Caso Maria Ungureanu: c’è stato un cortocircuito nelle indagini

Marius, Elena e Maria Ungureanu

Intervista alla criminologa Ursula Franco: tracce di sperma del padre sulla maglia della piccola, ma la Procura persiste nel voler arrestare i fratelli Ciocan

pubblicato su Stylo24 il 5 dicembre 2017

(Ursula Franco è medico chirurgo e criminologo. In questa intervista con «Stylo24», spiega lo stallo nell’attività investigativa per la morte della piccola Maria Ungureanu, la bimba di nove anni trovata senza vita nelle acque della piscina di un resort, a San Salvatore Telesino, il 19 giugno 2016. Maria fece perdere le tracce, durante una festa in paese: la ritrovarono, morta, dopo ore di sfrenate ricerche. Due gli accusati dell’omicidio di Maria: l’amico di famiglia Daniel Ciocan e sua sorella Cristina)

Dottoressa, per quale motivo il caso Ungureanu è controverso?

Perché, nonostante la Procura sia stata invitata a cambiar rotta da tutti i Giudici che hanno letto gli atti d’indagine relativi a questo caso, non vuol prendere in considerazione l’ipotesi dell’incidente che è l’unica plausible. Mi sento di affermare senza remore che più che di un’indagine si tratta ormai di una persecuzione ai danni di Daniel e Cristina Ciocan, la cui unica fortuna, in questo caso di morte accidentale scambiata per omicidio, sono stati i “salvagenti” (GIP, Tribunale del Riesame e Cassazione) previsti dal nostro sistema giudiziario a tutela degli indagati, altrimenti, se i giudici si fossero spalmati sulle richieste della Procura, come accaduto in altri casi, l’errore giudiziario sarebbe stato assicurato; infatti, quando un incidente viene scambiato per omicidio, come nel caso Ceste, il poveretto che viene preso di mira da una Procura è spacciato in quanto rappresenta un ‘colpevole insostituibile’, non esistendone uno vero.

C’è un momento particolare delle indagini in cui, a suo avviso, qualcosa è andato storto?

Certamente, dopo neanche un mese dalla morte di Maria, i RIS hanno isolato lo sperma di suo padre Marius da tre tracce presenti su una maglietta della bambina e dalla copertina del suo lettino, a questo punto c’è stato un corto circuito, inspiegabilmente la PM non ha richiesto l’applicazione di una misura cautelare per Marius Ungureanu ma per i germani Ciocan, richiesta che, naturalmente, è stata rigettata per ben due volte dal GIP Flavio Cusani, il quale ha invitato la procura ad indagare sul padre in merito alle violenze sessuali che la bambina subiva, avendo le indagini appurato, tra l’altro, che le ultime violenze risalivano al pomeriggio del giorno della sua morte, pomeriggio che Maria aveva passato in casa con i genitori. Voglio precisare che ad eseguire il sequestro degli indumenti di Maria e della copertina del suo lettino sono stati gli stessi operatori dei RIS che li hanno poi analizzati e che esiste un verbale di sequestro del 21 giugno 2015, nel quale si legge che tutti gli atti sono stati compiuti con la presenza costante di Marius Ungureanu, padre di Maria, il quale a specifica domanda ha riferito che tutti gli indumenti e la coperta sequestrati erano in uso alla propria figlia; questo dato, peraltro, è avvallato dalla lettura delle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche.

Che cosa può dirci rispetto alla volontà espressa dalla Procura di Benevento di eseguire una riesumazione del cadavere della Ungureanu?

