CRIMINOLOGA URSULA FRANCO, CONSULENTE DELLA DIFESA DI MARCO VENTURI: CARLOTTA BENUSIGLIO SI E’ SUICIDATA (intervista)

Carlotta Benusiglio

Carlotta Benusiglio, 37 anni, è stata trovata impiccata ad un albero di Piazza Napoli a Milano intorno alle 6.00 del 31 maggio 2016 da un passante. Il caso è stato inizialmente archiviato come suicidio e poi riaperto. Il suo fidanzato Marco Venturi, 41 anni, è infatti indagato per omicidio volontario aggravato. La criminologa Ursula Franco è consulente dell’avvocato Andrea Belotti che difende il Venturi che da sempre si proclama innocente. La dottoressa Franco si occupa soprattutto di suicidi e morti accidentali scambiate per omicidi e di errori giudiziari, è stata la consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; recentemente ha fornito una consulenza all’avvocatessa Patrizia Esposito, difensore di Stefano Binda, già condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Ursula Franco è anche consulente degli avvocati della difesa di Daniel e Cristina Ciocan che sono stati indagati per violenza e omicidio dalla Procura di Benevento nel caso Ungureanu ma sono vicini all’archiviazione dopo che il GIP, il Tribunale del Riesame di Napoli e i giudici della Suprema Corte di Cassazione hanno dato ragione alla difesa su tutta la linea.

Le Cronache Lucane, 15 gennaio 2019

Dottoressa Franco, lei, già nel febbraio 2018, in tempi non sospetti, dichiarò che “le indagini del consulente della famiglia Benusiglio, Antonio Barili, che ha analizzato le telecamere di piazza Napoli, la piazza di Milano dove si è impiccata Carlotta il 31 maggio 2016, permettono di escludere che Marco Venturi abbia ucciso la Benusiglio”, che può dirci oggi?

“Resto della stessa opinione, è alquanto improbabile che un ragazzo di 68 chili, strangoli una donna che pesa poco meno di lui e, mentre ne sostiene il corpo, la impicchi ad un albero con la di lei sciarpa in pochi secondi. Peraltro siamo in presenza di un quadro anatomo patologico caratteristico di un impiccamento suicidiario e in assenza di lesioni da difesa che possano far pensare ad una colluttazione. La povera Carlotta Benusiglio si è suicidata”.

Dottoressa Franco, sappiamo che sono stati molti i medici legali chiamati ad esprimersi sul caso, sappiamo anche che i periti del GIP hanno escluso l’omicidio mentre i consulenti del PM lo sostengono, che può dirci in merito?

“Le diatribe medico legali si superano nel momento in cui si hanno riscontri criminologici ad una ipotesi o all’altra. In questo caso non c’è nulla che supporti l’ipotesi omicidiaria: mancano i segni di una colluttazione, non sono presenti lesioni da difesa, il luogo dove Carlotta è stata trovata impiccata non aveva nulla della scena del crimine, non erano infatti presenti sul terreno segni di trascinamento di un corpo o di una colluttazione, gli abiti della Benusiglio erano puliti, ovvero non erano venuti in contatto con il terreno, la struttura del cappio era compatibile con quella di un cappio annodato da Carlotta stessa”. 

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Scomparsa Mingarelli: nessun mistero, vi spiego com’è andata (intervista)

La criminologa Ursula Franco a Stylo24 ricostruisce le fasi dell’indagine sulla morte del ragazzo escludendo gli aspetti da thriller della tragedia

Stylo24, 9 gennaio 2019

La Dottoressa Ursula Franco è medico e criminologo, si occupa soprattutto di suicidi e morti accidentali scambiate per omicidi e di errori giudiziari. E’ stata la consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti. Recentemente ha fornito una consulenza all’avvocatessa Patrizia Esposito, difensore di Stefano Binda, già condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Ursula Franco è anche consulente degli avvocati della difesa di Daniel e Cristina Ciocan per i quali la procura di Benevento ha chiesto l’archiviazione. Dal dicembre 2016 è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis, una tecnica scientifica di analisi del linguaggio messa a punto dallo studioso israeliano Avinoam Sapir. Dal 2013, cura un blog di criminologia, Malke Crime Notes, dove pubblica analisi di noti casi giudiziari italiani ed americani. 

