Omicidio Roberta Ragusa, criminologa Franco: Loris Gozi è un testimone esemplare (intervista)

Loris Gozi

Secondo la criminologa Ursula Franco, che ha studiato il caso Ragusa, Loris Gozi è un uomo intelligente, obiettivo, aderente alla realtà, credibile, è un testimone esemplare.

Le Cronache Lucane, 3 novembre 2018

Dottoressa Franco, Loris Gozi è un testimone credibile?

Loris Gozi, sentito dagli inquirenti sugli episodi di cui è stato suo malgrado testimone, si è attenuto a ciò che ha visto e sentito; ha riferito lucidamente i fatti osservati senza ricamarci sopra; non ha mai inteso compiacere nessuno, né gli inquirenti, né i giornalisti. Gozi, nonostante l’improvvisa ed involontaria fama, non ha mai cercato di stupire infiocchettando la sua testimonianza con dettagli aggiuntivi; non si è lasciato prendere dalla notorietà; se imboccato o provocato, non ha confermato eventuali dettagli suggeriti dai giornalisti ma ha ripetuto sempre e solo la descrizione dei fatti di cui è stato testimone. Loris Gozi è un uomo intelligente, obiettivo, aderente alla realtà, credibile, è un testimone esemplare.

Dottoressa, da un punto di vista linguistico, cosa può dirci della testimonianza del Gozi?

Loris Gozi ha sempre risposto alle domande prendendo possesso delle risposte e lo ha fatto secondo la formula che caratterizza una risposta credibile: prima persona singolare, verbo al passato, nessuno avverbio o aggettivo qualificativo. ll Gozi ha risposto alla maggior parte delle domande con un numero di parole che rientra nella media delle 10-15 parole, caratteristica delle risposte veritiere; si è dilungato solo in risposta a domande che prevedevano un racconto più dettagliato; non si mai perso in tirate oratorie; né ha fornito informazioni estranee ai fatti che, in caso di dichiarazioni menzognere, sono il tentativo di condurre il proprio interlocutore altrove rispetto alla verità.

Dottoressa, com’è possibile che il Gozi sia così sicuro di aver visto Antonio Logli proprio quella notte?

La presenza di Antonio Logli in auto, in strada, in un orario inusuale e l’aver appreso il giorno seguente che la Ragusa era scomparsa, hanno permesso al Gozi di fissare quell’evento nella sua mente.

La difesa di Antonio Logli ha contestato al Gozi di non essere stato preciso per quanto riguarda gli orari di quella notte, che può dirci in merito?

In quel momento il Gozi non aveva motivo di accertarsi di quegli orari, orari che gli inquirenti hanno però potuto ricavare dai tabulati telefonici. Loris e sua moglie transitarono in via Gigli tra le 00.30 e le 00.40. La moglie di Loris, Anita, chiamò il  coniuge dal suo posto di lavoro alle 00.18 e lui la prelevò alle 00.30, la distanza tra il posto di lavoro di Anita Gozi e la casa della coppia è pari a circa tre chilometri.

Dottoressa può farci un esempio di un testimone non credibile?

Franca Bermani, una testimone del caso Poggi-Stasi, donna pia, retta, rigida, sempre sicura di sé, convinta, a causa della propria incultura e dell’assenza del dubbio, di non sbagliarsi mai, pur in buonafede, è stata il peggior testimone possibile. La Bermani, una volta entrata nella parte del testimone credibile, ha elargito dettagli ed indubitabili certezze, intralciando la ricerca della verità. La sua testimonianza è credibile per quel che attiene la  presenza di una bicicletta alle 9.10 del 13 agosto 2007 vicino al cancello di casa Poggi perché l’associazione di idee: bicicletta/risveglio precoce di Chiara le permise di fissare nella memoria il ricordo della bicicletta, non è credibile invece per quanto riguarda la descrizione della stessa. La Bermani, infatti, fornì dettagli che non aveva motivo di ricordare. 

Ma se la Bermani era in buonafede, non è lei la responsabile dei danni che può aver fatto alle indagini la sua testimonianza, non è vero?

Certamente, l’errore, relativamente alla testimonianza della Bermani, è stato fatto dal giudice Vitelli, il quale non ha scremato come avrebbe dovuto le informazioni fornite dalla testimone. Se la testimonianza della Bermani fosse stata valutata sulla base della psicologia della testimonianza, sarebbero emerse le involontarie falsità e le inesattezze di cui era intrisa. Il giudice, per non sbagliare, avrebbe dovuto attenersi ad un’unica macrodescrizione: bicicletta, e accertata dunque la presenza di una generica bicicletta, la logica avrebbe dovuto condurlo a concludere che tale bicicletta non poteva essere che la Umberto Dei Milano di Alberto Stasi per la presenza del DNA di Chiara sui pedali e che quindi Stasi si trovava sulla scena criminis molte ore prima della messinscena della scoperta.

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Omicidio di Roberta Ragusa: il sermone di Antonio Logli

Antonio Logli

Il 26 ottobre 2018 Antonio Logli è stato intervistato da Gianluigi Nuzzi, di seguito l’analisi di uno stralcio dell’intervista:

Nuzzi: Lei ha paura di andare in carcere, Logli?

La domanda di Nuzzi permetterebbe ad Antonio Logli di dire: “Ho paura che si perpetui l’errore giudiziario”.

Logli: “Ma senta io sono tranquillo del fatto che sono innocente e… quindi la paura… chi è che non ha paura di andare in carcere?… e a maggior ragione io oltretutto innocente perché se avessi fatto qualcosa non m… non mi preoccuperei assolutamente di andare in carcere, perché io la penso così: chi ha fatto del male o chi ha sbagliato è giusto che paghi e le dirò di più, io… credevo che fosse giusto che ci fosse la pena di morte per chi ha fatto del male e c’è la certezza, oggi no, ho paura, non ci deve essere la pena di morte, perché quello che sta succedendo a me può capitare a chiunque, di tutte le persone che mi stanno guardando in questo momento… perché le ripeto: io sono innocente, io non ho ucciso Roberta, hanno distrutto la mia vita e quella dei miei figli, più di questo non so cosa dirle, mi scusi se mi sono un attimo…”.

La risposta del Logli è invece un lungo sermone durante il quale:

  1. si è dichiarato per tre volte “innocente” ma, come sappiamo, dirsi innocente non equivale a negare l’azione omicidiaria;
  2. dicendo “se io avessi fatto qualcosa” ha aperto alla possibilità di aver commesso l’omicidio; 
  3. ha detto “se avessi fatto qualcosa non m… non mi preoccuperei assolutamente di andare in carcere, perché io la penso così: chi ha fatto del male o chi ha sbagliato è giusto che paghi” per apparire moralmente retto; solo chi non è moralmente retto sente la necessità di descriversi come tale; si tratta del “good guy/bad guy factor” in Statement Analysis;
  4. si è messo sullo stesso piano di “chi ha fatto del male e c’è la certezza”;
  5. ha negato di aver ucciso Roberta; sono ormai passati quasi 7 anni dall’omicidio, non è inaspettato che il Logli, dopo tanto tempo, riesca a dire “io non ho ucciso Roberta”; a questo punto il giornalista avrebbe dovuto chiedergli “Perché dovrei crederti?”.
  6. quando ha detto “hanno distrutto la mia vita e quella dei miei figli” non ha precisato chi avrebbe distrutto la sua vita e quella dei suoi figli perché non ha nessuno da accusare e non solo si è dipinto come una vittima ma si è anche “nascosto tra la folla”;
  7. si è scusato per il lungo sermone nel tentativo di ingraziarsi il giornalista;
  8. si è infine auto censurato.

Nuzzi: Se le dovesse andare in carcere, Antonio, Sara l’aspetterà?

Logli: “Ma senta io… io non voglio andare in carcere perché non sono un assassino, non ho fatto niente, e sarebbe un’ingiustizia spaventosa”.

“non sono un assassino” e “non ho fatto niente” non sono negazioni credibili. Come appena detto, Antonio Logli è incapace di negare in modo credibile. Negare di essere “un assassino” non equivale a negare di aver ucciso Roberta Ragusa nella notte tra il 12 e il 13 gennaio 2012 e “io non ho ucciso Roberta” non è sostituibile con “non ho fatto niente” che è una negazione vaga e temporalmente imprecisa.

Nuzzi: Logli perché non era disponibile quell’auto (la Ford Escort station wagon), perché gli investigatori non hanno potuto fare gli accertamenti?

Logli: “Ma non… intanto non è vero che la macchina non era disponibile, perché la macchina s’è guastata, perché aveva un difetto, non s’avviava e capitava spesso, è capitato anche quando ero con i miei figli, è capitato anche successivamente, in ogni caso siamo andati… “.

Inspiegabilmente Gianluigi Nuzzi interrompe Antonio Logli.

Nuzzi: Lei è un esperto di meccanica.

Logli: “Sì, ma siccome c’era un problema sulla pompa d’iniezione, prendeva aria e regolarmente, molto spesso, regolarmente la macchina non si avviava (…)”.

Il Logli dissimula ovvero non racconta il perché ci fosse “un problema sulla pompa d’iniezione” quel giorno. In realtà “la pompa d’iniezione prendeva aria” perché  il contenitore del filtro del gasolio era rotto e si era rotto proprio la notte dell’omicidio di Roberta. L’amico del Logli, che si recò con lui al cimitero di Pisa dove il Logli lasciò la Ford Escort perché non partiva, si accorse che il contenitore del filtro del gasolio era già avvolto in una pellicola trasparente del tipo da cucina. Una conferma del fatto che Antonio Logli sapeva già da prima di giungere al cimitero che il contenitore del filtro era rotto, lo aveva infatti già rivestito con la pellicola.

