CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: CON LA STATEMENT ANALYSIS SI COSTRUISCONO CASTELLI ACCUSATORI INDISTRUTTIBILI FONDATI SULLE DICHIARAZIONI DEI REI

Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Dall’ottobre scorso, la Franco è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia.

Le Cronache Lucane, 29 aprile 2020

Criminologa Ursula Franco: “La ricostruzione dei fatti è il fulcro sul quale ruota un caso giudiziario, una ricostruzione senza smagliature dovrebbe essere la priorità di una procura che intenda identificare il responsabile di un delitto, degli avvocati di parte civile e dei giudici che emettono una sentenza. Solo ricostruendo i fatti in modo capillare si possono attribuire le giuste responsabilità e si riduce in modo drammatico il rischio di commettere un errore giudiziario”

– Dottoressa Franco, perché la maggior parte dei PM italiani non è in grado di ricostruire le dinamiche omicidiarie?

In primis, perché non sanno interrogare e contaminano gli interrogatori rendendoli inutilizzabili e poi perché non ascoltano e dismettono come false le dichiarazioni di indagati e testimoni che non si adattano all’idea pregiudiziale che si sono fatti, ed invece indagati e testimoni raramente falsificano, in più del 90% dei casi non raccontano tutto, ovvero dissimulano, ma dicono il vero. 

– Dottoressa, da cosa si capisce se un soggetto dice il vero, dissimula o falsifica?

Dalla struttura delle frasi che compongono le sue dichiarazioni. 

– Come si chiama la più diffusa tecnica di analisi delle dichiarazioni di indagati, sospettati e testimoni?

Statement Analysis. La Statement Analysis è una scienza complessa con un’infinità di regole ben precise che si basa sul principio che le dichiarazioni veritiere differiscono da quelle false in alcune parti del linguaggio. Il contenuto di dichiarazioni riferibili ad eventi realmente vissuti è diverso dalla struttura di dichiarazioni riferibili ad eventi solo immaginati, ad esempio, è logico aspettarsi che un soggetto racconti fatti accaduti nel passato usando il verbo al passato, pertanto quando, dopo aver parlato al passato, parla al presente, è alquanto probabile che stia falsificando, ovvero non stia pescando nella memoria. 

– Dottoressa, sappiamo che servono anni di studio per diventare analisti, le faccio comunque una domanda che le potrà sembrarle banale, come si fa a capire se un soggetto dice il vero ma non racconta tutto?

Da alcuni indicatori che rileviamo nelle sue dichiarazioni quali auto censure, lacune temporali, frasi che iniziano con “E”. Questi indicatori ci rivelano che in una certa sede mancano delle informazioni.

– Dottoressa Franco, in un caso giudiziario, quanto è importante ricostruire i fatti in modo capillare e perché?

Quando un caso è controverso, ovvero quando il referto medico legale non è dirimente o manca il cadavere, serve ad assicurarsi che sia stato commesso un omicidio o ad escluderlo. Nel caso sia stato commesso un omicidio, una capillare ricostruzione dei fatti tutela i familiari della vittima perché non lascia spazio alla difesa. 

– Dottoressa Franco, quanto siamo indietro nel nostro paese?

Mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Le dico solo che la maggior parte di chi si occupa di casi giudiziari (PM, parti civili, consulenti forensi) non solo non è in grado di ricostruire le dinamiche omicidiarie ma non riconosce la verità neanche quando gli viene servita su un piatto d’argento. Le ripeto, individuare un colpevole non basta, è necessario costruire castelli accusatori indistruttibili e con la Statement Analysis si può, perché tali castelli accusatori si fondano sulle dichiarazioni degli indagati stessi che, se interrogati come si deve, rivelano tutto.

