MOSTRO DI FIRENZE, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: INCHIESTA “LUCCIOLE PER LANTERNE” (intervista)

L’inchiesta sul Mostro di Firenze è lastricata di fallimenti, dal 1968 ad oggi, abbiamo sentito in merito la criminologa Ursula Franco.

Le Cronache Lucane, 16 luglio 2019

– E’ di ieri la notizia diffusa da “La Nazione di Firenze” che le strie sull’ogiva ritrovata nell’orto di Pietro Pacciani nel 1992 sarebbero state artefatte in modo che somigliassero a quelle presenti sulle 51 ogive repertate nei duplici omicidi del Mostro di Firenze, lo afferma il balista Paride Minervini, consulente della procura. In poche parole, l’ogiva ritrovata nell’orto di Pacciani non sarebbe mai stata incamerata nella Beretta calibro .22 Long Rifle con la quale il Mostro uccise almeno 16 persone, dottoressa Franco, cosa ne pensa?

Se la notizia venisse confermata non ci sarebbe da stupirsi, è fresco il ricordo del lamierino artefatto nel caso Unabomber, ma, soprattutto, vorrei che si sapesse che sono le conclusioni inerenti lo studio delle celle telefoniche che, spesso, vengono artefatte da consulenti disonesti allo scopo di incastrare i soggetti indagati dalle procure.

– Il delitto di Signa, quello del 1968 resta ancora senza un colpevole; ai compagni di merenda, Mario Vanni e Giancarlo Lotti, sono stati attribuiti solo alcuni dei delitti; Pietro Pacciani è stato assolto in appello ed è poi morto, dottoressa Franco, che può dirci? 

Siamo seri, la Beretta calibro .22 non è mai passata di mano, tutti gli otto duplici omicidi sono stati commessi dalla stessa persona, un singolo serial killer da manuale. Vanni, Lotti e Pacciani erano tutti estranei ai fatti. 

– Dottoressa Franco, perché si può escludere che Pietro Pacciani fosse il Mostro di Firenze?

La psicopatologia di Pacciani nulla aveva a che fare con quella del Mostro. Pacciani era un ipersessuale con un passato di abusi nei confronti delle proprie figlie. L’autore degli 8 duplici omicidi era un soggetto sessualmente incompetente che agiva sì per lussuria, ma che raggiungeva la propria gratificazione sessuale mettendo in pratica atti sessuali sostitutivi e non atti sessuali veri e propri.

– E’ di 2 giorni fa la richiesta di archiviazione della procura di Firenze per Giampiero Vigilanti, 89 anni, ex legionario, e Francesco Caccamo, 88 anni, medico, gli ultimi due indagati, in ordine di tempo, per l’inchiesta sugli otto duplici delitti attribuiti al mostro di Firenze, che ne pensa?

Durante l’inchiesta, che andrebbe ribattezzata “Lucciole per Lanterne”, sono stati fatti errori grossolani per aver sottovalutato le preziose informazioni che alcuni esperti americani di omicidi seriali avevano fornito a chi indagava; si è ricamato sui “trofei” asportati dal Mostro, le escissioni sono state attribuite ad un esperto, nulla di più lontano dalla realtà dei fatti. Gli interventi del Mostro sui cadaveri furono sempre approssimativi, le escissioni rozze, abborracciate e i tagli netti, semplicemente, perché il coltello era molto affilato. Sempre riguardo ai “trofei”, chi indagava ha sostenuto che venissero asportati per conto terzi, niente di più sbagliato. Il Mostro asportò i “trofei” per custodirli in modo da rivivere emozionalmente l’omicidio. Dopo l’omicidio, infatti, i serial killer attraversano una fase totemica caratterizzata da un vissuto profondamente depressivo che cercano di alleviare rivivendo la loro eccitante esperienza, o tornando sulla scena del crimine, o recandosi sulla tomba delle vittime, o maneggiando degli oggetti sottratti alle stesse, o parti del loro corpo. Un serial killer è un cacciatore di umani e, come i suoi colleghi che cacciano animali, si porta a casa i cosiddetti “trofei” che gli permettono di accedere alle proprie memorie e riviverle emozionalmente ogni qualvolta lo desideri. 

