Analisi di un’intervista rilasciata da Padre Gratien Alabi a Giuseppe Pizzo

Padre Gratien Alabi

Padre Gratien Alabi ha 48 anni, è di nazionalità congolese, ha studiato alla Facoltà di Teologia dell’Università Saint Augustin di Kinshasa, al momento della scomparsa della Piscaglia, da circa un anno, si occupava con altri frati congolesi della parrocchia di Ca’ Raffaello. Padre Gratien è stato condannato in primo grado a 27 anni di reclusione e in secondo grado a 25 per l’omicidio di una sua parrocchiana, tale Guerrina Piscaglia, comparsa da Ca’ Raffaello il primo maggio 2014. Alcuni dei suoi ormai ex parrocchiani lo adoravano e lo hanno descritto come estroverso, amichevole, capace di una parola per tutti, mentre i suoi detrattori lo detestavano in quanto ritenevano che i suoi modi non si addicessero ad un uomo di Dio, tanto che alcuni di loro hanno abbandonano la sua chiesa ed altri hanno segnalano i suoi comportamenti libertini alla curia vescovile di Arezzo che, nonostante tutto, non ha mai preso provvedimenti nei suoi confronti.

In un’intervista andata in onda il 28 novembre 2018 dalla trasmissione Chi l’ha visto?, Padre Gratien si è così espresso:

Giuseppe Pizzo: In una delle sentenze c’è scritto che lei ha ucciso a mani nude Guerrina.

Padre Gratien Alabi: (ride)

Giuseppe Pizzo: Con queste mani.

Padre Gratien Alabi: (ride) Allora, mi fa ridere, nel senso che… dicendo che… perché io sono robusto, per quel motivo io po… potevo strangolare quella donna, io penso che…  boh… strangolare una donna… per strada e tutte passavano lì perché era la fiera quel giorno lì, ma non lo so… eh… come possono immaginare una cosa de genere.

“perché io sono robusto, per quel motivo io po… potevo strangolare quella donna” è un’ammissione tra le righe.

Quando Gratien dice “io penso che…  boh… strangolare una donna… per strada e tutte passavano lì perché era la fiera quel giorno lì, ma non lo so… eh… come possono immaginare una cosa de genere” non nega di aver ucciso la Piscaglia ma contesta (giustamente) la ricostruzione dell’omicidio fatta dagli inquirenti e dai giudici. 

Secondo gli inquirenti e i giudici, Padre Gratien uccise Guerrina in strada prima delle 14:34 del primo maggio 2014, una ricostruzione sbagliata che, come nel caso Ragusa, lascia spazio alla difesa.

Quel primo maggio, dopo aver pranzato a casa dei suoceri con il marito Mirko, Guerrina tornò a casa propria per poi allontanarsi di nuovo, intorno alle 14.30, per una passeggiata. La madre del marito ha riferito agli inquirenti di averla vista dalla finestra di casa sua sulla strada che conduce alla canonica di Ca’ Raffaello, percorso che Guerrina ormai faceva quotidianamente, a suo dire, per perdere un po’ di peso. Due testimoni hanno riferito di averla incontrata pochi minuti dopo, sulla strada verso Nuovafeltria. Infine, un ex postino ha raccontato di aver notato, verso le 15.00, una donna seduta sul muretto tra la strada principale del paese ed il sentiero che conduce alla chiesa di Ca’ Raffaello. 

Sempre quel primo maggio 2014, una testimone ha raccontato agli inquirenti di aver incontrato Padre Gratien sulla strada, a circa 20 metri dalla casa della Piscaglia, alle 14.34, di essersi trattenuta a parlare con lui per circa 10 minuti, di aver notato nello stesso lasso di tempo l’Alessandrini intento a lavare la Ford del frate, macchina che l’uomo era andato a prendere in canonica alle 13.00.

Il marito della Piscaglia, Mirko Alessandrini ha invece riferito agli inquirenti di essere tornato in canonica con l’auto del frate pulita intorno alle 14.50, di aver suonato alla porta di Padre Gratien, di avergli consegnato le chiavi della Ford, di aver aspettato in cortile che il vice parroco si cambiasse gli abiti, per poi dirigersi a Presciano di Sestino Guerrina dove avrebbe dovuto officiare un funerale. Presciano di Sestino è una frazione di Sestino che si trova a circa diciotto chilometri da Ca’ Raffaello. Secondo i parenti del defunto, Padre Gratien Alabi, che era atteso a Presciano di Sestino per le 16.00, arrivò in ritardo.

Guerrina, quel primo maggio, aveva inviato al frate un messaggio dal seguente testo: “Vengo da te cucino il coniglio e poi facciamo l’amore”, Padre Gratien le aveva risposto: “Il coniglio l’ha cucinato un’altra signora”, evidentemente nell’intento di dissuadere la Piscaglia dal presentarsi da lui, ma poi, alle 13.45, al fine di evitare che la donna gli inviasse altri messaggi, si era visto costretto a scriverle: “La porta della canonica è aperta”. 

Il vice parroco non aveva però atteso Guerrina in canonica ma era uscito per non vederla; se Padre Gratien fosse riuscito ad evitate Guerrina fino al momento in cui Mirko non si fosse recato da lui per portarlo a Presciano di Sestino, avrebbe potuto non incontrarla per tutto il resto della giornata, per questo motivo il frate lasciò la canonica. Alle 14.34, incontrò sulla strada una parrocchiana e si intrattenne con lei a chiacchierare (si è potuto ricavare l’orario preciso dell’incontro con la parrocchiana grazie ad un messaggio ricevuto dalla donna mentre si trovava con il frate). 

Dopo quell’incontro il vice parroco tornò in canonica per cambiarsi gli abiti per poi recarsi con l’Alessandrini ad officiare le due messe nei paesi vicini.

Solo al suo rientro in canonica, qualche minuto prima delle 15.00, il viceparroco trovò ad attenderlo la Piscaglia ed in seguito ad una discussione l’uccise.

Proprio subito dopo l’omicidio, Mirko arrivò alla canonica e suonò a Padre Gratien che, come da lui riferito, non lo fece entrare, tanto che l’Alessandrini rimase in cortile ad aspettare il frate che gli aveva detto di doversi cambiare gli abiti ma in realtà l’uomo era intento a nascondere temporaneamente l’ingombrante cadavere di Guerrina. 

Se Padre Gratien avesse ucciso Guerrina tra le 13.46 e le 14.39, non sarebbe uscito e non avrebbe perso tempo in chiacchiere con una parrocchiana ma si sarebbe preoccupato di occultarne il corpo in quell’occasione e non sarebbe arrivato in ritardo al funerale; il frate nascose il cadavere della sua vittima, anche se temporaneamente, solo intorno alle 15.00, poco dopo averla uccisa uccisa e per questo motivo arrivò in ritardo al funerale. 

Infine, Mirko e Padre Gratien si diressero in auto a Sestino e durante il tragitto il frate chiese all’Alessandrini di tornare indietro con la scusa di dover prendere un libro; il viceparroco, raccontò a Mirko una menzogna, Padre Gratien volle tornare indietro, forse per prendere il telefonino della Piscaglia o per altro, ma sempre per un motivo legato all’omicidio.

E comunque la motivazione addotta dall’Alessandrini non basta a giustificare quel ritardo, Mirko non ci dice quanto tempo Padre Gratien abbia impiegato per prendere il libro, né quanto tempo lo abbia fatto aspettare all’esterno della canonica mentre si cambiava gli abiti. Se lui e padre Gratien fossero partiti e tornati indietro solo per prendere un libro, come dice Mirko, ipotizzando un’inversione della marcia a circa metà strada, partendo alle 15.10/15.15 come da lui riferito, avrebbero impiegato solo 20 minuti in più e quindi sarebbero arrivati alle 15.55-16.00 circa, in tempo per il funerale fissato per le 16.00. Questo ritardo, che nessuno dei due uomini ha motivato per lunghi mesi, ci permette di inferire che evidentemente è successo qualcosa di critico intorno alle 15.00 e che il frate si è fatto attendere dall’Alessandrini per lungo tempo.

E’ possibile che Padre Giovan Battista fosse nella canonica durante l’omicidio e molto probabilmente aiutò Padre Gratien ad occultare definitivamente il cadavere di Guerrina quella stessa notte. Lo si evince da una chat di agosto, uno scambio di messaggi intercorso tra i due “religiosi”; mentre Padre Giovan Battista si trovava ad Haiti, che aveva raggiunto nel mese di luglio, Padre Gratien gli chiese aiuto e non avendo ricevuto risposta lo ricattò, minacciando di diffondere un video in suo possesso che avrebbe potuto danneggiarlo.

Riassumo i motivi per i quali si può ragionevolmente escludere che Padre Gratien abbia ucciso Guerrina in strada:

– nel messaggio inviato da Gratien a Guerrina si parlava di una porta della canonica aperta;

– Gratien non avrebbe discusso in strada con Guerrina del loro rapporto sentimentale che voleva tenere nascosto, tanto che la uccise per evitare che divenisse pubblico; Gratien avrebbe discusso solo in un posto sicuro, lontano da orecchie indiscrete;

– un ambiente chiuso e protetto favorisce le reazioni violente al contrario di un luogo pubblico dove si corre il rischio di essere visti;

– Gratien non fece entrare Mirko nella canonica ma lo lasciò ad aspettare in cortile perché aveva appena commesso l’omicidio ed il corpo di Guerrina si trovava all’interno della struttura;

– se il frate avesse ucciso Guerrina tra le 13.46 e le 14.39, non sarebbe arrivato in ritardo al funerale; la uccise invece poco prima di partire ovvero qualche minuto prima delle 15.00 ;

– Gratien rientrò in canonica con la scusa di prendere un libro, il frate in realtà tornò sulla scena del crimine e probabilmente in quell’occasione prese il cellulare di Guerrina. Una riprova che il corpo della donna si trovava all’interno della canonica.

Giuseppe Pizzo: Lei, quel giorno, primo maggio…

Padre Gratien Alabi: Sì.

Giuseppe Pizzo: … non ha incontrato Guerrina?

Il giornalista suggerisce al frate di negare.

Padre Gratien Alabi: No, no, no.

E il frate naturalmente nega. Il giornalista per ottenere informazioni utili avrebbe dovuto chiedere all’Alabi di raccontargli i suoi movimenti del primo maggio 2014 dalle 14:00 alle 15:00.

Giuseppe Pizzo: Perché poi questa donna avrebbe inventato un rapporto con lei, una gravidanza, lei addirittura che prende un appuntamento a Perugia in un ospedale per farla visitare?

Padre Gratien Alabi: No, non era che… no, nel senso che lei diceva che… come si dic… a lei piaceva avere uno figlio così de colore se sa… (interrotto).

L’Alabi non risponde a tono alla domanda ma riferisce che Guerrina aveva espresso il desiderio di avere un figlio di colore.

Giuseppe Pizzo: L’ha detto lei?

Padre Gratien Alabi: Sì, ma parlava così anche davanti a suo marito

Si noti l’uso della particella aggiuntiva “anche” che lascia supporre che anche in privato Guerrina avesse confidato al frate di desiderare un figlio di colore. 

Giuseppe Pizzo: E lei cos’ha detto? Facciamolo noi?

Padre Gratien Alabi: No, no, no, no, perché… anche il fatto che la sua famiglia o gli altri negano che… la sua testa non andava bene… boh… mi dispiace di dire questa cosa per… perché è la TV.

L’Alabi non voleva un figlio da Guerrina e di sicuro sperava di non averla messa incinta in quanto sarebbe stato difficile negare ai suoi superiori di essere il padre di un bambino di colore nato dalla Piscaglia.

Quando l’Alibi, parlando di Guerrina, sostiene che “la sua testa non andava bene” dice il vero.

Giuseppe Pizzo: Però questa donna possibile che inventa “Io sono incinta di Padre Graziano”, “asp…”, “Vengo da lei facciamo l’amore” quindi… perché questa donna deve inventare questa storia?… e poi scompare questa donna.

Padre Gratien Alabi: No, ma… dire che era incinta di me, è troppo dire… eee… e dire che era innamorata di me… boh… io vedevo dei gesti ma… io non potevo chiedere a lei: “E’ così, così”.