In seguito alla rottura del contenitore del filtro del gasolio della Ford Escort, il Logli:

  1. poco dopo le 00.40 del 14 gennaio 2012, parcheggiò la propria auto nel vialetto di casa;
  2. prese la Citroen3 di Roberta, cambiò auto per paura che la Ford Escort lo lasciasse a piedi in una delle fasi dell’omicidio e dell’occultamento del corpo di Roberta che aveva premeditato mentre si trovava all’interno della sua Ford Escort in via Gigli;
  3. pulì la strada dalle macchie prodotte dalla perdita di gasolio per nascondere le tracce del fatto che la sua macchina la notte tra il 13 e il 14 gennaio aveva stazionato in quel luogo;
  4. pulì anche il vialetto di casa dalle macchie prodotte dalla perdita di gasolio per nascondere le tracce del fatto che la sua macchina la notte tra il 13 e il 14 gennaio era stata lì parcheggiata;
  5. la mattina del 14 gennaio lasciò l’auto al cimitero per evitare che qualcuno notasse che perdeva gasolio e che proprio quella perdita accreditasse il racconto dei testimoni in quanto vi erano ancora chiazze di gasolio sia sulla strada che sul vialetto e proprio in corrispondenza delle zone dove la sua auto era stata ferma quella notte.

L’errata ricostruzione dei fatti operata su questo punto dai magistrati ha permesso al Logli di dire in un’intervista: “(…) non torna niente in questa cosa, poi dopo, siccome io sarei stato visto, ho cambiato macchina, cioè cosa sarebbe cambiato cambiando macchina? Se m’hai visto, m’hai visto”.

Nuzzi ha chiesto al Logli se non fosse anomalo che Roberta si allontanasse tra i campi di notte:

Logli: “(…) e’ vero che dei cani, per quello che mi hanno raccontato, sono andati in quella direzione ma è s… il giorno, se non erro, dopo arrivati altri 5 cani e hanno fatto tutta un’altra cosa, quindi non lo che cosa possa aver fatto”.

Si noti che il Logli ha riferito a Nuzzi di non essere stato presente quando i cani andarono verso i campi ma che gli fu “raccontato”.

Confrontiamo questa dichiarazione con quella rilasciata dal Logli su questo punto in una delle prime interviste a Chi l’ha visto?:

Logli: “Infatti, io credevo quando son partiti, dico: Ora entrano dentro, magari hanno sbagliato strada, perché la sera era uscita eee da lì, era entrata e uscita più d’una volta ed invece no, la porta era aperta… non sono entrati ma sono andati a dritto“.

Antonio Logli ha riferito alla giornalista di Chi l’ha visto? di essere stato presente e di aver pensato che i cani avrebbero potuto sbagliare strada, che sarebbero potuti entrare in autoscuola, ha poi aggiunto che “invece no”,  non si sbagliarono, “sono andati a dritto”, confermandoci che il percorso fatto dai cani corrisponde a quello che fece Roberta quella notte, un percorso di cui lui è a conoscenza per sua stessa ammissione. 

In un’altra occasione, sempre alla presenza della giornalista di Chi l’ha visto? il Logli, in uno scambio con il proprio padre, confermò di essere stato presente nel momento in cui Roberta scavalcò la staccionata per allontanarsi nei campi.

Valdemaro Logli: Secondo me è improbabile, a scavalca’ di notte a buio, qui dove va uno? Qui è veramenteee impossibile, no?

Antonio Logli: Ora però c’è da dire che a quell’ora… poteva co… ah già, mezzanotte, no, no, è buio, però… insomma, i lampioni sono accesi.

Come poteva sapere Antonio Logli che Roberta aveva scavalcato e si era diretta nei campi a mezzanotte se non per essere stato presente? Il Logli vide la moglie che si dirigeva verso via Gigli grazie alla luce dei lampioni e per questo motivo si recò lì in auto ad attenderla.

Durante la puntata del 26 ottobre 2018 è stato mandato in onda un drammatico scambio tra Antonio Logli e suo figlio Daniele:

Daniele Logli: Babbo, giurami che non hai mai fatto niente a mamma. 

Il povero Daniele suggerisce al padre di negare e lo invita a giurare.

Antonio Logli: “Io lo giuro sul bene più prezioso che siete voi, non ho fatto niente di male a Roberta, non l’ho mai uccisa”.

Una negazione credibile è composta da tre componenti:

  1. il pronome personale “io”;
  2. l’avverbio di negazione “non” e il verbo al passato “ho”, “non ho”;
  3. l’accusa “ucciso x”.

Se una negazione ha più o meno di tre componenti, non è una negazione credibile.

La frase “io non ho ucciso Roberta”, seguita dalla frase “io ho detto la verità”, riferita a “io non ho ucciso Roberta”, sarebbe stata una negazione credibile.

“non ho fatto niente di male a Roberta” non è una negazione credibile in quanto il Logli sostituisce la parola “ucciso” con “fatto niente di male”.

“non l’ho mai uccisa” non è una negazione credibile per la presenza dell’avverbio “mai”.

Giurare è un classico di chi non dice il vero, giura chi sente il bisogno di convincere perché non può avvalersi del cosiddetto “muro della verità” che è una potente ed impenetrabile barriera psicologica che posseggono coloro che dicono il vero e che gli permette di rispondere con poche parole. Già dopo la condanna in appello  Antonio Logli aveva spontaneamente giurato di non aver fatto del male a Roberta e non aveva negato in modo credibile di averla uccisa: “Per la condanna ho provato e provo un dolore lancinante, quello di una persona che non ha fatto nulla e che ora vede crollarsi il mondo addosso. (…) Non le ho mai fatto male, lo posso giurare sui miei figli che sono la cosa più importante che ho al mondo”.

Nuzzi chiede ad Antonio Logli se il Gozi avesse visto proprio lui in auto la notte della scomparsa di Roberta.

Nuzzi: Logli, era lei l’uomo che si copriva il viso?

Logli: Ma… eh… senta signor Nuzzi, io quella notte non sono mai uscito di casa per cui non so come mai il signor Gozi Loris dica questo, secondo me sbaglia persona perché non… mm… c’è motivo per dire questo.

Antonio Logli è incapace di negare in modo credibile, non riesce a mentire, non riesce a dire “No”; sceglie invece una via alternativa, quella della tirata oratoria attraverso la quale spera di convincere il suo interlocutore che “l’uomo che si copriva il viso” non fosse lui.

Antonio Logli ha ammesso di essere un assassino (intervista)

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Venerdì 19 ottobre 2018 è andata in onda un’intervista rilasciata da Antonio Logli alla giornalista Francesca Carollo. Secondo la criminologa Ursula Franco, l’intervista si è rivelata un autogol. 

Le Cronache Lucane, 22 ottobre 2018

Secondo la criminologa il Logli infatti non solo non è stato capace di negare di aver ucciso sua moglie Roberta Ragusa ma si è lasciato andare ad ammissioni incriminanti:

Giornalista: Questo è il salotto di casa vostra. Qui ci sono decine di foto della vostra famiglia, sopra al camino c’è la foto del tuo matrimonio. Ma eee è una casa come se qualcuno dovesse tornare dall’oggi al domani.

 “Ma eee è una casa come se qualcuno dovesse tornare dall’oggi al domani” è un suggerimento della giornalista, un’aggiunta non solo superflua ma capace di contaminare la risposta del Logli. Durante le numerose interviste da lui rilasciate, Antonio Logli ha dissimulato e tentato di manipolare i suoi interlocutori, suggerirgli delle conclusioni è farli un regalo. 

Antonio Logli: Ma noi speriamo che torni perché oggettivamente io non l’ho uccisa comeee… hanno detto i giudici, quindi per me… per noi tutti, è viva Roberta. Quindi speriamo che torni.

Si noti che Antonio Logli fa sua la conclusione della giornalista ma non riesce a dire “io spero che torni”, dice invece “noi speriamo che torni” con l’intento di”nascondersi tra la folla”.  

Quando una negazione ha più o meno di tre componenti non è una negazione credibile, pertanto “oggettivamente io non l’ho uccisa” non è una negazione credibile per la presenza dell’avverbio “oggettivamente”. 

Quando il Logli dice “quindi per me… per noi tutti è viva Roberta” per la seconda volta torna a “nascondersi tra la folla”. 

E con “Quindi speriamo che torni” il Logli torna a “nascondersi tra la folla” per la terza volta. 

Giornalista: Per te potrebbe tornare?

Si faccia caso alle parole usate dalla giornalista. 

Antonio Logli: Per me sì perché se l’assassino sono io… che non gli ho fatto niente, per me deve tornare. A meno che non sia successo qualcos’altro.

Si noti che Antonio Logli non ripete a pappagallo le parole della giornalista ma parlando liberamente afferma “se l’assassino sono io”aprendo quantomeno alla possibilità di essere l’assassino. 

“se l’assassino sono io”  è una frase che potrebbe essere catalogata anche come un’ammissione, si noti infatti che il Logli non dice “se l’assassino fossi io” ma “se l’assassino sono io”. 

“non gli ho fatto niente” non è una negazione credibile, il Logli sostituisce la parola “uccisa” con “fatto niente”.

Con la frase “A meno che non sia successo qualcos’altro” il Logli lascia intendere che Roberta potrebbe essere morta e apre alla possibilità che qualcuno possa ritrovare i suoi resti. 

Giornalista: Tu hai detto per me è viva e noi aspettiamo che torni. Sai che questa frase può attirarti un sacco di critiche?

Antonio Logli: Mah eee allora devo dire una cosa: E quelli che hanno detto di me che sono un assassino? Eh… io non sono un assassino, io non l’ho uccisa Roberta.

Ancora una volta spontaneamente, senza ripetere a pappagallo le parole della giornalista, Antonio Logli dice “sono un assassino”, ammettendo di essere un assassino.

“io non sono un assassino” non è una negazione credibile.

Dopo circa sette anni dall’omicidio Antonio Logli è capace di dire “io non l’ho uccisa Roberta”, il giornalista avrebbe dovuto chiedergli “Perché dovrei crederti?”.

La frase “io non ho ucciso Roberta”, seguita dalla frase “io ho detto la verità”, riferita a “io non ho ucciso Roberta”, sarebbe stata una negazione credibile. Una negazione che Antonio Logli non è mai stato capace di pronunciare perché, come lui stesso ha confermato è l’assassino della madre dei suoi due figli.