– Dottoressa Franco, vuole aggiungere qualcosa?

Quello del Mostro di Firenze è un caso giudiziario irrisolto di cui dobbiamo vergognarci internazionalmente, non perché chi ha indagato non abbia identificato il serial killer nostrano, ma perché ha mostrato di non saper nulla di delitti seriali. E’ un vizio italiano quello di tentare di spiegarsi un caso giudiziario senza pescare nella casistica.

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Emanuela Orlandi, nessun mistero: uccisa da un predatore violento (intervista)

Ursula Franco, medico e criminologo a Stylo24: errori degli inquirenti, la Santa Sede non c’entra nulla. La ragazza non era un personaggio di rilievo, ma solo una giovane che dormiva a Città del Vaticano

stylo24, 15 luglio 2019

Ursula Franco è medico e criminologo, si occupa soprattutto di incidenti e morti accidentali scambiate per omicidi e di errori giudiziari. E’ stata la consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Recentemente la Corte d’Assise d’Appello di Milano ha deciso per una riapertura dell’istruttoria dibattimentale del processo a carico di Binda.

– Dottoressa Franco, cosa pensa del caso Emanuela Orlandi?

Il mio docente di patologia chirurgica, l’emerito professor Massimo Ermini, quando un paziente manifestava un certo sintomo, per addivenire ad una diagnosi, soleva consigliarci di cominciare con l’escludere le malattie più comuni per poi, eventualmente, prendere in considerazione quelle più rare, una tecnica che permette di non tagliar fuori nulla. Nel caso Orlandi è successo il contrario, si è fantasticato di ricostruzioni improbabili fino ad arrivare a perdere il contatto con la realtà e a mettere in ombra la verità. E’ alla casistica che si doveva guardare, non ai complotti internazionali.

– Secondo lei il Vaticano è coinvolto?

Non lo è, né direttamente, né indirettamente. Emanuela Orlandi non era un personaggio di rilievo ma una ragazza comune che semplicemente dormiva dentro le mura vaticane e che è stata circuita, rapita ed uccisa nella città di Roma da un predatore violento. Non è la tanto declamata omertà degli ambienti vaticani ad aver impedito la soluzione del caso Orlandi ma il ginepraio di dietrologie in cui si sono cacciati gli inquirenti. Peraltro, le superfetazioni costruite su questa storia, che non ha nulla di straordinario, hanno permesso ai detrattori della Santa Sede di vomitare odio ogni qual volta i giornali o la televisione siano tornati ad affrontare il caso Orlandi. La famiglia Orlandi è vittima, ormai da decenni, di un circo mediatico che non condurrà da nessuna parte, se la dovrebbe prendere con gli inquirenti che indagarono sulla scomparsa della povera Emanuela e con chi si è approfittato del loro dolore, non con il Vaticano, che non conosce la verità.

– Dottoressa, secondo lei, c’è un filo conduttore che lega la scomparsa di Emanuela Orlandi a quella di Mirella Gregori?

Non da un punto di vista dell’autore del reato, fu un estraneo a rapire Emanuela mentre, per quanto riguarda Mirella Gregori, ritengo altamente probabile che la ragazza conoscesse il suo assassino ed è facile che la soluzione del caso sia agli atti, ovvero, si trovi nelle dichiarazioni rilasciate agli inquirenti all’epoca della scomparsa di Mirella da uno dei soggetti sentiti.

– Il caso Orlandi, da un punto di vista mediatico, è un caso unico?

Diciamo che il caso del Mostro di Firenze, un caso molto più semplice da risolvere per l’infinità di indizi che si sarebbero potuti raccogliere, non solo è equiparabile al caso Orlandi da un punto di vista mediatico ma anche relativamente ai “gineprai” in cui si sono cacciati gli inquirenti.

– Che caratteristiche aveva il cosiddetto Mostro di Firenze e quanti omicidi ha commesso?

