CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: I MILLANTATORI VIZIANO IL PROCESSO PENALE (intervista)

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Le Cronache Lucane, 18 maggio 2019

– Dottoressa Franco, quanti millantatori ci sono tra i consulenti forensi?

Non saprei quantificare ma posso dirle che molti consulenti forensi millantano titoli che non hanno e che molti tra questi millantatori, dichiarando il falso nell’autocertificazione, riescono ad iscriversi all’albo dei consulenti tecnici e dei periti delle procure. Ed è proprio questa illecita iscrizione ad aprirgli molte porte, perché, una volta ottenuta, nessuno si informa più sui loro titoli di studio.

– Dottoressa, che danni fanno al processo penale questi truffatori?

Danni ingenti, perché non solo sono soggetti incompetenti ma anche capaci di falsificare e, quando vengono incaricati di redigere una consulenza da parte di una procura o di fornire una perizia al giudice, le loro viziano l’andamento di un processo. Inoltre, sono capaci di estorcere denaro a poveri cristi a cui promettono che attraverso la loro consulenza la procura riaprirà il fascicolo che li riguarda. 

– Dottoressa Franco, è difficile smascherarli?

No, è molto facile, non hanno vere competenze, hanno curricula poco chiari e improbabili. Molti di questi soggetti pubblicano on line più di un curriculum, sono dei trasformisti. Alcuni sono stati iscritti all’Università per un tempo limitato, che so, al Politecnico, non hanno dato neanche un esame ma raccontano di essere ingegneri. Altri hanno una laurea breve ottenuta, che so, alla facoltà di medicina, e millantano una bella laurea in medicina. E così, magicamente, da strumentisti diventano medici. 

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MORTE DI MARIO BIONDO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: UN SUICIDIO (intervista)

Raquel Sánchez Silva e Mario Biondo

Mario Biondo, è stato ritrovato impiccato nella sua abitazione di Madrid nel maggio 2013. Gli inquirenti spagnoli hanno archiviato il caso come suicidio. Alla stessa conclusione è giunto il professor Paolo Procaccianti, un medico legale di fama nazionale, che ha eseguito una seconda autopsia su incarico della Procura di Palermo a seguito della riesumazione del corpo.

Le Cronache Lucane, 17 maggio 2019 

Da anni, in Italia, programmi televisivi e testate giornalistiche cercano di accreditare l’ipotesi omicidiaria, ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco, che da sempre sostiene che Mario si è suicidato.

Dottoressa Franco, c’è spazio per le dietrologie?

 No. L’esame medico legale è dirimente. Il professor Procaccianti non ha riscontrato sul cadavere di Biondo segni compatibili con uno strangolamento o con una aggressione che possano aver preceduto un eventuale impiccamento ad opera di terzi.

Dottoressa, com’è andata?

Il Biondo si è impiccato con una pashmina alla libreria della sua abitazione, nelle foto pubblicate online, non solo non si notano manomissioni del contenuto degli scaffali, ipotizzabili nel caso Mario Biondo fosse stato impiccato post mortem o dopo essere stato stordito, ma si vede il cadavere appeso alla libreria, prova che la stessa ha retto il suo peso, e si notano le gambe distese del povero Biondo, come lo erano nelle foto scattate durante il trasporto del cadavere con una sedia lettiga. In alcune foto, sul collo di Biondo è ben visibile il solco obliquo classico dell’impiccamento, un reperto incompatibile con la fantasiosa ricostruzione che ipotizza che Mario Biondo sia stato prima strangolato e poi impiccato, com’è noto, il reperto tipico dello strangolamento è un solco solitamente orizzontale di profondità uniforme senza discontinuità, discontinuità che invece caratterizza il solco dell’impiccamento e che è presente in questo caso. Se Mario Biondo fosse stato prima strangolato e poi impiccato, solo su un eventuale solco riferibile allo strangolamento sarebbero stati repertati segni di vitalità, quali emorragie ed ecchimosi e non sul solco prodotto dall’impiccamento e nei tessuti profondi del collo in corrispondenza dello stesso, perché l’impiccamento sarebbe intervenuto post mortem.

