

Ancora un’affermazione.

Tizzani: No, e guardo verso la cucina e vedo ‘sta striscia di sangue così: Che è successo Madonna mia? Gianna, Gianna, a questo punto è Gianna. Questo continua a scappare eee. Che fai? Prima ti blocchi per la borsa, poi ti blocchi per il sangue (interrotto).

Giornalista: Per la pozza.

Ancora un’interruzione.

Tizzani: … per il sangue e poi a due passi vedi così, eeeh…

Giornalista: E a lei non è venuto in mente di soccorrerla?

Tizzani: No, mi son fermato tre, quattro, cinque secondi a vedere se respirava.

Giornalista: Ma non l’ha sentito però se respirava?

Tizzani: No.

Giornalista: Non le è venuto in mente di farle: Giaaanna?

Tizzani: No, l’ho detto, l’ho chiamata.

Giornalista: Però non l’ha toccata?

E’ la giornalista ad affermare che Tizzani non toccò sua moglie, non lui.

Tizzani: Non l’ho toccata.

Tizzani ripete a pappagallo.

Giornalista: Perché non l’ha toccata?

Tizzani: Quando tu vedi che è così, che fai?

Il Tizzani risponde con una domanda per non rispondere.

Giornalista: Lei che ne sapeva che era morta, mi scusi, eh?

Tizzani: Ma io ho avuto paura, io, io ho paura di, di, di ‘ste cose qua.

Giornalista: Di cosa?

Tizzani: Eh di toc…

Tizzani risponde di aver avuto paura di toccarla, evidentemente non voleva sporcarsi di sangue. Spesso chi commette un omicidio dopo essersi pulito evita di sporcarsi nuovamente di sangue, Alberto Stasi docet.

Giornalista: Voi avete tutte le foto abbracciati e non le è venuto in mente di soccorrerla?

Tizzani: In quel momento no.

Giornalista: Di che ha avuto paura, scusi? Magari poteva essere ancora viva e poteva salvarla.

Tizzani: Di quei cinque, sei secondi che mi sono fermato come stava lei in quelle condizioni, aspettavo che faceva uno respiro, uno, uno, allora forse l’avrei abbracciata, l’avrei fatta curare, respirazione bocca a bocca, non lo so, nuovamente, ho visto che non si muoveva, con gli occhi aperti mi pare che erano, la bocca così.

Tizzani: E poi ho detto: Disgraziato hai ammazzato mia moglie!

Giornalista: Quindi lei è rimasto pietrificato, a quel punto che cosa ha fatto? Non ha… non ha toccato sua moglie e che cosa ha fatto?

La giornalista suggerisce la reazione di Tizzani: pietrificato.

Tizzani: Ho gridato, ho gridato come un pazzo… (interrotto)

Tizzani dice di aver urlato dopo la morte della moglie, in realtà l’ha fatto di sicuro durante la lite che ha preceduto l’omicidio e poi dopo l’omicidio nel tentativo di attribuirne la responsabilità ad un fantomatico aggressore. Purtroppo viene nuovamente interrotto.

Giornalista: Ha chiamato l’altro figlio, c’aveva il telefonino a portata di mano!

La giornalista continua a suggerire una ricostruzione invece di chiedere.

Tizzani: Questo dopo, ma prima, prima ho gridato come un pazzo.

Giornalista: E che cosa ha gridato se lo ricorda?

Tizzani: Tante bestemmie… che mia moglie non c’era più… che qualcuno mi dasse una mano e tu hai visto (incomprensibile), (finge di piangere) un cane l’hai visto?  Neanche quelli abbaiavano più.

Giornalista: Senta, i suoi figli in questi giorni che sono trascorsi da quella notte tra il 26 ed il 27 ad oggi, quando siete rimasti da soli le hanno mai chiesto: Papà sei stato tu?

Tizzani: No perché so’, so’… Come si dice? So’ consapevoli che non potevo essere io… (interrotto)

Tizzani non riesce a dire: i miei figli sono consapevoli che io non posso aver ucciso Gianna, non riesce a negare in modo credibile.

Giornalista: Però magari ad uno viene il dubbio, anche una domanda retorica?