OMICIDIO DI LORENA QUARANTA, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: CASI DI PARANOIA DA EMERGENZA CORONAVIRUS IN TUTTO IL MONDO

Criminologa Ursula Franco: “Antonio De Pace è affetto da un disturbo delirante”

A Furci Siculo (Messina), durante una lite, Antonio De Pace ha ucciso la sua compagna, Lorena Quaranta e ha poi chiamato il 112 autodenunciandosi. E ha poi detto agli inquirenti: “La mia ragazza ha reagito, abbiamo avuto una colluttazione e poi l’ho uccisa. Abbiamo litigato e, in uno scatto d’ira, l’ho uccisa colpendola con le mani e i piedi […] È iniziata una lite alle nove di sera circa e poi l’ho ammazzata alle quattro. Avevo litigato perché soffrivo di ansia per il Coronavirus […] me l’ha contagiato Lorena […] se non erro, alle quattro o cinque di mattina, l’orario non lo ricordo. Ho usato un coltello, ho usato un piede, l’ho colpita alla testa con una lampada, l’ho colpita con un coltello all’addome e poi è morta. Con una lampada l’ho colpita alla faccia, la lampada era sul comodino. Le mani le ho messe al collo. L’ho affogata. Non ho altro da dire. Il coltello era a lama a seghetto […] sono uscito pazzo. Aggiungo che ho sbagliato, non voglio aggiungere altro. Ho saputo un venti giorni fa che mi sono ammalato e ho contagiato tutti. Ho contagiato tutti i miei parenti […] Ho tentato il suicidio tagliandomi le vene, mi sono messo nella vasca da bagno per suicidarmi, per affogarmi”

Le Cronache Lucane, 22 aprile 2020

Ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco.

Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Dall’ottobre scorso, la Franco è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia.

– Sulla pagina di Chi l’ha visto?, trasmissione che affronterà questa sera il caso dell’omicidio di Lorena Quaranta, da ieri si legge: “Mi ha attaccato il virus”: Ma non era nemmeno vero. L’assurda autodifesa di Antonio De Pace dopo aver ucciso Lorena Quaranta. Nella prossima puntata: Da Sud a Nord l’emergenza Covid-19 non ferma la mattanza delle donne”, dottoressa Franco, vuole commentare?

I protagonisti di molte trasmissioni televisive non hanno ancora capito che servono competenze specifiche per esprimersi sui casi giudiziari, in specie in tema psichiatrico, e, proprio perché “non sanno di non sapere”, invece di interpellare gli esperti, cercano di spiegarsi i fatti rifacendosi al proprio limitato patrimonio culturale. Vi ricordo il caso di Antonietta e Salvatore. Nel novembre scorso sono andate in onda a “Chi l’ha visto?” le interviste rilasciate a Gianvito Cafaro dai due coniugi. Salvatore sosteneva, a ragione, che la moglie era affetta da un disturbo psichico, Antonietta che il suo problema era il marito. Dalle interviste emergeva con forza il delirio persecutorio di Antonietta, un classico delirio di veneficio in un soggetto affetto da un disturbo delirante, eppure la trasmissione appoggiava le posizioni della donna. Peraltro, almeno in un servizio è stata tagliata la risposta di Antonietta alla seguente domanda di Salvatore: “Chi c’ha buttato u gas?”.

Riguardo al caso di specie, Antonio De Pace è affetto da un disturbo delirante. Le sue dichiarazioni “me l’ha contagiato Lorena” e “Ho saputo un venti giorni fa che mi sono ammalato e ho contagiato tutti. Ho contagiato tutti i miei parenti” non nascono dal desiderio di preordinarsi una linea difensiva, si tratta invece di frasi pronunciate in preda alla paranoia. Sono stati descritti episodi di paranoia da emergenza Coronavirus in tutto il mondo, in specie in soggetti che lavorano in ospedale. 

– Dottoressa Franco, come andrà a finire?

Con tutta probabilità le aspettative della massa verranno tradite, al De Pace infatti potrebbe essere riconosciuta l’infermità o la seminfermità mentale. E la responsabilità del malcontento dell’opinione pubblica sarà ancora una volta ascrivibile a chi si è espresso sul caso senza averne le competenze. 

OMICIDIO DI LORENA QUARANTA, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: PREMATURO DEFINIRLO “FEMICIDIO”, LE DICHIARAZIONI DI ANTONIO DE PACE SONO DELIRANTI, SERVE UNA PERIZIA PSICHIATRICA

Antonio De Pace e Lorena Quaranta

Pochi giorni fa, a Furci Siculo (Messina), durante una lite, Antonio De Pace ha ucciso la sua compagna, Lorena Quaranta e ha poi chiamato il 112 autodenunciandosi. Ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco.