Dottoressa Franco, che solco lascia sul collo una pashmina quando viene usata per impiccarsi?

Il solco da impiccamento prodotto da una pashmina (o da una sciarpa di seta) non è mai largo come la sciarpa stessa perché il peso del corpo non si distribuisce mai uniformemente su tutta la larghezza della pashmina, questo perché, alla trazione, la pashmina si tende in modo irregolare, ovvero con strisce di tessuto più o meno estroflesse ed è sulla striscia più estroflessa di tutte che il corpo grava lasciando sul collo un segno di dimensioni inferiori rispetto alla larghezza della sciarpa.

Leggi anche: Suicidi per impiccamento 

MORTE DI MARCO VANNINI: ANALISI DI ALCUNI STRALCI DI DICHIARAZIONI DI DAVIDE VANNICOLA

Davide Vannicola

In un’intervista precedente, la criminologa Ursula Franco ci aveva detto che è praticamente impossibile analizzare ciò che Davide Vannicola ha riferito a “Le Iene” a causa dei “taglia e cuci”. Le abbiamo comunque chiesto di analizzare i pochi stralci analizzabili.

Le Cronache Lucane, 15 maggio 2019

Davide Vannicola: “Amico mio, te va de fassee una braciola io e te da soli?”. Sicuramente me dovrà dì qualcosa. In quella circostanza mi ha fatto una confidenza, poi che io l’abbia presa bene, l’abbia presa male, gli abbia detto “sei un coglione, non t’aspettare nulla da me”, lui ce rimasto de merda e da lì si è un po’ inclinato il nostro rapporto (…) Mi ha detto “Sai, amico mio, mi sa che forse ho fatto una cazzata” (…) Poi diciamo è subentrato (…) da parte mia freddezza, da parte sua le lacrime eee non siamo più andati avanti (…) Io gli ho detto: “Per quanto te voglio bene, Roberto (Izzo), non riesco a darti una spalla per piangere, non approvo quello che hai fatto”.

Due cose soprattutto emergono da questi stralci dell’intervista rilasciata da Vannicola a “Le Iene”: 

1) un bisogno di convincere l’interlocutore che Roberto Izzo era amico suo (“amico mio”);

2) una volontà di rappresentarsi come essere moralmente superiore rispetto ad un maresciallo dei carabinieri e in una posizione di potere, quantomeno temporaneo (“non approvo quello che hai fatto”, “non t’aspettare nulla da me”, “sei un coglione”, “lui c’è rimasto de merda”, “da parte mia freddezza, “non riesco a darti una spalla per piangere”).

Infine, come ho già avuto occasione di dire, riguardo ad eventuali confidenze di Izzo a Vannicola sull’identità dello sparatore, eventuali dubbi di Izzo lasciano il tempo che trovano, posto che le indagini hanno appurato che fu Antonio Ciontoli a sparare. Aggiungo che Izzo ha riferito ad una giornalista di Quarto Grado che, a suo avviso, i Ciontoli non mentirono quella sera sull’identità dello sparatore perché glielo riferirono, senza il timore di venir smentiti, prima che Marco morisse. Un’inferenza logica supportata dalle risultanze investigative.

Con ciò non sto dicendo che l’ex maresciallo Roberto Izzo non abbia parlato con Davide Vannicola o che Izzo dica la verità su tutto, ma, di sicuro, la testimonianza di Vannicola non è di alcun aiuto per delineare le responsabilità dei Ciontoli.

