MORTE DI ANNAMARIA SORRENTINO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: DUE TESTIMONI CI CONFERMANO CHE NESSUNO SPINSE ANNAMARIA, C’E’ POCO DA FARE

Nel pomeriggio del 16 agosto 2019 Annamaria Sorrentino è caduta dal terrazzo di un appartamento in affitto al secondo piano di una palazzina di Tropea, la ragazza è morta due giorni dopo in un ospedale di Catanzaro. I testimoni hanno riferito agli inquirenti che si è trattato di un gesto volontario. Gli inquirenti hanno indagato inizialmente per istigazione al suicidio, al momento il marito di Annamaria è indagato per omicidio preterintenzionale.

Le Cronache Lucane, 15 gennaio 2020

Dall’ottobre scorso, la criminologa Ursula Franco è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia. Del team difensivo fa parte anche l’ingegner Luigi Cocozza.

La criminologa Franco, sentita subito dopo l’intervista a Paolo Foresta a Chi l’ha visto? del 15 gennaio 2020, ha dichiarato: “Invece di ricamare sul nulla leggetevi le dichiarazioni dei testimoni, i fatti non si possono cambiare a posteriori. Due testimoni ci confermano che nessuno spinse Annamaria, c’è poco da fare.

Qualche tempo fa, Gaetano, un amico di Paolo Foresta e Annamaria Sorrentino, testimone della caduta di Annamaria, ha dichiarato: 

“Ciao. Buonasera a tutti del gruppo. Paolo ha un po’ sbagliato a rilasciare delle interviste, le cose vengono travisate e ingigantite. La mamma di Annamaria non gli crede ed è apparsa più volte in video. Questo è un problema che riguarda solo loro (…) Noi testimoni, che abbiamo visto come si sono svolti i fatti, racconteremo in tribunale ciò che sappiamo, poi ci sarà un responso ma nessuno andrà in prigione, nessuno l’ha spinta, dico la verità, nessuno. Dico la verità, nessuno l’ha spinta. Spero abbiate capito. Un bacio a tutti”

Riportiamo l’intervista rilasciata a Chi L’ha visto? dal vicino che vide Annamaria Sorrentino precipitare:

– Ci racconta cosa ha visto il giorno in cui Annamaria Sorrentino è precipitata dal balcone?

Io mi trovavo sulla veranda, lì a casa al mare, dove stavamo mangiando io, mia moglie e i figli, di cui io sentivo degli stril.., cioè degli strilli, parlare in maniera molto animata, allora mi son alzato per andare a vedere, vedevo queste persone che si strattonavano sul balcone, si strattonavano sul balcone mentre mi avvicinavo allora poi sono entrate dentro, non capivo quello che loro dicevano e di conseguenza dico a mia moglie: “Io vado per dirgli state calmi, non ricominciate!”, perché vedevo che c’era una… una discussione molto animata, sono entrato dentro l’appartamento, son passate neanche 30 secondi, io lentamente, nel riflettere di quello che devo fare per andare da loro, di colpo vedo questa ragazza che esce fuori dalla stanza come un proiettile, ma una velocità enorme di cui arriva alla staccionata del balcone e io la vedo che le cerca di… fermarsi ma arrivando in al… cioè molto veloce, non riuscendo a fermarsi, si è capovolta.

– Ha visto se c’era qualcuno che la stava inseguendo?

Dietro non la seguiva nessuno.

– Non la insegue nessuno.

No. E’ uscita da sola in maniera cioè impressionante dalla velocità che aveva preso.

– Quando dice che la discussione che c’era nella terrazza, stavano pranzando lì quindi secondo lei?

Se stavano pranzando non lo so, perché, com’era la situazione mia, io ero un piano più basso rispetto a loro però ero nella palazzina di fronte quindi c’era una leggera visuale.

Sono entrati tutti insieme e poi in un… come gi ripeto, come un proiettile è uscita dalla camera dalla stanza.

MORTE DI ANNAMARIA SORRENTINO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: LETTERA APERTA A FEDERICA SCIARELLI

Dr. Ursula Franco

Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Dall’ottobre scorso, la Franco è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia.