Il Mostro di Firenze è stato un singolo offender che agiva per lussuria, il quale, come molti suoi colleghi Lust murderer, era affetto da un certo grado di impotenza, tanto che gli unici atti sessuali agiti sulle vittime erano atti sessuali sostitutivi quali il taglio degli abiti nell’area pubica, l’accoltellamento e, in un caso, l’inserzione di un tralcio di vite nella vagina della vittima. Il Mostro ha commesso 8 duplici omicidi, a cominciare da quelli di Barbara Locci e Antonio Lo Bianco (1968) per finire con quelli di Jean Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot (1985).

La criminologa Ursula Franco smonta la bufala che vuole che Zodiac e il Mostro di Firenze siano la stessa persona (intervista)

La busta inviata a Silvia Della Monica con il lembo di pelle di Nadine Mauriot

Le Cronache Lucane, 14 giugno 2018

Dottoressa cosa ne pensa della teoria Zodiac uguale Mostro di Firenze?

E’ una boiata, è la ciliegina sulla torta di una delle pagine più nere della criminologia italiana. Quello del Mostro di Firenze che ha ucciso 16 persone, è un caso giudiziario irrisolto di cui dobbiamo vergognarci internazionalmente, non perché chi ha indagato non abbia identificato il serial killer nostrano, ma perché ha mostrato di non saper nulla di delitti seriali; gli inquirenti e i giudici, non solo hanno fantasticato di vendite di “feticci” e “festini”, hanno anche distrutto le vite di soggetti estranei ai fatti.

Un messaggio inviato da Zodiac alla stampa

E le lettere inviate dal Mostro e da Zodiac?

E’ comune che i serial killers inviino missive di sfida agli inquirenti, gli permette di tenere alti i livelli di cortisolo, adrenalina e noradrenalina, che sono gli ormoni dello stress, adorano il rischio e amano stare al centro dell’attenzione. La riprova del desiderio di palcoscenico dei serial killers è Angelo Izzo, un assassino sociopatico che, negli anni, ha preteso di fornire ai magistrati informazioni sulla strage di piazza Fontana, sulla strage di Bologna e quella di piazza della Loggia, sugli omicidi di Mino Pecorelli, Fausto e Iaio e Piersanti Mattarella, sulla morte di Giorgiana Masi, su molti altri episodi di terrorismo e di mafia, sulla violenza sessuale subita da Franca Rame e infine sulla scomparsa di Rossella Corazzin, lo ha fatto solo perché si tornasse a parlare di lui.

Cosa c’è in comune tra le lettere inviate da Zodiac e quelle del Mostro di Firenze?

Nulla. Quell’insieme di segni zodiacali e numeri mostrati in televisione non sono mai stati attribuiti al Mostro di Firenze. Nel caso del serial killer italiano abbiamo un’unica certezza, ovvero che egli abbia inviato un lembo di pelle di Nadine Mauriot, una delle sue ultime due vittime, all’interno di una busta con l’indirizzo scritto con lettere ritagliate dai giornali, a Silvia Della Monica, un magistrato che si stava occupando del suo caso, il resto sono lettere inviate da mitomani, qualche migliaio.

Perché il mostro di Firenze e Zodiac non possono essere la stessa persona?

Zodiac avrebbe rivendicato anche gli omicidi italiani firmandosi Zodiac. E’ nella natura umana attribuirsi ciò che ci appartiene.

E poi, per un serial killer il legame con il territorio è vitale.