E’ chiaro che la Procura cerca conferme alla propria ricostruzione che prevede che Maria sia stata gettata in acqua dai fratelli Ciocan. Posso dirvi che, prima di tutto, i due medici legali che hanno eseguito la prima autopsia sul cadavere della bambina, all’indomani della sua morte, hanno escluso che vi fossero segni di una colluttazione ma hanno rilevato escoriazioni, ecchimosi e piccole ferite lacere risalenti a tempi di produzione diversi compatibili, peraltro, con una vita attiva di una bambina di 9 anni e riferibili ad una caduta dalla bicicletta avvenuta pochi giorni prima della sua morte.
Non è soltanto il dato medico legale relativo alla prima autopsia a dirci che una seconda autopsia sarebbe inutile, ma lo sono le risultanze delle analisi eseguite dai RIS, tali analisi, infatti, escludono che Maria, prima di morire, abbia partecipato ad una colluttazione. Le analisi non hanno rilevato la presenza di DNA dei germani Ciocan né nel materiale subungueale di Maria, né sui suoi abiti, né sulla scena dell’incidente, né sono stati osservati sui Ciocan i segni di una colluttazione che naturalmente, la logica vuole, siano presenti su tutti gli attori di un corpo a corpo. Non solo, è chiaro che, se i due fratelli Ciocan, che, tra l’altro non sanno nuotare, avessero commesso un omicidio per annegamento, si sarebbero dovuti immergere nella piscina per trattenere la bambina sott’acqua.

Dottoressa Franco che cosa si augura?

Mi auguro che la Procura di Napoli decida di avocare a sé il caso, che processi Marius Ungureanu per violenza sessuale e che, finalmente, interroghi l’amica di Maria per farsi dire come sono andati i fatti.

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Morte di Maria Ungureanu: la mia dichiarazione in merito alla riesumazione su cronachedellacampania.it

La piscina di un casale che ospita ricevimenti dove è stato trovato il cadavere di una bambina nuda di circa dieci anni, a San Salvatore Telesino, in provincia di Benevento, 20 giugno 2016.
ANSA/ PRIMA PAGINA

cronachecampane.it 30 novembre 2017

Ha suscitato non poche reazioni la decisione di riesumare la salma della piccola Maria, trovata morta in una piscina a San Salvatore Telesino a Giugno del 2016. Gli avvocati difensori degli indagati Daniel e Cristina Ciocan hanno preannunciato di chiedere l’intervento probatorio al Giudice per le indagini Preliminari.
“Per quanto riguarda la riesumazione del cadavere di Maria – dichiara la criminologa Ursula Franco che assiste i due indagati – alla ricerca di segni di una colluttazione che sono stati esclusi dai due precedenti medici legali, consulenti della Procura, non posso che dirmene disgustata, la Procura non riesce ad ammettere di aver commesso un errore, continua a buttare i soldi dei contribuenti in indagini inutili invece di seguire le indicazioni dei Giudici e della difesa”. E’ la stessa criminologa che, in una nota, ricorda che per quattro volte la Procura ha chiesto l’arresto e per quattro volte i giudici, anche quelli della Cassazione, hanno espresso parere negativo. “I vari giudici, sostiene la criminologa Franco – che hanno respinto gli arresti dei due indagati, hanno suggerito alla Procura di “indagare anche nell’ambito familiare circa eventuali abusi sessuali sulla bambina”. I giudici, inoltre, “hanno avanzato l’ipotesi della morte accidentale seguita ad un gioco ed hanno escluso che Daniel Petru e Cristina Ciocan fossero in paese mentre la bambina moriva. La difesa dei Ciocan, di cui io faccio parte in veste di criminologo consulente, ha sempre sostenuto che Maria, la sera della sua morte, aveva un appuntamento con un’amica, ormai maggiorenne, e con lei si diresse in piscina per fare un bagno, si spogliò e purtroppo affogò. L’amica era più grande e molto intima, per questo motivo Maria si fidò e non si vergognò di lei. L’aver scambiato un semplice caso di morte accidentale, in un contesto familiare degradato, per un omicidio, ha distrutto la vita di due giovani che sono estranei ai fatti, lo provano i testimoni, le celle telefoniche, l’assenza di un movente, ma, soprattutto, Daniel Petru e Cristina Ciocan non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre Maria moriva”.

