Morte Annamaria Sorrentino, criminologa Ursula Franco a UrbanPost: «La verità è che si è tolta la vita»

Morte Annamaria Sorrentino, il marito della ex Miss morta in vacanza a Tropea, Paolo Foresta, non è indagato ma da diverse settimane è spesso presente in televisione per spiegare la sua versione dei fatti circa la lite furibonda che ha preceduto la caduta della moglie dal balcone lo scorso 16 agosto. La famiglia della ex Miss Campania ha esplicitamente dichiarato a mezzo stampa di nutrire forti dubbi sulla veridicità delle sue parole, reputando sospette le sue versioni, molteplici e discordanti, sulla caduta di Annamaria e il frangente temporale ad essa precedente. L’uomo sostiene infatti si sia suicidata, i familiari della donna negano con forza siffatta ipotesi. Nel ricordare che al momento la magistratura inquirente indaga a carico di ignoti per istigazione al suicidio, UrbanPost ha intervistato la criminologa Ursula Franco, entrata ufficialmente a far parte del team difensivo del signor Paolo Foresta, difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia.

Di Michela Becciu per URBANPOST, 12 ottobre 2019

Abbiamo rivolto alla dottoressa Franco alcune domande sugli aspetti al momento più spinosi e poco chiari relativi alla tragica vicenda, in attesa che le indagini chiariscano meglio la dinamica dei fatti. Così la criminologa ha risposto ai nostri quesiti:

Dottoressa Franco, Paolo Foresta – che non è indagato – è quasi ‘costretto’ ad andare in televisione per difendersi dalle accuse (non poi tanto sottese) che gli vengono rivolte dalla famiglia Sorrentino. Le pregresse violenze (da lui ammesse) ai danni di Annamaria potrebbero avere innescato i forti dubbi nutriti nei suoi confronti circa la sua versione dei fatti? 

«È difficile accettare che un familiare si sia tolto la vita, è più facile cercare un capro espiatorio. La verità è che Annamaria Sorrentino si è tolta la vita».

Sul cadavere di Annamaria, secondo quanto trapelato finora, non sarebbe stata eseguita l’autopsia. Cosa possono dire le ferite esterne sul suo corpo riscontrate (e fotografate) dai familiari durante la sua agonia in ospedale? La donna è caduta di spalle? Fuggiva da qualcuno o il suo è stato un gesto volontario? Che idea si è fatta al riguardo? 

«Quello di Annamaria Sorrentino è stato un gesto volontario. Come sapete io mi occupo di analisi del linguaggio, il racconto di Paolo Foresta è veritiero ed è supportato dalle testimonianze dei presenti, altrettanto veritiere. Salvatore ha sostenuto che Paolo “voleva prenderla, non picchiarla” e Gaetano (amico della coppia tra i presenti in casa al momento dell’accaduto ndr) ha detto: “Paolo ha un po’ sbagliato a rilasciare delle interviste, le cose vengono travisate e ingigantite. La mamma di Annamaria non gli crede ed è apparsa più volte in video, questo è un problema che riguarda solo loro. Le televisioni inventano storie, cercano di indagare, di parlare di vicende che appartengono al passato ma tutto questo non deve interessare, adesso dobbiamo occuparci dell’evento accaduto recentemente. Nessuno andrà in prigione, nessuno l’ha spinta, dico la verità, nessuno. Dico la verità, nessuno l’ha spinta”».

Paolo Foresta e le vacanze programmate insieme all’amante (peraltro suo amico) della propria moglie: una scelta che non ha un senso logico. Le molteplici spiegazioni al riguardo fornite da Foresta in televisione sono state divergenti. Lei ha avuto modo di chiarire con lui questa circostanza?

«All’epoca Paolo Foresta non aveva certezza del tradimento della moglie perché Annamaria continuava a negare questa circostanza».

Il ruolo degli altri presenti in casa al momento della precipitazione di Annamaria: possibile che nessuno abbia visto il momento in cui la donna avrebbe scavalcato il balcone? La famiglia Sorrentino esclude a priori, dalla prima ora, l’ipotesi del suicidio. Secondo lei come sarebbero andate le cose?