Le Cronache Lucane, 14 gennaio 2020

Gentile Federica Sciarelli,

in vista della puntata di mercoledì, la invito a moderare i toni riguardo al signor Paolo Foresta, marito della povera Annamaria Sorrentino. Prima di esprimervi sul caso ascoltate nuovamente l’intervista che vi ha rilasciato il marito della dottoressa che per prima soccorse Annamaria, un’intervista che prova senza ombra di dubbio che Annamaria fece tutto da sola. Non c’è modo di cambiare i fatti relativi ad un caso giudiziario. Le cose accadute sono immarcescibili. Chi falsifica o dissimula non è paladino di una nobile causa ma nemico della verità e della giustizia. Ve lo dico non solo per Paolo Foresta ma anche per i familiari di Annamaria. Non esistono verità di comodo, in un caso giudiziario esiste solo la verità dei fatti. Troppe volte avete lasciato credere ai familiari di soggetti che si sono suicidati o a quelli di vittime di morte accidentale che ci fosse un omicida da punire. Mi riferisco alla morte di Sissy Trovato Mazza, Mario Biondo, Licia Gioia, Mattia Mingarelli e a quella di Elena Ceste. Nel caso Ceste siete complici di un grossolano errore giudiziario, in altri casi avete impedito ai familiari dei deceduti di elaborare il lutto e li avete costretti ad una vita di odio e di rabbia. Inventarsi un omicidio non è indolore per nessuno, in caso di archiviazione, i familiari del deceduto non riusciranno a farsene una ragione; in caso di condanna, un innocente pagherà per un omicidio mai avvenuto.

In fede

Ursula Franco, consulente della difesa di Paolo Foresta 

CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: I PROGRAMMI TV CHE TRATTANO I CASI GIUDIZIARI SONO DISEDUCATIVI PERCHE’ LASCIANO PASSARE IL MESSAGGIO CHE SIA ACCETTABILE FALSIFICARE

Dr. Ursula Franco

Vi spiego come funziona il processo mediatico: i Media creano un’onda colpevolista o un’onda innocentista sulla base di dissimulazione e falsificazione e tutti gli incompetenti ed i pigri salgono sul carro dei consensi. Consensi, non verità.

Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Dall’ottobre scorso, la Franco è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia.

Le Cronache Lucane, 13 gennaio 2020

– Dottoressa Franco, da ormai da 5 anni, la sua è una voce fuori dal coro, può dirci che cosa pensa del fenomeno dei processi mediatici?

I processi mediatici sono un’onta per il nostro paese. I programmi televisivi continuano a lasciar passare il messaggio che sia accettabile falsificare per quella che loro ritengono una nobile causa mentre invece si tratta di corruzione bella e buona. Il desiderio popolare di vendetta agisce su inquirenti, consulenti e giudici al pari di una pressione idraulica e ha costi umani ed economici inauditi. Questa pressione induce gli inquirenti ad indagare su ipotesi errate e/o su soggetti estranei ai fatti, i consulenti a falsificare e i giudici pigri a condannare degli innocenti. Un’ecatombe. I protagonisti delle trasmissioni televisive che hanno fatto della falsificazione e dell’istigazione al giustizialismo la loro bandiera andrebbero tutti indagati per intralcio alla giustizia.

– Possibile che certi protagonisti delle trasmissioni televisive, pur essendo consapevoli di dissimulare e/o falsificare, non provino senso di colpa?

Alcuni sono psicopatici e sono interessati solo al proprio tornaconto economico ed al consenso; altri non provano senso di colpa perché si auto convincono che sia lecito mentire per quella che ritengono una nobile causa mentre invece, lo ripeterò in eterno, l’unica nobile causa è la verità. 

– Possibile che gli italiani non siano ancora stanchi di essere presi in giro?

Evidentemente no, soprattutto perché quei programmi tv forniti di una “bella” pagina su Facebook, dopo averli manipolati a dovere, gli danno la possibilità di esprimersi sui casi giudiziari facendoli sentire protagonisti. 

– Dottoressa, concluda lei.

L’indignazione dell’opinione pubblica è un’arma potente ma a doppio taglio, è sì capace di far riaprire procedimenti ormai chiusi ma anche di far condannare dei soggetti innocenti ed è utilizzata sempre più spesso da chi mostra sprezzo per la verità e ritiene che la parola “vendetta” sia un sinonimo di “giustizia”. 