Morte di Maria Ungureanu: una mia dichiarazione al casertasera.it

S.SALVATORE TELESINO, SUL CASO DI MARIA RITROVATA SENZA VITA IN PISCINA UNA NUOVA DECISIONE:LA RIESUMAZIONE DEL CORPO. PARLA LA CRIMINOLOGA DELLA DIFESA

casertasera.it 29 novembre 2017

San Salvatore Telesino (Benevento)

Ritorna nuovamente di grande attualità la vicenda di Maria la bambina rumena ritrovata senza vira nella piscina di un resort di San Salvatore Telesino.Ora ci sarà la riesumazione del corpicino. “Per quattro volte la Procura di Benevento ha chiesto l’arresto e per quattro volte i giudici italiani, anche quelli della Suprema Corte di Cassazione, glielo hanno negato”.

A parlare è la criminologa della difesa Ursula Franco (nella foto).

I Giudici del Tribunale del Riesame –continua- hanno perfino accusato la Procura di razzismo e tutti i Giudici (GIP, 3 Giudici del Riesame di Napoli, Giudici della Suprema Corte) hanno suggerito alla Procura di incriminare il padre di Maria, per gli abusi sessuali sulla bambina in quanto il suo sperma è stato trovato sui vestiti della bambina e sulla coperta del suo lettino, inoltre, i Giudici hanno tutti suggerito alla Procura di percorrere l’ipotesi della morte accidentale seguita ad un gioco ed hanno escluso che Daniel Petru e Cristina Ciocan fossero in paese mentre la bambina moriva. La difesa dei Ciocan, di cui io faccio parte in veste di criminologo consulente, ha sempre sostenuto che Maria, la sera della sua morte, aveva un appuntamento con un’amica, ormai maggiorenne, e con lei si diresse in piscina per fare un bagno, si spogliò e purtroppo affogò. L’amica era più grande e molto intima, per questo motivo Maria si fidò e non si vergognò di lei. Gli abusi sessuali sono sicuramente attribuibili al padre di Maria e purtroppo dalle indagini emerge che la madre di Maria, Elena, non poteva non sapere delle terribili violenze e sofferenze patite dalla bambina visto le gravi infezioni e lesioni vaginali che aveva e che le producevano perdite che sporcavano i suoi indumenti intimi. Per quanto riguarda la riesumazione del cadavere di Maria alla ricerca di segni di una colluttazione che sono stati esclusi dai due precedenti medici legali, consulenti della Procura, non posso che dirmene disgustata, la Procura non riesce ad ammettere di aver commesso un errore, continua a buttare i soldi dei contribuenti in indagini inutili invece di seguire le indicazioni dei Giudici e della difesa. L’aver scambiato un semplice caso di morte accidentale, in un contesto familiare degradato, per un omicidio, ha distrutto la vita di due giovani che sono estranei ai fatti, lo provano i testimoni, le celle telefoniche, l’assenza di un movente, ma, soprattutto, Daniel Petru e Cristina Ciocan non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre Maria moriva in compagnia dell’amica di famiglia, la quale per paura non la soccorse”.

Morte di Maria Ungureanu: Riesumazione di Maria, la criminologa Franco: “Disgustata”

Riesumazione di Maria, la criminologa Franco: “Disgustata”
E’ consulente della difesa dei 2 fratelli rumeni indagati per la morte della bimba di S. Salvatore

Ottopagine.it 29 novembre 2017

San Salvatore Telesino

La piscina dove è annegata Maria Ungureanu

Si dice “disgustata” dalla decisione “di riesumare il cadavere di Maria alla ricerca di segni di una colluttazione che sono stati esclusi dai due precedenti medici legali, consulenti della Procura”, la criminologa Ursula Franco, consulente della difesa dei due fratelli rumeni indagati per la tragica fine della bimba di 9 anni, anch’ella rumena, trovata senza vita il 19 giugno del 2016, morta annegata, nella piscina di un casale a San Salvatore Telesino.