L’Alabi non nega di aver avuto dei rapporti con la Piscaglia, afferma solo che “dire che era incinta di me, è troppo dire”.

Giuseppe Pizzo: Lei non ha mai avuto un rapporto con Guerrina (incomprensibile)?

Il giornalista suggerisce al frate di negare.

Padre Gratien Alabi: No, mai.

E il frate nega.

Giuseppe Pizzo: Però lei quel giorno, il primo maggio, prima della scomparsa, poche ore prima, no? Guerrina le manda dei messaggi, cosa… Tutti abbiamo letto quello che poi hanno scritto gli inquirenti: “vengo da te cucino il coniglio, facciamo l’amore” invece, in quei messaggi, Guerrina cosa scriveva? Cosa ha scritto Guerrina?

Padre Gratien Alabi: Ma hai detto già che ha scritto così, ha scritto così.

Giuseppe Pizzo: No, questo sappiamo noi, ok? qual’è invece la sua versione? Cosa c’era scritto su quei messaggi?

Padre Gratien Alabi: Ma l’hai già detto.

Giuseppe Pizzo: Quindi Guerrina ha detto: “vengo da te cucino il coniglio e poi facciamo l’amore”.

Padre Gratien Alabi: Quella parole c’era, sì, 

Giuseppe Pizzo: E lei cosa ha risposto? 

Padre Gratien Alabi: Allora… (interrotto).

Giuseppe Pizzo: Non ha risposto: “Io sono un prete di Ca’ Raffaello, ma dove vai”?

Padre Gratien Alabi: No, no, ioo perchè ioo… io… io sapevo che… come ho detto che la sua testa a volta non andava bene, vedere un messaggio del genere per me e vedendo il suo comportamento, il suo carattere, io capisco che la testa non gira.

Il balbettio sul pronome personale “io” ci rivela lo stato di stress in cui versa il frate.

L’Alabi riferisce al giornalista di essersi allarmato alla lettura del messaggio.

Giuseppe Pizzo: Quindi lei aspetta la sentenza, non scappa, questo ce lo promette che non scappa?

Padre Gratien Alabi: (ride) mi fa ridere quella domanda perché, se io ero una persona che voglio scappare, ma da ora… oppure mi sentivo colpevole… bah… io potevo andarmene fino al mio paese e rimanere lì senza che nessuno lo sappia, ma io sono una persona cosciente, io sono prete, voglio fare le cose nella sincerità, nella verità, scappare per andare dove?

Ancora una volta, l’Alabi è incapace di negare di aver ucciso Guerrina.

Si noti che secondo il frate c’è una differenza tra “essere colpevole” e “sentirsi colpevole”, è probabile che l’Alabi ritenga che il movente faccia la differenza.

Il movente dell’omicidio di Guerrina è da ricercare nel rapporto sentimentale tra l’Alabi e la donna, rapporto che per la Piscaglia era divenuto un ossessione e per lui un incubo, forse Guerrina, quel primo maggio, sentendosi ignorata dal frate, lo minacciò di far scoppiare uno scandalo a Ca’ Raffaello e Padre Gratien, ormai consapevole di non poter gestire la Piscaglia, certo che le proprie doti manipolatorie non sarebbero bastate a tenere a bada una donna così perdutamente ed irragionevolmente innamorata di lui, la uccise. Nei giorni precedenti l’omicidio, la situazione era ormai fuori controllo, lo si evince dallo scambio di messaggi tra i due, la Piscaglia aveva inviato a Gratien un sms con il seguente testo: “Sono incinta e tu sei il padre del bambino”. Un intervento chirurgico cui era stata sottoposta in aprile la donna e la sua età fanno supporre che la Piscaglia non fosse incinta ma intendesse giocarsi la carta della gravidanza per avvicinare a sé Padre Gratien che percepiva ormai sfuggente. Dopo quel messaggio il frate aveva preso un appuntamento presso un ospedale dove lavorava una sua amica perché Guerrina si sottoponesse ad un test di gravidanza ma la donna non si presentò all’appuntamento, una riprova che mentiva sul suo stato. Per quanto riguarda i 4000 messaggi scambiati tra la donna ed il frate, quei messaggi, in massima parte, sono stati inviati da Guerrina Piscaglia, una Guerrina ormai stalker. 

CONCLUSIONI

Anche in questa intervista Padre Gratien non è stato capace di negare di aver ucciso Guerrina ma soprattutto è apparso sottotono e rassegnato al suo destino giudiziario, un uomo sconfitto. 

Si confronti il contenuto di questa recente intervista con quello dell’intervista che nel gennaio 2015 Padre Gratien Alabi ha rilasciato sempre all’inviato del programma televisivo Chi l’ha visto?, Giuseppe Pizzo:

Giornalista: Lei non sa dov’è Guerrina?

La domanda giusta da fare sarebbe stata: “Secondo lei, Guerrina dov’è?” e non una domanda diretta che tra l’altro suggerisce all’intervistato di negare.

Padre Gratien: Ss… come ho detto anche a voi, se voi come giornalista attraverso il vostro lavoro potete aiutare a chiedere anche informazioni alla gente, se l’hanno vista da qualche parte o conoscono qualcuno da.. con chi lei sta sarà una bella notizia per me, anche una bella notizia per altri… se io sapevo dove e con chi sta adesso, io potevo fare la denuncia anche adesso subito, perché mi libera.

Si noti l’iniziale “Ss”.

Il frate non nega in modo credibile di sapere dove si trovi Guerrina ma prova a manipolare il suo interlocutore attraverso una lunga tirata oratoria/appello ai telespettatori. 

Giornalista: Si rivolga a Guerrina, la inviti a tornare a casa!

Il giornalista impone al frate di rivolgersi a Guerrina e gli suggerisce di invitarla a tornare a casa mentre avrebbe dovuto semplicemente chiedergli: “Vuol fare un appello?”.

Padre Gratien: Sì, ma quello io dico, se dove vede la tv come dicono le informazioni oppure la persone che sta con lei che vede.. anche come si… come si danno informazioni, che ha un cuore umano, che non deve far soffrire qualcuno per nulla. Io chiedo che possa ritornare a casa sua anche se non vuole stare più con suo marito, dichiarare chiaramente che io non voglio così, fa le sue cose… anche per me, per liberarmi… perché io non sono venuto in Europa per stare così a casa, sono venuto a lavorare come missionario… ma quando sto così dalla mattina fino alla sera, non so cosa fare mi fa… come persona, mi fa molto male.

Padre Gratien non è capace di dire: “Guerrina, torna a casa per tuo figlio, per tuo marito e per me” e allora intorbidisce le acque esibendosi in un’altra tirata oratoria durante la quale si dipinge come la vera vittima/protagonista di questa tragedia.

Da un punto di vista psicopatologico, Gratien è un soggetto con tratti narcistici di personalità, eccentrico, superficiale, egocentrato, un manipolatore con un’idea grandiosa di sé ed un estremo bisogno di ammirazione, è un opportunista che si è fatto frate, non perché avesse la vocazione, ma per approfittare della situazione da un punto di vista economico e per assicurarsi senza fatica rispetto e credibilità. 

Giornalista: Lei l’ha incontrata dopo la scomparsa con questo Zio Francesco?!

La domanda giusta da fare sarebbe stata: “Quando ha visto Guerrina per l’ultima volta?”,  il giornalista non avrebbe dovuto introdurre il fantomatico Zio Francesco ma lasciare il compito all’Alabi.

Padre Gratien: Eh… come ho detto quello… eeeh… non posso dire nulla nel senso che con il mio avvocato, che è più giovane di me ma un ragazzo bravissimo, intelligente, saggio che abbiamo fatto questa… ha fatto la proposta di questa scelta di non rispondere, il fatto che ho già detto tutto quello che conosco…

Padre Gratien non risponde a tono ma parla del suo legale e della scelta di avvalersi della facoltà di non rispondere attribuendola in toto all’avvocato Luca Fanfani e cercando di far passare il messaggio che lui, nonostante tutto, non ha nulla da nascondere. 

Il frate congolese, dopo aver finto di collaborare nelle prime fasi dell’inchiesta, nel solo intento di depistare, in seguito alla sua iscrizione nel registro degli indagati, si è avvalso della facoltà di non rispondere, comportamento quantomeno disdicevole per un religioso e sospetto.

Ma come ha potuto pensare l’Alabi di essere così furbo da riuscire a depistare gli inquirenti? Padre Gratien è un bugiardo abituale con un’alta opinione di sé e delle proprie capacità manipolatorie che ha testato, godendo di buoni risultati, fino al giorno della scomparsa di Guerrina. Questo passato di indiscutibili successi lo ha portato a credere di potersela cavare dopo aver commesso l’omicidio. La riprova che il frate gode di un’alta autostima, sono la frequenza con cui ha inviato messaggi dal telefonino di Guerrina dopo averla uccisa ed il fatto che abbia continuato a falsificare racconti surreali che hanno come protagonisti due personaggi, un venditore marocchino, amico della Piscaglia ed un fantomatico Zi’ Francesco, nel convincimento di potersi prendere gioco di tutti, familiari, giornalisti, inquirenti e magistrati.

Giornalista: Zio Francesco, ce lo descrive?

Padre Gratien: Sì, per come ho detto, per tutte queste cose voi potete, per cortesia… io vi chiedo di parlare con il mio avvocato perché secondo me, con quello che abbiamo già deciso anche lunedì…

Ancora una risposta evasiva.

Giornalista: Ma esiste questo Zio Francesco?

Padre Gratien: Non rispondo, per favore, non è che nascondo qualcosa, ma come ho detto, per correttezza verso di me stesso che abbiamo fatto questa scelta di non rispondere, perché ho detto tutto quello che conosco, ma se la procura non mi crede, fino che non rispondo alla magistratura non posso rispondere a qualcuno…

Un’altra risposta evasiva.

Con la frase al negativo “non è che nascondo qualcosa”, che non ha motivo di pronunciare,l’Alabi lascia intendere l’esatto contrario.

Padre Gratien ha raccontato al collega congolese Padre Faustino di aver incontrato un certo Zi’ Francesco che avrebbe accompagnato Guerrina a Sestino il primo maggio e che in chiesa gli avrebbe riferito che la donna stava piangendo nella sua auto, era disperata e non voleva tornare a casa. A mio avviso questo racconto è in parte reale, quelle che Padre Gratien ha descritto a Padre Fuastino sono le vere condizioni psichiche della Piscaglia quel giorno, con tutta probabilità, intorno alle 15.00 di quel primo maggio, poco prima dell’omicidio, la donna piangeva, era disperata e non voleva tornare a casa. Nei racconti e negli interrogatori i colpevoli mescolano verità e fantasia per rendere le loro narrazioni o deposizioni più scorrevoli e credibili. Questa storiella di Zi’ Francesco dalla quale Mirko è escluso, avendo sempre riferito l’Alabi che l’Alessandrini si trovava al bar, affranca Mirko da un eventuale coinvolgimento nella scomparsa della moglie, se infatti l’Alessandrini fosse stato complice del frate, ne sarebbe stato partecipe.

Giornalista: Lei come sta vivendo questi momenti?

Padre Gratien: Questi momenti è un po’ difficile per me, nel senso che come lo sapete con questa vicenda della storia della scomparsa di Guerrina, che non sono titolare di questa cosa, che non sono neanche vicino o lontano per la sua scomparsa, ma… sono… ero interrogato da, come si dice, dalla magistratura due volte, ho parlato… ho parlato e ho visto che la magistratura non mi crede a quello che dico io.

“non sono titolare di questa cosa” e “non sono neanche vicino o lontano per la sua scomparsa” non sono negazioni credibili.

Padre Gratien non ha mai negato in modo credibile di saper dove si trovi Guerrina né di averla uccisa ma nonostante tutto cerca di dipingersi come una vittima degli inquirenti. 

Giornalista: Guerrina le inviava messaggi e diceva di aspettare un bimbo da lei, può dire se lei ha mai avuto rapporti con Guerrina?