All’indomani del ritrovamento del corpo di Mattia Mingarelli, in un’intervista a Roma/Cronache Lucane rilasciata il 26 dicembre, la dottoressa Franco ha escluso che la morte del ragazzo potesse ritenersi sospetta. 

In un’analisi pubblicata sul suo blog il 28 dicembre la Franco ha scritto: 

“Non c’è niente di “misterioso” nella scomparsa di Mattia Mingarelli né di “strano” nella testimonianza del gestore del rifugio “Ai Barchi” dove il ragazzo si recò prima di morire: la presenza del vomito vicino al tavolo del rifugio e il fatto che Mattia abbia perduto il telefono proprio lì, sono la riprova che si sentì male dopo essere uscito dal rifugio. Il racconto del Del Zoppo è credibile e privo di smagliature, peraltro se il Del Zoppo fosse implicato nella morte di Mattia non solo non avrebbe conservato il suo telefono ma non avrebbe raccontato che il Mingarelli si era recato per due volte al suo rifugio o avrebbe fatto di tutto per accreditare l’ipotesi del malore peraltro senza alcun timore di venir smentito visto che quel pomeriggio il Del Zoppo e il Mingarelli erano soli. Mattia Mingarelli si è sentito male dopo l’ultima bevuta al rifugio “Ai Barchi”, ha urtato il volto contro un ramo, è scivolato, ha battuto la testa producendosi una frattura occipitale ed è morto per assideramento. Non ci sono né lesioni da difesa né segni di una colluttazione sul cadavere, il cadavere di Mattia si trovava a pochi metri dal rifugio e non era occultato, tutti dati a sostegno della morte accidentale. Non accredita di certo l’ipotesi omicidiaria il fatto che i soccorritori ed i cani non abbiano trovato il corpo del Mingarelli. I soccorritori non videro il suo corpo in quanto era coperto dalla neve caduta quella notte mentre le ricerche con i cani da traccia no sono affidabili. L’ipotesi che il cadavere sia stato spostato è improponibile, nessuno sposterebbe infatti un corpo dopo aver dato l’allarme e con le ricerche in corso, tantomeno per non occultarlo”.

Lettera aperta della criminologa Ursula Franco a “La Vita in Diretta”

“Se lo sfortunato Giorgio Del Zoppo fosse stato vostro padre o vostro marito o vostro fratello, gli avreste riservato lo stesso trattamento? Lo chiedo a voi perché avete permesso a soggetti privi di competenze in campo criminologico di riempirsi la bocca con la parola omicidio in un caso evidente di morte accidentale. 

Non ci si inventa criminologi, servono competenze in campo medico (medicina legale, psichiatria, tossicologia, chimica etc, etc), e a queste competenze, che si acquisiscono soltanto all’Università e che vanno documentate con un bel diploma di laurea, va aggiunta una non meno necessaria approfondita conoscenza della casistica. 

Vi rendete conto che certe inferenze dei vostri opinionisti a digiuno di criminologia non solo espongono i loro autori al ridicolo ma danneggiano la vita di chi, suo malgrado, si trova implicato in un caso giudiziario e spesso impediscono ai familiari di chi muore di farsi una ragione di una eventuale archiviazione?

È un campo delicato quello della giustizia e non dovrebbe esserci spazio né per l’approssimazione né per la disinformazione. 

Avete mai sentito parlare dell’effetto Dunning-Kruger, una distorsione cognitiva a causa della quale alcuni individui rifiutano di confrontarsi con la propria incompetenza e tendono a sopravvalutarsi? 

