CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: DATI MEDICO LEGALI INSUPERABILI, MARIO BIONDO SI E’ SUICIDATO

Mario Biondo si è suicidato nella sua abitazione di Madrid nel maggio 2013, a questa conclusione sono giunti I tre medici legali che, in tempi diversi, hanno condotto le autopsie sul corpo di Mario Biondo. 

Le Cronache Lucane, 27 febbraio 2020

Il presidente della Commissione Invalidi Civili dell’Asp di Ragusa, Giuseppe Iuvara, consulente medico legale della famiglia di Mario Biondo, è stato accusato di corruzione e arrestato nell’ambito di una vicenda legata a false pensioni di invalidità.

– Dottoressa Franco, cosa pensa della morte di Mario Biondo?

Mario Biondo si è suicidato. Nel lontano agosto del 1830 il Duca Luigi Enrico di Borbone-Condé  fu trovato impiccato alla «spagnoletta» di una finestra della sua camera da letto nel castello di Saint-Leu, i suoi piedi erano appoggiati a terra. Le speculazioni sulla sua morte non mancarono all’epoca come non mancano oggi quando un suicida mette in atto un impiccamento incompleto.

L’omicidio per impiccamento è raro ed è generalmente attuato in persone colte di sorpresa o in precedenza stordite. E’ chiaro che, in caso di messinscena, difficilmente l’autore dell’omicidio simulerà un impiccamento incompleto alla Condé, opterà invece per lo staging di un impiccamento completo.

– Dottoressa, lei si era già espressa dopo che erano state rese pubbliche le conclusioni della seconda autopsia disposta dalla Procura di Palermo a seguito della riesumazione del corpo ed eseguita dal Prof. Paolo Procaccianti. 

Certamente, il Prof. Procaccianti non ha riscontrato sul cadavere di Biondo segni compatibili con uno strangolamento o con una aggressione che possano aver preceduto un eventuale impiccamento ad opera di terzi.

Mario Biondo si è impiccato con una pashmina alla libreria della sua abitazione, come mostrano le foto scattate dagli investigatori spagnoli. Nelle foto visibili online non solo non si notano manomissioni del contenuto degli scaffali ipotizzabili nel caso Mario Biondo fosse stato impiccato post mortem o dopo essere stato stordito ma si vede il cadavere appeso alla libreria, prova che la stessa ha retto il suo peso, e si notano le gambe distese del povero Biondo, come lo erano nelle foto scattate durante il trasporto del cadavere con una sedia lettiga.

In altre foto, sul collo di Biondo è ben visibile il solco obliquo classico dell’impiccamento, un reperto incompatibile con la fantasiosa ricostruzione che ipotizza che Mario Biondo sia stato prima strangolato e poi impiccato, com’è noto infatti, il reperto tipico dello strangolamento è un solco solitamente orizzontale di profondità uniforme senza discontinuità, discontinuità che invece caratterizza il solco dell’impiccamento e che è presente in questo caso. Se Mario Biondo fosse stato prima strangolato e poi impiccato, solo su un eventuale solco riferibile allo strangolamento sarebbero stati repertati segni di vitalità, quali emorragie ed ecchimosi e non sul solco prodotto dall’impiccamento e nei tessuti profondi del collo in corrispondenza dello stesso, perché l’impiccamento sarebbe intervenuto post mortem.

In merito al solco da impiccamento prodotto da una pashmina (o da una sciarpa di seta), lo stesso non sarà mai largo come la sciarpa stessa perché il peso del corpo non si distribuirà mai uniformemente su tutto lo spessore della pashmina, questo perché, alla trazione, la pashmina si tende in modo irregolare, ovvero con strisce di tessuto più o meno estroflesse ed è sulla striscia più estroflessa di tutte che il corpo grava lasciando sul collo un segno di dimensioni inferiori rispetto alla larghezza della sciarpa.

– Dottoressa, delle lesioni non descritte nella prima autopsia che può dirci, quella eseguita dal medico legale spagnolo?

Ci ha risposto il Prof. Procaccianti: all’autopsia erano assenti segni compatibili con una aggressione. Il segno che Mario Biondo aveva alla tempia non sottende un atto violento capace di stordirlo o fargli perdere coscienza, c’è poco da fare.