La domanda giusta da fare sarebbe stata: “Che rapporti aveva con la scomparsa?”, invece il giornalista rivolge a Gratien una domanda diretta che, nonostante appaia il modo migliore di rivolgersi ad un sospettato, è purtroppo invece la peggior domanda da fare. Peraltro l’intervistatore introduce spesso, attraverso le domande, termini che viziano le risposte del frate. In caso di interviste come questa, un giornalista dovrebbe contenersi e lasciare all’intervistato il 95% della parole.

Padre Gratien: Sì, come ho detto mi dispiace di ripetere tutto la stessa cosa… perché come ho già parlato alla magistratura non posso rispondere a qualsiasi domande fuori dalla magistratura.

Gratien risponde di “Sì” e poi continua a cercare di giustificare le sue risposte evasive.

Giornalista: Se lei ha avuto un rapporto intimo ce lo può dire questo?’

Padre Gratien: (fa cenno di sì con la testa) Come ho detto che non posso rispondere, mi dispiace che la famiglia, anche per me.. ma purtroppo non posso dire nulla di quello che, come ho detto, che non posso rispondere a qualsiasi domanda perc…

Il frate annuisce, il suo linguaggio non verbale lo tradisce.

Giornalista: Lei non ha fatto del male a Guerrina?

Ancora una domanda diretta attraverso la quale peraltro il giornalista suggerisce a Gratien di negare. La regola vuole che solo alla fine di un interrogatorio o di un’intervista si facciano domande chiuse, le risposte alle domande aperte forniscono sempre molte più informazioni di quelle a domande chiuse.

Molto spesso coloro che hanno ucciso qualcuno negano di avergli fatto del male, pertanto il giornalista suggerisce di negare un qualcosa che gli assassini sono in grado di negare.

Padre Gratien: No, non ho fatto del male, con coscienza, non sono vicino né lontano da questa vicenda della sua scomparsa, non sono titolare di questa vicenda, sono corretto verso me e verso il mio Signore e nella mia coscienza…

“No, non ho fatto del male” non solo sono parole ripetute a pappagallo ma rappresentano anche una negazione non credibile.

“non ho ucciso Guerrina” sarebbe stata una negazione credibile, una negazione che Gratien non ha mai pronunciato.

Durante la trasmissione, il giornalista ha riferito che Gratien avrebbe detto: “Secondo me Guerrina è in pericolo perché io non ho più visto quell’uomo (Zio Francesco)”. Gratien con questa frase ci dice che Guerrina è morta e vuol lasciar passare il messaggio che ad ucciderla sia stato il fantomatico Zi’ Francesco.

Padre Gratien durante un’intervista rilasciata ad un’altra popolare trasmissione televisiva ha detto: L’indagine su di me è indirizzata, penso di essere vittima di un’ingiustizia… Non ho mai avuto un rapporto sentimentale con lei. Non sono mai stato innamorato di lei e spero sia ancora viva.

Si noti che Gratien non riesce a dire “sono vittima di un’ingiustizia” ma dice invece “penso di essere vittima di un’ingiustizia”, un’affermazione molto debole. 

Il frate aggiunge di non aver “mai avuto un rapporto sentimentale” con la vittima e di non essere “mai stato innamorato di lei”, ma non nega di aver avuto rapporti sessuali con lei.

CONCLUSIONI

Padre Gratien non ha negato di aver ucciso Guerrina e ha fornito risposte evasive.

Il peggior guaio dei narcisisti è l’intimo convincimento di essere più furbi degli altri. 

Leggi anche: L’omicidio di Guerrina Piscaglia

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Una mia intervista sull’omicidio di Guerrina Piscaglia

IL GIALLO DI CA’ RAFFAELLO

La criminologa Ursula Franco ci spiega la vicenda che coinvolge un frate di nazionalità congolese e una sua parrocchiana, Guerrina Piscaglia

Padre Gratien Alabi

di Domenico Leccese, pubblicato su ROMA e Le Cronache Lucane in due parti, il 17 ed il 24 giugno 2017

Nell’ottobre 2016 Padre Gratien Alabi, un frate congolese che si occupava della parrocchia di Ca’ Raffaello, un exclave toscano nelle Marche popolato da meno di trecento abitanti, è stato condannato a 27 anni di reclusione per l’omicidio e la soppressione del cadavere di una sua parrocchiana, tale Guerrina Piscaglia, con la quale aveva intrapreso una relazione sessuale.

Chi era Guerrina PIscaglia e come conobbe Padre Gratien?

Una donna, moglie e madre, nata a Novafeltria (Arezzo) il 24 ottobre del 1964 e scomparsa il primo maggio del 2014 da Ca’ Raffaello, frazione del comune di Badia Tebalda in provincia di Arezzo. La Piscaglia dopo il matrimonio aveva vissuto con il marito, Mirko Alessandrini, ed il figlio Lorenzo, un ragazzo disabile cui la donna era molto legata. La routine quotidiana di Guerrina e Mirko aveva subito un cambiamento epocale nella primavera del 2013 grazie all’amicizia rivitalizzante con Padre Gratien Alabi, un frate congolese appartenente ad una congregazione africana, assegnato con altri due frati congolesi alla parrocchia di Ca’ Raffaello dopo l’addio del vecchio parroco. Padre Gratien, che aveva il ruolo di viceparroco, frequentava abitualmente la casa dei coniugi Alessandrini e gli stessi avevano l’abitudine di recarsi anche più volte al giorno a trovarlo nella canonica. Mirko Alessandrini, essendo disoccupato, si era messo a disposizione dei frati e riusciva a racimolare qualche soldo facendo dei lavoretti per loro e svolgendo funzioni di autista. Guerrina e Mirko consideravano uno svago accompagnare il frate ad officiare semplici messe o funerali nelle chiesette dei paesi limitrofi e spesso finivano per farsi una bevuta insieme dove capitava, a casa, al bar o nella canonica. La Piscaglia era stata carina in gioventù, lo si evince dalle foto che la ritraggono il giorno del matrimonio con Mirko, ma la vita di paese, il figlio handicappato ed un disturbo dell’umore l’avevano portata a trascurare il proprio aspetto. Guerrina era arrivata a pesare circa 100 chili, lei che non raggiungeva il metro e sessanta di altezza. Da qualche tempo però, a detta di tutti, parenti e conoscenti, la donna aveva cominciato a fare del moto per dimagrire, a vestirsi meglio, a truccarsi e a indossare qualche gioiello. Il cambiamento della donna, accolto con piacere dai familiari, era parso sospetto ad alcuni parrocchiani, tanto che in paese si mormorava di un rapporto non proprio religioso tra la Piscaglia e l’esuberante frate congolese, si vociferava perfino di una imbarazzante gravidanza, poco probabile vista l’età di Guerrina. La Piscaglia, prima di sparire, aveva confidato ad un’altra abituale frequentatrice della parrocchia di essersi perdutamente innamorata di Padre Gratien e che per lui voleva lasciare il marito Mirko. La donna, dopo aver ricevuto tale confidenza, aveva inviato una missiva alla curia vescovile di Arezzo nella quale metteva al corrente il vescovo del rapporto particolare tra il parroco e la Piscaglia. Il frate congolese con i suoi modi affabili, l’abbigliamento eccentrico, il portamento sicuro e compiaciuto, i racconti affascinanti di terre lontane e le assidue frequentazioni dei suoi parrocchiani, aveva evidentemente risvegliato gli ormoni ed i sentimenti di Guerrina che, prima del suo arrivo, i suoi familiari avevano creduto sopiti per sempre. A conferma che le voci di paese avevano un qualche fondamento, gli inquirenti, attraverso l’analisi dei tabulati telefonici, hanno scoperto un suggestivo scambio di messaggi tra la donna scomparsa e Padre Gratien, nell’ordine di circa 4000 contatti, gli ultimi dei quali risalenti al giorno della scomparsa della donna, avvenuti intorno alle ore 13.45.

Che cosa fece la Piscaglia quel primo maggio 2014 prima di scomparire?

La mattina del primo maggio 2014, giorno della sua scomparsa, Guerrina si era fatta fare la tinta ai capelli dalla cognata e a detta della suocera la donna era ben vestita ed appariva di buon umore. La Piscaglia però verso le 11.30 aveva confidato all’amica edicolante un certo malessere: “Io oggi ho una giornata tremenda, io non so dove sparirei e se potessi andrei anche sotto (da) un ponte”. Viene da pensare che Guerrina, poco prima dell’incontro con l’edicolante, avesse ricevuto una notizia che l’aveva rattristata togliendole l’entusiasmo che invece aveva caratterizzato le prime ore di quella giornata. Quel primo maggio, dopo aver pranzato a casa dei suoceri con il marito Mirko, la donna era tornata a casa propria per poi allontanarsi di nuovo, intorno alle 14.30, per una passeggiata. La madre del marito ha riferito agli inquirenti di averla vista dalla finestra di casa sua sulla strada che conduce alla canonica di Ca’ Raffaello, percorso che Guerrina ormai faceva quotidianamente, a suo dire, per perdere un po’ di peso. Due testimoni hanno riferito di averla incontrata pochi minuti dopo, sulla strada verso Nuovafeltria. Infine, un ex postino ha raccontato di aver notato, verso le 15.00, una donna seduta sul muretto tra la strada principale del paese ed il sentiero che conduce alla chiesa di Ca’ Raffaello. Non esistono altri testimoni attendibili che abbiano riferito di aver visto la Piscaglia dopo quell’ora. I genitori di Mirko, attesa invano la donna per la cena, sono stati i primi a dare l’allarme della sua scomparsa.

Che sappiamo dei movimenti del marito Mirko e di Padre Gratien?

Mirko, il primo maggio 2014, aveva pranzato con Guerrina a casa dei suoi genitori. Una testimone racconta di aver incontrato alle 14.34 Padre Gratien sulla strada, a circa 20 metri dalla casa della Piscaglia, di essersi trattenuta a parlare con lui per circa 10 minuti, di aver notato nello stesso lasso di tempo l’Alessandrini intento a lavare la Ford del frate, macchina che l’uomo era andato a prelevare alle 13.00 presso la canonica usando la propria auto. Mirko ha riferito agli inquirenti di essere tornato alla chiesa con l’auto del frate pulita intorno alle 14.50, di aver suonato alla porta di Padre Gratien, di avergli consegnato le chiavi della Ford, di aver aspettato in cortile che il viceparroco si cambiasse gli abiti, fumando, nel frattempo, una sigaretta, per poi dirigersi a Presciano di Sestino, una frazione di Sestino che si trova a circa diciotto chilometri da Ca’ Raffaello. Padre Gratien Alabi, atteso per officiare un funerale alle 16.00 (a detta di una parente del defunto, a causa del ritardo del frate il funerale era iniziato alle 16.20), finito il funerale, intorno alle 17.00, si era di nuovo mosso in auto con Mirko per raggiungere la vicina Sestino e celebrare la messa delle 18.00 in un’altra chiesa. Verso le 18.45 circa, Padre Gratien e Mirko si erano fermati in un bar a bere qualcosa ed erano stati raggiunti nel giro di pochi minuti da Padre Silvano dopo che lo stesso era stato contattato telefonicamente da Padre Gratien.

Secondo lei come andarono i fatti?