In una nota la dottoressa Franco ricorda che il gip Flavio Cusani, il Riesame e la Cassazione hanno detto no all’arresto di Daniel e Cristina Ciocan, assistiti dagli avvocati Giuseppe Maturo e Salvatore Verrillo – i due legali sembrano intenzionati a chiedere l’incidente probatorio che trasferirebbe al Gip il compito di nominare un perito – e afferma che “la Procura non riesce ad ammettere di aver commesso un errore, continua in indagini inutili invece di seguire le indicazioni dei Giudici e della difesa. L’aver scambiato un semplice caso di morte accidentale, in un contesto familiare degradato, per un omicidio, ha distrutto la vita di due giovani che sono estranei ai fatti, lo provano i testimoni, le celle telefoniche, l’assenza di un movente, ma, soprattutto, Daniel Petru e Cristina Ciocan non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre Maria moriva in compagnia dell’amica di famiglia la quale per paura non la soccorse”.

La difesa dei Ciocan – aggiunge – “ha infatti sempre sostenuto “che Maria, la sera della sua morte, aveva un appuntamento con un’amica, ormai maggiorenne, e con lei si diresse in piscina per fare un bagno, si spogliò e purtroppo affogò. L’amica era più grande e molto intima, per questo motivo Maria si fidò e non si vergognò di lei”.

Una mia dichiarazione alla stampa romena sulla riesumazione del cadavere di Maria Ungureanu

Procurorii italieni cer o nouă autopsie în cazul morții Mariei Ungureanu, o fetiță de 10 ani, găsită înecată

by Petre Cojocaru, Italia Diaspora, Noi 29, 2017

Il funerale di Maria Ungureanu

Procuratura italiană a decis să reexamineze cadavrul Mariei Ungureanu, copila de 10 ani descoperită înecată într-o piscină din stațiunea San Salvatore Telesino, în iunie, anul trecut. Hotărârea a fost luată în lumina unor noi elemente aduse anchetei.

Doi români, Daniel Ciocan si sora acestuia, Maria Cristina, au fost acuzați la acea vreme, si sunt în continuare principalii suspecți, chiar dacă pănă acum probele nu duc direct la o sentință.

Procurorii i-au înstiințat pe apărătorii celor doi de reautopsierea cadavrului, care va avea loc peste două săptămâni, în 13 decembrie. În luna octombrie a acestui an, Curtea de Casație a respins recursul Procuraturii la măsura de nearestare a celor doi, dictată de Tribunal.

Ursula Franco, expert criminalist si unul dintre apărătorii acuzaților, ne-a declarat următoarele:

”În patru rânduri, Procuratura din Benevento a cerut arestarea celor doi, dar de patru ori judecătorii italieni, inclusiv cei de la Înalta Curte de Casație au refuzat măsura de reținere. Judecătorii de la Tribunal au acuzat Procuratura de acte de rasism si toți judecătorii implicați până acum în acest caz au sugerat Procuraturii să îl incrimineze pe Marius Ungureanu, tatăl Mariei, pentru abuzuri sexuale împotriva copilei, dat fiind faptul că, la examenele de specialitate, sperma acestuia a fost identificată pe hainele Mariei sau pe covertura patului în care dormea micuța.

Judecătorii au sugerat ca si cauză a morții un accident si au admis că Daniel Petru si Cristina Ciocan nu se aflau în localitate în momentul producerii tragediei. Apărarea lui Ciocan, din care fac parte ca expert criminalist, a susținut tot timpul că Maria, în seara fatidică, avea o întâlnire cu o prietenă, acum majoră, cu care Maria a mers să facă o baie. Pentru că era prietene intime, victima nu s-a sfiit să se dezbrace de față cu ea.