Tizzani: Macché… aaah macché, né io di loro né loro di me.

Tizzani nel tentativo di trovare una via d’uscita equipara la sua posizione a quella dei figli, li coinvolge invece di fare di tutto per tenerli fuori, un comportamento deplorevole. 

Giornalista: Lei ha detto di aver visto l’uomo incappucciato con le mani che frugava nella borsa ed il coltello dove ce l’aveva in quel momento che è sparito?

Tizzani: Ecco, è quello che mi sto chiedendo da stamattina, eh. Se tu c’hai le mani così…

Tizzani è evasivo.

Giornalista: Se non ce l’hai in tasca dei pantaloni, dove ce l’hai il coltello?

La giornalista suggerisce una risposta camuffata da domanda.

Tizzani: Eh.

Tizzani è evasivo.

Seconda giornalista: Lei ha visto le mani libere?

Una seconda giornalista suggerisce che le mani fossero libere, avrebbe dovuto lasciarlo dire a Tizzani.

Tizzani: Le mani libere nella borsa di mia moglie… Scure, nere, scure (incomprensibile). Questo me lo sto chiedendo da stamattina dico perché ho visto stamattina che c’erano i carabinieri…

Tizzani ripete a pappagallo la storia delle mani libere.

Giornalista: Il metaldetector…

Tizzani: I carabinieri con metal… ma dico…

Giornalista: Eppure non aveva il coltello in mano, questo coltello dov’è andato?

Tizzani: Eh.

Tizzani è evasivo.

Giornalista: Quando lei litigava con sua moglie, hanno detto che lei litigava prima.

Tizzani: Ma quando cazzo litigava ma, ma, ma scusi, se mio figlio se n’era appena andato, stavo ancora parlando.

Tizzani non dice: Ma quando cazzo litigavo, dice invece: Ma quando cazzo litigava, un modo per prendere le distanze dai fatti.

Giornalista: Di cosa? Se lo ricorda?

Tizzani: E certo, di quello che era successo ad Avellino, allora aaa… (interrotto).

Giornalista: Quando siete andati a San Giovanni Rotondo, anche.

Invece di lasciar parlare Tizzani la giornalista lo interrompe per fargli sapere gratuitamente che lei sa della gita a San Giovanni Rotondo.

Tizzani: Ad Avellino, prima ad Avellino, da Avellino siamo andati a San Giovanni Rotondo, siamo ritornati ad Avellino, poi siamo venuti qua… la sequenza… quindi si parlava, si parlava con i figli… questo mi mette in galera domani, dopodomani…

Giornalista: Chi mette in galera?

Antonio Tizzani: Lascia perdere eee… cancellalo quello… eee sennò ci dai l’input.

Giornalista: A chi do l’input?

Antonio Tizzani: (disegna a gesti la sagoma di un uomo in alto, probabilmente di un pezzo grosso).

Tizzani è ancora evasivo.

Giornalista: Chi è? Il Procuratore?

Antonio Tizzani: Eh cazzo!

In pratica Tizzani sembra dire alla giornalista che ciò che è successo ad Avellino potrebbe essere riconosciuto dal Procuratore come il movente dell’omicidio. 

Giornalista: Allora lesioni, si parla di certificati lei che cosa dice? Sua moglie…?

Tizzani: Chi l’acc… chi l’accompagnava in ospedale, andava a piedi?

Tizzani non è capace di negare, risponde con una domanda ed è, per l’ennesima volta, evasivo.

Giornalista: Ma lei non si è mai chiesto, scusi, come ha fatto a farsi queste les…?

Tizzani: No, dico queste cose che state dicendo, ma andava a piedi?

Tizzani continua a non rispondere a tono alla domanda, è evasivo.

Giornalista: No, ce l’accompagnava lei forse?

La giornalista cade nel tranello di Tizzani, lo asseconda, il problema non è come andasse in ospedale ma chi le provocasse le lesioni.

Tizzani: Eh, no.

Giornalista: E chi l’accompagnava?