In caso di reati seriali commessi da serial killers stanziali, una tecnica per determinare in quale area viva l’offender è lo studio dei luoghi in cui commette i suoi crimini da un punto di vista geografico. Un serial killer che colpisce sempre nella stessa area mostra di aver uno stretto legame con il territorio in cui opera, tanto che grazie ad un modello comportamentale detto Geographic profiling si può delimitare l’area in cui il soggetto vive e anche ipotizzare se si muova o meno a bordo di un mezzo di trasporto. Questo modello comportamentale parte dal presupposto che un soggetto selezioni le sue vittime vicino a casa e che quindi viva nell’area all’interno del suo raggio d’azione. Le zone in cui l’offender colpisce rientrano in una ‘comfort zone’, un’area dove si sente al sicuro, area che, nella maggior parte dei casi, non è nella cosiddetta zona cuscinetto a ridosso di casa sua, in quanto in quell’area teme di venir facilmente riconosciuto. I luoghi dove l’offender si sente al sicuro sono quelli che frequenta e dove ha l’opportunità di incontrare le sue vittime; le ‘comfort zone’ possono essere multiple; luoghi, non solo vicini a casa sua, ma anche al posto di lavoro o alla casa dei suoi familiari.

Va da sé che difficilmente un serial killer poteva essere di casa a San Casciano in Val di Pesa e a Vallejo… siamo seri.

Il Mostro di Firenze, un serial killer da manuale

“Voglio la libertà di andare alla banca e alla posta, poi ci sarà il Signore che punirà il signor Canessa co’ un malaccio inguaribile che gli toccherà patì come un cane…”. Mario Vanni, morto dopo essere stato condannato all’ergastolo da innocente.

Il cosiddetto Mostro di Firenze, che ha colpito nell’omonima provincia della Toscana, dal 1968 al 1985, è stato un serial killer, un anger excitation sexual murderer, un omicida seriale per lussuria.

Gli 8 duplici omicidi:

Barbara Locci e Antonio Lo BIanco

Barbara Locci e Antonio Lo Bianco

1 – Intorno alla mezzanotte di mercoledì 21 agosto 1968, in una strada sterrata vicino al cimitero di Signa, il Mostro ha ucciso a colpi di pistola due amanti, Antonio Lo Bianco, 29 anni, sposato e padre di tre figli e Barbara Locci, 32 anni, sposata e madre di un bambino di 6 anni, Natalino Mele. I due stavano amoreggiando all’interno di un’auto, un Giulietta Alfa Romeo bianca, mentre il piccolo Natalino dormiva sul sedile posteriore. Le due vittime sono state attinte da 4 colpi di pistola ciascuna.

Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini

Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini

2 – Intorno alla mezzanotte di sabato 14 settembre 1974, a Fontanine di Rabatta, vicino a Borgo San Lorenzo, il Mostro ha ucciso Pasquale Gentilcore, 19 anni e Stefania Pettini, 18 anni. I due giovani si erano appartati a bordo di una Fiat 127 in una strada sterrata e sono stati attinti rispettivamente da cinque e tre colpi di calibro .22. Stefania non è stata uccisa dai colpi d’arma da fuoco che l’hanno solo ferita alle gambe, è morta dopo che il suo assassino l’ha estratta dall’auto e l’ha colpita con il coltello per un totale di 96 volte; l’omicida le ha poi tagliato gli indumenti intimi, ha inciso la sua cute intorno alle zone erogene con ferite filiformi, ha penetrato la sua vagina con un tralcio di vite, ha posizionato il cadavere a gambe divaricate. Il Mostro ha colpito anche Pasquale, post-mortem, con 2 fendenti all’addome.

Giovanni Foggi e Carmela

Giovanni Foggi e Carmela De Nuccio

3 – Nella notte tra sabato 6 e domenica 7 giugno 1981 in una stradina sterrata sulle colline di Roveta, vicino a Mosciano di Scandicci, il Mostro ha ucciso all’interno della sua auto, una Fiat Ritmo, Giovanni Foggi, 30 anni e Carmela De Nuccio, 21 anni. Giovanni è stato attinto da tre colpi, Carmela da cinque. L’assassino, dopo aver estratto Carmela dall’auto, le ha strappato la camicia, le ha tagliato la cintura, i jeans e le mutande e le ha asportato il pube, risparmiando in parte le grandi labbra e infine, ha accoltellato, post-mortem, Giovanni.