Abuzurile sexuale pe care le-a suferit defuncta sunt atribuibile tatălui si, din cercetările făcute până acum, este indubitabil faptul că mama victimei nu ar fi stiut acest lucru, având în vedere leziunele prezente pe corpul copilei (inclusiv în zona intimă), leziuni care provocau pierderi de sânge care murdăreau lenjeria intimă.

În ceea ce priveste decizia de dezhumare a corpului si efectuare a unei noi autopsii, în vederea unor noi probe care nu au putut fi probate de precedentele examene de medicină legală, nu pot decât să mă declar cu un gust amar, în sensul în care procuratura nu admite că a comis o eroare si continuă să arunce banii contribuabililor în anchete inutile, în loc să țină cont de recomandărilor judecătorilor. Un nefericit caz de moarte accidentală (petrecut într-un mediu degradat) a fost schimbat în omucidere, două vieți a doi tineri au fost aproape distruse, desi acestia sunt străini de fapt, drept mărturie fiind declarațiile martorilor, telefoanele acuzaților si un motiv pentru care să fi comis ei fapta. Mai mult decât atât, Daniel si Cristina Ciocan nu se aflau în San Salvatore Telesino în timp ce Maria îsi pierdea viața în ochii prietenei ei, care, de frică, nu a putut să o salveze”, a declarat Ursula Franco.

Rudele celor doi darsi mulți alți reprezentanți ai comunității românesti au negat în permanență vinovăția acuzaților. Rămâne de văzut dacă după reexaminarea rezultatului noii autopsii, anchetatorii vor avea în sfârsit o concluzie.

Traduzione in italiano della mia dichiarazione:

Per 4 volte la Procura di Benevento ha chiesto l’arresto e per 4 volte i giudici italiani, anche quelli della Suprema Corte di Cassazione, glielo hanno negato. I Giudici del Tribunale del Riesame hanno perfino accusato la Procura di razzismo e tutti i Giudici (GIP, 3 Giudici del Riesame di Napoli, Giudici della Suprema Corte) hanno suggerito alla Procura di incriminare Marius Ungureanu, il padre di Maria, per gli abusi sessuali sulla bambina in quanto il suo sperma è stato trovato sui vestiti della bambina e sulla coperta del suo lettino, inoltre, i Giudici hanno tutti suggerito alla Procura di percorrere l’ipotesi della morte accidentale seguita ad un gioco ed hanno escluso che Daniel Petru e Cristina Ciocan fossero in paese mentre la bambina moriva. La difesa dei Ciocan, di cui io faccio parte in veste di criminologo consulente, ha sempre sostenuto che Maria, la sera della sua morte, aveva un appuntamento con un’amica, ormai maggiorenne, e con lei si diresse in piscina per fare un bagno, si spogliò e purtroppo affogò. L’amica era più grande e molto intima, per questo motivo Maria si fidò e non si vergognò di lei. Gli abusi sessuali sono sicuramente attribuibili al padre di Maria e purtroppo dalle indagini emerge che la madre di Maria, Elena, non poteva non sapere delle terribili violenze e sofferenze patite dalla bambina visto le gravi infezioni e lesioni vaginali che aveva e che le producevano perdite che sporcavano i suoi indumenti intimi. Per quanto riguarda la riesumazione del cadavere di Maria alla ricerca di segni di una colluttazione che sono stati esclusi dai due precedenti medici legali, consulenti della Procura, non posso che dirmene disgustata, la Procura non riesce ad ammettere di aver commesso un errore, continua a buttare i soldi dei contribuenti in indagini inutili invece di seguire le indicazioni dei Giudici e della difesa. L’aver scambiato un semplice caso di morte accidentale, in un contesto familiare degradato, per un omicidio, ha distrutto la vita di due giovani che sono estranei ai fatti, lo provano i testimoni, le celle telefoniche, l’assenza di un movente, ma, soprattutto, Daniel Petru e Cristina Ciocan non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre Maria moriva in compagnia dell’amica di famiglia la quale per paura non la soccorse.