Tizzani: E nessuno, perché so’ cazzate, lei si è fatta male una volta andando a scuola sul ponte che l’avete messo, una volta dal… nel pullman, il pullman ha frenato, ha frenato e Gianna, che era a piedi, per scendere è caduta e si è fatta male e l’autista stesso, se è onesto, dovrebbe sentirlo e dire: Sì ero io quell’autista, l’ha accompagnata dicend… facendo un itinerario diverso (incomprensibile) all’ospedale.

Il racconto di questi due episodi appare credibile.

Giornalista: Senta una cosa ma, insomma, lei solo queste due volte?

Tizzani: Poi un’altra volta s’è fatta male nel carrello nell’Iper col carrello.

Un altro racconto credibile. Questi tre episodi non escludono che lui l’abbia percossa in altre occasioni.

Giornalista: A lei non è capitato mai di darle uno strattone a Gianna?

Tizzani: Ma in… da qua… in quarantacinque, quarantasett’anni, trentasei, quarantasett’anni di insieme può pure capitare, mo’ sfido…

Tizzani fa un’ammissione.

Giornalista: Le è capitato a lei, che si ricordi?

Tizzani: Ma io dico di sì, a questo punto qua dico di sì perché in quarantasett’anni non può dire: Oh e che cazzo stai dicendo? Stai calma ee aspe’ parliamone prima! Ma là finiva, poi c’è la notte e il letto e c’hanno insegnato sempre così i vecchi.

Giornalista: Cioè?

Tizzani: E si fa pace sempre a letto. Ma voi non siete fidanzate nessuna delle due e vi auguro di trovare uno come me, ve lo auguro veramente.

Tizzani informa le giornaliste delle sue capacità amatorie, proprio queste potrebbero avere a che fare con il movente dell’omicidio.Tizzani avrebbe dovuto essere concentrato nella ricerca dell’assassino di sua moglie e non nel raccontarsi come amatore. Gli atteggiamenti seduttivi o e le eventuali relazioni extraconiugali del Tizzani potrebbero essere state, negli anni, la causa delle tensioni familiari, tensioni che si sono esacerbate quando i due coniugi sono andati in pensione. I pensionamenti sono spesso causa di fratture dell’equilibrio familiare per la necessità di ristabilire i compiti dei coniugi e per il maggior tempo condiviso.

Seconda giornalista: Secondo lei questo ladro ha scavalcato il cancello?

Tizzani: (mostrando il cancello alle giornaliste) Guarda che il grigio è andato via.

Tizzani non risponde, è evasivo, si limita a mostrare le zone in cui la vernice è scrostata nel tentativo di accreditare l’idea che il ladro assassino abbia scavalcato il cancello.  

Giornalista: Perché?

Tizzani: Come mai? Come mai?

Tizzani è ancora evasivo, risponde con due domande per non rispondere.

Seconda giornalista: Perché qualcuno…

Giornalista: Perché ha scavalcato lui… secondo lei ha tolto il grigio? Senta ma quando è uscito ha scavalcato il cancello o il cancello era aperto o se l’è aperto lui?

In compenso rispondono entrambe le giornaliste.

Tizzani: Lo sai che questo non lo so.

Giornalista: Da dove si apre il cancello?

Tizzani: Da dentro, dalla cucina.

Giornalista: Quindi ci sarà un’impronta sulla cucina!?

Tizzani: Spero.

Giornalista: Ma era aperto o chiuso, quando lei è venuto qua, questo cancello?

Tizzani: Per me era aperto perché per me è andata… perché anche quando è venuto qua era… (interrotto).

Tizzani dopo la domanda sull’interruttore dice di ritenere che fosse aperto perché sa che nessuno troverà le impronte dell’assalitore sull’interruttore della cucina.

Giornalista: Mentre scappava non l’ha visto che spingeva il tasto per aprire il cancello?

La giornalista suggerisce a Tizzani di rispondere negativamente.

Tizzani: No.

Giornalista: Perché se il cancello è aperto, se l’è dovuto aprire lui il cancello.

Tizzani: Ho guardato solo mia moglie.

Giornalista: Solo che lei è rimasto pietrificato e non se n’è accorto.

Un’altra ingiustificabile affermazione della giornalista che imbocca il Tizzani.