– Dottoressa, che mi dice del comportamento di Raquel Sanchez Silva?

La moglie di Mario Biondo è un noto personaggio televisivo che ha, com’è comprensibile, semplicemente cercato di evitare che fosse data in pasto ai media la sua vita privata.

MORTE DI ANNAMARIA SORRENTINO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: PUBBLICITA’ OCCULTA A CHI L’HA VISTO? E PARALLELISMI TRA DUE VICENDE NON CONNESSE

Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Dall’ottobre scorso, la Franco è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia.

Le Cronache Lucane, 20 febbraio 2020

Il team difensivo del Foresta, che ha recentemente acquisito l’ingegnere Luigi Cocozza, si è riunito ieri a Roma, presente anche il collaboratore del Cocozza, l’ingegnere Giuseppe Caprio.

Ieri il programma di RAI3 Chi l’ha visto? ha mandato in onda un video di una colluttazione tra due coniugi sordomuti mentre la conduttrice si interfacciava in studio con i parenti della Sorrentino. Pubblichiamo alcuni stralci dei commenti di Gian Pietro Fiore e Federica Sciarelli:

Fiore: C’è un collegamento con… infatti apprezzo molto il collegamento con i familiari di Annamaria perché appunto c’è un collegamento e loro che ora stanno vedendo questo video possono immaginare il perché… Perché nella chat gli amici di queste persone che si vedono nella chat sono amici di Paolo.

Sciarelli: Fa impressione, vi ricorda Annamaria che, insomma, è caduta di sotto ma voi al suicidio non ci avete mai creduto.

Sciarelli: Abbiamo associato questa storia perché la chat dei sordomuti è la stessa.

Fiore: L’aggressore, la vittima sono amici di Paolo Foresta, che è totalmente estraneo, ovviamente, alla vicenda, però il modus operandi mi sembra molto simile alla triste vicenda di Annamaria.

Sciarelli: Io lo so che voi state ragionando anche su Annamaria, no che dice: “E’ caduta, ho cercato di fermarla, è caduta!”, ci sono delle cose che fanno impressione, Paolo foresta non c’entra niente con questa storia… però sembra un copione già visto anche questo…. Sembra un copione già visto perché quando vi mostrammo la fotografia di Annamaria Sorrentino con la mano fasciata Paolo Foresta ci disse: “Io non l’ho picchiata è lei che ha picchiato me”.

– Dottoressa Franco, che può dirci?

Sono basita, è stato un continuo ed inaccettabile “lanciare il sasso e nascondere la mano” nel tentativo di scatenare l’opinione pubblica contro il Foresta. Paolo non ha ucciso Annamaria, la Sorrentino è caduta da sola ma ormai da mesi il povero Paolo è vittima di un disgustoso processo mediatico messo in piedi da soggetti privi di competenze in campo criminologico che tentano di riscrivere i fatti relativi alla morte della moglie.

Peraltro la Sciarelli continua a fare pubblicità occulta ad un giornaletto che della mistificazione dei fatti relativi ai casi giudiziari ha fatto la sua bandiera. Questi stralci sono relativi alla puntata di ieri:

Sciarelli: Mi sposto perché c’è un collega con noi che si chiama Gian Pietro Fiore di GIALLO, che è seduto qui con me.

Fiore: Oltre a darlo anche alla redazione di GIALLO, ai colleghi di GIALLO.

Sciarelli: Ringrazio il collega di GIALLO.

Già il 18 settembre 2019, Federica Sciarelli, mentre parlava con i parenti di Annamaria Sorrentino, aveva detto: “Io volevo dire una cosa, il SETTIMANALE GIALLO, che si sta occupando del caso di Annamaria, ha in copertina una NOTIZIA MOLTO FORTE, voi non l’avete potuto vedere, abbiamo l’ANTICIPAZIONE, diciamo, GIA’ USCITO QUI A ROMA: “Suo marito la picchiò mentre era incinta e lei perse il bambino” e insomma un titolo, una notizia forte di GIALLO, di questo SETTIMANALE che sta seguendo appunto la storia di Annamaria”; la Sciarelli ha poi mostrato la copertina del settimanale.