Le ammissioni incriminanti di Antonio Logli

Roberta Ragusa

Venerdì 19 ottobre 2018 è andata in onda un’intervista rilasciata da Antonio Logli alla giornalista Francesca Carollo. Un’intervista che si è rivelata un autogol, il Logli infatti non solo non è stato capace di negare di aver ucciso sua moglie Roberta Ragusa ma si è lasciato andare a due ammissioni incriminanti:

Giornalista: Questo è il salotto di casa vostra. Qui ci sono decine di foto della vostra famiglia, sopra al camino c’è la foto del tuo matrimonio. Ma eee è una casa come se qualcuno dovesse tornare dall’oggi al domani.

 “Ma eee è una casa come se qualcuno dovesse tornare dall’oggi al domani” è un suggerimento della giornalista, un’aggiunta non solo superflua ma capace di contaminare la risposta del Logli. Durante le numerose interviste da lui rilasciate, Antonio Logli ha dissimulato e tentato di manipolare i suoi interlocutori, suggerirgli delle conclusioni è farli un regalo. 

Antonio Logli: Ma noi speriamo che torni perché oggettivamente io non l’ho uccisa comeee… hanno detto i giudici, quindi per me… per noi tutti, è viva Roberta. Quindi speriamo che torni.

Si noti che Antonio Logli fa sua la conclusione della giornalista ma non riesce a dire “io spero che torni”, dice invece “noi speriamo che torni” con l’intento di”nascondersi tra la folla”.  

Quando una negazione ha più o meno di tre componenti non è una negazione credibile, pertanto “oggettivamente io non l’ho uccisa” non è una negazione credibile per la presenza dell’avverbio “oggettivamente”. 

Quando il Logli dice “quindi per me… per noi tutti è viva Roberta” per la seconda volta torna a “nascondersi tra la folla”. 

E con “Quindi speriamo che torni” il Logli torna a “nascondersi tra la folla” per la terza volta . 

Giornalista: Per te potrebbe tornare?

Si faccia caso alle parole usate dalla giornalista. 

Antonio Logli: Per me sì perché se l’assassino sono io… che non gli ho fatto niente, per me deve tornare. A meno che non sia successo qualcos’altro.

Si noti che Antonio Logli non ripete a pappagallo le parole della giornalista ma parlando liberamente afferma “se l’assassino sono io”aprendo quantomeno alla possibilità di essere l’assassino. 

“se l’assassino sono io”  è una frase che potrebbe essere catalogata anche come un’ammissione, si noti infatti che il Logli non dice “se l’assassino fossi io” ma “se l’assassino sono io”. 

“non gli ho fatto niente” non è una negazione credibile, il Logli sostituisce la parola “uccisa” con “fatto niente”.

Con la frase “A meno che non sia successo qualcos’altro” il Logli lascia intendere che Roberta potrebbe essere morta e apre alla possibilità che qualcuno possa ritrovare i suoi resti. 

Giornalista: Tu hai detto per me è viva e noi aspettiamo che torni. Sai che questa frase può attirarti un sacco di critiche?

Antonio Logli: Mah eee allora devo dire una cosa: E quelli che hanno detto di me che sono un assassino? Eh… io non sono un assassino, io non l’ho uccisa Roberta.

Ancora una volta spontaneamente, senza ripetere a pappagallo le parole della giornalista, Antonio Logli dice “sono un assassino”, ammettendo di essere un assassino.

“io non sono un assassino” non è una negazione credibile. 

Dopo circa sette anni dall’omicidio Antonio Logli è capace di dire “io non l’ho uccisa Roberta”, il giornalista avrebbe dovuto chiedergli “Perché dovrei crederti?”.

La frase “io non ho ucciso Roberta”, seguita dalla frase “io ho detto la verità”, riferita a “io non ho ucciso Roberta”, sarebbe stata una negazione credibile. Una negazione che Antonio Logli non è mai stato capace di pronunciare perché, come lui stesso ha confermato è l’assassino della madre dei suoi due figli.

Leggi anche: La negazione di Antonio Logli.

La negazione di Antonio Logli

Una negazione credibile è una negazione spontanea; una negazione costruita ripetendo a pappagallo le parole di un interlocutore non è una negazione credibile. 

Una negazione credibile è composta da tre componenti:

  1. il pronome personale “io”
  2. l’avverbio di negazione “non” e il verbo al passato “ho”, “non ho”
  3. l’accusa “ucciso x”, “rubato il y”, “violentato x”, “rapito x”, etc.

Se una negazione ha più o meno di tre componenti non è una negazione credibile.

La frase “io non ho ucciso x”, seguita dalla frase “io ho detto la verità”, riferita a “io non ho ucciso x”, nel 99% dei casi è la verità.

Antonio Logli

Il 19 ottobre 2018 è andato in onda il seguente scambio verbale tra Antonio Logli e una giornalista:

Giornalista: “C’è un indizio in particolare, importante per i giudici, che è  la famosa caduta dalla scala, cioè sarebbe un tentativo, secondo i giudici, di uccidere Roberta. Tu ci puoi spiegare questa caduta dalla scala, cosa è successo?”.

Antonio Logli: “Intanto senti, ti dico che io non ho ucciso Roberta, io sono una brava persona, non ho mai fatto del male a nessuno, eee quello cheee è successo, praticamente qui sopra c’è una soffitta eee per raggiungerla c’è questa scala, se vuoi ti faccio vedere come si apre e com’è fatta”.

Si noti che il Logli non risponde a tono alla domanda, non nega di aver tentato di uccidere Roberta ma prova a negare di averla uccisa.

Vediamo perché “Intanto senti, ti dico che io non ho ucciso Roberta, io sono una brava persona, non ho mai fatto del male a nessuno” non è una negazione credibile:

  1. In primis è una negazione inaspettata, fuori dal contesto, in quanto è stata pronunciata in un momento in cui nessuno lo stava accusando di aver ucciso Roberta. Il fatto che il Logli abbia avuto il bisogno di annunciarla con la frase “Ma intanto senti, ti dico che” dimostra che è una negazione prefabbricata, non spontanea. 
  2. il Logli non si è limitato a dire “io non ho ucciso Roberta” ma ha aggiunto “io sono una brava persona” e “non ho mai fatto del male a nessuno” rivelando un bisogno di convincere;“io sono una brava persona” rappresenta il “good guy/bad guy factor” in Statement Analysis; solo le cattive persone sentono la necessità di descriversi come brave persone; peraltro il fatto che siano passati 7 anni dall’omicidio permette al Logli di dire “io non ho ucciso Roberta”;
  3. “non ho mai fatto male a nessuno” non è una negazione credibile. Il Logli ricorre all’avverbio “mai” per far riferimento ad un periodo di tempo indeterminato e sostituisce la parola “ucciso” con “fatto del male” e “Roberta” con “nessuno”. 

In altre parole, ancora una volta Antonio Logli ha mostrato di non potersi avvalere della protezione del cosiddetto “muro della verità” che è una potente ed impenetrabile barriera psicologica che posseggono coloro che dicono il vero e che gli permette di rispondere con poche parole perché non sentono il bisogno di convincere nessuno.

Leggi anche: Le ammissioni incriminanti di Antonio Logli

Omicidio di Roberta Ragusa: analisi critica delle motivazioni della sentenza di condanna di Antonio Logli

La ricostruzione dei fatti è il fulcro su cui ruota un caso di omicidio, pertanto una ricostruzione senza smagliature dovrebbe essere la priorità di una procura che intenda identificare il responsabile di un delitto, degli avvocati di parte civile, della difesa di un innocente e dei giudici che emettono una sentenza ed invece purtroppo nel nostro paese manca la cultura della verità. Nel caso una procura si trovi a perseguire un colpevole, le falle nella ricostruzione dei fatti lasciano spesso spazio alla sua difesa; altre volte una ricostruzione sbagliata della procura, non smascherata dalla difesa, conduce a grossolani errori giudiziari.

Roberta Ragusa

Di seguito un’analisi critica delle motivazioni della sentenza di condanna di Antonio Logli emessa dalla Corte d’Appello di Firenze nel maggio 2018.

Secondo i giudici: “La notte della scomparsa la donna (Roberta Ragusa) è in tenuta da notte, intenta a sbrigare incombenze ordinarie, pronta ad andare a letto, il Logli è invece in soffitta a parlare con l’amante impegnato in tre successive conversazioni telefoniche l’ultima delle quali iniziata alle ore 00:17, si interrompe in pochi secondi”.

E’ vero che il Logli la notte della scomparsa di sua moglie Roberta fece tre telefonate all’amante, Sara Calzolaio:

a) una prima telefonata di 42 minuti che iniziò alle 23.08 e terminò alle 23.50;

b) una seconda telefonata di 20 minuti che iniziò alle 23.56 e terminò alle 24.16;

c) una terza telefonata di soli 17 secondi che iniziò alle 00.17,

ma non corrisponde al vero che Antonio Logli abbia fatto tutte e tre le telefonate a Sara dalla soffitta.

Di sicuro il Logli fece la prima telefonata all’amante mentre lo stesso si trovava in soffitta, è stata la stessa Sara Calzolaio a riferire agli inquirenti di aver sentito le voci dei bambini durante quella prima telefonata e che il Logli le aveva confidato di essere in soffitta. Dopo la fine di quella telefonata però, ovvero dopo le 23.50, Antonio Logli prelevò sua figlia dal letto matrimoniale e la mise nel lettino e poi lo stesso si recò in autoscuola e da lì fece le altre due telefonate. Chiamò nuovamente Sara alle 23.56 e infine alle 00.17 per un’ultimo saluto affettuoso.

Una ricostruzione confermata dal Logli in un’intervista: “Abbiamo cenato eeee i bambini sono andati a lettooo un po’ più tardi del solito, verso le 11.00, ioooo ho fatto… mmm… delle cose che avevo da fare qui, ho messo a posto della roba in soffitta, sono andato all’autoscuola”.