Tizzani: Ho guardato solo così (testa bassa).

Tizzani dice di non aver seguito l’assalitore ma di aver guardato in basso e per questo motivo sarebbe incapace di dire come l’uomo incappucciato abbia superato il cancello; in un’altra occasione ha riferito alla giornalista che l’assalitore era fuggito acquattato e quindi lo vide. Due versioni discordanti, una red flag.

Giornalista: Senta questa collana che lei dice sua moglie portava sempre al collo che è sparita!?

Tizzani: Eh e questo vorrei saperlo pure io, chi l’ha presa?

Tizzani risponde con una domanda, è vago, è incapace di sostenere che è stato il ladro assassino a rubare la collana perché sa che non è così. L’uso del termine prendere invece che rubare serve a minimizzare ed è un indicatore del fatto che Tizzani sa che un furto non c’è stato.

Giornalista: L’unica cosa che manca da casa?

La giornalista non chiede se manchi altro oltre alla collana ma suggerisce che quella collana è l’unica cosa che manca.

Tizzani: Eh, così sembra.

Giornalista: Ma ‘sta collana l’abbiamo nelle foto, no? Noi della…!?

Tizzani: Era un regalo mio, tutto quello che lei indossava glielo regalavo io… (interrotto).

Giornalista: Può dire se qualcuno la trova può chiamare gli investigatori questa collana.

Tizzani: Eh p… (interrotto)

Giornalista: Ce lo può descrivere come è fatta? Dove l’aveva presa? Gliel’aveva regalata lei?

Tizzani: Sì… (interrotto).

Giornalista: Quando? Si ricorda più o meno?

Tizzani: Una decina d’anni fa.

Tizzani non è interessato alla collana della moglie perché sa che nessuno l’ha rubata, se davvero fosse accadutoe venisse ritrovata inchioderebbe il ladro assassino alle sue responsabilità.

Tizzani: La collana dice ce l’aveva o non ce l’aveva, per me ce l’aveva, ce l’ha sempre avuta hai capito? E’ una cosa normale. Il suo fidanzato lo sa che ce l’ha sempre?

Seconda giornalista: Il mio fidanzato no, perché non ho un fidanzato.

Tizzani: Brava, brava e la domanda era tendenziosa. Come fai a saperlo? E’ una cosa normale.

Tizzani mentre parla accarezza la giornalista sulla guancia destra, in un’altra occasione le ha messo la mano sinistra tra i capelli biondi sulla parte alta del dorso e l’ha abbracciata. Certi atteggiamenti lasciano poco dubbi sul possibile movente.

Seconda giornalista: Quindi facevate tutte le cose insieme, la spesa, i viaggi, gli spostamenti?

Tizzani: Per forza eravamo obbligati, ero obbligato.

Tizzani si corregge e dice: “Ero obbligato”, un modo per prendere le distanze dalla vittima, in un momento come questo un atteggiamento alquanto sospetto che ci illumina sui reali rapporti con la moglie, una red flag.

Seconda giornalista: Come era la vostra storia sua moglie le dedicava dei messaggi delle frasi d’amore meravigliose?

Tizzani: Quelle erano.

Tizzani non dichiara il suo amore per la moglie pubblicamente ma si limita a dire che le frasi scritte dalla moglie “quelle erano”, praticamente rivela che il rapporto era a senso unico. 

Seconda giornalista: Si ricorda se avete mai litigato?

Tizzani: Ma tu, tu non sei fidanzata, hai detto?

Tizzani risponde con una domanda per non rispondere e si interessa per la seconda volta ad una eventuale relazione sentimentale della giornalista illustrandoci ancora una volta il possibile movente dell’omicidio. 

Seconda giornalista: No.

Tizzani: E trovatelo e poi mi vieni ad intervistare.

Seconda giornalista: No, ma infatti.

Tizzani: Tu invece sei?

Giornalista: Non sono fidanzata.

Tizzani: Manco tu?

Giornalista: No.

Tizzani: Trovatelo e poi mi vieni ad intervistare.

Tizzani: Mia moglie non era grassa era il doppio di lei, se ti dava uno schiaffo mia moglie, tu in terra andavi a finire, io le pigliavo, no mia moglie.