I baby killer di Forcella tatuati come la gang dei Maras (intervista a Stylo24)

«I baby killer di Forcella tatuati come la gang dei Maras»

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Intervista alla criminologa Ursula Franco: la barba incolta richiama l’efferatezza dei jihadisti, ed è un messaggio immediato e potente di terrore. Il logo ES17 si ispira a quello sudamericano MS13

pubblicato su Stylo24 il 25 novembre 201738

(Ursula Franco è medico chirurgo e criminologo. In questa intervista con «Stylo24», spiega una delle possibili origini della simbologia delle baby-gang analizzando la necessità, per i giovanissimi affiliati alle bande criminali, di aver segni di riconoscimento immediati e terribili)

Come definirebbe da un punto di vista “estetico” gli affiliati al clan Sibillo di Forcella?

“Gli affiliati al clan Sibillo sono dei “self-styled soldiers” come lo sono gli affiliati a molte altre organizzazioni criminali. Il clan Sibillo pesca “à la carte” tra i simboli dei gruppi criminali più spietati, sono riconoscibili le barbe alla moda dei jihadisti e un logo che ricorda quello di una famosa gang centro americana. La barba incolta da jihadista è un messaggio potente, ben più decifrabile del simbolismo di cifre e numeri, è un messaggio capace di raggiungere chiunque. Alla barba incolta da jihadista, che ormai fa parte del nostro immaginario collettivo, noi tutti colleghiamo istantaneamente efferatezza e morte, lo stesso non può dirsi del logo ES17 dei Sibillo, quantomeno non in Italia”.

Che può dirci dell’immagine di Emanuele diffusa dal clan che ricorda le serigrafie di Andy Wahrol?

“E’ un’immagine facilmente leggibile, immediata, che si rivolge ai giovani di Forcella, è un omaggio ad Emanuele Sibillo così come lo è la variazione del logo del clan da FS17 a ES17; sia il logo che il ritratto pop di Emanuele, tatuato sulla pelle o stampato su capi di abbigliamento, sono ormai due dei simboli di appartenenza al clan Sibillo”.

Secondo lei qual’è l’origine del logo ES17?

“Prima della morte di Emanuele sui muri di Forcella, gli affiliati del clan Sibillo, per marcare il loro territorio, scrivevano FS17, da dopo l’estate 2015 scrivono le iniziali di Emanuele accompagnate dal numero 17, ES17. Ritengo molto probabile che l’idea iniziale, quella del logo FS17 si rifaccia al logo dei Mara Salvatrucha, MS13. L’MS13 è un’organizzazione criminale transnazionale tra le più violente che ha affiliati in America, in Canada, in Messico, nei paesi del centro america e perfino nel nostro nord Italia. La gang MS13 è relativamente giovane, è nata come street gang a Los Angeles negli anni 80; i suoi membri, detti Maras, erano prevalentemente americani di origine salvadoregna o honduregna o soggetti con doppia cittadinanza. Per quanto riguarda il logo: M e S sono naturalmente le iniziali delle parole Mara (gruppo) e Salvatrucha (salva-furbo) mentre l’origine del 13 non è chiara, potrebbe rappresentare un numero magico o il numero della strada in cui la gang si formò. I membri di questa gang sono famosi nel mondo per i tatuaggi che gli ricoprono il corpo ed il volto. Negli ultimi tempi però l’organizzazione è cambiata, si è evoluta, questo a causa degli arresti di massa dei suoi membri che risultavano riconoscibili alle forze dell’ordine proprio grazie a tatuaggi distintivi come quelli del logo MS13. Oggi, per i Maras è vitale risultare “invisibili” e quindi evitano di tatuarsi i simboli della gang in modo da sfuggire agli arresti”.

Cos’altro accomuna i Maras ai membri del clan Sibillo?