«Le ripeto: il racconto di Paolo Foresta relativo alla caduta è credibile, e sono convinta che Annamaria abbia scavalcato il parapetto e sia poi caduta, così come riferito dal Foresta. Non ho ancora avuto accesso alle dichiarazioni rilasciate in procura dai presenti, pertanto non so esattamente che cosa abbiano visto, ma di sicuro non hanno visto Paolo gettare Annamaria dal terrazzo, né picchiarla, perché così non è stato. La povera Annamaria ha fatto tutto da sola e Paolo non è riuscito a salvarla. È ai fatti e alle dichiarazioni dei presenti che bisogna attenersi, non a ciò che credono o meno i familiari di Annamaria. E’ stato montato un caso sulla base del nulla, non è il primo e non sarà l’ultimo, purtroppo».

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LA CRIMINOLOGA URSULA FRANCO CI ILLUSTRA LE PRINCIPALI CAUSE DEGLI ERRORI GIUDIZIARI

“A Innocence Project la verità non interessa, molti dei suoi clienti sono colpevoli. Innocence Project è semplicemente un big business sul quale gravano le stesse inaccettabili colpe del sistema giudiziario che combatte”.

Le Cronache Lucane, 10 ottobre 2019

Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto.

– Dottoressa Franco, quali sono le più importanti cause di errore giudiziario?

L’incompetenza dei magistrati e il teatrino mediatico che ha ridotto ormai la giustizia ad una farsa e che va in onda a reti unificate. L’Italia è un paese alla deriva per quanto riguarda i diritti di chi è coinvolto in un caso giudiziario di interesse mediatico. L’Italia è il paese in cui degli incompetenti si sentono in diritto di processare un ragazzo sordomuto in diretta tv senza che nessuno alzi la voce. L’Italia è il paese nel quale un giornaletto di serie B viene sbandierato durante uno show, spacciato come trasmissione pubblica, come se il giornaletto in questione fosse la voce provata della verità. Non c’è fine al peggio. Ormai i familiari dei suicidi, sempre più spesso, invece di interfacciarsi con gli inquirenti, si rivolgono ai conduttori di note trasmissioni televisive per tentare di convincere prima l’opinione pubblica e poi la procura di competenza che il loro caro è stato ucciso e, purtroppo, nonostante la verità emerga con forza dagli atti, a volte ci riescono. L’Italia è il paese in cui nessuno si stupisce che un ex deputato della Repubblica consigli ai suoi elettori di informarsi sul caso Vannini prendendo visione delle interviste manipolate a tavolino da “Le Iene” e non leggendo gli atti giudiziari. In data 6 maggio 2019, Alessandro Di Battista ha scritto su facebook: “Avete visto l’ultimo servizio delle Iene sul caso Vannini? Beh vi consiglio di farlo. E vi consiglio anche di prendere posizione, di informarvi, di chiedere giustizia e verità. Esattamente come nel caso Cucchi si può arrivare alla verità anche per quanto riguarda il caso Vannini. Dipende anche un po’ da noi. Marina e Valerio, i genitori di Marco, (così come Ilaria Cucchi) sono esempi straordinari. Stiamogli vicino e diamogli una mano esercitando un nostro dovere: quello di appassionarci alla verità. Buona giornata a tutti!”. Mi chiedo il “vi consiglio” a chi sia rivolto. Come Di Battista possa pensare che soggetti privi di competenze nel campo della criminologia possano “prendere posizione” è un mistero o forse la TV spazzatura ha lasciato credere ai suoi “seguaci”, Di Battista compreso, che “chiunque” possa addivenire alla verità su un caso giudiziario attraverso la visione di certi servizi, tra un piatto d’amatriciana e un bicchiere di vino dei Castelli?

– Dottoressa Franco, in quale altro modo i programmi televisivi viziano i procedimenti penali?

I programmi di successo in termini di share illudono i familiari delle vittime che la loro presenza in studio ed il dare in pasto all’opinione pubblica il caso possa aiutarli ad addivenire alla verità ed invece gli servirebbero semplicemente degli esperti competenti di supporto agli avvocati di parte civile.