Tizzani riferisce alla giornalista che sua moglie era più forte di lui usando gratuitamente un termine dispregiativo per definirla, riferire alla intervistatrice che Gianna era più che grassa di lei appare fortemente fuori luogo, una red flag.

Antonio Tizzani si è espresso sul responsabile dell’omicidio:

Tizzani: Per me a ‘sto punto qua un ladro, un ladro molto esperto. Uno che ruba che fa? Prima chiede: Dove c’hai la cassaforte? C’hai i soldi? Mi pare che ‘sta gente agisce così: Ammazza e poi ruba.

Tizzani: Una risposta ve l’ho data un paio di giorni fa ma… che qualcuno… che qualcuno che conosceva.

La dinamica del fatto esclude che un ladro possa essere entrato per rubare in un appartamento all’interno del quale era in atto una discussione tra due persone e ne abbia uccisa una per poi rovistare all’interno di una borsetta. Non è neanche credibile che durante una discussione tra i due coniugi sia entrato in casa qualcuno che odiava la signora Gianna tanto da ucciderla.

Giornalista: Potremmo cercare l’uomo incappucciato noi!

Tizzani: Eh, ma, ma, trovatevelo, trovatevelo…

Trovatevelo, non: trovatemelo

Giornalista: E allora facciamo un appello, ci faccia un appello, ci faccia un appello a Chi l’ha visto che noi cerchiamo le persone!

Tizzani: Em trovatevelo, trovatevelo e por… e porta…

Tizzani è spiazzato, incapace di fare un appello al pubblico della trasmissione televisiva, sembra più una sfida che un appello.

Giornalista: Che cosa? Chi bisogna trovare?

Tizzani: Aaa, questo con la felpa col cappuccio.

Tizzani non si riferisce al fantomatico incappucciato definendolo “l’uomo che ha ucciso mia moglie”, “l’assassino”, “quel delinquente” ma “questo”, non riesce a farlo perché sta parlando di se stesso.

Giornalista: Ci può descrivere di nuovo se era alto basso?

Tizzani: Non è, non era un klu, klu klux kan, sentono i meridionali.

Tizzani fa una battuta fuoriluogo, non è il momento di fare dell’ironia, scherza per ridurre la tensione che gli provoca il mentire, una significativa red flag.

Giornalista: Non era Ku klux klan lei dice, mi deve dire, c’aveva una felpa grigio scura ha detto.

La giornalista non fa domande all’intervistato ma lo invita a dire che il fantomatico assassino aveva una felpa grigio scura. Tizzani avrebbe potuto tradirsi anche su questa domanda, la giornalista continua a suggerire invece di chiedere, viziando irrimediabilmente l’intervista.

Tizzani: Grigio.

Giornalista: Poi che c’aveva le mani, ha visto solo le mai, di che colore?

La giornalista, invece di chiedere a Tizzani che cosa avesse visto, gli suggerisce di dire che gli vide solo le mani.

Tizzani: Sulla borsa.

Antonio Tizzani non ripete di aver visto le mani, non è facile falsificare, si limita a rispondere: “Sulla borsa”.

Giornalista: Di che colore?

Tizzani: Molto abbronzato.

E’ cruciale questa affermazione di Tizzani, egli afferma di aver visto il colore della pelle delle mani del fantomatico ladro assassino, quindi, non avendo usato i guanti, sull’arma del delitto dovremmo trovare le sue impronte. 

Giornalista: Era alto era ba… rispetto a lei?

Tizzani: No, quello no, non l’ho visto era così (si mette in ginocchio) come fai a vederlo?

Tizzani ha raccontato che vide il fantomatico ladro assassino dopo l’omicidio mentre frugava in ginocchio nella borsa della moglie. Se un soggetto entra in un appartamento per rubare, difficilmente uccide ma se accade, lo fa dopo essere stato sorpreso e non preventivamente, dopo l’omicidio della Del Gaudio un fantomatico ladro assassino non si sarebbe attardato a frugare in una borsetta. 