Inoltre non è vero che Roberta al termine della prima telefonata, ovvero intorno alle 23.50, come sostengono i giudici, fosse “intenta a sbrigare incombenze ordinarie, pronta ad andare a letto”; la Ragusa, quando il Logli scese dalla soffitta e prelevò sua figlia dal letto matrimoniale, si trovava nel letto al fianco della bambina, lo prova il fatto che il suo telefonino era e rimase sul comodino.

Il Logli, su questo punto, in una delle prime interviste, si è tradito: “(…) e poi la sera siamo andati in casa, abbiamo mangiato e come le altre sere, no, veramente, no, come le altre sere, sono andato a letto un pochino prima io di lei”, in pratica ha riferito alla giornalista che, come le altre sere, Roberta era andata a letto prima di lui e poi si è corretto dicendo che, a differenza dal solito, era andato a letto “un pochino prima” della moglie, peraltro lasciando intendere di essere a conoscenza dell’orario e del fatto che Roberta andò a letto quella sera.

Sempre secondo i giudici: “Il Logli quindi non è a letto, come da lui falsamente dichiarato, è sveglio, ha contezza di dove sia la moglie e assiste anche alla sua fuga, avvenuta in prossimità di questo orario: da tali fatti si evince con chiarezza che la donna si è allontanata in tenuta da notte sotto l’influsso di un’enorme emozione e paura che non può che essere dipesa dalla scoperta definiva dell’identità dell’amante con la qual il marito si intratteneva. Ad avviso di questa Corte la Ragusa, resa più sospettosa e guardinga dagli eventi dei giorni precedenti aveva cercato di comprendere, forse spiando, come aveva fatto già nella precedente occasione, con chi il marito si intrattenesse, finendo viceversa con l’essere essa stessa scoperta. In altri termini la Ragusa, allarmata, in stato di allerta ma ansiosa di raggiungere la verità fino ad allora sfuggita, deve essersi posta in stato di vigilanza, spiando le mosse del marito e cercando di carpirne i dialoghi, fino ad essere essa stessa scoperta: una reciproca sorpresa in flagranza con un istantaneo e terribile faccia a faccia tra i coniugi, rivelatore della scoperta della reciproca raggiunta, consapevolezza”.

Nella ricostruzione dei giudici manca un passaggio cruciale, il Logli, dopo le 23.50, dopo aver messo sua figlia a letto, andò in autoscuola; Roberta, che si trovava nel letto con la propria figlia, si svegliò, si mise le scarpe da tennis, che usava in palestra e che non furono mai ritrovate, e una giacca e seguì di nascosto il marito in autoscuola. Fu proprio nei locali dell’autoscuola che Roberta sentì parlare Antonio con l’amante, ma soprattutto sentì il marito chiudere l’ultima telefonata con un “Ti amo, buonanotte”, una frase che il Logli pronunciò perché credette di essere solo, ne nacque logicamente una discussione e la povera Ragusa, decisa ad affrontare la rivale, uscì dall’autoscuola, percorse pochi metri, raggiunse la staccionata, la scavalcò e si incamminò nei campi per dirigersi a casa di Sara Calzolaio che abitava poco distante.

Secondo i giudici: “La sorpresa e il terrore alimentati dalla recente esperienza, vissuta dalla donna come un tentativo di omicidio, non hanno consentito ad avviso di questa Corte che si sviluppasse tra i due alcuna discussione: non vi è stato alcun alterco, alcun litigio, alcun clamore, tanto è vero che neppure i figli sono stati svegliati o hanno percepito alcunché”. 

Non corrisponde al vero ciò che hanno scritto i giudici su questo punto, il Logli e sua moglie Roberta discussero per ben due volte quella notte:

a) la discussione iniziale tra Antonio e Roberta ebbe luogo dopo le 00.17 in autoscuola, per questo motivo i bambini non sentirono niente e così il titolare della scuola di ballo che aveva lasciato l’edificio poco prima. 

b) una seconda discussione impegnò i due coniugi in via Gigli, in quell’occasione un testimone, Loris Gozi, li udì. 

Il Logli non minacciò mai di morte sua moglie, una volta intercettatala in via Gigli, la convinse con le buone ad entrare in auto (C3). Probabilmente il Logli le promise che l’avrebbe portata a casa di Sara Calzolaio per chiarire.

Fu Roberta ad alzare la voce e a sbattere con forza le portiere dell’auto per la rabbia, il Logli non aveva alcun interesse a richiamare l’attenzione dei vicini perché a quel punto aveva già in mente di uccidere sua moglie. E’ Loris Gozi a confermarcelo in un’intervista: “Perché c’erano delle urla, la signora urlava, delle urla strazianti, forti. (…) Ho sentito solo urlare, ma forte, come una donna che urla fo… che urla forte”. Il Gozi sentì la voce di Roberta e non quella del Logli perché Antonio cercò di abbassare i toni, cercò di calmare sua moglie per convincerla a salire in auto in moda da condurla in una zona isolata e ucciderla.

Sempre secondo i giudici: “La Ragusa, in preda al panico percependo il grave pericolo per la propria incolumità è semplicemente e istintivamente scappata, così come si trovava, senza mettere niente altro addosso, senza portare niente con sé, e proprio attraverso i campi, come indicato dalle tracce fiutale dai cani, per sottrarsi alla vista e al prevedibile inseguimento del marito di cui aveva paura. Una fuga per la strada pubblica non sarebbe stata funzionale a detto scopo, poiché sarebbe stata visibile e raggiungibile e quanto al chiamare i suoceri, si trattava di persone che la donna sentiva distanti, fredde e non tutelanti”.

E’ un errore grossolano pensare che Roberta abbia sentito il Logli parlare con l’amante mentre si trovava in casa e che, per paura del marito, fosse fuggita tra i campi. Roberta intraprese la via dei campi non perché in preda al panico o per fuggire al Logli ma perché era intenzionata a raggiungere l’abitazione dell’amante del marito, Sara Calzolaio, e proprio perché si trovava in autoscuola, peraltro a pochi passi dalla staccionata che divide il parcheggio dell’autoscuola dai campi, non ebbe accesso alle chiavi della propria auto che erano rimaste in casa. Ella infatti, se ne avesse avuto la possibilità, avrebbe usato l’auto a causa delle temperature particolarmente basse di quella notte, dell’orario e della fretta che aveva di chiarire con la Calzolaio. 

Il fatto che Roberta si sia allontanata a piedi è la riprova che la discussione tra lei e il marito si consumò in autoscuola e non in casa dove si trovavano le chiavi dell’auto della donna.

L’errata ricostruzione dei fatti operata su questo punto dai magistrati ha permesso al Logli di dire in un’intervista: “(…) non torna niente in questa cosa (…) e poi cambiando macchina Roberta, che è stata minacciata di morte, sta lì e m’aspetta cioè mmm è inverosimile io credo che cosa più incredibile di questa non… non ci sia”. 

Secondo i giudici: “In concomitanza con tale sequenza temporale si colloca la formidabile deposizione del Gozi che inizialmente e consequenzialmente vede il Logli in posizione statica di attesa, circa nel luogo dal quale secondo la direzione intrapresa dalla fuggitiva, la donna avrebbe dovuto prima o poi sbucare dal campo. Questa prima scena così come descritta dai testi Loris Gozi e Anita Gombi, assume il valore di conferma e di decisivo significato indiziario: i testi descrivono una situazione insignificante e di per sé non allarmante, anzi neutra, ma probatoriamente preziosa, perché strettamente complementare e reattiva per tempistica e luogo ad eventi che si erano poco prima consumati tra altre persone, in altra sede e per ragioni a loro estranee. Il Logli ha consapevolezza di essere stato notato dal teste, che aveva un’auto vistosa a lui nota, per tale motivo rientra e cambia auto, che verrà notata dalla Latona posteggiala davanti a casa, in orario che, per quanto sopra detto trattando specificamente di tale indizio, non è affatto incompatibile con la deposizione Gozi, considerando la stretta prossimità dell’abitazione e il fatto che l’avvistamento successivo del Gozi è da collocarsi a circa venti minuti o mezz’ora dopo”.

Il Logli non cambiò auto perché si accorse di essere stato visto all’interno della sua Ford Escort da Loris Gozi, come affermato dai giudici, non ne avrebbe infatti tratto alcun beneficio. Anzi, il fatto che il Gozi abbia potuto identificare non una ma due delle auto appartenenti alla famiglia Logli/Ragusa in strada quella sera, ha danneggiato Antonio Logli.

Purtroppo però inquirenti e magistrati hanno ignorato due fatti di rilievo:

a) una testimone vide il Logli pulire la strada nel punto dove aveva temporaneamente parcheggiato la sua Escort la notte della scomparsa della Ragusa e dove era stato notato dal Gozi;

b) la collaboratrice domestica di Roberta, Margherita Latona, ha sostenuto di aver visto il Logli pulire il vialetto di casa sua e proprio nel punto in cui la notte stessa della scomparsa di Roberta era parcheggiata la sua Escort.

In un’intervista, nel tentativo di sminuire il valore della dichiarazione della Latona agli inquirenti, il Logli ha detto: “Margherita Latona fece una telefonata, l’ho letto nelle carte, era affacciata allo stanzino del… dove io ho la lavatrice di casa e sotto di lei c’è uno stanzino dove tengo, diciamo, un ripostiglio, all’interno avevo una busta con della sabbia che uso per mettere nei commenti del piazzale dell’autoscuola, mentre prendo questa busta e giro per andare verso il piazzale in terra dei ragazzini avevano fatto quei disegni per fare il gioco che ci si salta dentro e mi sembravano brutti e io ho preso qualcosa e ho cominciato a grattare per vedere se lo potevo togliere, in realtà dopo poco mi so accorto che non ci facevo nulla le strisce, le righe che erano in terra son rimaste tali e quali”.

Con questa dichiarazione, il Logli ha aggiunto un tassello cruciale alla ricostruzione dei fatti della notte della scomparsa di Roberta Ragusa, ha affermato di aver usato la sabbia il giorno seguente.

La sabbia è la chiave del caso. 