Omicidio di Serena Mollicone: analisi delle dichiarazioni di Marco e Franco Mottola rilasciate durante la conferenza stampa dell’11 gennaio 2020

Marco Mottola

Oggi, dalle 10:30 alle 12:30, Marco e Franco Mottola, che sono entrambi indagati per l’omicidio di Serena Mollicone, hanno letto delle dichiarazioni durante una conferenza stampa che si è tenuto all’Hotel Rocca di Cassino.

Franco Mottola è l’ex maresciallo dei carabinieri di Arce.

La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per favoreggiamento per l’appuntato Francesco Suprano; per Marco Mottola, suo padre Franco e sua madre Anna e per il maresciallo Vincenzo Quatrale per concorso in omicidio. Quatrale è anche accusato di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi.

L’udienza preliminare è fissata per il 15 gennaio.

Il cadavere di Serena, ritrovato due giorni dopo la sua scomparsa in un bosco a pochi chilometri da Arce, presentava i segni di un trauma contusivo alla tempia sinistra, aveva mani e gambe legate, nastro adesivo sulla bocca e un sacchetto di plastica sulla testa. L’esame medico legale ha stabilito che la giovane Mollicone era morta per asfissia.

In Statement Analysis partiamo dal presupposto che chi parla sia “innocente de facto” e che parli per essere compreso. Da un “innocente de facto” ci aspettiamo che neghi in modo credibile e che nel suo linguaggio non siano presenti indicatori caratteristici delle dichiarazioni di coloro che non dicono il vero.

In questo caso, specialmente, proprio perché sono stati loro a convocare i giornalisti, ci aspettiamo che Marco e Franco Mottola colgano l’occasione per negare in modo credibile di aver ucciso Serena Mollicone.

Una negazione credibile è composta da tre componenti:

  • il pronome personale “io”;
  •  l’avverbio di negazione “non” e il verbo al passato “ho”, “non ho”;
  • l’accusa “ucciso tizio”.

La frase “io non ho ucciso Serena Mollicone”, seguita dalla frase “ho detto la verità” o “sto dicendo la verità” riferita a “io non ho ucciso Serena Mollicone”, è una negazione credibile. Anche “io non ho ucciso Serena Mollicone, ho detto la verità, sono innocente” è da considerarsi una negazione credibile.

In Statement Analysis analizziamo le parole che non ci aspettiamo di udire o di leggere (The Expected Versus The Unexpected).

Un “innocente de facto” non ci sorprenderà, negherà in modo credibile già nelle prime battute. Un “innocente de facto” mostrerà di possedere la protezione del cosiddetto “muro della verità” (wall of truth), un’impenetrabile barriera psicologica che permette ai soggetti che dicono il vero di limitarsi a rispondere con poche parole in quantgli stessi non hanno necessità di convincere nessuno di niente.

Marco Mottola: “Io sono innocente. Non ho mai fatto del male a Serena Mollicone, né so nulla sulla sua morte. Respingo ogni accusa. La mattina del primo giugno non l’ho vista, né in caserma, né in altre parti. Non è venuta a cercarmi mai in caserma. Il brigadiere Santino Tuzi non mi ha telefonato dalla caserma a casa mia e non mi ha avvisato di nulla. Dice una menzogna o si sbaglia quando dice di aver parlato con me. Preciso che ero presente al funerale di Serena. Ed ancora: in vita mia ho commesso degli errori e ho dato molti problemi alla mia famiglia, a mio padre, e di questo ho chiesto scusa a loro com’è giusto che sia. Abbiamo fiducia nella giustizia. Per il resto parleremo con i giudici. Ehm, non… non chiedetemi nulla perché per ogni eventuale domanda parlate con l’avvocato, con il professore, il portavoce del team. Grazie.”

Marco Mottola, invece di negare in modo credibile usando 12 parole, ha scelto di usarne 149 per convincere i suoi interlocutori di non aver ucciso Serena. 

“Io sono innocente” non è una negazione credibile. Dirsi innocente non equivale a negare l’azione omicidiaria. Peraltro Marco Mottola “innocente de iure” lo è non essendo stato ancora giudicato.

“Non ho mai fatto del male a Serena Mollicone, né so nulla sulla sua morte” non sono negazioni credibili.

“Respingo ogni accusa” è un modo di negare le accuse non l’omicidio.

Marco Mottola, in tutti questi anni non ha mai negato in modo credibile di aver ucciso Serena Mollicone, non ha mai detto “Io non ho ucciso Serena Mollicone, sto dicendo la verità”.