Stefano

Stefano Baldi e Susanna Cambi

4 – Nella notte tra giovedì 22 e venerdì 23 ottobre 1981 a Travalle di Calenzano vicino a Prato, in località Le Bartoline, il Mostro ha ucciso Stefano Baldi, 26 anni e Susanna Cambi, 24 anni mentre si trovavano in una stradina sterrata all’interno di un auto, una Volkswagen Golf. Quattro colpi di Beretta calibro .22 hanno colpito Stefano e cinque Susanna. L’omicida ha prima estratto dall’auto Stefano che ha colpito con 4 coltellate, per poter raggiungere Susanna che ha tirato fuori dall’auto, ha colpito con il coltello sia alla schiena che al seno sinistro, le ha tagliato la gonna e le mutande, le ha asportato il pube, il perineo e parte delle cosce e l’ha lasciata a gambe divaricate.

antonella e paolo

Antonella Migliorini e Paolo Mainardi

5 – Nella notte tra sabato 19 e domenica 20 giugno 1982 a Baccaiano di Montespertoli, il Mostro ha ucciso Paolo Mainardi, 22 anni e Antonella Migliorini, 19 anni. I due fidanzati avevano appena consumato un rapporto sessuale in uno slargo sulla Strada Provinciale Virginio Nuova, vicino al paese di Cerbaia, a bordo di una Seat 147. Per un qualche motivo l’auto, dopo il duplice omicidio, è finita in un fosso e il killer ha abbandonato la scena del crimine senza infierire sui cadaveri con il coltello. Il luogo non era appartato, il Mostro avrebbe rischiato di farsi sorprendere da un auto in transito.

Horst

Horst Wilhelm Meyer e Jens Uwe Rusch

6 -Nella notte tra venerdì 9 e sabato 10 settembre 1983, a Giogoli, il Mostro ha ucciso  due turisti tedeschi, Jens-Uwe Rüsch e Horst Wilhelm Meyer, entrambi di 24 anni, mentre si trovavano sul loro furgone Volkswagen T1. L’assassino ha sparato sette colpi attraverso la carrozzeria del furgone, tre colpi hanno attinto Meyer  e quattro Rusch. Dopo l’omicidio non ha infierito sui corpi con il coltello. Rush portava i capelli lunghi, forse il Mostro lo aveva scambiato per una donna.

Pia Rontini e

Pia Rontini e Cludio Stefanacci

7 – Nella notte tra domenica 29 e lunedì 30 luglio 1984, a Borgo San Lorenzo, il Mostro ha ucciso a colpi d’arma da fuoco Claudio Stefanacci, 21 anni e Pia Gilda Rontini, 18 anni, mentre si trovano su una Fiat Panda celeste in una strada sterrata raggiungibile dalla Strada Provinciale Sagginalese. Il killer ha infierito post-mortem sul corpo di Claudio con dieci coltellate, ha colpito due volte Pia alla gola, l’ha mutilata della mammella sinistra e del pube, parte delle cosce e dell’area perianale e l’ha lasciata a gambe divaricate.

Jean Michel Kraveichvili e Nadine.

Jean Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot

8 – Nella notte tra sabato 7 e domenica 8 settembre 1985, in una piazzola nella campagna di San Casciano Val di Pesa nella frazione di Scopeti, il Mostro ha sparato all’interno della loro tenda a due francesi in campeggio, Jean Michel Kraveichvili, 25 anni e Nadine Mauriot, 36 anni. Jean Michel dopo essere stato colpito alla mandibola e agli arti superiori è scappato tra i boschi, il killer lo ha inseguito e ucciso a colpi di coltello, dodici coltellate alle spalle, al torace, alle braccia, alla carotide mentre a Nadine ha asportato la mammella sinistra e il pube. Dopo quest’ultimo duplice omicidio il Mostro ha inviato un lembo della pelle della mammella di Nadine alla Procura della Repubblica di Firenze.

Busta della lettera

Busta della lettera che conteneva un lembo di pelle di Nadine Mauriot

Il modus operandi e la personation:

Il “Mostro” ha ucciso 8 coppie con la stessa arma, una pistola semiautomatica Beretta calibro .22 Long Rifle e, in alcune occasioni, ha infierito sui cadaveri con un coltello.