La notte dell’omicidio Antonio Logli danneggiò il contenitore del filtro del gasolio della sua Ford Escort station wagon ed il giorno dopo pulì sia la strada che il vialetto per nascondere le tracce del fatto che la sua macchina la notte precedente aveva stazionato in quei due luoghi.

Contenitore e filtro del gasolio

Loris Gozi vide Antonio Logli fermo dentro la sua Ford Escort station wagon a fari spenti, in via Gigli, tra le 00.30 e le 00.40.

La notte del 13 gennaio 2012 la domestica vide la Ford Escort del Logli parcheggiata nel vialetto poco dopo le 00.40.

Il Logli, la notte dell’omicidio, maturò l’idea di uccidere sua moglie mentre si trovava in strada all’interno della sua Ford Escort station wagon e cambiò macchina non perché lo vide il Gozi, come erroneamente affermato dai giudici nelle motivazioni della sentenza, ma per non rischiare che l’auto danneggiata, ovvero la sua Escort, lo lasciasse a piedi in una delle fasi dell’omicidio e dell’occultamento del corpo di Roberta.

Antonio Logli, dopo essersi accorto del guasto, riportò a casa la Ford Escort, la parcheggiò nel vialetto, dove non era solito lasciarla e dove la vide la collaboratrice domestica, Margherita Latona, e uscì di nuovo, questa volta con la Citroen (C3) di Roberta. 

E’ logico inferire che il Logli non avrebbe perso tempo a riempire con la sabbia i commenti del piazzale dell’autoscuola sia nel caso fosse stato preoccupato per la scomparsa di Roberta sia nel caso l’avesse uccisa, pertanto si può concludere che abbia usato la sabbia per asciugare il gasolio colato dalla sua auto sulla pavimentazione del vialetto. 

Il Logli pulì la strada ed il vialetto di casa sua per il timore che la perdita di gasolio lo tradisse dato che era la riprova che la sera della scomparsa della moglie si trovava in via Gigli in auto e non a letto. Per questo stesso motivo, pur sapendola danneggiata, usò la sua auto per raggiungere il cimitero al mattino dopo, lo fece per lasciare l’auto a debita distanza da casa, per evitare che qualcuno notasse che perdeva gasolio e che quindi quella perdita accreditasse il racconto dei testimoni in quanto vi erano ancora chiazze di gasolio dove la sua auto era stata ferma quella notte.

L’errata ricostruzione dei fatti operata su questo punto dai magistrati ha permesso al Logli di dire in un’intervista: “(…) non torna niente in questa cosa, poi dopo, siccome io sarei stato visto, ho cambiato macchina, cioè cosa sarebbe cambiato cambiando macchina? Se m’hai visto, m’hai visto”. 

Secondo i giudici: “A tale proposito vengono citate le dichiarazioni rese da un amico dell’imputato (…) propose di fare un giro in macchina transitando dai due cimiteri ove erano seppelliti i genitori della Ragusa. Saliti sulla Ford di proprietà dell’imputato e giunti al cimitero  di Pisa, si constatò tuttavia che il motore dell’auto non si avviava, nonostante l’imputato provasse a caricare il circuito di alimentazione del gasolio con l’apposita pompa del vano motore.  A quel punto veniva chiamato il padre dell’imputato che giungeva dopo circa 15/20 minuti e li riaccompagnava a casa (…) A tale proposito affermava che la problematica al  motore dell’auto, a dire dell’imputato si verificava frequentemente e che egli stesso, guardando il  vano motore, notava che il contenitore del filtro del gasolio era avvolto in una pellicola trasparente del tipo da cucina”.

E’ in questo stralcio di motivazioni la conferma del fatto che il Logli si era accorto prima di giungere al cimitero che il contenitore del filtro era rotto, lo aveva infatti già rivestito con la pellicola da cucina. 

Antonio Logli

Secondo i giudici: “Il delitto non era certo stato programmato per quella data e in quella occasione, come attestano le circostanze accertate e finanche la mancanza da parte del Logli della possibilità di approntare e addurre più adeguate e logiche circostanze della scomparsa della moglie e di costruire un albi più solido a suo favore, ma tuttavia proprio dal mancato ritrovamento del corpo si deve escludere che si sia trattalo di dolo d’impeto.
In qualunque modo ne abbia cagionato la morte, il mancato rinvenimento del corpo nonostante le già illustrate massicce ricerche, e a prescindere dalla circostanza tecnica che non sia stata contestata la premeditazione, indica chiaramente che l’imputato si fosse comunque già prefigurato nei dettagli l’evenienza della soppressione della moglie, significativamente e a ragion veduta temuta dalla povera Ragusa, ponendosi e con un certo anticipo il problema di disfarsi del cadavere, in modo senza dubbio efficiente alla luce degli eventi. La notte dei fatti invece la situazione è precipitata, con la scoperta da parte della Ragusa, sorpresa a sua volta dal marito e la immediata resa dei conti culminata nel terrore e nella fuga della donna raggiunta e coattivamente trattenuta, e nella sua soppressione. Insomma la mancata scoperta del corpo e delle modalità esecutive dell’omicidio qualificano in modo vieppiù negativo la personalità dell’autore e la sua capacità criminosa, la freddezza nell’ideazione, la precisione nell’esecuzione, e infine l’efficacia nella soppressione del corpo”.

I cadaveri si trovano più spesso per caso che durante le ricerche, pertanto è proprio la casistica ad indurci a dubitare che il fatto che il corpo di Roberta Ragusa non sia stato ritrovato indichi “chiaramente che l’imputato si fosse comunque già prefigurato nei dettagli l’evenienza della soppressione della moglie (…) ponendosi e con un certo anticipo il problema di disfarsi del cadavere, in modo senza dubbio efficiente alla luce degli eventi”

Ed è proprio il modo in cui il Logli tentò di uccidere Roberta, ovvero facendola cadere dalle scale, che ci permette di escludere che, prima della notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012, lo stesso avesse pensato di farne sparire il corpo.

Il Logli premeditò l’omicidio di Roberta e pensò al luogo dove avrebbe potuto occultarne il cadavere (lo stesso luogo dove la uccise) mentre si trovava all’interno della sua Ford Escort quella stessa notte, in precedenza aveva pensato di sopprimerla simulando un incidente, pertanto non aveva avuto necessità di pensare ad un luogo dove nasconderne il cadavere. In altre parole, il Logli non era preparato al susseguirsi degli eventi della notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012.  

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Analisi di un’intervista rilasciata da Antonio Logli dopo la sentenza della Corte d’Appello di Firenze (3 giugno 2018)

Analisi di un’intervista rilasciata da Antonio Logli dopo la sentenza della Corte d’Appello di Firenze

Antonio Logli ha rilasciato un’intervista ad un programma televisivo circa due settimane dopo la sentenza della Corte d’Appello di Firenze che lo ha condannato a 20 anni di carcere per l’omicidio di sua moglie Roberta Ragusa, confermando la decisione dei giudici di primo grado della Corte d’Assise di Pisa.

Antonio Logli: Se Roberta tornasse sarebbe una gioia immensa. Sicuramente si ricomincerebbe a vivere eee e te l’ho detto, il problema che c’è Sara, è un problema irrisorio, perché una soluzione si trova a tutto.

Antonio Logli non mente quando dice che “Se Roberta tornasse sarebbe una gioia immensa”, non perché provi rimorso o senso di colpa per averla uccisa ma perché rischia una condanna definitiva a 20 anni di carcere.

Quando il Logli dice “il problema che c’è Sara, è un problema irrisorio”  lascia intendere che Sara sia un problema, tanto che lo ripete per due volte. Evidentemente il loro rapporto è tutt’altro che idilliaco.

Antonio Logli: Io sono innocente, non ho mai fatto del male a nessuno, te l’ho già detto e lo ripeto all’infinito e f… tantomeno a Roberta, capito? Tutto… ammazzatemi perché l’ho tradita, quello sì, ma del male non le ho mai fatto.

Antonio Logli non è capace di negare di aver ucciso sua moglie Roberta Ragusa.

Il Logli, poiché mentirebbe, non riesce a dire: “Io non ho ucciso Roberta ” o “Io non ho ucciso mia moglie Roberta” o “Io non ho ammazzato Roberta ” o “io non ho ammazzato mia moglie Roberta” ma:

1) Si dichiara “innocente”.  

Dirsi innocenti non equivale a negare l’azione omicidiaria. Il Logli riesce a dirsi innocente perché è ancora potenzialmente “innocente de iure” in quanto non è stato ancora condannato in via definitiva.

Un soggetto può essere “innocente de iure” ma non “de facto”, quando è “innocente de iure” e “de facto” o solo “de facto” è capace di negare in modo credibile, non quando lo è solo “de iure”.

2) Prova a negare con un’affermazione vaga che copre un periodo di tempo indefinito, “non ho mai fatto del male a nessuno” non rientra nel novero delle negazioni credibili ed è un classico di chi dissimula. Da notare che il Logli non riesce neanche a dire le parole “ucciso” e “ammazzato” per evitare lo stress che gli produrrebbe il confrontarsi con l’accusa.

3) “te l’ho già detto e lo ripeto all’infinito” non è una garanzia del fatto che dica la verità, l’unico modo credibile di negare le accuse è negarle chiamandole per nome e poi, riferendosi alla propria negazione, affermare di aver detto la verità, cose che il Logli non è mai stato capace di fare. Antonio Logli è uno che della dissimulazione ha fatto la sua bandiera, egli conta sul fatto che siano gli altri ad interpretare a suo favore ciò che dice. 

4) Il Logli, dicendo “ammazzatemi”, lascia intendere di meritare di venir ucciso però poi sente la necessità di spiegare che è pronto a farsi ammazzare “perché l’ho tradita”. Il Logli, invece di negare di aver ucciso Roberta, perde tempo in escamotage attraverso i quali cerca di ridicolizzare l’intera faccenda.

5) Quando dice “del male non le ho mai fatto”, non nega di averla uccisa ma parla di “male” e con il “mai” fa riferimento ad un periodo di tempo indefinito e non alla notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012.