“Da qualche anno è semplicemente attraverso un particolare taglio di capelli che i nuovi membri del MS13 dichiarano la propria appartenenza alla gang, nulla di irreversibile. Lo stesso accade a Forcella, gli affiliati al clan Sibillo, come risulta dall’inchiesta di Giancarlo Tommasone, indossano sulla nuca il logo del clan, ES17, che ottengono facendosi rasare i capelli in profondità”.

Com’è possibile che un membro di un clan camorristico o di una gang dedita a omicidi e rapine, si faccia tatuare simboli religiosi?

“I tatuaggi a simbologia religiosa non sono necessariamente una dichiarazione di fede, appartengono alla nostra cultura e possono semplicemente servire per lasciar passare un certo messaggio e per costruirsi un personaggio”.

I CONSULENTI FORENSI DISONESTI SONO RESPONSABILI DEGLI ERRORI GIUDIZIARI

Un’intervista alla criminologa Ursula Franco su consulenti forensi ed errori giudiziari

pubblicato su Le Cronache Lucane il 7 novembre 2017

Dottoressa Franco, sappiamo che le sta a cuore il problema degli errori giudiziari e che lei ritiene che nel nostro paese una delle cause principali di errore giudiziario siano i consulenti disonesti.

“E’ vero, nel nostro paese la principale causa di errore giudiziario sono i consulenti partigiani, consulenti che appoggiano le procure senza remore. Ne ho parlato ad un convegno il 16 ottobre con l’avvocato americano Barry Scheck. Scheck è il cofondatore di Innocente Project, la più importate organizzazione del mondo per quanto riguarda la lotta agli errori giudiziari”.

Avvocato Barry Scheck

Sappiamo che tra i consulenti partigiani che appoggiano le procure italiane ve ne sono alcuni che millantano titoli.

“Certamente, è un tema doloroso ma è necessario che chi di dovere lo affronti alla radice. Il fatto che alcuni consulenti millantatori appoggino una procura e segnino il destino di soggetti accusati di omicidio non è l’unico danno che questo tipo di truffatori fanno alla giustizia. Quando un millantatore è parte del team difensivo di un imputato egli danneggia il suo diritto inviolabile alla difesa, è un tallone d’Achille, tutto ciò che un millantatore afferma in udienza non vale nulla. Tra l’altro, sia chiaro che un consulente che riferisce ad un giudice di essere laureato e non lo è, non solo fa danni incalcolabili ad un imputato ma incorre nel reato di falsa testimonianza e anche in quello di falsa attestazione a un pubblico ufficiale sui suoi titoli di studio. E’ necessario che i titoli di studio divengano pubblici, il MIUR deve permettere a tutti di sapere che titoli hanno coloro che li accusano e coloro che li difendono”.

Da tre anni lei è consulente della difesa di Michele Buoninconti, da tre anni lei afferma con forza che la condanna di Buoninconti è il frutto di un grave errore giudiziario. L’avvocato Giuseppe Marazzita del foro di Roma, che assiste Michele Buoninconti dal settembre 2015, ha posto ai giudici della Corte di Assise di Appello di Torino il problema dei titoli del consulente della procura di Asti, Giuseppe Dezzani, le cui conclusioni dell’analisi delle celle telefoniche hanno convinto il giudice del primo grado, Roberto Amerio, della colpevolezza di Buoninconti.

“Le conclusioni di Giuseppe Dezzani non stanno né in cielo né in terra, lo ripeterò in eterno. Il signor Dezzani ha detto al giudice Amerio di essere laureato in Informatica ma non ha ritenuto di dover rispondere con chiarezza alle domande della difesa che lo esortava a riferire dove e quando si fosse laureato. Dal suo curriculum risulta semplicemente un diploma di geometra, lei capisce quanto possa valere in questo caso la sua parola rispetto a quella dell’ingegner Paolo Reale, consulente della difesa, il quale ha da subito confutato le sue conclusioni”.

La difesa di Buoninconti non è stata la sola ad attaccare Giuseppe Dezzani sui suoi titoli di studio, non è vero?