Mentre il 25 settembre 2019, Federica Sciarelli, mentre interrogava il marito di Annamaria Sorrentino, Paolo Foresta: “Senti, sul SETTIMANALE (…) ascolta una cosa Paolo, il SETTIMANALE GIALLO pubblica un tuo messaggio, il MESSAGGIO SHOCK inviato dal marito, lo pubblica GIALLO, in cui tu dici (…)”; al contempo è stata mandata in onda una foto di un articolo del settimanale sul caso in questione.

Il 9 ottobre, sempre nell’ambito di un disgustoso processo al Foresta che si sta tenendo da settimane nello studio di Chi l’ha visto?, la conduttrice aveva detto: “Senti Paolo, c’è un… non so se l’hai vista, la copertina del SETTIMANALE GIALLO, c’è un articolo di Giampietro Fiore cheee…. che dice una cosa terribile cioè che tu avresti, quella notte, cercato di violentare tua moglie, non so se possiamo fargliela vedere la copertina di Giallo a Paolo perché questo c’è scritto, cioè che quella notte, la notte prima, poi ci sono stati altri litigi, eccola qua: PRIMA DI MORIRE ERA FUGGITA DAL MARITO CHE VOLEVA ABUSARE DI LEI. Tu volevi abusare di tua moglie?”.

L’autoregolamentazione della televisione pubblica ed il codice deontologico dei giornalisti vieta ai conduttori di fare pubblicità occulta nei loro programmi. Mi astengo dal giudicare i discutibili contenuti del settimanale, mi chiedo invece se sia lecito promuovere, peraltro con incredibile enfasi, un giornaletto come “Giallo” in una trasmissione di RAI3 senza l’avviso proprio dei messaggi promozionali”.

OMICIDIO DI TATIANA TULISSI, DIFFUSA LA TELEFONATA AL 118 DI PAOLO CALLIGARIS: INTERVISTA ALLA CRIMINOLOGA URSULA FRANCO

Tatiana Tulissi, 36 anni, è stata uccisa l’11 novembre 2008 all’esterno della villa di Manzano (Udine) dove risiedeva con il compagno Paolo Calligaris. L’arma del delitto è una pistola a tamburo special Astra calibro 38 che non è mai stata trovata. Nel dicembre 2018 la criminologa Franco si era espressa a favore del Calligaris.

Le Cronache Lucane, 18 febbraio 2020

Paolo Calligaris e Tatiana Tulissi

Calligaris è stato rinviato a giudizio, ha scelto il rito abbreviato e, il 31 dicembre 2019, 11 anni dopo il delitto, è stato condannato a 16 anni di carcere. Abbiamo di nuovo contattato la criminologa Franco dopo che è stata diffusa la telefonata d’emergenza fatta dal Calligaris la sera dell’omicidio.

– Dottoressa Franco, cosa pensa della condanna di Paolo Calligaris per l’omicidio della sua compagna Tatiana Tulissi?

Nel 2018 non ero a conoscenza del fatto che Tatiana, prima di essere attinta da 3 colpi d’arma da fuoco, fosse stata percossa, una dinamica compatibile con un omicidio di prossimità. Se l’omicidio della Tulissi fosse stato un omicidio premeditato perpetrato da un sicario, questo soggetto si sarebbe limitato a spararle. A favore del Calligaris, però, ci sono uno stub negativo per polvere da sparo (un’unica particella fu rilevata sulle sue mani) e tempi strettissimi. Secondo l’accusa, infatti, Calligaris potrebbe essere arrivato in villa alle 18.29.39 e la prima telefonata al 118 è delle 18.32.57. 

– Dottoressa, analizzi per noi la telefonata di soccorso del Calligaris:

Operatore 118: 118, buonasera.

Paolo Calligaris: Buonasera, sono Paolo Calligaris da Manzano, via Orsaria, numero 13, barra B, ho una persona qui che non mi dà segni di vita.

Operatore 118: Via Calligaris, numero?

Paolo Calligaris: No, Calligaris Paolo, via Orsaria, numero 13, barra B.