Esprimersi senza competenze su un caso giudiziario non solo è rivelatore di una mancanza di coscienza di sé ma anche di uno sprezzo per i propri simili.

Sapete che la pressione prodotta da un processo mediatico su una procura e sui giudici è equiparabile ad una pressione idraulica ed è la prima causa di errore giudiziario?

Sapete che per esprimersi nel campo dell’analisi del linguaggio servono competenze che si maturano soltanto in molti anni di studio? 

Avete mai sentito parlare di “autopsia psicologica”? Prima di fasciarsi la testa con ipotesi omicidiarie conviene sempre focalizzare su eventuali fragilità, frustrazioni o sofferenze di uno/a scomparso/a. Nella maggior parte dei casi infatti un’autopsia psicologica permette di addivenire ad una soluzione in tempi brevi, a meno che non se ne sottovalutino o neghino deliberatamente le risultanze.

Vi è giunta voce che, nonostante le ricerche, i corpi di Melania Rea, Elena Ceste, Yara Gambirasio, Eleonora Gizzi, Daniele Taddei, Rocco Di Nello, Provvidenza Grassi, Lucia Manca e Saverio Tagliafierro, per nominarne qualcuno, sono stati tutti ritrovati per caso?

Sapete che i cani da compagnia non hanno “super poteri”? Hanno difficoltà a trovare i cadaveri gli addestrati Bloodhound, come vi viene in mente che sia anomalo che il cane da compagnia del Mingarelli non abbia condotto i soccorritori al cadavere del proprio padrone ma si sia invece divertito a giocare con un altro cane?

La casistica insegna che le ricerche con i cani da traccia spesso falliscono, molti sono infatti i fattori che possono viziare una ricerca: l’invecchiamento della traccia olfattiva; le condizioni climatiche estreme; la contaminazione della scena per l’accorrere di molti soggetti (familiari, inquirenti e curiosi); la scelta sbagliata del testimone d’odore da far annusare al cane nel caso si applichi il metodo americano o Whitney, il testimone d’odore è un oggetto o un indumento appartenente al disperso che va scelto con cura, bisogna infatti evitare di far annusare al cane indumenti contaminati dal profumo dei saponi da bucato o dall’odore di un altro soggetto; l’interpretazione delle indicazioni del cane (lettura del cane), che spetta all’uomo, ed è quindi passibile di errore.

L’errato assunto che le ricerche con i cani siano infallibili non solo è la riprova di una mancanza di conoscenza della casistica ma è anche fonte di grossolani errori, conduce infatti ad ipotizzare fantomatici spostamenti di cadaveri ed altrettanti fantomatici depistaggi che aprono la strada all’errore giudiziario.

Per non sbagliare più, imparate a riservare ai soggetti informati sui fatti, sospettati o indagati lo stesso trattamento che vorreste vi fosse riservato o fosse riservato ad un vostro caro, per chi specula sulle disgrazie altrui c’è spazio in televisione ma non in paradiso”.

La lettera aperta a “La Vita in Diretta” è stata pubblicata anche su Le Cronache Lucane.

MORTE DI MARIA UNGUREANU: SI VA VERSO L’ARCHIVIAZIONE DELLE POSIZIONI DI DANIEL E CRISTINA CIOCAN (intervista)

Le Cronache Lucane, 8 gennaio 2019

Il 16 gennaio si terrà l’udienza fissata dal GIP Flavio Cusani in seguito alla richiesta della procura di archiviare le posizioni di Daniel e Cristina Ciocan, abbiamo sentito in merito la criminologa Ursula Franco, consulente della difesa dei Ciocan, la quale da sempre sostiene che Maria è morta per cause accidentali mentre si trovava con un’amica e non in seguito ad un omicidio. A dare ragione alla difesa sono stati, per due volte il GIP Cusani, i giudici del Tribunale del Riesame di Napoli e quelli della Cassazione che tra l’altro hanno sostenuto che “sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina, almeno per quanto concerne gli abusi sessuali”.