Le Cronache Lucane, 17 aprile 2020

Criminologa Franco: “Non solo è necessario sottoporre il De Pace a perizia psichiatrica ma è prematuro definire l’omicidio della Quaranta “un femicidio”, un termine ormai abusato”

Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Dall’ottobre scorso, la Franco è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia.

Dopo aver chiamato il 112, Antonio De Pace ha detto agli inquirenti: “La mia ragazza ha reagito, abbiamo avuto una colluttazione e poi l’ho uccisa. Abbiamo litigato e, in uno scatto d’ira, l’ho uccisa colpendola con le mani e i piedi […] È iniziata una lite alle nove di sera circa e poi l’ho ammazzata alle quattro. Avevo litigato perché soffrivo di ansia per il Coronavirus […] me l’ha contagiato Lorena […] se non erro, alle quattro o cinque di mattina, l’orario non lo ricordo. Ho usato un coltello, ho usato un piede, l’ho colpita alla testa con una lampada, l’ho colpita con un coltello all’addome e poi è morta. Con una lampada l’ho colpita alla faccia, la lampada era sul comodino. Le mani le ho messe al collo. L’ho affogata. Non ho altro da dire. Il coltello era a lama a seghetto […] sono uscito pazzo. Aggiungo che ho sbagliato, non voglio aggiungere altro. Ho saputo un venti giorni fa che mi sono ammalato e ho contagiato tutti. Ho contagiato tutti i miei parenti […] Ho tentato il suicidio tagliandomi le vene, mi sono messo nella vasca da bagno per suicidarmi, per affogarmi”

– Dottoressa Franco, in un’intervista rilasciata pochi giorni fa, ha dichiarato: “Ritengo che una perizia psichiatrica sia necessaria. E’ importante indagare sul recente passato di Antonio De Pace, sulle sue abitudini e su un suo eventuale disturbo che il martellamento da parte dei Media, cui tutti noi siamo sottoposti durante questa emergenza, potrebbe aver esasperato”, alla luce di ciò che è recentemente emerso, è sempre di questo avviso?

Certamente. Non solo è necessario sottoporre il De Pace a perizia psichiatrica ma è prematuro definire l’omicidio della Quaranta “un femicidio”, un termine ormai abusato. 

– Dottoressa Franco, quali tra le dichiarazioni del De Pace le sembrano particolarmente interessanti?

Come sappiamo sia il De Pace che la Quaranta, dopo l’omicidio, sono stati sottoposti a tampone ed è stato escluso che fossero stati contagiati dal coronavirus, alla luce di questo dato le dichiarazioni del De Pace: “me l’ha contagiato Lorena” e “Ho saputo un venti giorni fa che mi sono ammalato e ho contagiato tutti. Ho contagiato tutti i miei parenti” non possono che suonare come deliranti.  

– Dottoressa Franco, facciamo chiarezza, perché lei parla di “femicidio” e non di “femminicidio”?

In ambito sociologico, con il termine “femminicidio” si intende l’omicidio di una femmina commesso per punirla nel caso che, allontanandosi dal ruolo ideale imposto dalla tradizione, si sottragga al potere e al controllo del proprio padre, marito, compagno o amante che sia. Da un punto di vista criminologico, l’omicidio di genere è detto invece “femicidio”.

OBIETTIVO INVESTIGAZIONE: Il bombarolo romano

 “Analisi criminologica del bombarolo di Roma”

OBIETTIVO INVESTIGAZIONE, 7 aprile 2020

 

Nelle ultime settimane, plichi esplosivi a basso potenziale offensivo sono stati inviati a Roma e in provincia, alcuni non hanno raggiunto i destinatari perché sono stati intercettati nei centri di smistamento. L’ultimo plico è stato recapitato a Cologno Monzese. L’uomo che l’ha ricevuto ha dichiarato: “Ero un po’ titubante nell’aprirlo perché sapevo di non aver ordinato nulla per posta e ho visto inoltre che il pacco non era nemmeno simile a quello di un corriere, ma il mittente era il comune del luogo dove sono nato, quindi ho iniziato a scartarlo. Quando ho notato quella scatola di legno che spuntava dalla carta, ho capito però che c’era qualcosa di anomalo, mi sono bloccato e ho afferrato il telefono per chiamare il 112”. Una delle buste esplosive è stata inviata all’avvocato di Erich Priebke, un’altra ad un ex militante di CasaPound. Quattro donne sono rimaste ferite nell’esplosione di altrettanti pacchi.