Operatore 118: Via Orsaria. Quanti anni ha questa persona?

Paolo Calligaris: 34.

Operatore 118: Adesso, se la scuote?

Paolo Calligaris: Sto cercando di farle un massaggio cardiaco però non fun… non mi reagisce.

Operatore 118: Respira secondo lei?

Paolo Calligaris: No.

Operatore 118: Non respira?

Paolo Calligaris: Purtroppo credo che abbia avuto… un problema che è caduta perché ha una f… ha la fronte… per favore fate.

Operatore 118: D’accordo, il numero di telefono e arriviamo.

Voglio precisare che l’analisi della telefonata non ci dirà se il Calligaris è l’assassino o meno ma farà luce sullo stato dei rapporti tra lui e la compagna Tatiana Tulissi.

Paolo Calligaris esordisce con un “Buonasera”. I convenevoli sono inaspettati in una chiamata d’emergenza. Il termine “Buonasera” ci rivela che il Calligaris ha un motivo per desiderare di ingraziarsi l’operatore

Paolo Calligaris definisce la vittima “una persona”. Anche Alberto Stasi nella telefonata al 118 aveva definito la fidanzata Chiara Poggi “una persona”. 

Operatore 118: Ma cosa succede?

Alberto Stasi: Eh, credo abbiano ucciso una persona, non sono sicuro, forse è viva.

Il linguaggio rappresenta la percezione verbalizzata della realtà, sia Alberto Stasi che Paolo Calligaris ci hanno rivelato lo stato del loro rapporto con le rispettive fidanzate attraverso l’uso del termine gender neutral “persona”.

Dire “Sto cercando di farle un massaggio cardiaco” è diverso dal dire “Le sto facendo un massaggio cardiaco”.

Nelle risposte del Calligaris sono presenti alcune autocensure e, nelle frasi “ho una persona qui che non mi dà segni di vita” e “non mi reagisce”, il superfluo “mi” ci fornisce indicazioni sulla sua personalità.

CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: I PROGRAMMI TV CHE TRATTANO I CASI GIUDIZIARI SONO DISEDUCATIVI PERCHE’ LASCIANO PASSARE IL MESSAGGIO CHE SIA ACCETTABILE FALSIFICARE

Dr. Ursula Franco

Vi spiego come funziona il processo mediatico: i Media creano un’onda colpevolista o un’onda innocentista sulla base di dissimulazione e falsificazione e tutti gli incompetenti ed i pigri salgono sul carro dei consensi. Consensi, non verità.

Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Dall’ottobre scorso, la Franco è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia.

Le Cronache Lucane, 13 gennaio 2020

– Dottoressa Franco, da ormai da 5 anni, la sua è una voce fuori dal coro, può dirci che cosa pensa del fenomeno dei processi mediatici?

I processi mediatici sono un’onta per il nostro paese. I programmi televisivi continuano a lasciar passare il messaggio che sia accettabile falsificare per quella che loro ritengono una nobile causa mentre invece si tratta di corruzione bella e buona. Il desiderio popolare di vendetta agisce su inquirenti, consulenti e giudici al pari di una pressione idraulica e ha costi umani ed economici inauditi. Questa pressione induce gli inquirenti ad indagare su ipotesi errate e/o su soggetti estranei ai fatti, i consulenti a falsificare e i giudici pigri a condannare degli innocenti. Un’ecatombe. I protagonisti delle trasmissioni televisive che hanno fatto della falsificazione e dell’istigazione al giustizialismo la loro bandiera andrebbero tutti indagati per intralcio alla giustizia.

– Possibile che certi protagonisti delle trasmissioni televisive, pur essendo consapevoli di dissimulare e/o falsificare, non provino senso di colpa?

Alcuni sono psicopatici e sono interessati solo al proprio tornaconto economico ed al consenso; altri non provano senso di colpa perché si auto convincono che sia lecito mentire per quella che ritengono una nobile causa mentre invece, lo ripeterò in eterno, l’unica nobile causa è la verità. 

– Possibile che gli italiani non siano ancora stanchi di essere presi in giro?