– Dottoressa Franco tra qualche giorno si terrà un’udienza cruciale, che accadrà?

Come lei ben sa, nel giugno scorso il professor Francesco Introna ha fornito una nuova consulenza medico legale alla procura di Benevento e nelle sue conclusioni ha escluso che Maria sia stata uccisa, pertanto è chiaro che la posizione dei fratelli Ciocan non potrà che essere rivista in toto anche alla luce di questa inferenza del professor Introna che peraltro priva di ogni valore eventuali rivisitazioni in merito all’ora della morte di Maria, almeno per quanto riguarda le posizioni dei Ciocan.

– Dopo l’archiviazione che cosa vi aspettate?

Il nome dell’autore delle violenze che la bambina subiva da tempo è agli atti e la casistica insegna che soggetti come lui sono capaci di reiterare, ci aspettiamo che la procura lo arresti e lo rinvii a giudizio.

MORTE MATTIA MINGARELLI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: SMETTETE DI SPECULARE SU UNA MORTE ACCIDENTALE (intervista)

Mattia Mingarelli

Le Cronache Lucane, 4 gennaio 2018

Dottoressa Franco cosa vorrebbe dire agli opinionisti che si sono espressi sul caso Mingarelli lasciando intendere che possa trattarsi di omicidio?

Smettete di speculare su una morte accidentale. Non ci si inventa criminologi, servono competenze e conoscenza della casistica per esprimersi su un caso giudiziario. Non solo certe inferenze da profani espongono i loro autori al ridicolo ma danneggiano la vita del signor Giorgio Del Zoppo e impediranno ai familiari di Mingarelli di farsi una ragione della morte accidentale del loro caro.

C’è chi ha recentemente affermato pubblicamente che “non è possibile stabilire se sia sempre rimasto lì quel cadavere”, è vero dottoressa?

Evidentemente chi ha detto questa sciocchezza non ha mai sentito parlare di macchie ipostatiche. Lo studio delle macchie ipostatiche ha permesso al medico legale di escludere che il cadavere sia stato spostato. Le risultanze dell’esame medico legale non sono un optional anche se da parecchio tempo mi sembra vada di moda ignorarle. Peraltro nessuno sposterebbe un corpo dopo aver dato l’allarme e con le ricerche in corso, tantomeno per non occultarlo.

Lei ritiene che ci sia qualcosa di “strano” in questo caso?

Non c’è proprio nulla di strano nella morte del Mingarelli, tutti i dati in nostro possesso permettono di concludere senza ombra di dubbio per una morte accidentale. Non c’è nulla di strano neanche nel fatto che il corpo sia stato ritrovato per caso, rientra nella norma che le ricerche dei cadaveri falliscano.

Dottoressa, cosa è successo?

Mattia aveva bevuto alcolici almeno in tre occasioni quel pomeriggio, si è sentito male appena uscito dal rifugio “Ai Barchi”, forse una congestione, ha infatti vomitato e in quell’occasione ha perduto il telefono, e poi, dopo aver camminato poche centinaia di metri, con tutta probabilità ha urtato il volto contro un ramo provocandosi una ferita sopra l’occhio, è scivolato, ha battuto la testa producendosi una frattura occipitale ed è morto per assideramento. Non sono state identificate dal medico legale infatti né lesioni da difesa né segni di una colluttazione che possano far ipotizzare che sia stato vittima di un’aggressione. 

Il racconto di Giorgio Del Zoppo è stato definito “confuso” e “strano”, lei cosa ne pensa?

Per esprimersi nel campo dell’analisi del linguaggio servono competenze che si maturano in molti anni di studio. Non c’è niente di “confuso” né di “strano” nelle parole del Del Zoppo, il suo racconto è sempre stato lo stesso ed è un racconto credibile e circostanziato. Se Del Zoppo avesse ucciso Mattia non avrebbe raccontato di essersi intrattenuto con lui per due volte quel pomeriggio né avrebbe conservato il suo telefono né avrebbe escluso un possibile malore, anzi avrebbe fatto di tutto per accreditarlo.