MORTE DI MARCO VANNINI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: IL PROCESSO MEDIATICO E’ LA PRIMA CAUSA DI ERRORE GIUDIZIARIO, LE ISTITUZIONI NON SI FACCIANO PORTAVOCE DEI PROGRAMMI SPAZZATURA (intervista)

Marco Vannini e Martina Ciontoli

Marco Vannini è stato ucciso il 17 maggio 2015 da un colpo d’arma da fuoco esploso da Antonio Ciontoli. Antonio Ciontoli è stato condannato in primo grado a 14 anni di reclusione per omicidio volontario; in appello, a 5 anni per omicidio colposo; sua moglie, Maria Pezzillo, e i suoi figli, Federico Ciontoli e Martina Ciontoli a 3 anni sempre per omicidio colposo, è stata invece assolta la fidanzata di Federico, Viola Giorgini per la quale era stata chiesta una condanna per omissione di soccorso.

Le Cronache Lucane, 14 maggio 2019

Abbiamo nuovamente sentito su questo caso la criminologa Ursula Franco che ha sempre sostenuto che si è trattato di omicidio colposo e non di omicidio volontario. In un’intervista precedente la Franco aveva dichiarato: “Se Antonio Ciontoli avesse sparato per uccidere, di sicuro non avrebbe chiamato il 118 con il rischio che Marco, ancora cosciente, riferisse l’esatta dinamica dei fatti”.

– Il 6 maggio Alessandro Di Battista ha scritto su facebook: “Avete visto l’ultimo servizio delle Iene sul caso Vannini? Beh vi consiglio di farlo. E vi consiglio anche di prendere posizione, di informarvi, di chiedere giustizia e verità. Esattamente come nel caso Cucchi si può arrivare alla verità anche per quanto riguarda il caso Vannini. Dipende anche un po’ da noi. Marina e Valerio, i genitori di Marco, (così come Ilaria Cucchi) sono esempi straordinari. Stiamogli vicino e diamogli una mano esercitando un nostro dovere: quello di appassionarci alla verità. Buona giornata a tutti!”, dottoressa Franco che ne pensa?

Non solo mi stupisce che un ex deputato della Repubblica Italiana consigli ai suoi elettori di informarsi sul caso Vannini prendendo visione delle interviste manipolate a tavolino da “Le Iene” e non leggendo gli atti giudiziari, ma mi chiedo anche il “vi consiglio” a chi sia rivolto. Come fa Di Battista a pensare che soggetti privi di competenze nel campo della criminologia possano “prendere posizione”. Purtroppo la TV spazzatura ha fatto credere ai suoi “seguaci” che “chiunque” può addivenire alla verità su un caso giudiziario attraverso la visione dei loro servizi, tra un piatto d’amatriciana e un bicchiere di vino dei Castelli.

Dottoressa, che vorrebbe dire invece ad Elisabetta Trenta, ministro della Difesa, che, sul caso Vannini, ad “Accordi e Disaccordi” ha dichiarato: “Come rappresentante delle istituzioni, mi sento di dire che bisogna andare più a fondo e che le istituzioni hanno bisogno di qualcuno che dica qualcosa in più. C’è stato un carabiniere che dovrebbe sapere più cose: io ho provato a cercarlo, a chiamarlo, ho trovato due numeri di telefono da cui non risponde”?

Vorrei rassicurarla, le istituzioni non hanno bisogno di “qualcuno che dica qualcosa in più”, la verità è agli atti. Alla soluzione di un caso giudiziario si arriva attraverso un lavoro complesso e, nel caso Vannini, non sarà certo la testimonianza di un carabiniere intervenuto dopo il ferimento, a cambiare le cose. Intercettazioni, interrogatori e risultanze investigative permettono di ricostruire i fatti che condussero alla morte di Marco Vannini dal dopocena ai momenti che precedettero lo sparo, dall’esplosione del colpo alla chiamata al 118 di Antonio Ciontoli. 

Dottoressa Franco, vuole aggiungere qualcosa?

Il teatrino mediatico, che ha ridotto ormai la giustizia ad una farsa e che va in onda a reti unificate, è la prima causa di errore giudiziario, le istituzioni non si facciamo portavoce dei programmi spazzatura. 