 – Dottoressa Franco, esiste un profilo del bombarolo seriale riconosciuto internazionalmente?

Il bombarolo seriale è generalmente un soggetto di sesso maschile con tratti dei disturbi di personalità del cluster A, B e C (antisociale, ossessivo-compulsivo, paranoide e schizoide). E’ un perfezionista, molto organizzato e attento ai dettagli, parsimonioso, ossessionato dall’ordine e dall’igiene, ostinato. Per un periodo trae piacere dal semplice fantasticare l’attentato dinamitardo, poi dal pianificarlo e metterlo in atto. E’ un solitario. Chi lo conosce lo considera un tipo “strano”. E’ un soggetto incompetente da un punto di vista sessuale. E’ privo di empatia. Segue con attenzione le notizie diffuse dai Media su di lui e gode del fatto che la gente abbia paura dei suoi ordigni. Prova rancore nei confronti della società che, a suo avviso, lo ha ingiustamente escluso ed è spesso mosso dall’intimo convincimento di essere paladino di un nobile causa.

 – Dottoressa Franco, come si fa a catturarlo?

Nella cosiddetta “caccia all’uomo“, gli inquirenti devono soprattutto coinvolgere i cittadini delle aree interessate dagli attentati invitandoli a segnalare e documentare tutto ciò che gli appare sospetto. I bombaroli sono stati spesso identificati grazie alla collaborazione di familiari e conoscenti. Uno su tutti il famoso Unabomber. Theodore Kaczynski fu catturato dopo che la stampa diffuse il suo manifesto, “Industrial Society and Its Future”, e sua cognata e suo fratello David gliene attribuirono la paternità.

 – Riguardo al più recente bombarolo di Roma, che ha cominciato a colpire dal primo marzo 2020, si è parlato di pista anarchica.  Dottoressa, che idea si è fatta in merito?

Il bombarolo di Roma è un singolo che ha inviato molteplici pacchi bomba per “sviare” le indagini ma che, in realtà prova un forte rancore nei confronti di uno solo dei destinatari dei pacchi esplosivi. Uno dei pacchi bomba, quello individuato nel centro di smistamento di Ronciglione era destinato a Francesco Chiricozzi, un ex militante di Casapound che, nel novembre scorso, è stato condannato in primo grado a tre anni per uno stupro di gruppo, mittente farlocco, l’avvocato Mazzatosta, difensore del coimputato Riccardo Licci. Con tutta probabilità, il bombarolo di Roma ce l’ha proprio con Francesco Chiricozzi, e ce l’ha con lui o perché conosce la vittima dello stupro o perché lo odia a causa della risonanza mediatica che ha avuto il caso e perché ritiene che la condanna sia stata lieve.

Infatti, il fatto che il bombarolo di Roma abbia inviato il pacco pochi mesi dopo le condanne e conosca il nome dell’avvocato del coimputato del Chiricozzi potrebbe non essere un caso. Aggiungo che, nel novembre scorso, dopo la sentenza, gli avvocati di Licci e Chiricozzi vennero minacciati: “Ma gli avvocati sono i peggio”, “i due vanno condannati in base alle leggi, vanno puniti, ma chi andrebbe arrestato seduta stante deve essere l’avvocato”, “Lasciateli al popolo, saprà fare giustizia più di quella togata… non dimenticate il legale che andrebbe anche radiato” e “io metterei in galera pure gli avvocati che favoreggiano sti maledetti difendendoli”.

  – Dottoressa, come possono evolversi le cose?

Il bombarolo di Roma potrebbe smettere ma potrebbe anche colpire ancora per continuare a trarre piacere dalla risonanza che i suoi attentati hanno, in questo caso potrebbe sperimentare nuovi ordigni. E poi c’è il rischio che un copy cat, in cerca delle sue stesse gratificazioni, possa emularlo.

Fonti

Foto pacco: http://www.tusciaweb.eu/2020/03/unabomber-colpisce-ancora-lombardia-dodicesimo-pacco-bomba/

Intervista di Paolo Mugnai


Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis, si occupa soprattutto di morti accidentali e incidenti scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi.