Antonio Logli: Il doloreee che ho provato e provo è un dolore lancinante, è un dolore di una persona che sa di non aver fatto niente eee li… si vede crollare tutto il mondo addosso e la cosa che fforse mi fa più male, anzi che mi fa più male, è il fatto che non si sa dov’è Roberta.

Da notare che, quando Antonio Logli dice “una persona che sa di non aver fatto niente”, parlando non di sé ma di “una persona”, non riesce neanche a dire “una persona che non ha fatto niente” e non solo non nega di aver ucciso Roberta ma  neanche specifica quando questa fantomatica “persona” non avrebbe fatto “niente”. Egli, ancora una volta, si aspetta che siano gli altri ad interpretare le sue parole. 

Da notare che quando dice “si vede crollare tutto il mondo addosso” non parla di se stesso ma di quella “persona che sa di non aver fatto niente”. 

Un soggetto che ha ucciso e occultato il cadavere della sua vittima, durante un’intervista come questa, rievoca di continuo quei fatti specifici nella sua mente, può pertanto lasciare filtrare involontariamente delle informazioni, a volte relative al luogo dell’occultamento, questo fenomeno si chiama Leakage. Sulla base di questo dato, azzardo un’ipotesi, c’è la possibilità che il Logli dica “una persona (…) si vede crollare tutto il mondo addosso” riferendosi a Roberta, non solo perché il mondo crollò simbolicamente proprio addosso a lei quando scoprì che l’amante del marito era Sara, una giovane a cui lei voleva bene e di cui si fidava, ma anche fisicamente. Il Logli infatti, con questa frase, potrebbe essersi fatto sfuggire un indizio relativo al luogo dell’occultamento, un luogo dove si può far “crollare” un certo materiale, sabbia o sassi, su un corpo allo scopo di occultarlo. Il Logli ha occultato il corpo di Roberta in una cava? Se ne potrebbe avere la conferma analizzando le sue intercettazioni ambientali e telefoniche.

Antonio Logli: E io dico, se lei è uscita qualcosa deve essere successo, però non sappiamo che cosa le è successo ma questa è una mancanza che è incolmabile, per tutti, ti dico la verità.

Il Logli inizialmente parla per se stesso “E io dico” poi passa al plurale “però non sappiamo” e “questa è una mancanza che è incolmabile, per tutti”; come molti colpevoli, egli infatti desidera nascondersi nella folla, un atteggiamento verbale che anche Giosuè Ruotolo ha ripetutamente messo in atto.

Il fatto che il Logli, in questa occasione, dica “ti dico la verità” riferendosi alla “mancanza che è incolmabile” ci induce a credergli, egli si riferisce non all’aspetto affettivo ma alla crescita dei figli. 

Giornalista: Come erano i vostri rapporti prima di quella sera?

Antonio Logli: Senti i nostri rapporti son sempre stati tranquilli co… come ho sempre detto, è un dato oggettivo, è vero che io l’ho tradita con un’altra donna, non lo posso nascondere, però il nostro rapporto era un rapporto fra persone mature, grandi, e non c’eraaa… non c’era e non c’è mai stato nessun litigio.

Il fatto che il Logli dica “non lo posso nascondere” riferendosi al tradimento, ci lascia intendere che invece abbia “potuto” nascondere qualcos’altro.

Giornalista: Tu da sempre hai detto: “Non sono stato io”, hai mai fatto del male a tua moglie?

La giornalista trae una sua conclusione personale e si cimenta in una domanda chiusa peraltro mal posta. La giornalista chiede al Logli se abbia mai fatto del male a Roberta, non se l’abbia uccisa. 

Antonio Logli: No. Io non ho mai fatto male a nessuno tantomeno a Roberta, questo te lo posso garantire sul bene più prezioso che sono i miei figli guarda, non… non ho mai fatto del male a nessuno.

Il Logli è capace di dire “No”, proprio perché la domanda è mal posta ma in seguito indebolisce la negazione provando a giustificarsi, un bisogno che, se fosse innocente non  avrebbe avuto, ma il Logli, essendo responsabile del reato a lui contestato, è privo del “muro dell verità”, un’impercettibile barriera psicologica che solo gli innocenti hanno e che li induce a rispondere con poche parole perché non hanno bisogno di convincere nessuno.

Nelle 35 parole che seguono al “No” sono presenti due negazioni in cui il Logli non dice di non aver ucciso Roberta ma di non aver “mai fatto del male a nessuno” e una specie di giuramento sui suoi figli, entrambi classici di chi dissimula.

Se il Logli fosse stato innocente avrebbe negato di aver commesso l’omicidio del quale è accusato, avrebbe colto l’occasione per dire “Io non ho ucciso Roberta”, e non avrebbe invece ripetuto a pappagallo le parole della giornalista.

Giornalista: Mi dici cosa ti ricordi di quella notte?

Antonio Logli: Ma io mi ricordo benissimo Roberta che era a sedere al tavolo in cucina, a sinistra, di fronte alla televisione, e stava guardando la televisione con real time e stava scrivendo la lista della spesa, io ho preso e sono andato a letto e questa è l’ultima cosa che mi ricordo, mi ricordo che quella sera abbiamo mangiato un minestrone, che tra l’altro eraaa mmm… di verdura, questa… queste sono le cose che mi ricordo bene.

Posto che nessuno di noi non è in grado di rievocare ciò che non ricorda, il fatto che il Logli dica “mi ricordo benissimo”, “mi ricordo, mi ricordo” e “queste sono le cose che mi ricordo bene” ci fa inferire che nelle risposte precedenti non abbia pescato nei suoi ricordi.

La collaboratrice domestica di Roberta ha riferito agli inquirenti che non era abitudine della Ragusa scrivere una lista della spesa prima di recarsi al supermercato ma che invece la donna era solita aggiungere quotidianamente ad una nota che teneva in cucina ciò che le mancava, la riprova che quella sera la Ragusa non si trattenne a scrivere la lista è il fatto che l’ultimo elemento della nota è scritto con una penna diversa e quindi, con tutta probabilità, non scrisse quella lista quella notte. Difficile pensare che la Ragusa fosse venuta a conoscenza di qualcosa di rilevante mentre scriveva la lista e che in seguito fosse tornata per aggiungere l’ultimo elemento con una penna diversa. Il suo stato d’animo le avrebbe impedito di concentrarsi sulla lista e tantomeno di scrivere: “yogurt muller con ciambelline”.

Giornalista: E poi al mattina dopo?

Antonio Logli: E la mattina dopooo… mi ricordo che… ora è passato tanto tempo, potrei sbaglia’ qualcosa, mi ricordo che è suonatooo nel mm… il cellulare, iooo avevo preso un giorno di ferie e sono andato a svegliare mio figlio perché non la trovavo, l’ho cercata in casa eee e poi vabbè, insomma, dopo è successo un macello.

Ancora due imbarazzanti “mi ricordo”.

Giornalista: Tu non ha mai cambiato versione in questi 6 anni, quella notte dormivi, è così?

E’ la giornalista a suggerire al Logli la risposta.

Antonio Logli: Questo è…. è indubbio, io ero in casa, non sono mai uscito.

Nonostante la giornalista abbia inserito la risposta nella domanda, la domanda appare sensitiva tanto che per rispondere il Logli ha bisogno di prendere tempo con una ripetizione della parola “è” e con una pausa.

Giornalista: Cosa rispondi a Loris Gozi che dice di averti visto, di aver visto la tua macchina e tu che ti coprivi il volto?

La risposta che ci saremmo aspettati: “Gli rispondo che si sbaglia, non è possibile che il Gozi mi abbia visto in strada perché la notte della scomparsa di Roberta io in strada non c’ero, né io, né la mia auto”…

Antonio Logli: Senti io non ce l’ho con… con… con Loris, non ce l’ho con nessuno, l’unica cosa penso chee ognuno ha una coscienza ee che si guardi nel profondo della coscienza dell… dell’animo, del cuore, senti io non voglio fare polemiche, sicuramente qui è successo qualcosa che non doveva succedere, nel senso che… io di certo so che lì non ci sono mai andato, né quella sera, né i giorni successivi, io da quella strada ci sono passato tantissime volte per andare in motorizzazione e tornare, solo questo… questa è una certezza granitica che io ho e non c’è ombra di dubbio.

… invece il Logli non riesce a negare e impegna le sue energie in un sermone moralistico durante il quale dice di non avercela con Loris Gozi, e come potrebbe? E poi riferendosi ad un signor “ognuno” lo invita a guardarsi “nel profondo della coscienza dell… dell’animo, del cuore” aspettandosi che chi lo ascolta pensi che stia parlando del Gozi mentre non ne è capace perché mentirebbe.

Quando il Logli dice “sicuramente qui è successo qualcosa che non doveva succedere, nel senso che…”, nel tentativo di far passare il messaggio che potrebbe essere stato Loris Gozi a commettere l’omicidio, pretende di essere creduto con un “sicuramente” che invece indebolisce la sua affermazione.

Giornalista: Una cosa dopo l’altra siamo arrivati a due condanne.

Antonio Logli: Non lo so nemmeno io… non ne ho la più pallida idea l… l’unico problema è che boh forseee è stato più, diciamo, ill clamore mediatico, non lo so, che ha convinto in modo errato i giudici, penso, perché…

Giornalista: Tu dici che non sei neanche andato il giorno dopo a far vedere la foto di tua moglie per capire dove fosse andata.

Ancora una volta la giornalista suggerisce al Logli una risposta negativa.

Antonio Logli: Certo, ma questo… è stato dimostrato in tutti… nei 2 gradi di giudizio con i documenti… in ogni caso ero insieme ad altre persone quando… quando lui direb… dice che io sarei andato da lui, quindi era impossibile che io ci fossi andato ee comunque anche il discorso della foto, la foto l’ha stampata Daniele quando è tornato da scuola, non… avevamo foto di Roberta, capito? tantomeno quella foto stampata perché c’era una cornice digitale e le foto giravano con quella cornice digitale, quindi non ce n’erano foto in casa da poter portare, mi sembra che un giudice disse che comunque era una foto… non mi ricordo chi è che lo disse, in realtà no. Quella foto non esisteva finché Daniele non è tornato da scuola e non l’ha stampata.