OMICIDIO DI MARCO VANNINI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: LA TESTIMONIANZA DI DAVIDE VANNICOLA NON AVREBBE CAMBIATO L’ESITO DEL PROCESSO (intervista)

Davide Vannicola

Marco Vannini è stato ucciso il 17 maggio 2015 da un colpo d’arma da fuoco esploso da Antonio Ciontoli. Antonio Ciontoli è stato condannato in primo grado a 14 anni di reclusione per omicidio volontario; in appello, a 5 anni per omicidio colposo; sua moglie, Maria Pezzillo, e i suoi figli, Federico Ciontoli e Martina Ciontoli a 3 anni sempre per omicidio colposo, è stata invece assolta la fidanzata di Federico, Viola Giorgini per la quale era stata chiesta una condanna per omissione di soccorso. 

Le Cronache Lucane, 10 maggio 2019

Secondo “Il Messaggero” la procura di Civitavecchia sarebbe intenzionata a convocare Davide Vannicola, l’artigiano di Tolfa che ha rilasciato un’intervista a Giulio Golia de “Le Iene”. Nel servizio de “Le Iene”, andato in onda domenica 5 maggio, Davide Vannicola aveva riferito di alcune confidenze fattegli dal maresciallo Roberto Izzo, ex comandante della stazione dei carabinieri di Ladispoli.

Abbiamo sentito su questo caso la criminologa Ursula Franco che ha sempre sostenuto che si è trattato di omicidio colposo e non di omicidio volontario. In un’intervista precedente la Franco aveva dichiarato: “Se Antonio Ciontoli avesse sparato per uccidere, di sicuro non avrebbe chiamato il 118 con il rischio che Marco, ancora cosciente, riferisse l’esatta dinamica dei fatti”.

 – Dottoressa Franco, se la Procura di Civitavecchia avesse convocato Davide Vannicola durante le indagini, la sua testimonianza avrebbe cambiato l’esito del processo? 

No. Che il Maresciallo Roberto Izzo conoscesse Antonio Ciontoli era noto a tutti; il fatto che Izzo potesse o possa ritenere che a sparare a Marco sia stato Federico non è di alcuna rilevanza posto che le risultanze investigative parlano chiaro, a sparare fu Antonio Ciontoli. In un caso giudiziario non ci si può aspettare che tutti i protagonisti la pensino allo stesso modo. E’ nella natura umana.

– Dottoressa Franco, le carenze investigative hanno impedito alla verità di emergere?

No. La verità su come andarono i fatti si può facilmente inferire dagli atti. Se può consolarla, a scoprire la verità si arriva anche nel caso una scena del crimine sia stata oggetto di staging, sia stata inquinata da chi è accorso o non sia stata congelata, sono tanti e sufficienti i mezzi a disposizione di chi investiga. 

– Dottoressa, dov’è la verità nel caso Vannini?

E’ nelle telefonate di soccorso, negli interrogatori e nelle intercettazioni. Bisogna solo saper ascoltare e incrociare i dati. Quando disponibili, le telefonate di soccorso sono da considerarsi dei veri e propri interrogatori, i primi. In questo caso abbiamo due telefonate di soccorso durante le quali ben tre dei protagonisti di questa dolorosa vicenda si confrontano con le operatrici del 118. Peraltro, durante le telefonate si odono in sottofondo alcune frasi pronunciate dalla vittima e una risposta della sua fidanzata Martina che sono dannatamente utili a ricostruire la dinamica dei fatti.

– Dottoressa, cos’è mancato in questo caso giudiziario?

Una esatta ricostruzione dei fatti. 

– Lei ha ricostruito i fatti con precisione?

Sì. Posso solo dirle che chi cerca la verità dovrebbe chiedersi non se sia stato Federico a sparare ma dove si trovassero le armi quella sera e in che occasione Federico le abbia toccate.

– Colpa cosciente* o dolo eventuale**?