Evidentemente no, soprattutto perché quei programmi tv forniti di una “bella” pagina su Facebook, dopo averli manipolati a dovere, gli danno la possibilità di esprimersi sui casi giudiziari facendoli sentire protagonisti. 

– Dottoressa, concluda lei.

L’indignazione dell’opinione pubblica è un’arma potente ma a doppio taglio, è sì capace di far riaprire procedimenti ormai chiusi ma anche di far condannare dei soggetti innocenti ed è utilizzata sempre più spesso da chi mostra sprezzo per la verità e ritiene che la parola “vendetta” sia un sinonimo di “giustizia”. 

CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: INDIZI E PROVE NON SI TROVANO SOTTO L’ALBERO DI NATALE

Mohammed Barbri e sua moglie Samira

Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. La Franco è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia.

Le Cronache Lucane, 3 gennaio 2020

– Dottoressa Franco, che cosa manca a molte procure italiane?

Mancano pubblici ministeri competenti, che sappiano interrogare, che conoscano la casistica, che abbiano come unico goal la verità e che sappiano ammettere i propri errori.

– Dottoressa Franco, se le procure si servissero di esperti in Statement Analysis, che vantaggi ne avrebbero?

Se i magistrati si servissero di esperti capaci di condurre ed analizzare gli interrogatori, le procure saprebbero chi indagare, avrebbero materiale utile per ricostruire i fatti ed acquisire le prove. I costi delle indagini (che gravano sui contribuenti) si ridurrebbero enormemente e si eviterebbero grossolani errori giudiziari.

– Ci spieghi meglio.

Un esperto in Statement Analysis è capace di individuare i soggetti che non non dico il vero e, quand’anche dissimulino, di ricostruire i fatti. Solo ricostruendo i fatti relativi ad un caso giudiziario si possono individuare indizi e prove. Le faccio un esempio: analizzando le interviste di Antonio Logli, la procura di Pisa avrebbe potuto ricostruire senza smagliature i fatti che hanno condotto all’omicidio di Roberta Ragusa e invece gli errori nella ricostruzione commessi dall’accusa e dai giudici hanno dato spazio alla difesa. L’errore più grosso è stato quello di ignorare le dichiarazioni dell’amico del marito che disse che a poche ore dalla scomparsa di Roberta si era accorto che il filtro del gasolio della Ford Escort del Logli era foderato di pellicola da cucina. La notte dell’omicidio, Antonio Logli danneggiò il contenitore del filtro del gasolio della sua Ford Escort station wagon ed il giorno dopo pulì sia la strada che il vialetto per nascondere le tracce del fatto che la sua macchina la notte precedente aveva stazionato in quei due luoghi. Per questo stesso motivo, pur sapendola danneggiata, usò la propria auto per raggiungere il cimitero al mattino dopo; lo fece per lasciare la Ford Escort a debita distanza da casa, per evitare che qualcuno notasse che perdeva gasolio e che quindi quella perdita accreditasse il racconto dei testimoni. Se la procura avesse ricostruito a dovere gli eventi di quella notte avrebbe potuto indagare sull’eventuale acquisto di un filtro del gasolio e sulla sua sostituzione.

 – Samira El Attar, una badante marocchina di 43 anni è scomparsa da casa a metà ottobre, la donna ha lasciato una bimba di 4 anni all’asilo poco prima di svanire nel nulla, dal primo gennaio, di suo marito, Mohammed Barbri, 39 anni, un bracciante agricolo, anch’egli marocchino, già indagato per l’omicidio di sua moglie si sono perse le tracce, c’è chi dice che la procura non fosse in possesso di indizi tali da poter richiedere la misura cautelare in carcere, lei che ne pensa?

In generale, indizi e prove vanno cercati dopo aver ricostruito i fatti, non si trovano per caso sotto l’albero di Natale. Non esistono delitti perfetti, esistono soltanto indagini mal condotte.