– Dottoressa, come si prevengono gli errori?

Gli “errori giudiziari” non esistono, esistono solo “orrori giudiziari”, lo dico per il modo in cui vengono costruiti i castelli accusatori, che sono dei copycat. 

Per impedire certi “orrori” servono PM, avvocati difensori, consulenti di accusa e difesa competenti, appassionati del proprio lavoro e amanti della verità e poi è necessario perseguire i millantatori che forniscono consulenze compiacenti alle procure. Le procure dovrebbero poi assumere esperti “contrarians” capaci di riconoscere il fenomeno della “Tunnel Vision”, che è un pregiudizio cognitivo che affligge i PM e che li induce a costruire un fasullo castello accusatorio grazie al supporto di consulenti partigiani sotto l’effetto della “Noble Cause Corruption”.

– E le parti civili?

Anche le parti civili potrebbero contribuire a ridurre gli “orrori giudiziari” ma, purtroppo, spesso non conoscono a fondo gli atti dei casi di cui si occupano, di rado prendono in considerazione l’eventualità che una procura possa sbagliarsi e di frequente foraggiano il processo mediatico per fini personali.

– Dell’associazione “Innocence Project” che cosa pensa?

A Innocence Project la verità non interessa, molti dei suoi clienti sono colpevoli. Le scarcerazioni di soggetti che hanno commesso il reato per il quale erano stati condannati non sono prive di conseguenze, economiche ed umane. Non solo danneggiano i contribuenti ed i familiari delle vittime, ma anche professionisti competenti che, in seguito al rilascio di soggetti colpevoli, vengono tacciati di incompetenza e denunciati. Innocence Project è semplicemente un big business sul quale gravano le stesse inaccettabili colpe del sistema giudiziario che combatte. Amen.

– Dottoressa, chi sono i suoi maestri?

Peter Hyatt, il mio professore di Statement Analysis, uno studioso per il quale la verità viene prima di tutto, Gerrie Nel, l’avvocato che ha rappresentato l’accusa nel processo a Oscar Pistorius, un intellettuale nel vero senso del termine, un genio indiscusso, e Hillel Neuer, un altro avvocato, il paladino dei diritti umani per antonomasia.

CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: PER LA TERZA VOLTA FEDERICA SCIARELLI HA PUBBLICIZZATO IL SETTIMANALE GIALLO A CHI L’HA VISTO?, I VERTICI DELLA RAI DICANO SE E’ LECITO

Nel corso di tre puntate della trasmissione “Chi l’ha visto?” la conduttrice Federica Sciarelli, non solo ha citato il SETTIMANALE GIALLO, ma sia il 18 settembre che il 9 ottobre ha mostrato ai telespettatori la copertina dello stesso e il 25 settembre un articolo interno.

Le Cronache Lucane, 10 ottobre 2019

Abbiamo sentito in merito la criminologa Ursula Franco:

“Durante la puntata di Chi l’ha visto? del 18 settembre 2019, Federica Sciarelli, mentre parlava con i parenti di Annamaria Sorrentino, ha detto: “Io volevo dire una cosa, il SETTIMANALE GIALLO, che si sta occupando del caso di Annamaria, ha in copertina una NOTIZIA MOLTO FORTE, voi non l’avete potuto vedere, abbiamo l’ANTICIPAZIONE, diciamo, GIA’ USCITO QUI A ROMA: “Suo marito la picchiò mentre era incinta e lei perse il bambino” e insomma un titolo, una notizia forte di GIALLO, di questo SETTIMANALE che sta seguendo appunto la storia di Annamaria”; la Sciarelli ha poi mostrato la copertina del settimanale.

Durante la puntata di Chi l’ha visto? del 25 settembre 2019, Federica Sciarelli, mentre interrogava il marito di Annamaria Sorrentino, Paolo Foresta, ha detto: “Senti, sul SETTIMANALE (…) ascolta una cosa Paolo, il SETTIMANALE GIALLO pubblica un tuo messaggio, il MESSAGGIO SHOCK inviato dal marito, lo pubblica GIALLO, in cui tu dici (…)”; al contempo è stata mandata in onda una foto di un articolo del settimanale sul caso in questione.