Guerrina, quel primo maggio, aveva inviato al frate un messaggio dal seguente testo: “Vengo da te cucino il coniglio e poi facciamo l’amore”, Padre Gratien le aveva risposto: “Il coniglio l’ha cucinato un’altra signora”, nell’intento evidentemente di dissuadere la Piscaglia dal presentarsi da lui, ma poi, alle 13.45, al fine di evitare che la donna gli inviasse altri messaggi, si era visto costretto a scriverle: “La porta della canonica è aperta”. Il viceparroco non aveva atteso però Guerrina in canonica ma era uscito, proprio per non vederla. Se Padre Gratien fosse riuscito ad evitate Guerrina fino al momento in cui Mirko non si fosse recato da lui per portarlo a Presciano di Sestino, avrebbe potuto non incontrarla per tutto il resto della giornata, per questo il frate lasciò la canonica. In quell’occasione, come abbiamo già visto, incontrò una parrocchiana proprio sotto casa di Mirko e si trattenne con lei qualche minuto. Si è potuto ricavare l’orario preciso di quell’incontro, le 14.34, grazie ad un messaggio ricevuto dalla parrocchiana mentre si trovava con il frate. Dopo quell’incontro il viceparroco tornò alla chiesa per cambiarsi gli abiti in quanto doveva recarsi ad officiare due messe nei paesi vicini con l’Alessandrini. Quindi, solo al suo rientro in canonica, qualche minuto prima delle 15.00, il viceparroco trovò ad attenderlo la Piscaglia ed in seguito ad una discussione l’uccise. Mirko arrivò alla canonica, forse con qualche minuto di ritardo rispetto alle 14.50, orario da lui indicato. L’Alessandrini, con tutta probabilità, suonò a Padre Gratien proprio subito dopo l’omicidio e, come da lui riferito, il frate non lo fece entrare, pertanto rimase in cortile a fumare, aspettando che il viceparroco si cambiasse. In realtà, il frate era intento a nascondere temporaneamente l’ingombrante cadavere di Guerrina nella canonica. Infine, Mirko e Padre Gratien si diressero in auto a Sestino e durante il tragitto il frate chiese all’Alessandrini di tornare indietro con la scusa di dover prendere un libro, il viceparroco, raccontò a Mirko una menzogna, egli volle tornare indietro, forse per prendere il telefonino della Piscaglia o per altro, ma sempre per un motivo legato all’omicidio. E’ possibile che Padre Giovan Battista fosse nella canonica durante l’omicidio e molto probabilmente aiutò Padre Gratien ad occultare definitivamente il cadavere di Guerrina quella stessa notte. Lo si evince da una chat di agosto, uno scambio di messaggi intercorso tra i due ‘religiosi’ mentre Padre Giovan Battista si trovava ad Haiti, che aveva raggiunto nel mese di luglio, Padre Gratien gli chiese aiuto e non avendo ricevuto risposta lo ricattò, minacciando di diffondere un video in suo possesso che avrebbe potuto danneggiarlo.

Quanto è importante il ritardo con cui Mirko ed il frate giunsero a Presciano di Sestino per il funerale?

Il ritardo con cui Mirko e Gratien giunsero al funerale è cruciale, colloca temporalmente l’omicidio intorno alle 15.00, infatti se non ci fosse stato l’imprevisto dell’omicidio o se l’omicidio fosse stato commesso tra le 13.46 e le 14.39, l’Alessandrini ed il frate sarebbero giunti in orario al funerale, si impiegano solo una ventina di minuti per raggiungere Presciano di Sestino da Ca’ Raffaello e Mirko ha riferito agli inquirenti di essere arrivato in canonica per prendere il viceparroco con largo anticipo. Il ritardo con cui l’Alabi e l’Alessandrini arrivarono al funerale è significativo, questo ritardo, che né Padre Gratien né Mirko hanno mai riferito agli inquirenti e che quando è venuto alla luce nessuno dei due uomini ha giustificato, è uno dei punti deboli del loro racconto, è una sospetta anomalia e la chiave del mistero di questa scomparsa. Questo ritardo ci permette di collocare temporalmente l’omicidio. Dopo circa sei mesi dalla scomparsa della moglie, verso la metà di ottobre, Mirko, ha spiegato finalmente quei 20 minuti di ritardo, ha riferito ad un giornalista di essere tornato indietro con l’auto perché il frate aveva dimenticato un libro in canonica. Mirko: “Mi sono ricordato che si era dimenticato di un libro in chiesa, però non mi ricordo in che punto siamo tornati indietro”. E comunque la motivazione addotta dall’Alessandrini non basta a giustificare quel ritardo, Mirko non ci dice quanto tempo Padre Gratien abbia impiegato per prendere il libro, né quanto tempo lo abbia fatto aspettare all’esterno della canonica mentre si cambiava gli abiti. Se lui e padre Gratien fossero partiti e tornati indietro solo per prendere un libro, come dice Mirko, ipotizzando un’inversione della marcia a circa metà strada, partendo alle 15.10-15.15 come riferito da lui, i due avrebbero impiegato solo 20 minuti in più e quindi sarebbero arrivati alle 15.55-16.00 circa, in tempo per il funerale fissato per le 16.00. Questo ritardo che nessuno dei due uomini ha spiegato per lunghi mesi ci fa inferire che evidentemente è successo qualcosa di critico intorno alle 15.00 e che il frate si è fatto attendere dall’Alessandrini per lungo tempo.

Secondo lei padre Gratien uccise Guerrina in strada, come ritiene l’accusa, o dentro la canonica?

Padre Gratien non uccise Guerrina in strada, vi spiego perché: nel messaggio inviato da Gratien a Guerrina si parlava di una porta della canonica aperta; il frate non avrebbe discusso in strada con Guerrina del loro rapporto sentimentale che voleva tenere nascosto tanto che la uccise per evitare che divenisse pubblico, lo avrebbe fatto solo in un posto sicuro, lontano da orecchie indiscrete; un ambiente chiuso e protetto favorisce le reazioni violente al contrario di un luogo pubblico dove si corre il rischio di essere visti; Gratien non fece entrare Mirko nella canonica ma lo lasciò ad aspettare in cortile perché aveva appena commesso l’omicidio ed il corpo di Guerrina si trovava all’interno della struttura; se Padre Gratien avesse ucciso Guerrina tra le 13.46 e le 14.39, non sarebbe uscito e non avrebbe perso tempo in chiacchiere con una parrocchiana ma si sarebbe preoccupato di occultare il corpo della Piscaglia in quell’occasione e non sarebbe arrivato in ritardo al funerale; il frate perse tempo a nascondere il cadavere della sua vittima, anche se temporaneamente, solo intorno alle 15.00, perché solo a quell’ora la uccise e per questo arrivò in ritardo al funerale.

Dottoressa Franco, riguardo al telefonino della Piscaglia cosa può dirci?

I tentativi del viceparroco di depistare le indagini inviando messaggi dal telefonino della vittima, messi in atto allo scopo di avvalorare la tesi dell’allontanamento volontario della Piscaglia, sono stati un clamoroso flop, e hanno condotto all’effetto opposto. Il telefonino di Guerrina ha continuato a funzionare fino al 24 di luglio, l’esame delle celle telefoniche ha rilevato che ogni volta che è stato inviato un messaggio dal telefonino di Guerrina o è stato fatto un tentativo di chiamata dallo stesso, il cellulare della donna scomparsa e quello di Padre Gratien hanno agganciato la stessa cella.

Ci spiega il significato dei messaggi inviati dal cellulare di Guerrina?

Quel primo maggio, intorno alle 17.26, dal cellulare di Guerrina sono stati inviati due sms con il seguente testo: “scuza dite al mio marito che vado a gubbio con mio amoroso marocchino che è venuto ieri a casa sono stanca di mirko torno domenica per prendere lorenzo”, hanno ricevuto i messaggi, un prete nigeriano, tale Hilary Hokeke Ndubuisi, che vive a Roma ed un imprenditore di Ca’ Raffaello. Il prete nigeriano è un conoscente di Padre Gratien, mentre era sconosciuto a Guerrina. Gli investigatori hanno scoperto che entrambi i numeri di telefono dei destinatari dei messaggi non erano mai stati registrati nella rubrica del telefonino della donna ma solo nella rubrica del telefonino del frate, dove il numero del suo collega nigeriano si trovava appena prima del numero dell’imprenditore. L’imprenditore è un parrocchiano che, insieme alla propria moglie, pare avesse segnalato, qualche tempo prima, alla curia vescovile di Arezzo, l’atipico rapporto che si era instaurato tra il frate e Guerrina. Dopo l’omicidio e l’occultamento del cadavere della Piscaglia, Padre Gratien portò con sé a Prestino il telefonino della donna, il quale durante l’invio dei messaggi agganciò la stessa cella dei telefonini di Mirko e del frate. Nel tentativo di depistare, l’Alabi pensò di inviare un messaggio all’imprenditore, allo scopo di avvalorare la tesi di un allontanamento volontario della donna, però, nel copiare il numero di telefono cui inviare il messaggio, il frate commise un errore fatale, copiò il numero del prete nigeriano suo conoscente esclusivo e dopo essersi accorto di aver mandato il messaggio ad un numero sbagliato, inviò lo stesso messaggio all’imprenditore.
Sempre quel primo maggio, alle 17.20, un giovane etiope, tale Dawit Tadesse, amico di Padre Gratien e conoscente di Mirko e Guerrina, ha ricevuto il seguente sms dal telefono della donna: “io ti ho chiamato e siccome non hai risposto vado a gubbio con il marocchino”. Il 3 maggio, la suocera di Guerrina ha ricevuto, a sua volta, un messaggio dal telefonino della nuora: “Ciao.non posso chiamare adesso ma sto bene solamente mirco mi stanca.ritornero per prendere lorenzo”. Il messaggio ricevuto dalla madre di Mirko ha caratteristiche di scrittura peculiari, le stesse dei posts che Padre Gratien pubblica sulla sua pagina di Facebook. Ad esempio, il 25 febbraio 2014, Padre Gratien ha scritto una risposta ad un suo post: “grazie di cuore,Il nostro cardinal è fra gli otto cardinali che aiutano il papa.era già cardinale quando c’era il papa Benedeto.tu come stai,tutto bene ?”. Nove giorni dopo la scomparsa di Guerrina, un’amica della donna, preoccupata per le sue sorti, ha invitato l’ex parroco di Ca’ Raffaello, tale Don Arialdo, a pranzo a casa sua ed in quell’occasione gli ha riferito che, poco prima di sparire, la Piscaglia le aveva confidato di essersi perdutamente innamorata di Padre Gratien e che la passione per il frate le provocava forti sofferenze e la rendeva insonne. Sappiamo che Don Arialdo ha riferito la confidenza della sua ex parrocchiana a Padre Gratien. Il giorno seguente la donna ha ricevuto un sms dal cellulare di Guerrina: “Ti ho mandato un messaggio perché mi fido ma sono delusa hai invitato qualcuno a casa tua ed hai parlato male di un uomo di Dio per la mia situazione nessuno di lì mi ha fatto sparire sono dal mio amoroso bisogna avere timore di Dio non ti manderò più un messaggio sei bugiarda e piena di falsità”. La donna, dopo aver ricevuto il messaggio, si è recata dal Vicario Generale della Curia di Arezzo Monsignor Dallara il quale l’ha consigliata di non recarsi dai Carabinieri per non mettere in moto alcun meccanismo.

Dottoressa, come si è comportato Padre Gratien dopo i fatti?

Il frate congolese ha aver finto di collaborare nelle prime fasi dell’inchiesta nel solo intento di depistare, dopo la sua iscrizione nel registro degli indagati si è avvalso della facoltà di non rispondere, comportamento quantomeno disdicevole per un religioso e, per quanto mi riguarda, sospetto oltre ogni ragionevole dubbio.

Dottoressa, come ha potuto pensare l’Alabi di essere così furbo da riuscire a depistare gli inquirenti?

Padre Gratien ha un’alta opinione di sé e delle proprie capacità manipolatorie che ha testato godendo di buoni risultati fino al giorno della scomparsa di Guerrina. Questo passato di indiscutibili successi lo ha portato a credere di essere più intelligente degli altri. La riprova che il frate gode di un’alta autostima, sono la frequenza con cui ha inviato messaggi dal telefonino della donna scomparsa dopo aver commesso l’omicidio ed il fatto che abbia continuato a falsificare racconti surreali che hanno come protagonisti due personaggi, un venditore marocchino, amico della Piscaglia ed un fantomatico zi’ Francesco, nel convincimento di potersi prendere gioco di tutti, familiari, giornalisti, inquirenti e magistrati.

Chi è Padre Gratien?

Il signor Gratien Alabi ha 45 anni, è di nazionalità congolese, ha studiato alla Facoltà di Teologia dell’Università Saint Augustin di Kinshasa, al momento della scomparsa della Piscaglia si occupava, da circa un anno, con altri  frati congolesi della parrocchia di Ca’ Raffaello. Alcuni dei suoi ormai ex parrocchiani lo adoravano e lo hanno descritto come estroverso, amichevole, capace di una parola per tutti, mentre i suoi detrattori lo detestavano poiché ritenevano che i suoi modi non si addicessero ad un uomo di Dio tanto che alcuni di loro hanno abbandonano la sua chiesa ed altri hanno segnalato i suoi comportamenti libertini alla curia vescovile di Arezzo che, nonostante tutto, non ha mai preso provvedimenti nei confronti del frate.