E la storia del cane Dante?

Che vuole che le dica, qualche tempo dopo la caduta di Mattia evidentemente il cane ha preferito andare a giocare col cane del Del Zoppo, Dante è un cane da compagnia, non capisco perché gli si vogliano attribuire dei “super poteri” che, nonostante siano addestrati, neanche i cani da ricerca hanno. 

Morte di Mattia Mingarelli, criminologa Ursula Franco: non è omicidio (intervista)

Mattia Mingarelli

Il corpo di Mattia Mingarelli, 30 anni, è stato ritrovato nel bosco di Chiesa Valmalenco (Sondrio), in località Barchi, a poca distanza dal rifugio dove era stato visto per l’ultima volta in compagnia del proprio cane. Mingarelli era scomparso il 7 dicembre 2018. Nel tardo pomeriggio del 24 dicembre alcuni sciatori hanno avvistato nel bosco che confina con le piste il corpo senza vita del Mingarelli. La criminologa Ursula Franco, con i pochi dati a sua disposizione, ci fa il punto su questo caso.

Le Cronache Lucane, 26 dicembre 2018

– Dottoressa Franco, com’è morto Mattia Mingarelli?

Il fatto che il gestore del rifugio dove Mattia si era recato abbia trovato del vomito a poca distanza dal cellulare del Mingarelli e le basse temperature della notte del 7 dicembre fanno propendere per una morte per assideramento in un soggetto in preda ad una intossicazione alcolica.

– Il corpo del Mingarelli è stato trovato in una zona che era già stata battuta invano dagli uomini del Soccorso Alpino, dai militari del SAGF, dai vigili del fuoco, dai volontari della protezione civile e dai cani da traccia, alcuni organi di stampa hanno ipotizzato che Matta sia stato ucciso ed il suo corpo spostato, lei cosa ne pensa?

E’ una colossale sciocchezza, nessuno sposterebbe un corpo dopo aver dato l’allarme e con le ricerche in corso, tantomeno per non occultarlo. E’ noto a tutti che le ricerche spesso falliscono ed i cadaveri vengono ritrovati per caso nelle zone già battute da soccorritori e cani da traccia, si vedano i casi di Elena Ceste, Christiane Seganfreddo, Eleonora Gizzi e Yara Gambirasio. In merito le ricordo le parole del padre di Eleonora Gizzi, pronunciate all’indomani del ritrovamento del corpo della figlia: “Sono certo che sia lei, me lo sento. La cosa che mi tormenta è che è poco distante da casa ma soprattutto sono luoghi che sono stati battuti da chi la cercava. Non riesco a trovare pace ma io non mi muovo da qui, aspetto finché non mi daranno delle risposte”, e quelle di Renato Guillet, marito di Christiane Seganfreddo: “È paradossale. Proprio stamattina ho avuto un’altra segnalazione e un attimo dopo mi dicono che Christiane è stata trovata nelle vigne sopra casa nostra dove era passato anche il cane da ricerca. Ho un po’ di rabbia addosso”.

– Possibile che il cane di Mattia non abbia saputo condurre i soccorritori al cadavere del suo padrone?

E’ una leggenda che i cani da compagnia siano in grado di ritrovare i cadaveri dei loro padroni. La casistica insegna che anche gli addestrati cani da traccia sono spesso fallibili, molti sono infatti i fattori che possono viziare una ricerca.

– Può elencarci i fattori capaci di viziare una ricerca?