Nonostante il “Mostro” intendesse uccidere le sue vittime a colpi d’arma da fuoco, a volte ha dovuto ricorrere anche al coltello, arma che, in realtà, conduceva con sé per operare post-mortem sui cadaveri.

In tre casi il “Mostro” non ha usato il coltello:

  • nel 1968, dopo aver ucciso Barbara Locci e Antonio Lo Bianco, perché in auto c’era un bambino;
  • nel 1982, dopo il duplice omicidio di Antonella Migliorini e Paolo Mainardi, perché rischiava di essere visto, in quanto l’auto era ferma a ridosso di una strada provinciale molto trafficata;
  • nel 1983, nel caso degli omicidi di Horst Wilhelm Meyer e Jens Uwe Rusch, perché si è reso conto di aver ucciso due uomini e non un uomo ed una donna.

Una lettera attribuita al Mostro di Firenze, fu usata per il confronto con la scrittura di Pacciani che non risultò compatibile, la lettera, per quanto riguarda il suo contenuto, è compatibile con la psicopatologia del mostro di Firenze

Gli omicidi commessi dal “Mostro” non sono mai stati accompagnati da una attività sessuale vera e propria, sono, comunque, omicidi con un movente prettamente sessualeSi definiscono omicidi sessuali non solo quegli omicidi in cui vi è evidenza di una attività sessuale, ma anche quelli in cui è rintracciabile un’attività sessuale sostitutiva sulla scena del crimine o sul corpo della vittima.

Chi indaga in casi di omicidio senza un apparente movente, come quello di Yara Gambirasio, deve conoscere le diverse forme di attività sessuale sostitutiva quali possono esserlo la rimozione degli abiti o il taglio degli stessi, un certo posizionamento del corpo, l’uso gratuito di un’arma da taglio o da punta sul cadavere che spesso viene scambiato per overkilling, le mutilazioni post-mortem.

Gli atti sessuali sostitutivi permettono a chi li agisce di ottenere una gratificazione sessuale.

Una delle vittime del Mostro di Firenze

Personation:

Massimo Giuseppe Bossetti, l’assassino di Yara Gambirasio, e il Mostro di Firenze, hanno fatto ricorso ad una personation” per ottenerne una gratificazione.

La “personation” è ciò che va oltre l’azione necessaria per commettere un crimine.

I tagli inferti sul corpo inerme di Yara e su quelli delle vittime del Mostro di Firenze sono da considerarsi una “personation”, sono azioni gratuite che rappresentano la manifestazione più caratteristica delle fantasie dell’omicida e, per questo motivo, sono rivelatrici della sua personalità.

Quando un soggetto colpisce in serie e ripete la “personation”,  la stessa assume il nome di “signature” (firma).

Nel caso degli omicidi del Mostro di Firenze, come in quello di Yara Gambirasio, l’assenza di un’attività sessuale vera e propria ci fa propendere per un aggressore sessualmente incompetente alla ricerca della propria gratificazione sessuale attraverso la penetrazione dei cadaveri con l’arma bianca.

Souvenir e trofei:

Dopo l’omicidio, i serial killer attraversano una fase totemica (totem phase) caratterizzata da un vissuto profondamente depressivo che cercano di alleviare rivivendo la loro eccitante esperienza, o tornando sulla scena del crimine, o recandosi sulla tomba delle vittime, o maneggiando degli oggetti sottratti alle stesse, o parti del loro corpo.

Documenti delle sue vittime raccolti dal serial killer Edmund Kemper come souvenir

Documenti delle  vittime del serial killer Edmund Kemper conservati come souvenir

Gli oggetti che i serial killer rubano alle loro vittime, biancheria intima, monili, orologi, carte di identità, vengono detti souvenir”E’ frequente che un serial killer regali ad un familiare uno di questi “souvenir”.