Riguardo a questo caso in particolare, non ho abbastanza materiale per esprimermi, le interviste rilasciate da Mohammed Barbri sono difficilmente analizzabili in quanto sono andate in onda in maniera frammentata, ma posso garantirle che il primo errore è stato commesso nel momento in cui sono state trascritte le parole del Barbri nella denuncia di scomparsa di Samira. Quelle agli atti non possono essere le sue precise parole, eppure, la registrazione di una telefonata di soccorso, la denuncia di scomparsa, le intercettazioni e gli interrogatori di un indagato sono tutti egualmente utili per individuarne eventuali responsabilità.

– Dottoressa, vogliamo ricordare ai lettori le sue parole di un anno fa su un caso che sta per essere archiviato come morte accidentale: “Smettete di speculare su una morte accidentale. Non ci si inventa criminologi, servono competenze e conoscenza della casistica per esprimersi su un caso giudiziario. Non solo certe inferenze da profani espongono i loro autori al ridicolo ma danneggiano la vita del signor Giorgio Del Zoppo e impediranno ai familiari di Mattia Mingarelli di farsi una ragione della morte accidentale del loro caro”.

Certi conduttori e certi opinionisti non solo non sanno di non sapere ma odiano il loro prossimo e, poi, è allo share che guardano certe trasmissioni televisive, non alla verità.

OMICIDIO GIANNA DEL GAUDIO, NO ALL’ACQUISIZIONE DELLE INTERVISTE TELEVISIVE RILASCIATE DALL’IMPUTATO ANTONIO TIZZANI

Gianna Del Gaudio e il marito Antonio Tizzani

No all’acquisizione delle registrazioni delle interviste televisive rilasciate da Antonio Tizzani chieste come fonte di prova dal PM. Secondo i giudici “è il dibattimento la sede privilegiata per la formazione della prova”. Ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco che è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis, una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori.

Le Cronache Lucane, 19 dicembre 2019

– La difesa di Tizzani non ha ottenuto l’acquisizione degli atti relativi agli accertamenti scientifici dell’omicidio di Daniela Roveri e neanche la PM ha ottenuto l’acquisizione delle interviste televisive rilasciate da Tizzani, dottoressa Franco, cosa ne pensa?

A mio avviso la richiesta del pubblico ministero Letizia Cocucci era giusta. Le interviste ben condotte, come eventuali chiamate di soccorso, sono equiparabili ad intercettazioni ed interrogatori.

– In che caso, a suo avviso, eventuali dichiarazioni rilasciate da un indagato non andrebbero prese in considerazione?

Le interviste, come le registrazioni delle chiamate di soccorso e gli interrogatori, non sono di nessun valore solo se vengono contaminati dall’interlocutore, cosa non infrequente durante gli interrogatori.

OMICIDIO DI GLORIA ROSBOCH, LA CASSAZIONE CONFERMA LE CONDANNE A DEFILIPPI E OBERT, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: DEFILIPPI HA UCCISO PERCHE’ NON TOLLERA LE FRUSTRAZIONI

Gabriele Defilippi

Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. La Franco è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia.

Le Cronache Lucane, 18 dicembre 2019

Gabriele Defilippi

– Dottoressa Franco, chi è Gabriele Defilippi da un punto di vista psichico?

Gabriele Defilippi è un soggetto affetto da un disturbo antisociale di personalità, un disturbo che gli si è manifestato sin dall’adolescenza. Defilippi è un disonesto, un truffatore, un megalomane, un soggetto con identità multiple, un mentitore abituale, un opportunista, un ragazzo irritabile ed aggressivo che ha dimostrato di essere capace di uccidere.

Defilippi, prima di truffare ed uccidere la Rosboch, ha ricattato altre donne, le ha adescate su internet e, dopo averle sedotte, le ha obbligate a pagarlo per non pubblicare le foto scattate durante i loro rapporti sessuali. Il Defilippi, non soddisfatto delle somme irrisorie derivate da questi ricatti, circa due anni fa, ha puntato ad una somma più importante, i 187 mila euro di risparmi della sua ex professoressa di francese, Gloria Rosboch.

Defilippi prova profondo disprezzo per le sue vittime, le ammalia con il suo aspetto, il fascino superficiale, le attenzioni ed il linguaggio forbito e poi le usa come fossero oggetti per raggiungere i propri scopi. Il linguaggio forbito, il Defilippi, non lo ha abbandonato neanche dopo l’arresto, si è infatti rivolto al procuratore capo Giuseppe Ferrando in questi termini: “Ferrando, io sono uno che ha cercato di allargare i suoi orizzonti, guardando in maniera diversa il contesto sociale che mi circondava”.