I vicini hanno udito i due coniugi discutere poco prima del delitto, questo fatto depone per una lite culminata in un omicidio; non solo, proprio il fatto che i due coniugi litigassero sarebbe stato un deterrente per un potenziale ladro.

In conclusione, nonostante l’intervista sia stata mal condotta, Tizzani è stato più volte evasivo in merito ai fatti di quella sera e alle precedenti aggressioni a lui contestate; dare risposte evasive è un indice statisticamente significativo di colpevolezza.

Tizzani ha falsificato e fornito diverse versioni riguardo al suo incontro con il presunto assalitore:

– Per giustificare il fatto di non essere in grado di descriverlo si è reso ridicolo con la storiella della poco credibile fuga dello stesso acquattato. 

– In un’occasione, contraddicendosi, ha riferito alla giornalista di non aver visto l’assalitore perché stava guardando la moglie a terra ed aveva la testa abbassata.

– In un’altra occasione ha affermato di averlo inseguito mentre in precedenza aveva riferito semplicemente di essersi bloccato per varie ragioni.

Tizzani ha poi sostenuto che il cancello fosse aperto per giustificare l’assenza di impronte dell’assalitore sull’interruttore attraverso il quale si apre e che si trova cucina.

Egli è inoltre apparso poco determinato a trovare la collana d’oro di sua moglie perché sa che nessuno l’ha rubata.

Falsificare è complicato, per questo motivo la maggior parte di coloro che mentono si limitano a dissimulare. 

Durante tutto il corso dell’intervista Tizzani non si è mostrato disperato ma euforico e sollevato, solo in un’occasione ha finto di piangere per pochi secondi; spesso coloro che commettono un omicidio di prossimità appaiono dispatici e sono perfino capaci di scherzare, come in questo caso; un modo di minimizzare per non confrontarsi con ciò che hanno fatto e per non pensare a ciò che li aspetta.

Per certi aspetti molti autori di omicidi di prossimità ricordano gli ubriachi o i soggetti affetti da demenza frontale. Nell’ubriachezza semplice si hanno, da un punto di vista psico comportamentale, eccitazione, ilarità, loquacità, senso di benessere e disinibizione mentre nella demenza frontale si riscontrano ottundimento emotivo, perdita di empatia, disinibizione e ridotta coscienza di sé. I lobi frontali del cervello sono particolarmente sensibili all’alcool, per questo motivo i sintomi dell’ubriachezza e quelli dell’atrofia frontale sono simili. 

In occasione di un’intervista alla domanda: Come si chiamano i negozi dove avete comprato i regali? Tizzani ha risposto: Se domandi a mia moglie te lo dice.. no dai, sto scherzando.

P. S. I vicini hanno riferito che Tizzani dopo l’omicidio imprecava solamente ma non chiedeva aiuto e poi urlava “Paolo, Paolo”, “Dio, Dio, Dio!” e “Ti ho visto! Ti ho visto!”, queste sue prime parole sono già un tentativo di attribuire il reato ad un fantomatico ladro assassino. Subito dopo aver ucciso sua moglie, Tizzani ha iniziato a falsificare e poiché non è semplice vestire gli abiti dell’innocente dopo aver ucciso qualcuno, non ha chiesto aiuto per la vittima ma ha pensato semplicemente a costruirsi una linea difensiva. Lo stesso accade nelle telefonate di soccorso, chi chiama dopo aver commesso un omicidio ha una priorità: apparire innocente e non chiedere aiuto. 

E’ chiaro che Tizzani ha mutuato dalla nuora la figura dell’incappucciato, la donna nei giorni precedenti all’omicidio si era lamentata con il marito del fatto che di notte un uomo incappucciato le suonasse il campanello, una storia rivelatasi falsa dopo il delitto ma ben nota a Tizzani che credeva fosse vera. Una storia dall’effetto boomerang.

In un’altra intervista Tizzani si è esibito in una battuta ironica così fuori luogo da risultare incriminante:

Giornalista: “Come si chiamano i negozi dove avete comprato i regali?”.

Antonio Tizzani: “Se domandi a mia moglie te lo dice.. no dai, sto scherzando”.

Un maldestro tentativo di ridurre la tensione dovuta alla paura dell’arresto.