 

Giallo di Messina: intervista Esclusiva alla Criminologa Ursula Franco

L’intervista in Esclusiva per Metropolitan Magazine alla Criminologa Ursula Franco

di Ilaria Rosati

Continua il giallo che vede coinvolto Antonio De Pace, il giovane infermiere che lo scorso Martedì mattina ha ucciso la sua fidanzata, Lorena Quaranta, nella villetta a Furci Siculo (Messina) nella quale i due convivevano da diverso tempo.

Abbiamo intervistato per voi la Dott.ssa Ursula Franco al fine di poter fare insieme il punto della situazione con gli elementi raccolti fino ad ora.

La Dott.ssa Franco, lo ricordiamo, è un medico criminologo ben conosciuto anche nel mondo della TV per aver seguito, in qualità di esperto, diversi fatti di cronaca nera che hanno segnato la storia di questo paese.

Dott.ssa Ursula Franco - Photo Credits: malkecrimenotes.wordpress.com
Dott.ssa Ursula Franco – Photo Credits: malkecrimenotes.wordpress.com

Con riguardo a De Pace il GIP ha parlato di

“Allarmante personalità dell’indagato essendosi questo rivelato del tutto incapace di porre un freno ai propri istinti criminali”.

Dagli elementi emersi fino ad ora sembra che nessuno abbia testimonianza di particolari comportamenti anomali da parte del ragazzo. Secondo lei è possibile che nessuno possa essersi accorto di nulla?

No, non è possibile, nulla accade all’improvviso. Con tutta probabilità però i segnali premonitori sono stati sottovalutati. Non mi è facile parlare del caso di specie perché sono poche e contraddittorie le informazioni filtrate.

Se fosse vero, e non lo escludo, che Antonio De Pace abbia ucciso Lorena Quaranta in preda all’ansia provocata dal convincimento che la ragazza gli avesse trasmesso il Coronavirus, non ha rilevanza che i tamponi suo e della Quaranta siano risultati negativi. Il De Pace potrebbe aver sofferto da tempo di una fobia in forma lieve e l’entità della stessa può essersi aggravata in questo momento storico a causa del rischio di contagio da Coronavirus.

Se davvero Lorena aveva la tosse, è possibile che il De Pace le abbia rimproverato di non aver rispettato le regole per evitare il contagio e che temesse per la propria vita.

Secondo lei, l’intenzione del De Pace era davvero quella di uccidere la Quaranta e poi togliersi la vita?

Che la volontà del De Pace fosse quella di uccidere la sua compagna è stato lui a dircelo:

“Ho usato un coltello. Ho usato un piede. L’ho colpita alla testa con una lampada. L’ho colpita con un coltello all’addome e poi è morta. Con una lampada l’ho colpita alla faccia. La lampada era sul comodino. Le mani le ho messe al collo. L’ho affogata. Non ho altro da dire”.

Riguardo poi al suo cosiddetto tentativo di suicidio, Antonio De Pace sapeva che provocandosi quei tagli al collo e ai polsi non sarebbe morto. Se avesse davvero deciso di suicidarsi si sarebbe reciso l’arteria carotide.

Cosa può scattare nella mente di una persona apparentemente normale?

Lo ripeto, nulla accade all’improvviso. L’omicidio non è che l’atto finale di un percorso più o meno disseminato di segnali rivelatori.

E’ lecito dubitare di tutti coloro che quotidianamente ci circondano nella paura che possano compiere gesti simili?

No. Impariamo a dubitare di coloro che ci danno motivi per dubitare. Impariamo a dubitare dei mentitori abituali, dei soggetti immaturi, di chi è incapace di gestire le proprie frustrazioni, di chi manifesta esplosioni d’ira, gelosia immotivata, comportamenti ossessivi e aggressivi nei confronti di esseri umani e animali, di chi fa abuso di sostanze.

Che impatto può avere questa situazione di convivenza forzata sulle persone in generale e, in particolare, su questo genere di individui?

E’ chiaro che chi aveva difficoltà a convivere prima del Coronavirus si trova adesso in una situazione più difficile. Il fatto di non poter lavorare, le difficoltà economiche che ne conseguono, il timore per il futuro provocano in tutti noi uno stato d’ansia che in soggetti poco equilibrati potrebbe generare reazioni violente.