Il Logli, nel tentativo di negare di essere stato a casa del Gozi il mattino del 14 gennaio, ci conferma di esserci andato in compagnia. “in ogni caso ero insieme ad altre persone quando…”, un’altra clamorosa ammissione tra le righe cui il Logli, dopo aver capito di essersi tradito, fa seguire una prima autocensura. 

Riguardo alla foto di Roberta, Loris Gozi non ha mai detto che il Logli gli avesse mostrato la foto stampata da Daniele Logli ma una vecchia foto di Roberta dove la donna era quasi irriconoscibile, visto il tempo che era passato da quello scatto. Il Logli sta per dirlo sul finale quando afferma “un giudice disse che comunque era una foto… non” ma a queste parole fa seguire una seconda autocensura.

Il Logli usa un’escamotage per cercare di dare a bere ai suoi interlocutori che lui non passò dal Gozi e non gli mostrò la foto di Roberta; per non mentire in modo diretto fa riferimento solo alla foto stampata da suo figlio Daniele affermando che quella mattina non mostrò quella foto al Logli. Il Logli non dice di non avergli mostrato alcuna foto di Roberta ma di non avergli mostrato quella in particolare. La giornalista, non conoscendo bene il caso, non è in grado di rispondere a tono.

Giornalista: Cosa ne pensi di questa ricostruzione fatta dalla procura (…)?

Antonio Logli: Ma io partirei un attimo indietro, da casa, perché, se non ho letto male, dice che ci sarebbe stato un litigio fortissimo tra me e Roberta e allora, come giustamente, si domanda Daniele, con un litigio così forte, c’è un metro e venti tra la camera sua e la camera mia ee o quantomeno dalla soffitta e dice: “Io non ho sentito niente”, dice, nessuno mai gli ha chiesto niente a Daniele eppure è stato sentito 5 volte. Se ci fosse stata una lite così violenta che… che porta all’omicidio di una persona e poi questa persona cosa fa? Scappa s… da quello che c’è scritto, in via Gigli e mi aspetta, perché io non è che le vado dietro e nel frattempo scende e non è che va a chiedere aiuto cioè avrebbe potuto chiedere aiuto a mio padre oppure uscendo sulla strada ci sono tutti i vicini oppure a mezzanotte c’era ancora la scuola di ball… o… aperta eh poteva anda’ su e se… se qualcuno la seguiva, non poteva fa’ niente, cioè non… non torna niente in questa cosa, poi dopo, siccome io sarei stato visto, ho cambiato macchina, cioè cosa sarebbe cambiato cambiando macchina? Se m’hai visto, m’hai visto e poi cambiando macchina Roberta, che è stata minacciata di morte, sta lì e m’aspetta cioè mmm è inverosimile io credo che cosa più incredibile di questa non… non ci sia.

Da notare che Antonio Logli non nega di aver litigato con sua moglie Roberta, dice solo che il figlio non li sentì.

“una lite così violenta che… che porta all’omicidio” è un’altra ammissione tra le righe.

Quando un soggetto, parlando liberamente, inserisce nel suo racconto una o più domande cui si dà delle risposte, sta semplicemente rivivendo i fatti.

Il Logli, all’interno della sua tirata oratoria, dice “e poi questa persona cosa fa? Scappa s…”, confermandoci ancora una volta che Roberta scappò da lui, con tutta probabilità per recarsi da Sara Calzolaio.

Il Logli dicendo “perché io non è che le vado dietro” ci conferma che non corse dietro a Roberta.

Il Logli, mentre pronuncia la frase “a mezzanotte c’era ancora la scuola di ball… o… aperta”, mostra indecisione, egli infatti, dopo aver guardato avanti a sé, verso sinistra, allunga la parola “ballo” e fa una pausa prima di dire “aperta”, con tutta probabilità, qualcuno che conosce bene gli atti gli ha fatto capire che ha sbagliato a dire “mezzanotte”, riferendo ancora una volta l’orario in cui Roberta si incamminò tra i campi.

Poco dopo la scomparsa di Roberta, dopo una riflessione di suo padre Valdemaro il quale riferì ad una giornalista di non credere che la Ragusa potesse aver fatto il percorso segnalato dai cani, Antonio Logli si tradì e mostrò di sapere a che ora Roberta avesse attraversato i campi:

Valdemaro Logli: Secondo me è improbabile, a scavalca’ di notte a buio, qui dove va uno? Qui è veramenteee impossibile, no?

Antonio Logli: Ora però c’è da dire che a quell’ora… poteva co… ah già, mezzanotte, no, no, è buio, però… insomma, i lampioni sono accesi.

Come poteva sapere il Logli che Roberta aveva scavalcato e si era diretta nei campi a mezzanotte se non per essere stato presente? Il Logli vide la moglie che si dirigeva verso via Gigli grazie alla luce dei lampioni e per questo motivo la aspettò proprio lì in auto, inoltre era a conoscenza della sua intenzione di recarsi a casa di Sara Calzolaio e la direzione non poteva che essere quella. Questi fatti accaddero poco dopo la mezzanotte, seguirono all’ultima telefonata che il Logli fece a Sara, quella di 17 secondi delle 00.17 durante la quale, pensando di essere solo in autoscuola, Antonio disse alla sua amante “Ti amo, buonanotte”.

Il Logli dicendo “se m’hai visto, m’hai visto” conferma il racconto di Loris Gozi.

Antonio Logli dicendo “Roberta, che è stata minacciata di morte, sta lì e m’aspetta” ci riferisce il pensiero degli inquirenti. Il Logli, dopo la discussione avvenuta in autoscuola, seguita alla scoperta da parte di Roberta della relazione extraconiugale con Sara, non minacciò di morte Roberta e non lo fece neanche in via Gigli, Roberta entrò infatti volontariamente nella C3. Roberta intraprese la via dei campi perché era intenzionata a raggiungere l’abitazione di Sara. Il fatto che Roberta fosse a piedi è la riprova che la discussione tra lei e il marito si consumò in autoscuola e non in casa dove si trovavano le chiavi della sua auto che lei naturalmente, se ne avesse avuto la possibilità, avrebbe usato a causa del clima, dell’orario e della fretta che aveva di chiarire con Sara.

Il fatto che gli inquirenti siano stati incapaci di ricostruire i fatti relativi alla notte dell’omicidio permette al Logli di dire “cioè mmm è inverosimile io credo che cosa più incredibile di questa non… non ci sia”.

Antonio Logli: Ti ripeto, forse verrò a noia, non ho fatto niente.

“Non ho fatto niente” non è una negazione credibile. Il fatto che dica “Ti ripeto” e che l’abbia ripetuto altre volte, non la trasforma in una negazione credibile.

Giornalista: Hai più paura o più speranza per il tuo futuro?

Antonio Logli: Ma senti, io ho speranza perché paura no, perché, ti ripeto, quando uno non ha fatto niente.

“quando uno non ha fatto niente” non solo non è una negazione credibile ma il Logli non parla di se stesso ma di un signor “uno”, lo fa per non mentire. Il fatto che dica “ti ripeto” e che l’abbia ripetuto, non trasforma una negazione non credibile in una negazione credibile. Il Logli continua ad affidarsi alle interpretazioni di chi lo ascolta.

Antonio Logli: Io sono il il primo attore ma mi sembra d’esse’ un turista, perché io non c’entro niente in questa storia.

Ancora una volta il Logli non è capace di negare, “io non c’entro niente in questa storia” non è una negazione credibile.

Giornalista: Ti sarei chiesto un milione di volte e te lo chiederai anche oggi dov’è Roberta ti sei fatto qualche idea? Hai pensato qualcosa?

Antonio Logli: Non ho mmm non idee me n… cioè ho pensato tantissime cose dal fatto che uno possa essere uscito a buttare l’immondizia, l’hanno rapito, ecco l’unica preoccupazione più grande è che possa essere segregata da qualche parte, ecco questo è il pensiero che mi fa più paura, perché se lei è da qualche parte e sta bene io son contento matto, spero che sia così.

Il Logli appare in difficoltà “Non ho mmm non idee me n… cioè” perché la domanda è per lui sensitiva.

Anche in questa risposta il Logli è incapace di parlare dei veri protagonisti di questa vicenda ma si riferisce al solito signor “uno” neanche a “una persona” che avrebbe previsto l’uso del verbo al femminile. Quando dice “uno possa essere uscito a buttare l’immondizia, l’hanno rapito” non è di Roberta che sta parlando. Il Logli desidererebbe dire “Roberta potrebbe essere uscita a buttare l’immondizia ed essere stata rapita” ma non vuole farlo perché mentirebbe e non vuole confrontarsi con lo stress che gli produrrebbe.

Giornalista: Contro di te c’è anche il racconto della tua ex colf Margherita La Tona che ti accusa di grattare nel vialetto per nascondere delle tracce.

Antonio Logli: Allora… la Margherita Latona fece una telefonata, l’ho letto nelle carte, era affacciata allo stanzino del… dove io ho la lavatrice di casa e sotto di lei c’è uno stanzino dove tengo, diciamo, un ripostiglio, all’interno avevo una busta con della sabbia che uso per mettere nei commenti del piazzale dell’autoscuola, mentre prendo questa busta e giro per andare verso il piazzale in terra dei ragazzini avevano fatto quei disegni per fare il gioco che ci si salta dentro e mi sembravano brutti e io ho preso qualcosa e ho cominciato a grattare per vedere se lo potevo togliere, in realtà dopo poco mi so accorto che non ci facevo nulla le strisce, le righe che erano in terra son rimaste tali e quali.

Il Logli è credibile quando afferma di aver provato a togliere le righe fatte in terra dai ragazzini per giocare ma riferisce un dettaglio estremamente importante ai fini delle indagini, ovvero che quel mattino prese dal ripostiglio una busta con la sabbia.