Un patchwork di trofei appartenenti al serial killer Edward Kemper

Un patchwork di trofei appartenenti al serial killer Edward Gein

“Souvenir” più macabri, quali possono esserlo parti del corpo di una vittima come i capelli, il pube, la mammella, la testa, gli organi genitali o i piedi, prendono il nome di “trofei”; un serial killer è un cacciatore di umani e come i suoi colleghi che cacciano animali, si porta a casa i cosiddetti “trofei” che gli permettono di accedere alle proprie memorie e riviverle emozionalmente ogni qual volta lo desideri.

Il Mostro di Firenze, alle sue vittime di sesso femminile, ha asportato il pube e la mammella sinistra, lo ha fatto per custodirli come “trofei”.

I “trofei” permettono ad un serial killer di rivivere emozionalmente l’omicidio ogni volta che lo desideri.

 Il Mostro avrebbe potuto appropriarsi di un “trofeo” già nel 1974, ma non lo fece, forse l’idea gli venne in seguito, infatti, solo nel giugno del 1981, cominciò a mutilare le sue vittime. Danilo Restivo si limitò ad incidere il corpo di Elisa Claps, la sua prima vittima, mentre asportò le mammelle ad Heather Barnett .

Il nostrano serial killer, per appropriarsi dei “trofei”, ha reciso in modo grossolano il corpo di alcune delle sue vittimeè una leggenda metropolitana che le escissioni fossero ascrivibili ad un esperto, tutt’altro, gli interventi sul cadavere furono sempre approssimativi, rozzi, abborracciati ed i tagli erano netti, semplicemente, perché il coltello era molto affilato.

Il ruolo della fantasia:

Un Lust murderer, come il Mostro di Firenze, o come Massimo Giuseppe Bossetti, da un certo momento in poi della sua vita, è accompagnato da fantasie che diventano sempre più ingombranti e violente fino al punto di costringerlo ad un act out. Un Lust murderer, per mesi, o per lunghi anni, si nutre di fantasie e gode nel premeditare l’omicidio in modo meticoloso e nel ripassare ogni dettaglio del rituale che un giorno metterà in atto.

Il Geographic profiling:

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In caso di reati seriali commessi da serial killers stanziali, una tecnica per determinare in quale area viva l’offender è lo studio dei luoghi in cui commette i suoi crimini dal punto di vista della collocazione geografico.

Un serial killer che colpisce sempre nella stessa area, mostra di aver uno stretto legame con il territorio in cui opera, tanto che grazie ad un modello comportamentale detto Geographic profiling si può delimitare l’area in cui il soggetto vive o lavora e anche ipotizzare se si muova o meno a bordo di un mezzo di trasporto.

Questo modello comportamentale parte dal presupposto che un soggetto selezioni le sue vittime vicino a casa o vicino al luogo in cui lavora e che quindi viva o lavori nell’area all’interno del suo raggio d’azione.

Le zone in cui l’offender colpisce rientrano in una “comfort zone”, un’area dove si sente al sicuro. I luoghi dove l’offender si sente al sicuro sono quelli che frequenta e proprio in quei luoghi ha l’opportunità di incontrare le sue vittime.

Le “comfort zone” possono essere multiple; luoghi, non solo vicini a casa sua e al posto di lavoro ma anche alla casa dei suoi familiari.

L’area in cui il serial killer opera, nella maggior parte dei casi, non è nella cosiddetta zona cuscinetto a ridosso di casa sua o del posto di lavoro o della casa dei familiari, in quanto in quell’area teme di venir facilmente riconosciuto.

Le vittime:

 

Un serial killer non è un essere cristallizzato ma un soggetto complesso, in work in progress, come tutti noi, per questo motivo non necessariamente ha un unico pattern di vittime.

Tra i serial killer, Zodiac e Berkowitz, come il Mostro di Firenze, hanno avuto come bersagli anche alcune coppie.

Un messaggio inviato da Zodiac alla stampa

Il crittogramma inviato da Zodiac alla stampa

Zodiac, è stato un serial killer americano, mai identificato, attivo per meno di un anno che, tra il dicembre 1968 e l’ottobre del 1969, ha aggredito 3 coppie ed un tassista, 2 delle sue vittime sono sopravvissute.