Dottoressa Franco, ha analizzato Padre Gratien da un punto di vista psichico?

Da un punto di vista psicopatologico Padre Gratien Alabi è un soggetto con tratti antisociali e narcistici di personalità, eccentrico, superficiale, egocentrato, privo di empatia, atto alla manipolazione degli altri, con un’idea grandiosa di sé ed un estremo bisogno di ammirazione. Non è altro che una specie di truffatore, un opportunista che si è fatto frate, non perché avesse una vocazione, ma per approfittare della situazione da un punto di vista economico e per assicurarsi senza fatica rispetto e credibilità al fine di agire le proprie patologiche necessità manipolatorie con più facilità.

Che cosa secondo gli inquirenti prova la relazione tra Padre Gratien e Guerrina Piscaglia?

Le indagini effettuate su Padre Gratien hanno rilevato una mole straordinaria di contatti telefonici tra lui e la donna scomparsa che non lascia dubbi sul loro rapporto. In seguito alle analisi tecniche effettuate dai Ris, sono stati trovate su un divano della canonica, tracce del liquido seminale del frate e sul suo computer, due autoscatti della vagina di un’amica suora acquisiti via chat nel mese di agosto 2014. Questi due dati ci permettono di delineare meglio la personalità del frate e sono ulteriori riprove che egli mente sulla sua vocazione. Il signor Gratien Alabi è un semplice profittatore alla ricerca di una vita agiata ed un mattatore che ha scambiato il piccolo paese toscano di Ca’ Raffaello per un teatro e la sua chiesa per un palcoscenico.

Qual’è il movente di questo omicidio?

Il movente dell’omicidio di Guerrina è, naturalmente, da ricercare nel rapporto sentimentale tra il viceparroco Alabi e la donna, rapporto che per la Piscaglia era divenuto un ossessione e per lui un incubo, forse Guerrina, quel primo maggio, sentendosi ignorata dal frate, lo aveva minacciato di far scoppiare uno scandalo a Ca’ Raffaello e Padre Gratien, ormai consapevole che le proprie doti manipolatorie non sarebbero bastate a tenere a bada una donna così perdutamente ed irragionevolmente innamorata di lui, l’aveva uccisa. Nei giorni precedenti all’omicidio, la situazione era ormai fuori controllo, lo si evince dallo scambio di messaggi tra i due, la Piscaglia aveva inviato a Gratien un sms con il seguente testo: “Sono incinta e tu sei il padre del bambino”. Un intervento chirurgico cui era stata sottoposta in aprile la donna e la sua età fanno supporre che la Piscaglia non fosse incinta ma intendesse giocarsi la carta della gravidanza per avvicinare a sé Padre Gratien che percepiva ormai sfuggente. Dopo quel messaggio il frate aveva preso un appuntamento presso un ospedale dove lavorava una sua amica per sottoporre Guerrina ad un test di gravidanza ma la donna non era voluta andare, una riprova che mentiva sul suo stato di gravidanza. Per quanto riguarda i 4000 messaggi scambiati tra la donna ed il frate, l’Alabi ha riferito che in massima parte erano messaggi inviati da Piscaglia, evidentemente una Guerrina ormai stalker.

Dottoressa Franco, si può uccidere per così poco?

Gli omicidi per futili motivi sono più frequenti di quanto si possa immaginare e sono spesso il risultato di anni di tensioni che finalmente esondano per una causa ultima che può essere anche estremamente banale. Il movente ha due componenti, un trigger che innesca la reazione e lo stato d’animo o la psicopatologia del soggetto agente che regola l’entità della stessa. Gli omicidi vengono commessi per futili motivi perché il movente lo fanno in massima parte gli stati d’animo dei soggetti coinvolti, a volte quelli di entrambi i protagonisti, autore e vittima, altre volte solo quello dell’autore (vedi il caso Marta Russo o gli omicidi commessi dai serial killers).

In molti ancora credono che Mirko Alessandrini, il marito di Guerrina, sia implicato nell’omicidio, che può dirci in merito?

Il marito di Guerrina, Mirko Alessandrini, è un uomo facilmente manipolabile ed era molto affezionato a Padre Gratien ma non ha avuto alcun ruolo nell’omicidio della moglie. Mirko, per molto tempo non ha preso le distanze dal viceparroco e non si è scagliato contro di lui solo perché non ha creduto a chi gli diceva che Padre Gratien era coinvolto nella scomparsa della moglie a causa del rapporto di fiducia e d’amicizia che lo legava a lui. Vi spiego in sintesi il perché Mirko non può essere coinvolto nell’omicidio: all’arrivo in canonica quel primo maggio, verso le 15.00, Padre Gratien invitò Mirko ad aspettare fuori, lui ha raccontato di aver fumato una sigaretta aspettando che il frate si cambiasse; Padre Gratien costrinse Mirko a tornare indietro con l’auto con la scusa di essersi dimenticato un libro ma il vero motivo, in realtà, aveva a che fare con l’omicidio appena commesso dal frate, forse il viceparroco in quell’occasione ha preso il telefonino di Guerrina; il venditore marocchino esiste quindi Mirko non ha mentito sul loro incontro del giorno precedente la scomparsa di Guerrina; Padre Gratien ha sostenuto di non aver detto a Mirko di aver visto quel primo maggio Guerrina con il marocchino, questa dichiarazione del frate prova che i due non si erano accordati su quel racconto ed il frate intendeva solo manipolare l’Alessandrini; Il viceparroco ha raccontato al collega congolese Padre Faustino ed agli inquirenti di aver incontrato un certo zi’ Francesco che avrebbe accompagnato Guerrina a Sestino il primo di maggio e raggiunto il frate in chiesa gli avrebbe riferito che la donna stava piangendo nella sua auto, era disperata e non voleva tornare a casa. Il racconto del frate che ha sempre riferito che l’Alessandrini si trovava al bar durante quell’incontro, affranca Mirko da un coinvolgimento nella scomparsa della moglie, se egli fosse stato complice di Padre Gratien sarebbe stato anche partecipe della storiella del fantomatico zi’ Francesco.

 

L’omicidio di Guerrina Piscaglia

‘Eravate così umano, Padre Malloy, 
quando a volte prendevate con noi un bicchiere,
 con noi altri che volevamo riscattare Spoon River 
dalla freddezza e dalla tetraggine della moralità provinciale.
… Credevate nella gioia della vita. 
Non avevate vergogna della carne..’.

 Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River, 1915.

Guerrina Piscaglia

Guerrina Piscaglia

Guerrina Piscaglia era nata a Novafeltria (Arezzo) il 24 ottobre del 1964, è scomparsa il primo maggio del 2014 da Ca’ Raffaello, frazione del comune di Badia Tebalda in provincia di Arezzo. Ca’ Raffaello è un exclave toscano nelle Marche popolato da meno di trecento abitanti.

Dopo il matrimonio, la Piscaglia aveva vissuto con il marito Mirko Alessandrini ed il figlio Lorenzo, un ragazzo disabile cui la donna era molto legata. La routine quotidiana di Guerrina e Mirko aveva subito un cambiamento epocale nella primavera del 2013 grazie all’amicizia rivitalizzante con Padre Gratien Alabi, un frate congolese appartenente ad una congregazione africana, assegnato con altri due frati congolesi alla parrocchia di Ca’ Raffaello dopo l’addio del vecchio parroco.

Il vice parroco Gratien frequentava abitualmente la casa dei coniugi Alessandrini e gli stessi avevano l’abitudine di recarsi anche più volte al giorno a trovarlo nella canonica. Mirko Alessandrini, essendo disoccupato, si era messo a disposizione dei frati e riusciva a racimolare qualche soldo facendo dei lavoretti per loro e svolgendo anche la funzione di autista. Guerrina e Mirko consideravano uno svago accompagnare il frate ad officiare semplici messe o funerali nelle chiesette dei paesi limitrofi e spesso finivano per farsi una bevuta insieme dove capitava, a casa, al bar o nella canonica.

La Piscaglia era stata carina in gioventù, lo si evince dalle foto che la ritraggono il giorno del matrimonio con Mirko, ma la vita di paese, il figlio handicappato ed un disturbo dell’umore l’avevano portata a trascurare il proprio aspetto. Guerrina era arrivata a pesare fino a 100 chili, lei che non raggiungeva il metro e sessanta di altezza. Da qualche tempo però, a detta di tutti, parenti e conoscenti, la donna aveva cominciato a fare del moto per dimagrire, a vestirsi meglio, a truccarsi e ad indossare qualche gioiello. Il cambiamento della donna, accolto con piacere dai familiari, era parso sospetto ad alcuni parrocchiani e in paese si mormorava di un rapporto non proprio religioso tra la Piscaglia e l’esuberante frate congolese, si vociferava perfino di un’imbarazzante gravidanza, poco probabile vista l’età di Guerrina.

Prima di sparire, la Piscaglia aveva confidato ad una frequentatrice abituale della parrocchia di essersi perdutamente innamorata di Padre Gratien e che per lui voleva lasciare il marito. La parrocchiana, dopo aver ricevuto la confidenza, aveva inviato una missiva alla curia vescovile di Arezzo nella quale metteva al corrente il vescovo del rapporto particolare tra il parroco e la Piscaglia.

Il frate congolese con i suoi modi affabili, l’abbigliamento eccentrico, il portamento sicuro e compiaciuto, i racconti affascinanti di terre lontane e le assidue frequentazioni dei suoi parrocchiani, aveva evidentemente risvegliato gli ormoni ed i sentimenti di Guerrina che i suoi familiari avevano creduto sopiti per sempre. A detta di Mirko e di un’altra parrocchiana, sua moglie, non solo era rinata, ma si mostrava perfino gelosa delle donne che frequentavano la chiesa quando ad officiare la messa era Padre Gratien. A conferma che le voci di paese avevano un qualche fondamento, gli inquirenti, attraverso l’analisi dei tabulati telefonici, hanno scoperto un suggestivo scambio di messaggi tra la donna e Padre Gratien, nell’ordine di circa 4000 contatti, gli ultimi dei quali risalenti al giorno della scomparsa della donna. In una intervista rilasciata ad un giornalista di Chi l’ha visto? il collega del frate, Padre Faustin Mbula Malengo, attuale parroco di Ca’ Raffaello, ha affermato: “Tante volte ho cercato di ridimensionare questa relazione. Padre Gratien ha fatto un grande errore, Guerrina secondo me aveva bisogno di uno psicologo e non di un prete. Padre Gratien ha fatto un lavoro che non era il suo, noi dobbiamo fare i sacerdoti”.

I movimenti di Guerrina

La mattina del primo maggio 2014, giorno della sua scomparsa, Guerrina si era fatta fare la tinta ai capelli dalla cognata e, a detta della suocera, si era ben vestita ed appariva di buon umore. La Piscaglia però, verso le 11.30, aveva confidato all’amica edicolante un certo malessere: “Io oggi ho una giornata tremenda, io non so dove sparirei e se potessi andrei anche sotto (da) un ponte”. Viene da pensare che Guerrina, poco prima dell’incontro con l’edicolante, avesse ricevuto una notizia che le aveva spento l’entusiasmo che invece aveva caratterizzato le prime ore di quella giornata. Quel giorno, dopo aver pranzato a casa dei suoceri con il marito Mirko, Guerrina era tornata a casa propria per poi allontanarsi di nuovo intorno alle 14.30 per una passeggiata. La madre del marito ha riferito agli inquirenti di averla vista dalla finestra di casa sua sulla strada che conduce alla canonica di Ca’ Raffaello, percorso che Guerrina ormai faceva quotidianamente, a suo dire, per perdere un po’ di peso. Due testimoni hanno riferito di averla incontrata pochi minuti dopo sulla strada verso Nuovafeltria. Infine, un ex postino ha raccontato di aver notato, verso le 15.00, una donna seduta sul muretto tra la strada principale del paese ed il sentiero che conduce alla chiesa di Ca’ Raffaello. Non esistono altri testimoni attendibili che abbiano riferito di aver visto la Piscaglia dopo quell’ora.