Il 9 ottobre, sempre nell’ambito di un disgustoso processo al Foresta che si sta tenendo da settimane nello studio di Chi l’ha visto?, la conduttrice ha detto: “Senti Paolo, c’è un… non so se l’hai vista, la copertina del SETTIMANALE GIALLO,  c’è un articolo di Giampietro Fiore cheee…. che dice una cosa terribile cioè che tu avresti, quella notte, cercato di violentare tua moglie, non so se possiamo fargliela vedere la copertina di Giallo a Paolo perché questo c’è scritto, cioè che quella notte, la notte prima, poi ci sono stati altri litigi, eccola qua: PRIMA DI MORIRE ERA FUGGITA DAL MARITO CHE VOLEVA ABUSARE DI LEI. Tu volevi abusare di tua moglie?”.

L’autoregolamentazione della televisione pubblica ed il codice deontologico dei giornalisti vieta ai conduttori di fare pubblicità occulta nei loro programmi. Mi astengo dal giudicare i discutibili contenuti del settimanale, mi chiedo invece se sia lecito promuovere, peraltro con incredibile enfasi, un giornaletto come “Giallo” in una trasmissione di RAI3 senza l’avviso proprio dei messaggi promozionali”.

MORTE DI ANNAMARIA SORRENTINO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: IL “PROCESSO” A PAOLO FORESTA CELEBRATO IN UNO STUDIO TELEVISIVO E’ UNO SPETTACOLO OSCENO

Nel pomeriggio del 16 agosto 2019 Annamaria Sorrentino è caduta dal terrazzo di un appartamento in affitto al secondo piano di una palazzina di Tropea, la ragazza è morta due giorni dopo in un ospedale di Catanzaro. Gli unici testimoni, ovvero i quattro amici e il marito di Annamaria, Paolo Foresta, hanno riferito agli inquirenti che si è trattato di un gesto volontario. Il marito della Sorrentino, Paolo Foresta, non è indagato per omicidio ma i genitori della ragazza non credono alla sua versione dei fatti. Chi l’ha visto? ha prima intervistato Paolo Foresta a casa sua e l’ha poi invitato in studio per due puntate consecutive sottoponendolo ad una specie di interrogatorio. Abbiamo sentito in merito la criminologa Ursula Franco.

Le Cronache Lucane, 3 ottobre 2019

– Dottoressa Franco, cosa pensa del caso Sorrentino?

Non ho avuto accesso agli atti, pertanto preferisco non esprimermi. Voglio solo sottolineare che il fatto che i familiari di Annamaria non credano al suicidio non ha alcuna rilevanza, posto che la maggior parte dei familiari dei suicidi non accettano che il proprio familiare si sia tolto la vita. 

– Dottoressa, che cosa pensa del fatto che Paolo Foresta venga “processato” nello studio televisivo di Chi l’ha visto?

E’ uno spettacolo osceno. 

– Si spieghi meglio.

Paolo Foresta è un ragazzo sordomuto. Per lui non è facile farsi capire da chi non conosce la lingua dei segni. Il suo linguaggio va interpretato e solo un conoscitore della lingua dei segni e della Statement Analysis  applicata alla lingua dei segni potrebbe analizzare senza commettere errori ciò che lui riporta. In un paese nel quale molti pubblici ministeri non sanno né condurre, né analizzare un interrogatorio, immaginate che danni possono fare i giornalisti. In un paese normale, gli interrogatori del Foresta, condotti da un giornalista in uno studio televisivo, lascerebbero il tempo che trovano, purtroppo in Italia abbiamo invece assistito di frequente a processi mediatici che hanno messo in ombra la verità e distrutto le vite di soggetti innocenti. 

– Quali?