L’orologio di Arthur Lee Allen

Arthur Lee Allen (18 Dicembre 1933- 26 Agosto 1992) è stato uno dei soggetti sospettati di essere Zodiac.

David Berkowitz

David Berkowitz

David Richard Berkowitz è un serial killer americano, è stato attivo dal dicembre 1975 al luglio 1977 ed è attualmente detenuto. Berkowitz ha ucciso 6 persone e ne ha ferite 7, ha aggredito le sue prime due vittime con un coltello e le altre con una pistola calibro .44.

I suoi bersagli sono stati, per due volte, una coppia di amiche, poi coppie miste e una studentessa.

David Richard Berkowitz è stato adottato, i genitori adottivi gli avevano fatto credere che sua madre fosse morta dandolo alla luce, Berkowitz, per questo motivo, aveva sviluppato un forte senso di colpa che si era poi trasformato in odio nei confronti della madre naturale e più in generale nei confronti delle donne quando, intorno ai 21 anni, il padre adottivo gli aveva confessato che sua madre era viva e si chiama Betty Broder. David venne così a scoprire di essere un figlio illegittimo e che suo padre, tale Joseph Kleinman, era un uomo sposato con tre figli.

David Richard Berkowitz aggrediva le donne per rappresaglia, era motivato da un odio e da una rabbia ingestibile nei loro confronti. Le sue vittime sono da considerarsi dei surrogati, sostituti di quella figura femminile, la madre biologica, cui Berkowitz attribuiva tutte le sue sofferenze.

Ma che cosa ha spinto Berkowitz ad uccidere le coppie? Berkowitz, nei primi anni di reclusione, ha riferito ad un compagno di carcere di aver aggredito le coppie che si baciavano in auto, prima che avessero rapporti sessuali, per evitare che nascessero bambini illegittimi che avrebbero sofferto come lui.

Lo studio dei fenomeni che riguardano gli assassini seriali ha permesso di classificarli in categorie e di capire che a certi act out corrispondono precisi caratteri psicopatologici, in gran parte derivati dal vissuto dell’offender e, proprio per questo motivo, appare quantomeno seducente l’ipotesi che David Berkowitz e il Mostro di Firenze agissero per simili motivi e che, gli inquirenti di allora, il Mostro nostrano avrebbero dovuto cercarlo tra i figli illegittimi e gli adottivi.

Le indagini:

Pietro Pacciani, un contadino di Mercatale, Val di Pesa, detto ‘il vampa’, è stato accusato di essere il Mostro di Firenze nonostante la sua psicopatologia fosse molto diversa da quella del serial killer delle coppiette. Pacciani è stato un ipersessuale mentre il Mostro era sessualmente incompetente.

Pietro Pacciani all’età di 26 anni uccise a coltellate Severino Bonini, 41 anni, amante della sua fidanzata, Miranda Bugli, all’epoca quindicenne, e dopo l’omicidio violentò la ragazzae; dopo essersi sposato con Angiolina Manni, una donna semi-inferma di mente, abusò sessualmente delle proprie figlie sin da bambine fino ad avere con loro rapporti sessuali completi dall’età di 17 anni.

Il Mostro di Firenze, autore degli 8 duplici omicidi è stato un singolo offender che agiva per lussuria, il quale, come molti suoi colleghi Lust murderer, era affetto da un certo grado di impotenza tanto che gli unici atti sessuali agiti sulle vittime sono stati atti sessuali sostitutivi come il taglio degli abiti nell’area pubica, l’accoltellamento e, in un caso, l’inserzione di un tralcio di vite nella vagina della vittima.

L’aver sottovalutato le preziose informazioni che alcuni esperti americani di omicidi seriali avevano fornito a chi indagava, ha condotto gli inquirenti sulla strada sbagliata. Il Mostro ha fatto 16 vittime, le altre le hanno fatte l’ignoranza e la presunzione.

I fatti umani si ripetono come copioni, questo è il vero argomento della criminologia, non le elucubrazioni fantastiche senza precedenti né susseguenti.