Padre Gratien Alabi

Padre Gratien Alabi

I movimenti di Mirko e di Padre Gratien

Il primo maggio 2014, Mirko ha pranzato con Guerrina a casa dei suoi genitori. Una testimone racconta di aver incontrato alle 14.34 Padre Gratien sulla strada, a circa 20 metri dalla casa della Piscaglia, di essersi trattenuta a parlare con lui per circa 10 minuti, di aver notato nello stesso lasso di tempo l’Alessandrini intento a lavare la Ford del frate, macchina che l’uomo era andato a prendere alle 13.00 in canonica. Mirko ha riferito agli inquirenti di essere tornato in canonica con l’auto del frate pulita intorno alle 14.50, di aver suonato alla porta di Padre Gratien, di avergli consegnato le chiavi della Ford, di aver aspettato in cortile che il vice parroco si cambiasse gli abiti, per poi dirigersi a Presciano di Sestino Guerrina con lui. Presciano di Sestino è una frazione di Sestino che si trova a circa diciotto chilometri da Ca’ Raffaello.

Padre Gratien Alabi, che era atteso a Presciano di Sestino per officiare un funerale fissato per le 16.00, aveva iniziato la messa in ritardo e finito il funerale, intorno alle 17.00, si era di nuovo mosso in auto con Mirko per raggiungere la vicina Sestino e celebrare la messa delle 18.00 in un’altra chiesa. Verso le 18.45 circa, Padre Gratien e Mirko si erano fermati in un bar a bere qualcosa ed erano stati raggiunti nel giro di  pochi minuti da Padre Silvano, dopo che lo stesso era stato contattato telefonicamente da Padre Gratien.

La mia ricostruzione

Guerrina, quel primo maggio, aveva inviato al frate un messaggio dal seguente testo: “Vengo da te cucino il coniglio e poi facciamo l’amore”, Padre Gratien le aveva risposto: “Il coniglio l’ha cucinato un’altra signora”, evidentemente nell’intento di dissuadere la Piscaglia dal presentarsi da lui, e poi, alle 13.45, al fine di evitare che la donna gli inviasse altri messaggi, si era visto costretto a scriverle: “La porta della canonica è aperta”.

Il vice parroco non aveva però atteso Guerrina in canonica ma era uscito per non vederla; se Padre Gratien fosse riuscito ad evitate Guerrina fino al momento in cui Mirko non si fosse recato da lui per portarlo a Presciano di Sestino, avrebbe potuto non incontrarla per tutto il resto della giornata, per questo il frate lasciò la canonica e, alle 14.34, incontrò sulla strada una parrocchiana e si intrattenne con lei a chiacchierare (si è potuto ricavare l’orario preciso dell’incontro con la parrocchiana grazie ad un messaggio ricevuto dalla donna mentre si trovava con il frate). Dopo quell’incontro il vice parroco tornò in canonica per cambiarsi gli abiti in quanto doveva recarsi ad officiare due messe nei paesi vicini con l’Alessandrini. Solo al suo rientro in canonica, qualche minuto prima delle 15.00, il vice parroco trovò ad attenderlo la Piscaglia ed in seguito ad una discussione l’uccise.

Proprio subito dopo l’omicidio, Mirko arrivò alla canonica e suonò a Padre Gratien che, come da lui riferito, non lo fece entrare, tanto che l’Alessandrini rimase in cortile ad aspettare il frate che gli aveva detto di doversi cambiare gli abiti ma in realtà l’uomo era intento a nascondere temporaneamente l’ingombrante cadavere di Guerrina.

Se Padre Gratien avesse ucciso Guerrina tra le 13.46 e le 14.39, non sarebbe uscito e non avrebbe perso tempo in chiacchiere con una parrocchiana ma si sarebbe preoccupato di occultarne il corpo in quell’occasione e non sarebbe arrivato in ritardo al funerale; il frate nascose il cadavere della sua vittima, anche se temporaneamente, solo intorno alle 15.00, poco dopo averla uccisa e per questo motivo arrivò in ritardo al funerale.

Infine, Mirko e Padre Gratien si diressero in auto a Sestino e durante il tragitto il frate chiese all’Alessandrini di tornare indietro con la scusa di dover prendere un libro; il viceparroco, raccontò a Mirko una menzogna, egli volle tornare indietro, forse per prendere il telefonino della Piscaglia o per altro, ma sempre per un motivo legato all’omicidio. E’ possibile che Padre Giovan Battista fosse nella canonica durante l’omicidio e molto probabilmente aiutò Padre Gratien ad occultare definitivamente il cadavere di Guerrina quella stessa notte. Lo si evince da una chat di agosto, uno scambio di messaggi intercorso tra i due “religiosi”; mentre Padre Giovan Battista si trovava ad Haiti, che aveva raggiunto nel mese di luglio, Padre Gratien gli chiese aiuto e non avendo ricevuto risposta lo ricattò, minacciando di diffondere un video in suo possesso che avrebbe potuto danneggiarlo.

Il ritardo

Il ritardo con cui Mirko e Gratien giunsero al funerale è cruciale perché ci permette di collocare temporalmente l’omicidio intorno alle 15.00, infatti, se non ci fosse stato l’imprevisto dell’omicidio o se l’omicidio fosse stato commesso tra le 13.46 e le 14.39, l’Alessandrini ed il frate sarebbero giunti in orario al funerale, si impiegano solo una ventina di minuti per raggiungere Presciano di Sestino da Ca’ Raffaello e Mirko ha riferito agli inquirenti di essere arrivato in canonica per prendere il vice parroco con largo anticipo. Il ritardo con cui l’Alabi e l’Alessandrini arrivarono al funerale è significativo, questo ritardo, che né Padre Gratien né Mirko hanno mai riferito agli inquirenti e che quando è venuto alla luce nessuno dei due uomini ha giustificato, è uno dei punti deboli del loro racconto, è una sospetta anomalia e la chiave del mistero di questa scomparsa.

A circa sei mesi dalla scomparsa della moglie, verso la metà di ottobre, Mirko, ha finalmente spiegato quei 20 minuti di ritardo, ha riferito ad un giornalista di essere tornato indietro con l’auto perché il frate aveva dimenticato un libro in canonica. Mirko: “Mi sono ricordato che si era dimenticato di un libro in chiesa, però non mi ricordo in che punto siamo tornati indietro”. L’Alessandrini ha risposto al giornalista motivando in modo credibile il ritardo, nonostante la seconda parte della risposta lasci interdetti. E comunque la motivazione addotta dall’Alessandrini non basta a giustificare quel ritardo, Mirko non ci dice quanto tempo Padre Gratien abbia impiegato per prendere il libro, né quanto tempo lo abbia fatto aspettare all’esterno della canonica mentre si cambiava gli abiti. Se lui e padre Gratien fossero partiti e tornati indietro solo per prendere un libro, come dice Mirko, ipotizzando un’inversione della marcia a circa metà strada, partendo alle 15.10-15.15 come riferito da lui, i due avrebbero impiegato solo 20 minuti in più e quindi sarebbero arrivati alle 15.55-16.00 circa, in tempo per il funerale fissato per le 16.00. Questo ritardo che nessuno dei due uomini ha motivato per lunghi mesi ci fa inferire che evidentemente è successo qualcosa di critico intorno alle 15.00 e che il frate si è fatto attendere dall’Alessandrini per lungo tempo. Ancora, il 12 novembre intervistato sul ritardo con cui lui e Padre Gratien erano arrivati al funerale, Mirko ha risposto: “Sì, ma tante cose non te le ricordi.. dopo tanti mesi non te le .. non te le puoi ricordare…ti vengono in mente dopo tanto tempo dai… me ne ero dimenticato”. È alquanto raro che i familiari non ricordino i dettagli relativi al giorno della scomparsa del loro caro, per quanto riguarda l’Alessandrini queste mancanze sono da ascriversi alla sua incapacità di concentrarsi e di memorizzare a causa di un deficit dello sviluppo cognitivo aggravato dal cronico abuso di alcool.

Vediamo perché si può ragionevolmente escludere che Padre Gratien abbia ucciso Guerrina in strada:

– nel messaggio inviato da Gratien a Guerrina si parlava di una porta della canonica aperta;

– Gratien non avrebbe discusso in strada con Guerrina del loro rapporto sentimentale che voleva tenere nascosto, tanto che la uccise per evitare che divenisse pubblico; Gratien avrebbe discusso solo in un posto sicuro, lontano da orecchie indiscrete;

– un ambiente chiuso e protetto favorisce le reazioni violente al contrario di un luogo pubblico dove si corre il rischio di essere visti;

– Gratien non fece entrare Mirko nella canonica ma lo lasciò ad aspettare in cortile perché aveva appena commesso l’omicidio ed il corpo di Guerrina si trovava all’interno della struttura;

– se il frate avesse ucciso Guerrina tra le 13.46 e le 14.39, non sarebbe arrivato in ritardo al funerale; la uccise invece poco prima di partire ovvero qualche minuto prima delle 15.00;

– Gratien rientrò in canonica con la scusa di prendere un libro, il frate invece tornò sulla scena del crimine e probabilmente in quell’occasione prese il cellulare di Guerrina. Una riprova che il corpo della donna si trovava all’interno della canonica.

I messaggi dal cellulare di Guerrina

Quel primo maggio, intorno alle 17.26, dal cellulare di Guerrina sono stati inviati due sms con il seguente testo: “scuza dite al mio marito che vado a gubbio con mio amoroso marocchino che è venuto ieri a casa sono stanca di mirko torno domenica per prendere lorenzo”, hanno ricevuto i messaggi, un prete nigeriano, tale Hilary Hokeke Ndubuisi, che vive a Roma ed un imprenditore di Ca’ Raffaello. Il prete nigeriano è un conoscente di Padre Gratien, mentre era sconosciuto a Guerrina. Gli investigatori hanno scoperto che entrambi i numeri di telefono dei destinatari dei messaggi non erano mai stati registrati nella rubrica del telefonino della donna ma solo nella rubrica del telefonino del frate dove il numero del suo collega nigeriano si trovava appena prima del numero dell’imprenditore. L’imprenditore è un parrocchiano che, insieme alla propria moglie, pare avesse segnalato alla curia vescovile di Arezzo l’atipico rapporto che si era instaurato tra il frate e Guerrina. Dopo l’omicidio e l’occultamento del cadavere della Piscaglia, Padre Gratien portò con sé a Prestino il telefonino della donna, il quale, durante l’invio dei messaggi, agganciò la stessa cella dei telefonini di Mirko e del frate. Nel tentativo di depistare, allo scopo di avvalorare la tesi di un allontanamento volontario della donna, l’Alabi pensò di inviare un messaggio all’imprenditore, però, nel copiare il numero di telefono cui inviare il messaggio, il frate commise un errore fatale, copiò il numero del prete nigeriano suo conoscente esclusivo e dopo essersi accorto di aver mandato il messaggio ad un numero sbagliato, inviò lo stesso messaggio all’imprenditore.

Il telefonino di Guerrina ha continuato a funzionare fino al 24 di luglio, l’esame delle celle telefoniche ha rilevato che ogni volta che è stato inviato un messaggio dal telefonino di Guerrina o è stato fatto un tentativo di chiamata dallo stesso, il cellulare della donna scomparsa e quello di Padre Gratien hanno agganciato la stessa cella. I tentativi del viceparroco di depistare le indagini, messi in atto allo scopo di avvalorare la tesi dell’allontanamento volontario della Piscaglia, sono stati un clamoroso autogol.

Il frate congolese, dopo aver finto di collaborare, nelle prime fasi dell’inchiesta, nel solo intento di depistare, dopo la sua iscrizione nel registro degli indagati si è avvalso della facoltà di non rispondere, comportamento quantomeno disdicevole per un religioso e oltremodo sospetto. Ma come ha potuto pensare l’Alabi di essere così furbo da riuscire a depistare gli inquirenti? Padre Gratien ha un’alta opinione di sé e delle proprie capacità manipolatorie che ha testato godendo di buoni risultati fino al giorno della scomparsa di Guerrina. Questo passato di indiscutibili successi lo ha portato a credere di essere più intelligente degli altri. La riprova che il frate gode di un’alta autostima, sono la frequenza con cui ha inviato messaggi dal telefonino della donna scomparsa dopo aver commesso l’omicidio ed il fatto che abbia continuato a falsificare racconti surreali che hanno come protagonisti due personaggi, un venditore marocchino, amico della Piscaglia ed un fantomatico Zi’ Francesco, nel convincimento di potersi prendere gioco di tutti, familiari, giornalisti, inquirenti e magistrati.