La busta con la sabbia è la chiave del caso.

Vediamo perché:

Loris Gozi vide Antonio Logli fermo dentro la sua Ford Escort station wagon a fari spenti, in via Gigli, tra le 00.30 e le 00.40.

Pochi minuti dopo Loris Gozi vide Antonio Logli e Roberta Ragusa, in via Gigli, vicini alla C3 della Ragusa.

Una testimone riferì di aver visto Antonio Logli pulire una chiazza presente sulla strada.

Quella notte il Logli danneggiò il contenitore  del  filtro  del gasolio della sua Ford Escort station wagon, le macchie viste dalla testimone sulla strada non erano di sangue ma di gasolio, infatti nessuna traccia ematica fu ritrovata nelle due auto in uso alla famiglia Logli-Ragusa.

Il Logli, la notte dell’omicidio, maturò l’idea di uccidere la moglie mentre si trovava dentro la sua Ford Escort station wagon e cambiò macchina per non rischiare che l’auto danneggiata lo lasciasse a piedi dopo averla uccisa ed averne occultato il corpo. Antonio Logli riportò a casa la Ford Escort, la parcheggiò nel vialetto, dove non era solito lasciarla, e uscì di nuovo, questa volta con la C3 di Roberta.

Loris Gozi vide i due coniugi litigare dal lato sinistro dell’auto poi Roberta decise volontariamente di entrare in macchina perché con tutta probabilità, Antonio Logli la convinse ad entrare nella C3 con una qualche promessa, forse di portarla da Sara per chiarire e solo in seguito la uccise. Fu Roberta a sbattere con forza le portiere dell’auto per la rabbia, il Logli non aveva alcun interesse a richiamare l’attenzione dei vicini in quanto aveva già in mente di ucciderla.

Fu Antonio Logli a guidare entrambe le auto, prima la Ford Escort e poi la C3, la Ragusa si allontanò dall’autoscuola a piedi finché il marito non la convinse ad entrare in auto. 

Non ci fu una colluttazione durante la discussione cui assistette il Gozi, l’omicidio avvenne altrove e né Roberta ferita, né il suo cadavere furono mai trasportati su nessuna delle auto.

Antonio Logli uccise sua moglie all’esterno della C3 nello stesso luogo dove ne occultò il suo corpo.

Naturalmente il Logli, al mattino del 14 gennaio, usò la sabbia per assorbire il gasolio che era colato dalla sua Ford Escort che lasciò al cimitero per evitare che, se il Gozi avesse detto ai carabinieri di averlo visto in strada, la presenza del gasolio confermasse il racconto del testimone, ovvero che il Logli si trovava in strada quella notte.

E’ chiaro che il Logli non avrebbe perso tempo a riempire con la sabbia i commenti del piazzale dell’autoscuola sia nel caso fosse stato preoccupato per la scomparsa di Roberta sia nel caso l’avesse uccisa, pertanto si può inferire che sicuramente usò la sabbia per asciugare il gasolio colato dalla sua auto. 

Antonio Logli: (…) era il regalo di una macchinina che s… diventata un… la prova di… di un delitto, un delitto che poi, ti dico la verità, è facile dire omicidio no e questa è una cosa che non riesco a sopportare: omicidio e distruzione di cadavere ma come si fa… cioè aa ammazzare una persona e a distruggerla? E’ una cosa io non ho la più pallida idea, com’è possibile accusare una persona di una cosa così grave e dire che… che… che addirittura l’ha distrutta? Ma cioè una persona di 80 chili, ma com’è possibile?!

Il fatto che il Logli, in questa occasione, dica “ti dico la verità” ci induce a credergli.

Durante la sua tirata oratoria il Logli si pone ancora una volta una domanda, un classico di chi rivive i fatti, questa volta condivide con noi un problema che gli si è presentato e che evidentemente non è riuscito a risolvere “ma come si fa… cioè aa ammazzare una persona e a distruggerla? E’ una cosa io non ho la più pallida idea”. Da notare che quando il Logli dice  “io non ho la più pallida idea” prende possesso di ciò che dice usando il pronome personale “io”.

Il Logli è credibile quando nega di aver distrutto il corpo di Roberta. L’essere umano è un essere possessivo, prende possesso di ciò che gli appartiene e detesta che gli venda attributo ciò che invece non gli appartiene, il Logli non nega l’omicidio mentre la distruzione del cadavere sì. 

In seguito, parlando, non di se stesso ma di “una persona”, afferma “com’è possibile accusare una persona di una cosa così grave e dire che… che… che addirittura l’ha distrutta?”. Antonio Logli non è capace di dire “com’è possibile che io venga accusato di una cosa così grave e si dica che addirittura l’ho distrutta?”, in questa occasione non usa il pronome personale “io” perché è l’autore dell’omicidio e sa di meritarsi quantomeno l’accusa e la condanna per l’omicidio di sua moglie.

Infine, “80 chili” è un iperbole, probabilmente Roberta pesava meno, aumentarne il peso serve al Logli per convincere i suoi interlocutori che sarebbe stato difficile occultare un cadavere così pesante.

In conclusione, il fatto che Antonio Logli abbia rilasciato questa intervista rientrerebbe potenzialmente tra gli autogol della sua difesa, se non fosse che nessuno sembra mai essere stato interessato ad ascoltarlo. Uno degli errori più grossolani che fanno gli inquirenti è archiviare come bugie le risposte di un sospettato mentre è proprio dall’analisi delle stesse che si possono ricostruire i fatti con precisione, posto che raramente un soggetto falsifica. Il 90% dei soggetti infatti non mentono ma semplicemente dissimulano. Due anni fa, attraverso l’analisi delle interviste rilasciate dal Logli a Chi l’ha visto? ho ricostruito i fatti seguendo le indicazioni del Logli. Dall’analisi delle intercettazioni telefoniche e ambientali, con tutta probabilità, si potrebbe risalire al luogo dove il Logli uccise Roberta e ne occultò il corpo.

Ecco come, con tutta probabilità, andarono i fatti:

La notte tra il 13 ed il 14 gennaio il Logli si nascose in soffitta per parlare con l’amante; da lì fece una prima telefonata di 42 minuti che iniziò alle 23.08 e terminò alle 23.50.

In seguito il Logli chiamò nuovamente Sara alle 23.56, questa seconda telefonata terminò alle 00.16 e fu seguita da una brevissima telefonata che mise in contatto le solite due utenze alle 00.17 per 17 secondi per un’ultimo saluto affettuoso.

L’amante del Logli, Sara Calzolaio ha riferito agli inquirenti di aver sentito le voci dei bambini durante la prima telefonata (23.08- 23.50) e che il Logli le aveva confidato di essere in soffitta, quindi evidentemente il Logli rimase per quei 42 minuti in soffitta, poi, dopo le 23.50, mise la bambina nel suo letto e solo successivamente andò in autoscuola, ce lo conferma lui in un’altra intervista:

Abbiamo cenato eeee i bambini sono andati a lettooo un po’ più tardi del solito, verso le 11.00, ioooo ho fatto mmm delle cose che avevo da fare qui, ho messo a posto della roba in soffitta, sono andato all’autoscuola, ho rimesso a posto le sedie perché il pomeriggio avevamo il medico eeee poi sono andato a letto, cioè sono andato a letto, ho p… perché la sera la bimba si addormenta con la mamma nel nostro letto, l’ho p… presa e l’ho portata nel suo lettino, dopodiché mia moglie era alla televisione, guardavaa mmm una trasmissione e stavaa scrivendo la lista della spesa, l’ho salutata eee ho detto: Guarda io vado a letto, buonanotte. E sono andato a letto e poi mi sono svegliato la mattina, ecco, così è andata.

“ho messo a posto della roba in soffitta, sono andato all’autoscuola”, è questo l’ordine giusto degli avvenimenti di quella sera ed è il Logli a riferircelo.

Il Logli fece quindi  la prima telefonata a Sara dalla soffitta, al termine della stessa, poco dopo le 23.50 trasferì la figlia nel suo lettino mentre Roberta dormiva, andò in autoscuola e da lì chiamò Sara altre due volte, l’ultima volta alle 00.17, una telefonata di commiato il cui contenuto è stato riferito dalla ragazza agli inquirenti: “Ti amo, buonanotte”.

Il fatto che pochi minuti dopo la fine di quella telefonata il Logli fosse in strada ci fa inferire che Roberta prese coscienza in quell’occasione, per aver origliato, che l’amante di Antonio non era altri che la sua segretaria, Sara Calzolaio.

Quando il Logli raccolse sua figlia dal letto matrimoniale dove stava dormendo con la madre, Roberta, che si era coricata con lei (lo prova il fatto che il suo telefonino fu ritrovato sul comodino), si svegliò, si mise le scarpe da tennis e una giacca,  seguì Antonio a sua insaputa e lo sentì parlare con l’amante, ne nacque logicamente una discussione, la Ragusa uscì dall’autoscuola inseguita dal marito, percorse pochi metri, raggiunse la staccionata, la scavalcò e si incamminò nei campi che attraversò fino ad arrivare in via Gigli per dirigersi a casa di Sara Calzolaio che abitava poco distante e che era decisa ad affrontare.

La discussione iniziale tra Antonio e Roberta ebbe luogo dopo le 00.17 in autoscuola, per questo motivo i bambini non sentirono niente, per questo motivo anche il titolare della scuola di ballo, essendosene andato verso la mezzanotte, come ha ricordato Antonio Logli ai giornalisti in un’occasione, non sentì nulla. Tra l’altro questa ricostruzione ci spiega anche perché il Logli, credendo di essere solo in autoscuola, disse liberamente a Sara “Ti amo, buonanotte”.

Se Antonio e Roberta avessero discusso in casa, la Ragusa sarebbe uscita di casa prendendo le chiavi della sua C3 mentre invece gli eventi la travolsero e si incamminò a piedi; inoltre, se avessero discusso in casa, Roberta non avrebbe avuto ai piedi le scarpe da tennis e indosso il cappotto che si mise proprio per seguire il marito in autoscuola.