Le ricerche dei dispersi eseguite con l’ausilio dei cani dei gruppi cinofili possono fallire per molteplici ragioni: l’invecchiamento della traccia olfattiva; le condizioni climatiche estreme; la contaminazione della scena per l’accorrere di molti soggetti (familiari, inquirenti e curiosi); la scelta sbagliata del testimone d’odore da far annusare al cane nel caso si applichi il metodo americano o Whitney, il testimone d’odore è un oggetto o un indumento appartenente al disperso che va scelto con cura, bisogna infatti evitare di far annusare al cane indumenti contaminati dal profumo dei saponi da bucato o dall’odore di un altro soggetto; l’interpretazione delle indicazioni del cane (lettura del cane), che spetta all’uomo, ed è quindi passibile di errore.

Criminologa Ursula Franco: non mi spiego il rinvio a giudizio di Francesco Ferrari per omicidio volontario (intervista)

La dottoressa Ursula Franco è da sempre sensibile al tema delle morti accidentali e dei suicidi scambiati per omicidi.

Le Cronache Lucane, 13 dicembre 2018

– Dottoressa Franco, capita sempre più di frequente che a causa della pressione mediatica le procure italiane riaprano casi che avevano in precedenza archiviato come suicidi, cosa ne pensa?

Non posso risponderle in modo generico, ogni caso è un caso a sé e va analizzato nello specifico. Diciamo che recentemente mi sono stupita in almeno tre casi ma soprattutto non mi spiego il rinvio a giudizio di Francesco Ferrari per omicidio volontario. E’ chiaro che quando Licia Gioia è stata attinta dal colpo mortale “non era in una posizione usuale per un soggetto che intenda suicidarsi ma era in una posizione scomoda e innaturale” perché il colpo è partito mentre il Ferrari stava cercando di disarmarla. Lo provano la distanza dalla quale è stato esploso il colpo e le analisi dei tamponi usati per rilevare tracce di polvere da sparo che sono stati eseguiti sulle mani dei due coniugi e che hanno dato esito positivo in entrambi i casi. 

– Quali sono i casi di suicidio più controversi?

Le dietrologie trovano terreno fertile soprattutto nei casi di suicidio per impiccamento incompleto eppure da secoli la casistica insegna che non solo l’omicidio per impiccamento è raro ma non è necessaria la sospensione nel vuoto del corpo perché si arrivi alla morte, insomma si può morire pure impiccandosi alla maniglia di una porta.

– Dottoressa Franco, che significa impiccamento atipico?  

Da un punto di vista medico legale si riconoscono due tipi di impiccamento a seconda della posizione del laccio: un impiccamento tipico, se il nodo corrisponde alla nuca e un impiccamento atipico, se il nodo si trova in posizione laterale o anteriore del collo; il fatto che il nodo sia laterale o anteriore non impedisce l’impiccamento. L’impiccamento atipico rientra tra gli impiccamenti messi in atto allo scopo di suicidarsi e il fatto che sia denominato atipico non lo rende sospetto.

– Che cosa comporta scambiare un suicidio per un omicidio?

Quando è una procura a scambiare un suicidio per un omicidio c’è il rischio che venga commesso un errore giudiziario. Quando invece qualche consulente convince i familiari di un suicida che il loro caro è stato ucciso non fa che impedirgli di elaborare il lutto e li incapsula in una vita di odio e di rabbia nei confronti del soggetto a cui li stessi attribuiscono l’omicidio, un omicidio che in realtà non è mai stato commesso. Pertanto chi li sostiene non gli fa un regalo, non lo fa alla verità e tantomeno alla giustizia.

– Da un punto di vista psicologico dove sta il problema?

I familiari di un suicida non accettano di non aver compreso che il loro caro stesse vivendo un momento difficile e, per liberarsi dal senso di colpa, cercano la via dell’omicidio attribuendolo spesso al coniuge del suicida, al quale soprattutto non perdonano di essere sopravvissuto, ciò innesca un processo dove non c’è spazio per la verità e che, sebbene li liberi dal senso di colpa per non aver capito l’entità del disagio del proprio familiare, può condurre ad un errore giudiziario.

– E’ possibile che in questo processo i genitori di un suicida arrivino a dissimulare? 