La condanna a 30 anni di reclusione di Michele Buoninconti in seguito alla morte accidentale di sua moglie Elena Ceste è figlia di un perverso processo mediatico, così come lo sono la riapertura di altri casi. Quello relativo al suicidio di Carlotta Benusiglio. Dopo una iniziale e corretta archiviazione come suicidio, in seguito ad un martellante processo mediatico, il caso è stato riaperto e il fidanzato di Carlotta, Marco Venturi, 41 anni, è stato indagato per omicidio volontario aggravato. E poi quello relativo al suicidio di Licia Gioia. Il maresciallo dei carabinieri Licia Gioia è morta nella notte tra il 27 e il 28 febbraio 2017 dopo essere stata attinta da un colpo d’arma da fuoco alla testa. Inizialmente la Procura di Siracusa aveva indagato il marito Francesco Ferrari per istigazione al suicidio, poi per omicidio colposo e in seguito per omicidio volontario. Per il Ferrari la procura di Siracusa ha chiesto il rinvio a giudizio. Tra qualche giorno sapremo se verrà processato. In realtà, mentre il Ferrari tentava di disarmare la Gioia, che minacciava di suicidarsi, partirono due colpi dalla pistola d’ordinanza della donna, il primo dei quali la uccise sul colpo. 

CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: MI CHIEDO SE SIA LECITO PROMUOVERE IL SETTIMANALE GIALLO A CHI L’HA VISTO?, I VERTICI DELLA RAI DIANO SPIEGAZIONI

Nel corso delle ultime due puntate della trasmissione “Chi l’ha visto?” la conduttrice Federica Sciarelli, non solo ha citato il SETTIMANALE GIALLO, ma il 18 settembre, ha mostrato chiaramente ai telespettatori la copertina dello stesso e il 25 settembre un articolo interno.

Le Cronache Lucane, 1 ottobre 2019

Abbiamo sentito in merito la criminologa Ursula Franco:

“Durante la puntata di Chi l’ha visto? del 18 settembre 2019, Federica Sciarelli, mentre parlava con i parenti di Annamaria Sorrentino, ha detto: “Io volevo dire una cosa, il SETTIMANALE GIALLO, che si sta occupando del caso di Annamaria, ha in copertina una NOTIZIA MOLTO FORTE, voi non l’avete potuto vedere, abbiamo l’ANTICIPAZIONE, diciamo, GIA’ USCITO QUI A ROMA: “Suo marito la picchiò mentre era incinta e lei perse il bambino” e insomma un titolo, una notizia forte di GIALLO, di questo SETTIMANALE che sta seguendo appunto la storia di Annamaria”; la Sciarelli ha poi mostrato la copertina del settimanale.

Durante la puntata di Chi l’ha visto? del 25 settembre 2019, Federica Sciarelli, mentre parlava con il marito di Annamaria Sorrentino, Paolo Foresta, ha detto: “Senti, sul SETTIMANALE (…) ascolta una cosa Paolo, il SETTIMANALE GIALLO pubblica un tuo messaggio, il MESSAGGIO SHOCK inviato dal marito, lo pubblica GIALLO, in cui tu dici (…)”; al contempo è stata mandata in onda una foto di un articolo del settimanale sul caso in questione.

L’autoregolamentazione della televisione pubblica ed il codice deontologico dei giornalisti vieta ai conduttori di fare pubblicità occulta nei loro programmi. Mi astengo dal giudicare i discutibili contenuti del settimanale, mi chiedo invece se sia lecito promuovere, peraltro con incredibile enfasi, un giornaletto come “Giallo” in una trasmissione di RAI3 senza l’avviso proprio dei messaggi promozionali”.

ARRESTO IMMEDIATO PER ANDREA LANDOLFI CUDIA, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: DECISIONE GIUSTA

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Le Cronache Lucane, 25 settembre 2019

Misura di custodia cautelare in carcere per omicidio volontario per il fidanzato di Maria Sestina Arcuri, la Cassazione ha deciso ieri dopo l’udienza del 24. 