Il signor Gratien Alabi ha 45 anni, è di nazionalità congolese, ha studiato alla Facoltà di Teologia dell’Università Saint Augustin di Kinshasa, al momento della scomparsa della Piscaglia si occupava, da circa un anno, con altri due frati congolesi della parrocchia di Ca’ Raffaello. Alcuni dei suoi ormai ex parrocchiani lo adoravano e lo hanno descritto come estroverso, amichevole, capace di una parola per tutti, mentre i suoi detrattori lo detestavano poiché ritenevano che i suoi modi non si addicessero ad un uomo di Dio tanto che alcuni di loro hanno abbandonano la sua chiesa ed altri hanno segnalato i suoi comportamenti libertini alla curia vescovile di Arezzo che, nonostante tutto, non ha mai preso provvedimenti nei confronti del frate.

Da un punto di vista psicopatologico Padre Gratien Alabi è un soggetto con tratti narcistici di personalità, eccentrico, superficiale, egocentrato, atto alla manipolazione degli altri, con un’idea grandiosa di sé ed un estremo bisogno di ammirazione. Gratien si è fatto frate, non perché avesse una vocazione, ma per approfittare della situazione da un punto di vista economico e per assicurarsi senza fatica rispetto e credibilità.

Le indagini effettuate su Padre Gratien hanno rilevato una mole straordinaria di contatti telefonici tra lui e la donna scomparsa che non lascia dubbi sul loro rapporto. In seguito alle analisi tecniche effettuate dai RIS, sono state trovate tracce del liquido seminale del frate su un divano della canonica, e sul suo computer, due autoscatti della vagina di un’amica suora acquisiti via chat nel mese di agosto 2014. Questi due dati ci permettono di delineare meglio la personalità del frate e sono ulteriori riprove che egli mente sulla sua vocazione. Il signor Gratien Alabi è un semplice profittatore alla ricerca di una vita agiata ed un mattatore che ha scambiato il piccolo paese toscano di Ca’ Raffaello per un teatro e la sua chiesa per un palcoscenico.

Ma torniamo ai messaggi spediti dal telefonino della Piscaglia, sempre quel primo maggio, alle 17.20, un giovane etiope, tale Dawit Tadesse, amico di Padre Gratien e conoscente di Mirko e Guerrina, ha inspiegabilmente ricevuto il seguente sms dal telefono della donna: “io ti ho chiamato e siccome non hai risposto vado a gubbio con il marocchino”. Il 3 maggio, la suocera di Guerrina ha ricevuto, a sua volta, un messaggio dal telefonino della nuora: “Ciao.non posso chiamare adesso ma sto bene solamente mirco mi stanca.ritornero per prendere lorenzo”. Il messaggio ricevuto dalla madre di Mirko ha caratteristiche di scrittura peculiari, le stesse dei posts che Padre Gratien pubblica sulla sua pagina di Facebook. Ad esempio, il 25 febbraio 2014, Padre Gratien ha scritto una risposta ad un suo post: “grazie di cuore,Il nostro cardinal è fra gli otto cardinali che aiutano il papa.era già cardinale quando c’era il papa Benedeto.tu come stai,tutto bene ?”. Nove giorni dopo la scomparsa di Guerrina, un’amica della donna, preoccupata per le sue sorti, ha invitato l’ex parroco di Ca’ Raffaello, tale Don Arialdo, a pranzo a casa sua ed in quell’occasione gli ha riferito che, poco prima di sparire, la Piscaglia le aveva confidato di essersi perdutamente innamorata di Padre Gratien e che la passione per il frate le provocava forti sofferenze e la rendeva insonne. Sappiamo che Don Arialdo ha riferito la confidenza della sua ex parrocchiana a Padre Gratien. Il giorno seguente la donna ha ricevuto un sms dal cellulare di Guerrina: “Ti ho mandato un messaggio perché mi fido ma sono delusa hai invitato qualcuno a casa tua ed hai parlato male di un uomo di Dio per la mia situazione nessuno di lì mi ha fatto sparire sono dal mio amoroso bisogna avere timore di Dio non ti manderò più un messaggio sei bugiarda e piena di falsità”. La donna, dopo aver ricevuto il messaggio, si è recata dal Vicario Generale della Curia di Arezzo Monsignor Dallara il quale l’ha consigliata di non recarsi dai Carabinieri per non mettere in moto alcun meccanismo.

Il movente

Il movente dell’omicidio di Guerrina è da ricercare nel rapporto sentimentale tra il viceparroco Alabi e la donna, rapporto che per la Piscaglia era divenuto un ossessione e per lui un incubo, forse Guerrina, quel primo maggio, sentendosi ignorata dal frate, lo aveva minacciato di far scoppiare uno scandalo a Ca’ Raffaello e Padre Gratien, ormai consapevole di non poter gestire la Piscaglia, certo che le proprie doti manipolatorie non sarebbero bastate a tenere a bada una donna così perdutamente ed irragionevolmente innamorata di lui, l’aveva uccisa. Nei giorni precedenti l’omicidio, la situazione era ormai fuori controllo, lo si evince dallo scambio di messaggi tra i due, la Piscaglia aveva inviato a Gratien un sms con il seguente testo: “Sono incinta e tu sei il padre del bambino”. Un intervento chirurgico cui era stata sottoposta in aprile la donna e la sua età fanno supporre che la Piscaglia non fosse incinta ma intendesse giocarsi la carta della gravidanza per avvicinare a sé Padre Gratien che percepiva ormai sfuggente. Dopo quel messaggio il frate aveva preso un appuntamento presso un ospedale dove lavorava una sua amica perché Guerrina si sottoponesse ad un test di gravidanza ma la donna non era voluta andare, una riprova che mentiva sul suo stato. Per quanto riguarda i 4000 messaggi scambiati tra la donna ed il frate, l’Alabi ha riferito che in massima parte erano messaggi inviati da Piscaglia, evidentemente una Guerrina ormai stalker.

Alcune indiscrezioni sul contenuto dei primi interrogatori del frate ci confermano il movente

PM: Come ha reagito quando la Piscaglia le ha detto di essere incinta?
Padre Gratien: Avevo molta paura poteva costringermi a fare il test del DNA e poi diceva anche che mi avrebbe fatto arrestare.
PM: Perché invece di rompere i contatti continua a frequentarla?
Padre Gratien: Perché mi minacciava ed io cercavo di tenere la situazione sotto controllo.

Non mi stupisco degli omicidi per futili motivi che sono più frequenti di quanto si possa immaginare e sono spesso il risultato di anni di tensioni che finalmente esondano per una causa ultima, che può essere anche estremamente banale. Il movente ha due componenti, un trigger che innesca la reazione e lo stato d’animo o la psicopatologia del soggetto agente che regola l’entità della stessa. Gli omicidi vengono commessi per futili motivi perché il movente lo fanno in massima parte gli stati d’animo dei soggetti coinvolti, a volte quelli di entrambi i protagonisti, autore e vittima, altre volte solo quello dell’autore (vedi il caso Marta Russo o gli omicidi commessi dai serial killers).

L’Alabi ha raccontato al collega congolese Padre Faustino di aver incontrato un certo Zi’ Francesco che avrebbe accompagnato Guerrina a Sestino il primo maggio e, una volta raggiunto il frate in chiesa, gli avrebbe riferito che la donna stava piangendo nella sua auto, era disperata e non voleva tornare a casa. A mio avviso questo racconto è in parte reale, quelle che Padre Gratien ha descritto a Padre Fuastino sono le vere condizioni psichiche della Piscaglia di quel giorno, intorno alle 15.00, poco prima dell’omicidio, la donna piangeva, era disperata e non voleva tornare a casa.

Riassumo tutti gli elementi che permettono di escludere che Mirko sia coinvolto nell’omicidio di sua moglie:

1) All’arrivo in canonica quel primo maggio, verso le 15.00, Padre Gratien ha invitato Mirko ad aspettare fuori, lui ha raccontato di aver fumato una sigaretta mentre il frate si cambiava.

2) Padre Gratien ha costretto Mirko a tornare indietro con l’auto con la scusa di essersi dimenticato un libro ma il vero motivo in realtà aveva a che fare con l’omicidio appena commesso dal frate.

3) Il venditore marocchino esiste quindi Mirko non ha mentito sul loro incontro del giorno precedente alla scomparsa di Guerrina.

4) Padre Gratien sostiene di non aver detto a Mirko di aver visto quel primo maggio Guerrina con il marocchino, questa dichiarazione del frate prova che i due non si erano accordati su quel racconto e che il frate intendeva darla a bere ancora una volta al pover’uomo.

5) Il viceparroco ha raccontato al collega congolese Padre Faustino ed agli inquirenti di aver incontrato un certo Zi’ Francesco che avrebbe accompagnato Guerrina a Sestino il primo di maggio e che in chiesa gli avrebbe riferito che la donna stava piangendo nella sua auto, era disperata e non voleva tornare a casa. Il racconto del frate, che ha sempre riferito che l’Alessandrini si trovava al bar durante quell’incontro, affranca Mirko da un coinvolgimento nella scomparsa della moglie, se Mirko fosse stato complice di Padre Gratien sarebbe stato anche partecipe della storiella del fantomatico Zi’ Francesco.

I linguaggi verbale e non verbale di Mirko

Il marito della donna scomparsa da Ca’ Raffaello, Mirko Alessandrini, parla con un accento marchigiano condito di toscano, è semianalfabeta, un po’ grullo, facilmente manipolabile e consapevole di essere simpatico, a detta dei suoi compaesani, dedito all’alcool. L’Alessandrini, durante le numerose interviste televisive che ha concesso alla trasmissione Chi l’ha visto? non ha mai mostrato preoccupazione per le sorti della sua compagna, è apparso a dir poco dispatico e non ha manifestando coinvolgimento affettivo nei confronti di Guerrina mentre, al contrario, ha avuto da subito un atteggiamento opposto nei confronti di Padre Gratien nonostante il frate fosse sospettato di essere implicato nella scomparsa della moglie. Mirko, durante le interviste, è apparso spesso sfuggente, non collaborativo e, a volte, fortemente infastidito, come se si trovasse in trasmissione, non per un suo desiderio personale ma per un dovere. L’Alessandrini non è implicato nell’omicidio di sua moglie ma è semplicemente un soggetto con difficoltà cognitive e linguistiche.Mirko non ha mai preso le distanze dal vice parroco e non si è scagliato contro di lui perché non ha creduto a chi gli diceva che il frate era coinvolto e questo a causa del rapporto di fiducia e d’amicizia che lo legava a lui.

Le incongruenze nel racconto di Mirko

Leggiamo insieme la parte iniziale della denuncia di scomparsa fatta da Mirko il 2 maggio alle ore 18.45: “Verso le 21.00 di ieri 01.05.2014, non vedendo mia moglie tornare presso la nostra abitazione ho fatto chiamare il numero 112 ed ho informato che ero molto preoccupato in relazione a quello che appariva essere un allontanamento giustificato da alcunché, dopo è giunto lei al quale abbiamo raccontato le cose così come si erano effettivamente verificate quell’ultima volta che noi o meglio mia madre l’aveva vista e che ripeto verso le ore 14.30 circa di ieri mia madre ha visto che Piscaglia Guerrina saliva su per la strada che conduce …. Ca’ Raffaello per fare una… passeggiata… non posso escludere che mia moglie possa essersi allontanata con uno sconosciuto…”. Il 2 maggio, l’Alessandrini ha dichiarato nella denuncia di scomparsa di essere molto preoccupato, un soggetto veramente preoccupato avrebbe chiamato il 112 in prima persona invece di farlo chiamare da qualcun altro, il suo comportamento però si spiega facilmente: Mirko temeva di non essere in grado di sostenere quella chiamata.