– Dottoressa, quali tecniche mettono in atto i truffatori come il Defilippi?

I truffatori come il Defilippi non sono in grado di instaurare legami d’attaccamento di tipo emotivo con i loro simili ma sono invece abili nel costruire relazioni fasulle e superficiali. Questi soggetti, attraverso lusinghe e promesse irrealistiche, vantandosi delle proprie capacità e mostrando a volte anche false credenziali, si impossessano della fiducia delle loro vittime per un proprio tornaconto personale, spesso di stampo economico.

– Dottoressa Franco, che caratteristiche hanno le vittime prescelte da soggetti come il Defilippi?

Le vittime di personaggi come Gabriele Defilippi sono persone vulnerabili con le quali questi mostri creano una falsa relazione, un falso rapporto di intimità e di fiducia, mostrandosi affidabili, fingendo di avere una morale e desideri comuni, prospettando loro un rapporto sentimentale a lungo termine e recitando la parte dei compagni protettivi ed interessati al loro benessere, mentre in realtà hanno un unico obiettivo, il tornaconto economico. Non appena le vittime comprendono di essere state manipolate e truffate e chiedono indietro i loro averi, personaggi come il Defilippi le accusano di creare problemi nella relazione e, facendole sentire in colpa, rinviano le loro richieste, prendono tempo, accampano mille scuse per non riconsegnare il denaro arrivando a minacciarle, a diffamarle pubblicamente e perfino a denunciarle per molestie.

– Dottoressa, che cosa ha indotto il Defilippi ad uccidere?

La frustrazione, uno dei sentimenti che i soggetti come lui provano più di frequente. Chi è che affetto da un disturbo antisociale di personalità spesso uccide perché non tollera la frustrazione e si libera di chi gliela provoca. La professoressa Gloria Rosboch aveva denunciato Gabriele Defilippi per truffa e per questo motivo lui ha desiderato che morisse. In ogni caso uccidere la Rosboch è stato un gesto da irresponsabile, Defilippi ha mostrato di sottovalutare i rischi e le conseguenze delle sue azioni, la scomparsa della professoressa infatti non poteva che condurre gli inquirenti a colui che l’aveva truffata e che la donna aveva denunciato.

– Dottoressa, è possibile che Gabriele Defilippi si sia pentito dell’omicidio?

Lo escludo, il dato psicodinamico fondamentale di un soggetto con un disturbo di personalità come il suo è la mancanza di senso di colpa. Gabriele Defilippi non solo non conosce l’empatia ma è anche incapace di provare rimorso e per questo è un soggetto estremamente pericoloso. Il Defilippi non ha mai smesso di recitare, dopo l’arresto ha detto: “Come vi permettete? Non capisco il motivo per cui mi state trattenendo”, e: “Quando ho visto Gloria morire, sono rimasto impietrito, avevo anch’io paura dell’assassino, non sono riuscita a difenderla… voglio farla finita… No, non posso più vivere”. Gabriele Defilippi ha recitato di fronte al magistrato sentimenti che non prova ma che ha imparato a mettere in scena copiando coloro che li hanno.

Roberto Obert

– Dottoressa, il complice di Gabriele Defilippi, Roberto Obert, è anch’egli una sua vittima?

Credo proprio di sì, Obert era, come si definisce lui, verosimilmente un suo servo, un uomo completamente soggiogato dal Defilippi.

– Dottoressa Franco, si può recuperare un ragazzo di 22 anni affetto da un disturbo antisociale di personalità di questo grado?

La casistica ci dice di no. Gabriele Defilippi è un soggetto socialmente pericoloso, capace di reiterare, che, durante la permanenza in carcere, si servirà di tutte le sue doti manipolatorie per mostrarsi come un uomo nuovo, cercherà di truffare il sistema carcerario, impresa riuscita ad Angelo Izzo, un altro sociopatico pluriomicida.