Quali sono i soggetti che hanno bisogno di un sostegno psicologico per affrontare il lockdown e che avranno bisogno di una sorta di riabilitazione per affrontare il dopo emergenza?

Coloro che soffrono di misofobia, claustrofobia, agorafobia ed enoclofobia.

Ritornando all’omicidio di Lorena Quaranta, come noto, il GIP ha dichiarato:

“Occorre rilevare che non risulta ancora del tutto chiaro il movente che ha animato l’azione delittuosa. Appare sostenibile, nei limiti propri di questa fase del procedimento e salvi gli ulteriori elementi che dovranno essere acquisiti, che la determinazione a compiere il reato sia sorta sulla base di uno stimolo esterno così lieve, banale e sproporzionato rispetto alla gravità di quanto commesso, da potersi considerare, sulla base del comune sentire, del tutto insufficiente a determinare la commissione del delitto, costituendo quindi più che la causa dell’agire del reo un mero pretesto per dare sfogo al proprio “impulso criminale”.

Quali crede che potranno essere gli elementi determinati per le indagini?

Ritengo che una perizia psichiatrica sia necessaria. E’ importante indagare sul recente passato del De Pace, sulle sue abitudini e su un suo eventuale disturbo che il martellamento da parte dei Media, cui tutti noi siamo sottoposti durante questa emergenza, potrebbe aver esasperato. In pratica, seppure in vita, in primis andrebbe sottoposto ad una sorta di autopsia psicologica per escludere che stia falsificando un disturbo psicologico quale potrebbe essere una Sindrome di Pilato.

Può spiegarci cosa sia la sindrome di Pilato?

E’ una paura irrazionale per i germi che può indurre quadri fobici di entità variabile, da lievi a gravi e capaci di limitare profondamente la vita sociale e lavorativa di chi ne è affetto. Chi soffre della Sindrome di Pilato vive un continuo stato d’allerta e mette in atto strategie di evitamento e ripetuti rituali di pulizia quali il lavarsi continuamente le mani e/o il pulire in modo maniacale la propria casa e/o i propri mezzi di trasporto per evitare di cadere in un più o meno profondo stato d’ansia.

Questa sindrome, se non trattata, può condurre a sviluppare idee di contaminazione al limite della paranoia, soprattutto in soggetti in cui si accompagna a particolari tratti di personalità.

Sappiamo che lei si occupa di analisi delle telefonate di soccorso, che può dirci riguardo il contenuto della telefonata tra De Pace ed il 112?

Antonio De Pace ha ammesso di aver commesso l’omicidio. Si è preso le proprie responsabilità, non ha mostrato di aver in mente alcuna linea difensiva né ha riversato eventuali colpe sulla povera Lorena.

CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: DATI MEDICO LEGALI INSUPERABILI, MARIO BIONDO SI E’ SUICIDATO

Mario Biondo si è suicidato nella sua abitazione di Madrid nel maggio 2013, a questa conclusione sono giunti i tre medici legali che, in tempi diversi, hanno condotto le autopsie sul corpo di Mario Biondo. 

Le Cronache Lucane, 27 febbraio 2020

Il presidente della Commissione Invalidi Civili dell’Asp di Ragusa, Giuseppe Iuvara, consulente medico legale della famiglia di Mario Biondo, è stato accusato di corruzione e arrestato nell’ambito di una vicenda legata a false pensioni di invalidità.

– Dottoressa Franco, cosa pensa della morte di Mario Biondo?

Mario Biondo si è suicidato. Nel lontano agosto del 1830 il Duca Luigi Enrico di Borbone-Condé  fu trovato impiccato alla «spagnoletta» di una finestra della sua camera da letto nel castello di Saint-Leu, i suoi piedi erano appoggiati a terra. Le speculazioni sulla sua morte non mancarono all’epoca come non mancano oggi quando un suicida mette in atto un impiccamento incompleto.

L’omicidio per impiccamento è raro ed è generalmente attuato in persone colte di sorpresa o in precedenza stordite. E’ chiaro che, in caso di messinscena, difficilmente l’autore dell’omicidio simulerà un impiccamento incompleto alla Condé, opterà invece per lo staging di un impiccamento completo.