Maria Sestina Arcuri, 26 anni, è morta all’ospedale Belcolle di Viterbo per le conseguenze di un’emorragia cerebrale, il 6 febbraio 2019. La Arcuri era stata ricoverata intorno alle 7.00 del 4 febbraio 2019. La ragazza aveva passato la serata del 3 febbraio in un pub di Ronciglione in compagnia del suo ragazzo, che conosceva da soli tre mesi, e del di lui figlio, poi i tre si erano recati a casa della nonna del Landolfi, Mirella Iezzi, per passarvi la notte. 

Andrea Landolfi Cudia, 30 anni, era finora indagato a piede libero per la morte della sue fidanzata avvenuta la notte tra il 3 e 4 febbraio scorsi, a Ronciglione. A marzo la procura aveva chiesto l’arresto, il GIP aveva rigettato, in seguito ad un ricorso il Riesame aveva dato ragione alla procura, a giugno la difesa aveva presentato ricorso in Cassazione contestando la legittimità dell’interrogatorio del figlio di Andrea Landolfi, un bambino di 5 anni.

Abbiamo sentito su questo caso la criminologa Ursula Franco. La dottoressa aveva analizzato la telefonata di Andrea Landolfi al 118 e un’intervista rilasciata dalla di lui nonna.

– Dottoressa Franco, cosa pensa della decisione della Corte suprema di Cassazione?

Una decisione giusta.

– Dottoressa, che cosa era emerso dall’analisi della telefonata di soccorso?

Grazie alla casistica in tema di telefonate di soccorso sappiamo cosa aspettarci da chi chiama, per questo motivo il materiale d’analisi vero e proprio è ciò che risulta “inaspettato”. In telefonate come quella fatta dal Landolfi ci aspettiamo che il chiamante sia alterato, insistente e che, soprattutto, chieda aiuto per la vittima. Ci aspettiamo anche che imprechi e dica parolacce, che non attenda la fine della domanda dell’operatore per esplicitare una richiesta d’aiuto. Non ci aspettiamo invece che il chiamante si perda in superflui convenevoli, o che chieda aiuto per sé, o che senta il bisogno di collocarsi dalla parte di coloro che vogliono il bene per il soggetto in stato di necessità. Andrea Landolfi non ha mai chiesto aiuto per Maria Sestina. Ha provato ad ingraziarsi l’operatore, ha poi cercato di collocarsi dalla parte dei buoni e ha chiesto aiuto per sé.

– Dottoressa, che cosa era emerso invece dall’intervista rilasciata dalla nonna di Andrea a Lucilla Masucci?

È un’intervista ricca di suggerimenti e contaminazioni, praticamente inutilizzabile. 

– In base a cosa la procura ha chiesto l’arresto di Landolfi? 

Lo ha chiesto sulla base delle risultanze autoptiche. Infatti, secondo i consulenti medico legali, Maria Sestina non si sarebbe ferita in seguito ad una “caduta/rotolamento” ma in seguito ad una “caduta/precipitazione”. In pratica, Maria Sestina non sarebbe rotolata sulle scale, come falsamente affermato dall’indagato e dalla nonna Mirella Iezzi, sarebbe invece precipitata dall’alto della seconda rampa di scale, superando il muretto di protezione, impattando violentemente e riportando le lesioni che l’hanno portata alla morte.

Si legge nell’Ordinanza del Riesame di Roma che Andrea Landolfi “ha problemi con l’alcol e ha una personalità instabile che è stata oggetto di plurimi accertamenti da parte del dipartimento di salute mentale della Asl di Roma. I problemi che Landolfi ha con l’alcol, al cui abuso reagisce divenendo aggressivo e violento, convincono della sua pericolosità sociale, la cui personalità non offre alcuna affidabilità. La violenza e l’aggressività di Landolfi, specie in presenza di abuso d’alcol, è stata confermata dalla madre del piccolo figlio, la quale ha riferito come fosse stata vittima della violenza del compagno tanto da arrivare a denunciarlo per maltrattamenti”. Peraltro, “dopo la morte di Maria Sestina, Iezzi e la madre di Landolfi, Roberta, hanno manifestato apertamente il timore di una reazione violenta del giovane nei loro confronti, evitando di convivere con lui”.