“Nell’ottobre 2015 durante un’udienza del processo a Massimo Giuseppe Bossetti, Giuseppe Dezzani, all’epoca consulente della difesa è stato preso a male parole dalla pm Letizia Ruggeri. Di seguito uno stralcio dello scambio tra la Ruggeri e Dezzani:

(…) Letizia Ruggeri: Quali tecnici le hanno tracciate? Lei sarebbe tecnico della difesa?

Giuseppe Dezzani: Sì, il tecnico che le ha tracciate sono io, sono un informatico.

Letizia Ruggeri: Lei è un informatico? Lei non sa niente di celle!

Giuseppe Dezzani: Sono una mia specializzazione.

Letizia Ruggeri: Che titolo accademico ha? (…)

Tre mesi dopo quest’udienza e due settimane prima di un’altra udienza, Giuseppe Dezzani ha rimesso il mandato e non per divergenze con la difesa”.

Giuseppe Dezzani

Giuseppe Dezzani durante l’udienza del 22 luglio 2015 del processo a Michele Buoninconti ha dichiarato: “(…) Ho gestito nella mia carriera, che è iniziata nel 1998 in questo mestiere, circa 2000 casi giudiziari, casi specifici, anche in questa specifica materia che trattiamo oggi (…) Sono consulente, sono stato consulente in tantissimi casi per la Procura di Milano, per la Procura di Torino, per la Procura di La Spezia, parlando solo di casi di omicidio specifici dove la prova telefonica, la prova delle celle è stata una prova essenziale per la determinazione. L’ultimo che citavo della Corte d’Appello di Torino è stato un caso dove la gestione della parte telematica e telefonica è stata fondamentale. Un altro caso di La Spezia dove fu dato un ergastolo, anche lì la parte telefonica era pregnante sulla ricostruzione degli eventi”. Dottoressa Franco, se Giuseppe Dezzani avesse millantato un titolo si riaprirebbero centinaia di casi giudiziari in cui la parola del consulente ha avuto un peso?

“Se venisse accertato che il signor Dezzani non ha i titoli per confrontarsi con un ingegnere, come nel caso Buoninconti, un nuovo processo sarebbe un diritto per tutti coloro che sono stati condannati grazie alle sue consulenze. Non esiste un’altra soluzione che possa salvare la credibilità del nostro sistema giudiziario. Sarebbe un fatto epocale ma chi di dovere non potrà permettersi di mettere la testa sotto la sabbia.

In America, qualche anno fa, è stato accertato che Joyce Gilchrist, una chimica forense del dipartimento di polizia di Oklahoma City, la quale nella sua carriera si è occupata di circa 3000 casi giudiziari, era solita falsificare le prove, prove che, tra l’altro, hanno condotto alla condanna a morte di 23 persone. Una volta smascherata, sono stati riesaminati più di 1700 casi in cui la consulenza della Gilchrist era stata determinante per la condanna degli imputati.

Sempre in USA, Annie Dookhan, un tecnico di laboratorio dell’HSLI di Boston, pochi anni fa, è stata accusata di intralcio alla giustizia e di aver millantato un titolo accademico. La Dookhan ha mentito su una fantomatica laurea magistrale in chimica e ha falsificato un numero esorbitante di test di laboratorio relativi a casi giudiziari, circa 20.000. Il 95% dei soggetti condannati grazie alle consulenze di Annie Dookhan sono stati liberati. La Dookhan è stata condannata a tre anni di carcere e a risarcire un condannato con 2 milioni di dollari”.

Annie Dookhan

Dottoressa com’è possibile che esista gente capace di far condannare degli innocenti pur di compiacere un pubblico ministero?

“I millantatori sono soggetti con scarsa autostima alla ricerca di prestigio e potere, in verità il loro desiderio non è “compiacere” ma rivestire un ruolo importante e solo assecondando in pieno le esigenze dei pubblico ministero, coloro che non hanno titoli, possono sperare in nuovi incarichi e quindi in nuovi palcoscenici”.