Mirko ha problemi con la memoria, egli ha riferito agli inquirenti di essere partito con Padre Gratien dalla chiesa di Ca’ Raffaello verso le 15.10, 15.15 e di essere arrivato Presciano di Sestino verso le 15.40 mentre una parente del defunto ha riferito che i due uomini arrivarono alle 16.20, con un ritardo rispetto all’orario stabilito di 20 minuti. Da un’intervista di Mirko: “Saremo partiti 15.10-15 più o meno e saremo arrivati verso alle 15.40 circa… niente assolutamente niente.. non ho bucato la gomma né ho avuto passaggio di animali per la strada, niente, nient’altro… finisce verso le 5 (il funerale), poi l’ho accompagnato a Sestino a dire un’altra messa che era verso le 6 a Sestino, dopo questa messa andiamo tutte e due insieme in un bar a bere qualcosa, verso un quarto alle 7, dieci alle 7 sarà stato, però nel frattempo Padre Graziano chiama l’altro frate Padre Silvano che era a dire una messa, non mi ricordo dove o Badia o i Palazzi non mi ricordo dove…”. 
L’Alessandrini non dice il vero sull’orario di arrivo a Presciano di Sestino per il funerale e fornisce ancora una volta inutili informazioni, insiste, inoltre, sul fatto che non ricorda il luogo dove Padre Silvano aveva celebrato la messa, come se fosse stato rilevante per le indagini.

Mirko ha raccontato agli inquirenti e ai giornalisti di un incontro con un marocchino, lo ha fatto già nella denuncia di scomparsa che data 2 maggio 2014. Ha riferito che il giorno prima della scomparsa di Guerrina, il 30 aprile, mentre lui Guerrina e Gratien si trovavano a casa sua: “un ambulante, un marocchino, non so come dire.. la mi moglie lo chiamaaaaa in tutti i modi… come dire.. sembrava che lo conosceva, sembrava, no per nome non l’ho sentito… vieni, vieni, vieni a bere qualcosa, entra in casa e dopo gli do da bere anche lui c’ho, c’havevamo le birre sopra al tavolo, gli ho offerto un bicchiere di birra… non ci ho guardato dentro cmq aveva una borsa… almeno 10 minuti un quarto d’ora sarà stato… dopo un po’, è stato un’altro pochino, poi è andato via..”. Ancora, intervistato sul marocchino: “Non l’ho più visto, niente, non ve lo so dire, sicuramente l’avrà conosciuto fuori quando camminava, dai, tramite la gente” e “Allora era un pochino più alto di me, moro, dopo non mi ricordo l’abbigliamento… no penso marocchino… il nome non l’aveva detto, arriva lì all’improvviso, gli chiede (a Padre Gratien) se l’aiutava che il lavoro non ce l’aveva e poi gli ha lasciato il numero di telefono su un foglio…”. Per molti mesi gli inquirenti non hanno creduto alla storia del venditore marocchino ritenendola un’invenzione di Mirko e del frate, tanto che nel novembre 2014 hanno indagato l’Alessandrini per false dichiarazioni al pubblico ministero, nel gennaio 2015 si è avuta però la certezza dell’esistenza del marocchino ed è cambiata la posizione di Mirko, da potenziale complice a vittima delle manipolazioni del frate.

Nelle interviste rilasciate nel mese di settembre a Chi l’ha visto Mirko ha riferito di un colloquio tra lui e Guerrina databile qualche settimana prima di quel primo maggio: “Non è che ti sei innamorata di Padre Graziano, vedo che sei sempre dietro al telefonino?, e lei mi ha risposto scherzando: È 23 anni che ti ho sposato non lo farei mai…”. 
Un racconto che Mirko ha fatto spontaneamente al giornalista: “Noi delle volte al giorno lo andavamo.. capitava di andarlo a trovare quando non sapevo cosa fare, mi diceva (Guerrina) andiamo a trovare Padre Graziano, io mia moglie e Padre Graziano, lei non vedeva l’ora di andare a trovarlo e poi nel frattempo che stavo lì mi diceva: ‘Vai a prendere qualche bottiglia di birra dai! Così la bevete insieme!’ … nel bar… mi dava i soldi… delle volte Padre Graziano me li dava ed io andavo però nel frattempo non so cosa succedeva… nel frattempo… non ho visto niente purtroppo.. nel pensiero delle volte.. forse, però è fatica dire… poi delle volte mi diceva sempre che voleva dormire lì Guerrina.. mia moglie voleva dormire lì da loro, delle volte… delle volte (lo diceva) anche quando c’era lui”. Il 12 novembre, alla domanda della Sciarelli: “Sua moglie era innamorata di Padre Gratien?”, Mirko ha risposto: “Questo non gli glielo posso dire.. non… non me ne sono mai accorto.. via”. La Sciarelli ha ripetuto la domanda e Mirko ha detto: “Come ripeto, non me ne sono mai accorto di niente…”.

Con il tempo, l’Alessandrini ha cambiato versione; quando si è accorto che il cerchio si cominciava a stringere intorno a Padre Gratien, ha negato di aver notato un’infatuazione della moglie nei confronti del frate. Mirko ha sempre temuto di mettere in difficoltà il frate e ha sperato che egli non fosse coinvolto nell’omicidio.

Riguardo alla storia della donna di nazionalità romena cui Mirko aveva inviato 600 euro nel mese d’agosto 2014, ciò che appare interessante ai fini delle indagini è esclusivamente l’invito rivolto da Mirko alla donna di andare a vivere con lui, questo tragico invito presuppone soltanto una certa ingenuità da parte dell’Alessandrini.

Mirko: “La rumena l’ho conosciuta una volta, ci siamo tenuti in contatto e basta”.
 Sui 600 euro che gli ha inviato ad agosto: “… perché gli servivano e voleva venire in Italia e basta… è una mia amica e basta.. non ci ho più voglia.. no niente.. non sapeva niente.. perché mi dispiace che hai fatto vedere ‘sta cosa, mi dispiace se fate vedere tutto e sì, sì che non c’entra niente, (i carabinieri) non sanno niente… e vuoi che glielo vada a dire a loro? e perché? non ci ho pensato di dirlo, non c’entra niente.. ho paura che dopo mi succeda qualcosa.. no che ne so, non ne so assolutamente niente.. (Guerrina) è scappata come quelli là.. se lo sapevo non ero qui come gli altri giorni, che domande del cavolo.. eh se veniva a casa mia.. no.. eh.. poi dopo lei ha detto che non l’avrebbe fatto un atto così.. con mia moglie perché ancora ero sposato.. ancora non si trovava, questo me l’aveva detto… ee chissà la mia testa, no ti ho detto che non sarebbe venuta… eh.. pian piano la conoscevano (i suoi genitori).. no, eh pian piano la conoscevano, eh l’avrei fatta conoscere.. e perché, ce ne son tanti che lo fanno, questa è una mia amica ci volevo stare insieme che ti devo dire!? Lei ha fatto peggio di me comunque, poco ma sicuro, è scappata senza dire niente, i motivi ce l’ho più io che lei… davvero un’amicizia e basta niente di più”.

L’Alessandrini racconta la verità, la signora si è solo approfittata economicamente di lui.

I messaggi di Mirko a Padre Gratien

Il giorno in cui Padre Gratien è stato indagato per favoreggiamento in sequestro di persona Mirko gli ha inviato questo sms: “Padre Graziano io ti o voluto sempre bene mi dispiace di questa situazione, la colpa non è mia spero di incontrarti mi manchi tanto”. Dal piccolo schermo, durante la trasmissione Chi l’ha visto?, in una delle sue prime apparizioni, Mirko si è rivolto a Padre Gratien in questi termini: “Io come amico spero che mi senti, ti vorrei chiedere se sai qualcosa o che t’ha confessato qualcosa, dirlo.. che c’è Lorenzo che sta male, la mi mamma che sta male, tutti stiamo male… mi moglie, a Padre Graziano cerco di aiutarlo anch’io che se sa qualcosa di dirlo, che non ce la facciamo più”. Alla domanda della Sciarelli su che cosa pensasse dell’indagine per favoreggiamento in sequestro di persona nei confronti del frate congolese, Mirko ha risposto: “Io a questo non.. non ci penso assolutamente, da come era, da come eravamo attaccati come amici.. amicizia.. non ci penso a queste cose…. io aaa dire la verità non l’ho mai sgridata né litigato, mai niente, mai fatto del male a nessun… niente, non ho mai fatto, dai, non ho mai alzato la voce, mai mal… maltrattata… esatto era molto attaccata al figlio”. 
Il 12 novembre alla domanda se chiederebbe ancora scusa a Padre Gratien: “Al cento per cento no perooò… in questo momentoooo non gli chiederei scusa… non gli chiederei scusa”.

A novembre, a Chi l’ha visto?, Mirko non ha emesso un giudizio negativo su Padre Gratien neanche dopo aver saputo che gli inquirenti hanno scoperto due foto della vagina di una suora nel computer del frate: “Ah, io non lo so neanche che non le ho neanche viste… non ti so dire niente…. è normale o non è normale non lo so neanch’io…. non te lo so dire” , l’Alessandrini non è rimasto stupito delle fotografie perché conosce bene Padre Gratien e non l’ha mai pensato come un classico viceparroco, per il resto Mirko è apparso, nonostante tutto, ancora fortemente legato al frate ed incapace di criticarlo.

I messaggi di Mirko a Padre Gratien, quello scritto che gli ha inviato ad inizio settembre e quelli verbali che gli ha inviato attraverso le interviste televisive, sono stati sempre messaggi affettuosi, rassicuranti, messaggi in cui l’Alessandrini ricorda al frate quanto sia ancora saldo il legame di amicizia e complicità che lo lega a lui. I messaggi di Mirko al viceparroco sono equilibrati, delicati, non equivocabili, mai esplicitamente critici, nonostante il frate sia l’unico sospettato dell’omicidio della moglie.

C’è un abisso tra il comportamento di Mirko nei confronti di Padre Gratien e quello nei confronti della propria moglie scomparsa, cui non solo non rivolge mai un pensiero affettuoso ma neanche si appella a lei invitandola a tornare. L’Alessandrini non ha interesse a ritrovare Guerrina, non è più innamorato di lei, mentre ha ancora un forte legame con il viceparroco che, per un certo periodo di tempo, è stato la vera luce della sua esistenza. Mirko, il primo ottobre, durante la trasmissione Chi l’ha visto? ha dichiarato: “Comunque spero di trov.. che mi cercate la mi moglie… sarei più contento per mio figlio… è quello che vorrei dire”. 
Quel “comunque” fa pensare, non è un bell’inizio. Il 19 novembre, sempre a Chi l’ha visto?, è apparso stanco, stremato dalle indagini e preoccupato per gli eventuali sviluppi delle stesse; al giornalista che gli chiedeva cosa desiderassero lui e suo figlio per Natale, ha risposto con la voce rotta dall’emozione: “Dice (il figlio) per regalo vorrebbe che torni la mamma… di ritornare tutti insieme”. 
Mirko oltre ad aver maturato la consapevolezza che suo figlio Lorenzo non rivedrà mai più la propria madre, sembra essere stato colto da un profondo sconforto per l’ormai certo coinvolgimento del suo adorato frate nell’omicidio della moglie, la leggerezza mostrata nei primi mesi dopo la scomparsa della moglie, l’euforia di essere di nuovo libero di rifarsi una vita, sono svanite per sempre. Non dimentichiamoci che il figlio dell’Alessandrini è disabile e di lui si occupava in massima parte Guerrina.
Nel gennaio 2015, in una puntata di Chi l’ha visto? Mirko è apparso distrutto, incredulo per l’andamento delle indagini e deluso da Guerrina e dall’amico Gratien, egli è sembrato finalmente consapevole di essere stato manipolato dal frate, che da una parte si diceva suo amico e dall’altra lo faceva becco. L’Alessandrini, durante una puntata ha invitato in diretta il frate a dire la verità: “Padre graziano è ora che incominci a parlare perché qui non se ne può più…” e poi parlando della moglie: “Ehm.. non so cosa dirvi, non posso dire niente… dai, (Guerrina) non era come la pensavo io”.