– Dottoressa, lei si era già espressa dopo che erano state rese pubbliche le conclusioni della seconda autopsia disposta dalla Procura di Palermo a seguito della riesumazione del corpo ed eseguita dal Prof. Paolo Procaccianti. 

Certamente, il Prof. Procaccianti non ha riscontrato sul cadavere di Biondo segni compatibili con uno strangolamento o con una aggressione che possano aver preceduto un eventuale impiccamento ad opera di terzi.

Mario Biondo si è impiccato con una pashmina alla libreria della sua abitazione, come mostrano le foto scattate dagli investigatori spagnoli. Nelle foto visibili online non solo non si notano manomissioni del contenuto degli scaffali ipotizzabili nel caso Mario Biondo fosse stato impiccato post mortem o dopo essere stato stordito ma si vede il cadavere appeso alla libreria, prova che la stessa ha retto il suo peso, e si notano le gambe distese del povero Biondo, come lo erano nelle foto scattate durante il trasporto del cadavere con una sedia lettiga.

In altre foto, sul collo di Biondo è ben visibile il solco obliquo classico dell’impiccamento, un reperto incompatibile con la fantasiosa ricostruzione che ipotizza che Mario Biondo sia stato prima strangolato e poi impiccato, com’è noto infatti, il reperto tipico dello strangolamento è un solco solitamente orizzontale di profondità uniforme senza discontinuità, discontinuità che invece caratterizza il solco dell’impiccamento e che è presente in questo caso. Se Mario Biondo fosse stato prima strangolato e poi impiccato, solo su un eventuale solco riferibile allo strangolamento sarebbero stati repertati segni di vitalità, quali emorragie ed ecchimosi e non sul solco prodotto dall’impiccamento e nei tessuti profondi del collo in corrispondenza dello stesso, perché l’impiccamento sarebbe intervenuto post mortem.

In merito al solco da impiccamento prodotto da una pashmina (o da una sciarpa di seta), lo stesso non sarà mai largo come la sciarpa stessa perché il peso del corpo non si distribuirà mai uniformemente su tutto lo spessore della pashmina, questo perché, alla trazione, la pashmina si tende in modo irregolare, ovvero con strisce di tessuto più o meno estroflesse ed è sulla striscia più estroflessa di tutte che il corpo grava lasciando sul collo un segno di dimensioni inferiori rispetto alla larghezza della sciarpa.

– Dottoressa, delle lesioni non descritte nella prima autopsia che può dirci, quella eseguita dal medico legale spagnolo?

Ci ha risposto il Prof. Procaccianti: all’autopsia erano assenti segni compatibili con una aggressione. Il segno che Mario Biondo aveva alla tempia non sottende un atto violento capace di stordirlo o fargli perdere coscienza, c’è poco da fare.

– Dottoressa, che mi dice del comportamento di Raquel Sanchez Silva?

La moglie di Mario Biondo è un noto personaggio televisivo che ha, com’è comprensibile, semplicemente cercato di evitare che fosse data in pasto ai media la sua vita privata.

MORTE DI ANNAMARIA SORRENTINO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: PUBBLICITA’ OCCULTA A CHI L’HA VISTO? E PARALLELISMI TRA DUE VICENDE NON CONNESSE

Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Dall’ottobre scorso, la Franco è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia.

Le Cronache Lucane, 20 febbraio 2020

Il team difensivo del Foresta, che ha recentemente acquisito l’ingegnere Luigi Cocozza, si è riunito ieri a Roma, presente anche il collaboratore del Cocozza, l’ingegnere Giuseppe Caprio.

Ieri il programma di RAI3 Chi l’ha visto? ha mandato in onda un video di una colluttazione tra due coniugi sordomuti mentre la conduttrice si interfacciava in studio con i parenti della Sorrentino. Pubblichiamo alcuni stralci dei commenti di Gian Pietro Fiore e Federica Sciarelli:

Fiore: C’è un collegamento con… infatti apprezzo molto il collegamento con i familiari di Annamaria perché appunto c’è un collegamento e loro che ora stanno vedendo questo video possono immaginare il perché… Perché nella chat gli amici di queste persone che si vedono nella chat sono amici di Paolo.

Sciarelli: Fa impressione, vi ricorda Annamaria che, insomma, è caduta di sotto ma voi al suicidio non ci avete mai creduto.