E’ possibile. Spesso i genitori di chi si suicida dissimulano senza provare vergogna o senso di colpa perché si sentono paladini di una nobile causa e sono forti del sostegno che ottengono dall’opinione pubblica che non vede l’ora di individuare un “mostro” contro cui scagliarsi.

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Morte di Licia Gioia, rinvio a giudizio di Francesco Ferrari, criminologa Ursula Franco: non è omicidio volontario (intervista)

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Francesco Ferrari e Licia Gioia

Il maresciallo dei carabinieri Licia Gioia è morta il 28 febbraio 2017 dopo essere stata attinta da un colpo d’arma da fuoco alla testa. Licia Gioia si trovava nella camera della villetta di Contrada Isola che divideva con il marito, il poliziotto Francesco Ferrari. La procura di Siracusa ha recentemente chiesto il rinvio a giudizio di Francesco Ferrari per omicidio volontario. Francesco Ferrari ha 45 anni ed è un poliziotto tuttora in servizio alla Questura di Siracusa. Il Ferrari in precedenza era stato accusato di istigazione al suicidio e di omicidio colposo. Abbiamo sentito sul caso la criminologa Ursula Franco, consulente della difesa di Michele Buoninconti, di quella di Stefano Binda e dei fratelli Daniel e Cristina Ciocan.

Roma/Cronache Lucane, 12 dicembre 2018

– Dottoressa Franco, il maresciallo Licia Gioia si è suicidata o è vittima di un omicidio volontario?

Licia Gioia non si è suicidata ma ha minacciato di farlo e mentre il marito, Francesco Ferrari, cercava di disarmarla, sono partiti due colpi, uno dei quali, quello mortale, l’ha attinta alla testa e l’altro alla gamba. Pertanto non si tratta di un vero e proprio suicidio ma neanche di un omicidio volontario. Peraltro il Ferrari non aveva alcun motivo di desiderare la morte della moglie mentre, secondo alcune indiscrezioni, la Gioia era molto gelosa e quella stessa sera si era trattenuta in auto e non aveva cenato con lui e con suo figlio, un comportamento compatibile con la successiva minaccia di suicidio.

– Esclude quindi che il Ferrari impugnasse l’arma e che sia stato lui ad esplodere volontariamente il colpo?

La soluzione del caso è nell’arma. L’arma da cui sono partiti i colpi era la pistola in dotazione al maresciallo Gioia, non quella in dotazione al Ferrari, pertanto si può logicamente inferire che sia stata proprio la Gioia a tirar fuori la pistola e a puntarsela alla testa. Il fatto che il colpo non sia stato esploso a bruciapelo, ma da circa 25 cm di distanza, prova che il Ferrari tentò di allontanare l’arma dalla testa della moglie e che proprio in quel frangente partì il primo colpo, cui seguì un secondo colpo pochi secondi dopo. Il secondo colpo ci conferma che quei due colpi partirono in una situazione concitata, il Ferrari è infatti un poliziotto abituato a maneggiare armi e se l’arma fosse stata (da subito) nelle sue mani non sarebbe partito nessun secondo colpo.

– Dottoressa come si spiega il secondo colpo?

Non ho le risultanze medico legali ma posso ipotizzare che, dopo che la ragazza è stata attinta alla testa dal primo colpo ed è morta, il suo braccio ha ceduto ed il Ferrari, che si trovava in piedi di fronte a lei e che stava tentando di disarmarla, ha perso l’appoggio tanto da cadere su di lei e in un estremo tentativo di appropriarsi dell’arma ha fatto partire il secondo colpo che ha attinto Licia alla coscia destra e il Ferrari alla gamba sinistra posto che quel colpo è stato esploso dopo “non meno di dieci, quindici, venti secondi” dal primo.

– Vuole aggiungere qualcosa?

I comportamenti del Ferrari post incidente non hanno una spiegazione univoca.

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