Colpa cosciente.

*COLPA COSCIENTE: chi agisce prevede sì l’evento, ma esclude (erroneamente) che questo si possa realizzare.

**DOLO EVENTUALE: il soggetto che compie l’azione, pur non volendolo, accetta il verificarsi dell’evento lesivo. È proprio questa accettazione consapevole del rischio, e del rischio ulteriore, che fa differire questa figura dall’affine figura della colpa cosciente.

Analysis of Chico Forti’s interview with Erin F. Moriarty

Enrico Chico Forti

Dale Pike was found naked and dead on a surf spot of Key Biscayne, Sewer Beach (Virginia Beach), on Feb. 16, 1998, around 6:00 pm, by David Suchinsky, a surfer. He had traveled to Miami from Ibiza, on Feb. 15, 1998, to speak with Enrico Forti about a business deal. 

Dale had been shot twice in the head with a .22. 

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Dale Pike was the son of Anthony Pike, the owner of the Pikes Hotel of Ibiza which Enrico Forti was trying to buy.

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On June 15, 2000, Enrico Forti, also known as Chico Forti, an Italian television producer and former windsurfing champion was convicted and sentenced to life without parole in the killing of Dale Pike.

Dale Pike

21 years after the murder, Erin F. Moriarty interviewed Chico Forti for the TV show 48 Hours Mystery.

What we look for in this interview is for Chico Forti to issue a reliable denial, to say “I didn’t kill Dale Pike” not simply parroting back the interviewer’s words but in the free editing process and we look for him to show the protection of the “wall of truth”.

The “wall of truth” is an impenetrable psychological barrier that often leads innocent people to few words, as the subject has no need to persuade anyone of anything.

We begin every statement analysis expecting truth, and it is the unexpected that confronts us as possibly deceptive.

A reliable denial has 3 components:

1. the pronoun “I”
2. past tense verb “did not” or “didn’t”
3. accusation answered

If a denial has more than 3 or less than 3 components, it is no longer reliable.

“ I did not kill Dale Pike” followed by “I told the truth” while addressing the denial, it would more than 99% likely to be true.

A deceptive person will alter his denial to avoid a direct lie.

Erin F. Moriarty and Chico Forti

Erin F. Moriarty: Did you have anything to do with Dale Pike’s death?

This is a “Yes” or “No” question. 

Note that he journalist didn’t use the word “kill” because Forti had been convicted for “Felony murder” and, upon this, she chose her own words. If Chico Forti wasn’t the one who pulled the trigger he could say “I didn’t kill Dale Pike” without lying.

Enrico Forti: Abso… Absolutely not.

Once the answer avoids using “Yes” or “No” in it, the question, itself, is considered sensitive to the subject.

“Absolutely not” is an unreliable denial. Forti is unable to say “No”; moreover the use of the word “absolutely” makes his answer sensitive as he has a need to persuade. 

Erin F. Moriarty: Did you ever had in your wildest dream ever think end up in a place like this?

This question is good to allow Forti to say “No, I didn’t kill Dale”, “No, I’m not involved in Dale’s murderer”, and “I am telling the truth”. This would be the “wall of truth”.  

Enrico Forti: Never, never.

Once the answer avoids using “Yes” or “No” in it, the question, itself, is considered sensitive to the subject.

“Never” is an unreliable denial. The word “never” does not mean “I did not.”

Enrico Forti: I still travel a lot in my mind. That’s my way to survive in here.

Enrico Forti: I almost left. I (inaudible) wait for him (Dale Pike) almost two hours. And when I didn’t find him, I am start paging him.

Enrico Forti: As soon as he arrived (Dale Pike), he asked me for some cigarette. I don’t smoke, I didn’t have cigarettes. So, we stop by the first gas station that I could find for him to buy some cigarettes.