Sciarelli: Abbiamo associato questa storia perché la chat dei sordomuti è la stessa.

Fiore: L’aggressore, la vittima sono amici di Paolo Foresta, che è totalmente estraneo, ovviamente, alla vicenda, però il modus operandi mi sembra molto simile alla triste vicenda di Annamaria.

Sciarelli: Io lo so che voi state ragionando anche su Annamaria, no che dice: “E’ caduta, ho cercato di fermarla, è caduta!”, ci sono delle cose che fanno impressione, Paolo foresta non c’entra niente con questa storia… però sembra un copione già visto anche questo…. Sembra un copione già visto perché quando vi mostrammo la fotografia di Annamaria Sorrentino con la mano fasciata Paolo Foresta ci disse: “Io non l’ho picchiata è lei che ha picchiato me”.

– Dottoressa Franco, che può dirci?

Sono basita, è stato un continuo ed inaccettabile “lanciare il sasso e nascondere la mano” nel tentativo di scatenare l’opinione pubblica contro il Foresta. Paolo non ha ucciso Annamaria, la Sorrentino è caduta da sola ma ormai da mesi il povero Paolo è vittima di un disgustoso processo mediatico messo in piedi da soggetti privi di competenze in campo criminologico che tentano di riscrivere i fatti relativi alla morte della moglie.

Peraltro la Sciarelli continua a fare pubblicità occulta ad un giornaletto che della mistificazione dei fatti relativi ai casi giudiziari ha fatto la sua bandiera. Questi stralci sono relativi alla puntata di ieri:

Sciarelli: Mi sposto perché c’è un collega con noi che si chiama Gian Pietro Fiore di GIALLO, che è seduto qui con me.

Fiore: Oltre a darlo anche alla redazione di GIALLO, ai colleghi di GIALLO.

Sciarelli: Ringrazio il collega di GIALLO.

Già il 18 settembre 2019, Federica Sciarelli, mentre parlava con i parenti di Annamaria Sorrentino, aveva detto: “Io volevo dire una cosa, il SETTIMANALE GIALLO, che si sta occupando del caso di Annamaria, ha in copertina una NOTIZIA MOLTO FORTE, voi non l’avete potuto vedere, abbiamo l’ANTICIPAZIONE, diciamo, GIA’ USCITO QUI A ROMA: “Suo marito la picchiò mentre era incinta e lei perse il bambino” e insomma un titolo, una notizia forte di GIALLO, di questo SETTIMANALE che sta seguendo appunto la storia di Annamaria”; la Sciarelli ha poi mostrato la copertina del settimanale.

Mentre il 25 settembre 2019, Federica Sciarelli, mentre interrogava il marito di Annamaria Sorrentino, Paolo Foresta: “Senti, sul SETTIMANALE (…) ascolta una cosa Paolo, il SETTIMANALE GIALLO pubblica un tuo messaggio, il MESSAGGIO SHOCK inviato dal marito, lo pubblica GIALLO, in cui tu dici (…)”; al contempo è stata mandata in onda una foto di un articolo del settimanale sul caso in questione.

Il 9 ottobre, sempre nell’ambito di un disgustoso processo al Foresta che si sta tenendo da settimane nello studio di Chi l’ha visto?, la conduttrice aveva detto: “Senti Paolo, c’è un… non so se l’hai vista, la copertina del SETTIMANALE GIALLO, c’è un articolo di Giampietro Fiore cheee…. che dice una cosa terribile cioè che tu avresti, quella notte, cercato di violentare tua moglie, non so se possiamo fargliela vedere la copertina di Giallo a Paolo perché questo c’è scritto, cioè che quella notte, la notte prima, poi ci sono stati altri litigi, eccola qua: PRIMA DI MORIRE ERA FUGGITA DAL MARITO CHE VOLEVA ABUSARE DI LEI. Tu volevi abusare di tua moglie?”.

L’autoregolamentazione della televisione pubblica ed il codice deontologico dei giornalisti vieta ai conduttori di fare pubblicità occulta nei loro programmi. Mi astengo dal giudicare i discutibili contenuti del settimanale, mi chiedo invece se sia lecito promuovere, peraltro con incredibile enfasi, un giornaletto come “Giallo” in una trasmissione di RAI3 senza l’avviso proprio dei messaggi promozionali”.