Note “stop” not “stopped” as expected. Enrico is Italian but he is also able to use the past tense. When someone is speaking of an event in the past, it is expected the subject to use past tense language. Present tense language is deemed unreliable in Statement Analysis. Deceptive people often use the present counting on us to interpret and assume that they are speaking of the past event.

Enrico Forti: The guy inside the car that was waiting for him was elegant person with a white shirt, gold chain, gold watch.

Forti is referring to an elusive man that should have met Dale, according with his statement to police. Note that, at first, this elusive man is a “guy” and later a  “person”, Forti is unable to truck down his own words because this “guy/person” doesn’t exist, Dale, after he arrived in Miami didn’t meet anybody but Chico.

Enrico Forti: And I told her (his wife) I didn’t pick him up. … I didn’t want to have an argument with her. I was extremely in late.

Forti didn’t say to his wife that he had picked Dale up because he had already killed him and he “was extremely in late” because he was the one who pulled the trigger.

Enrico Forti: The moment that I left him, it was out of my mind. It’s not that I was thinking, “Oh, what’s going to happen to him?”, no, ne… never for a second, it came to my mind that something bad or terrible could happen.

Note the word “left”.

“left” used as a connecting verb between two places is an indicator of deliberately withheld information. The fact that Chico needs to tell us that he “left” Dale is an indication that something took place. That “something” here is the staging of the murder scene. Dale was found naked, Chico staged the scene to make it look like a murder between homosexuals. 

Enrico Forti: I was confused, and I was… I was… I was still under shock… I spent all night trying to locate where Tony Pike was… nobody knew where he was.

The presence of a stuttering “I” discloses tension and anxiety and shows us that the question is sensitive to him.

Enrico Forti: I thought it was the right thing to do.

Forti is referring to the fact that he lied to police.

Erin Moriarty: But if you were going to try to help the police why didn’t you tell them you had picked Dale Pike up?

Enrico Forti: Because…. bec… because when I arrived there, that moment I realized… I was a suspect. Of course, I was… I was confused, and I do believe there is no logic on the way that I behaved that night.

The question is sensitive. Note the stuttering “Because”, he needs to take time to answer. Note the stuttering “I”, a signal of anxiety.

Erin Moriarty: When did you tell them you had in fact picked up Dale Pike?

Enrico Forti: As soon I had the opportunity. I don’t remember exactly the timing but…

Detectives say Forti only admitted picking up Dale after they confronted him with those airport paging records proving that he and Dale had made contact (48 Hours Mystery).

Enrico Forti: That’s a lie… there are lies from these policemen (inaudible) way bigger than the lie that I did.

Enrico Forti: That’s the only thing they have against me… the lie to my wife and the life… and the lie to the police. Nothing else.

“That’s the only thing they have against me” is interesting. Forti leaves open the door to the possibility that detectives could have more things against him, in other words: he accepts a possible guilt, something that is not expected from an innocent “de facto”.

Erin Moriarty: And that was a mistake?

Enrico Forti: And that was a mistake. Of course, it was a mistake. But is a mistake that need to be punished with a life sentence?

Enrico Forti: That’s very accurate (the identikit of the elusive man that should have met Dale, according with Forti’s statement to police). The only thing is missing is a gold chain, but otherwise is a very accurate drawing of the person.

Erin Moriarty: How do you just keep going every day?

Enrico Forti: I’m looking forward, you know. I do that for my kids, I do that for my friends, I do that for my family.

Erin Moriarty: When you were convicted you said something to your wife. What did you tell Heather?

Enrico Forti: I… I told her that it was time for her to… to get her own life. Because it would have been a long battle. 

Erin Moriarty: Do you think someday you’ll have the life you had back then?

Enrico Forti: I do believe so. I don’t want to use the word hope. I believe in that… I’m very positive… my mind still pretty much free.

Enrico Forti: From the beginning they, they wanted to crucify me and… uh… they were just waiting to see how they could do it and that fax that you have in your hand it just is another evidence.

Erin Moriarty: Is that hard to read?

Enrico Forti: Yes, it’s hard to read. I wish I knew about these things when I could still fight on a legal way.

Erin Moriarty: Your lawyer has this now.

Enrico Forti: I hope he can do something about that.

ANALYSIS CONCLUSION

After 20 years, Chico Forti was unable or unwilling to say “I didn’t kill Dale”, moreover, he accepted a possible guilt.

Enrico Forti is the one who pulled the trigger. 

MORTE DI MARIA UNGUREANU, AVVOCATO SALVATORE VERRILLO: “L’INDAGINE SIA TRASFERITA ALLA PROCURA DI NAPOLI”

Avv. Salvatore Verrillo

Le Cronache Lucane, 9 maggio 2019

Il 19 giugno 2016, Maria Ungureanu, 9 anni, è stata trovata senza vita nella piscina di un casale a San Salvatore Telesino, sul suo corpo i medici legali hanno riscontrati gli esiti di violenze sessuali croniche.  

L’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan, che è indagato ormai da tre anni, ha presentato un’istanza di avocazione dell’inchiesta sulla morte di Maria Ungureanu alla Procura generale di Napoli.

Nel gennaio scordo il GIP Flavio Cusani aveva archiviato la posizione della sorella di Daniel, Cristina Ciocan, imposto alla procura di Benevento il prosieguo dell’attività investigativa per altri sei mesi e l’iscrizione nel registro degli indagati dei genitori di Maria, Marius e Andrea Elena Ungureanu.

Secondo l’avvocato Verrillo, la procura ha disatteso in parte l’invito del GIP Cusani e quello del Tribunale del Riesame di Napoli che si era già espresso nel giugno 2017 e per questo motivo ha chiesto alla Procura generale di avocare a sé l’inchiesta. 

Riguardo agli abusi sessuali, nel luglio 2016, i RIS di Roma hanno isolato lo sperma di Marius Ungureanu su una maglietta in uso esclusivo a Maria e sulla coperta del suo lettino e proprio in merito alla posizione dei genitori di Maria Ungureanu, i giudici del Tribunale del Riesame di Napoli si erano così espressi: 

“sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina, almeno per ciò che concerne gli abusi sessuali”.

Mentre, nel dicembre 2017, i giudici della Corte Suprema di Cassazione avevano così concluso: 

“(…) omissione da parte del PM della valutazione probatoria in relazione all’accertata presenza di liquido seminale del padre della vittima sulla maglietta/reperto 27 (…) il pregiudizio aveva ispirato l’indagine e che un “colpevole” era stato suggerito fin dall’inizio dalla madre della bambina che aveva espresso labili sospetti sul Ciocan; che anzi sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina, almeno per quanto concerne gli abusi sessuali (…) come fossero state trascurate importanti ipotesi investigative e come ci si fosse fidati senza alcun controllo delle dichiarazioni rese da Marius Ungureanu, pur a fronte di elementi preoccupanti quali le tracce di sperma appartenenti al predetto rinvenute su una maglietta e su una copertina sequestrate e il tenore di alcune conversazioni registrate (…)”.

Marius e Andrea Elena Ungureanu sono difesi dall’avvocato Fabrizio Gallo, i cui consulenti sono la famosa biologa Marina Baldi e la ancor più famosa psicologa Roberta Bruzzone.

Del team difensivo di Daniel Ciocan fanno parte il medico legale Fernando Panarese e la criminologa Ursula Franco. 

La dottoressa Franco, ormai da tre anni, sostiene che non solo le violenze che Maria subiva nulla hanno a che fare con la sua morte, che è stata accidentale, ma anche che il nome dell’autore degli abusi sessuali è agli atti da quasi tre anni, dal luglio 2016.

Nel giugno 2018, anche il professor Francesco Introna, medico legale chiamato ad esprimersi sul caso, ha escluso l’omicidio e proprio in seguito alla sua consulenza la Procura di Benevento ha chiesto l’archiviazione per i fratelli Ciocan.