Franco Mottola: “Intanto buongiorno e benvenuti a questa conferenza. Personalmente respingo, respingiamo ogni accusa. Sono e siamo totalmente innocenti della morte di Serena. E di ogni azione criminale collegata a lei, non so e non sappiamo nulla. Comunque, se Serena realmente doveva andare a parlare con mio figlio non c’era bisogno che si facesse vedere dal piantone della caserma, poteva citofonare  direttamente all’alloggio avendo un ingresso indipendente e un citofono indipendente per accedere agli alloggi, quindi non è il caso… non c’era bisogno che suonasse in caserma per accedere a casa mia, eh… giusto per… Poi: chi collega la morte di Santino Tuzi al fatto che qualche giorno dopo doveva avere un confronto con me, dice una sciocchezza enorme basata sulla voglia di calunniare e costruire fantasie perché né io, né il mio difensore, né nessuno di noi era a conoscenza di questa cosa, nessuno, a nessuno di noi è stato mai comunicato… questa notizia, quindi è del tutto falsa e infondata. Per il resto parleremo con i giudici. Ci auguriamo che vengano scoperti l’assassino di Serena e gli eventuali complici. Ci siamo chiusi a riccio da quando ci siamo accorti che ci circondavano e ci sommergevano di facili accuse, di sospetti e dicerie. Non chiedetemi nulla. Per ogni cosa parlate con l’avvocato o con il professore, come già detto prima, si parlerà soltanto congiuntamente e non da soli. Grazie a tutti.”

Anche Franco Mottola, invece di negare in modo credibile un suo coinvolgimento nell’omicidio di Serena Mollicone, ha scelto di usare 231 parole per convincere i suoi interlocutori della sua estraneità ai fatti. 

“Personalmente respingo, respingiamo ogni accusa” è un modo di negare le accuse non l’omicidio. 

“Sono e siamo totalmente innocenti della morte di Serena” non è una negazione credibile, peraltro non esistono gradi diversi di innocenza, non esistono soggetti “innocenti” e “totalmente innocenti.

“E di ogni azione criminale collegata a lei, non so e non sappiamo nulla” non è una negazione credibile.

“Serena realmente doveva andare a parlare con mio figlio” sono parole di Franco Mottola.

Si noti che Mottola dice “facili accuse” non “accuse facili”, ovvero ci sta dicendo che riconosce che sia facile accusarli non che sono stati accusati con facilità.

CONCLUSIONI

Né Marco, né suo padre Franco Mottola hanno negato in modo credibile di aver partecipato all’omicidio di Serena Mollicone, né hanno mostrato di possedere la protezione del cosiddetto “muro della verità”.

Un autogol.

MORTE DI ANNAMARIA SORRENTINO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: NON E’ OMICIDIO PRETERINTENZIONALE

Nel pomeriggio del 16 agosto 2019 Annamaria Sorrentino è caduta dal terrazzo di un appartamento in affitto al secondo piano di una palazzina di Tropea, la ragazza è morta due giorni dopo in un ospedale di Catanzaro. I testimoni hanno riferito agli inquirenti che si è trattato di un gesto volontario. Gli inquirenti hanno indagato inizialmente per istigazione al suicidio, al momento il marito di Annamaria è indagato per omicidio preterintenzionale.

Le Cronache Lucane, 10 gennaio 2020

Abbiamo intervistato la criminologa Ursula Franco, nota soprattutto per le sue competenze in tema di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi, che, da qualche mese, è consulente dell’avvocato Giovanni Pellacchia del foro di Roma, difensore di Paolo Foresta. 

La Franco è stata la consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita nel caso Ceste; è stata poi consulente degli avvocati Esposito e Martelli, difensori di Stefano Binda. Binda, dopo essere stato condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi, il 24 luglio scorso è stato assolto per non aver commesso il fatto; è consulente dell’avvocato Salvatore Nicola Verrillo, difensore di Daniel Petru Ciocan che da più di 3 anni è indagato per violenza e omicidio dalla Procura di Benevento nel caso Ungureanu, nonostante il Tribunale del Riesame di Napoli e i giudici della Suprema Corte di Cassazione abbiano dato ragione alla difesa su tutta la linea ed abbiano soprattutto invitato gli inquirenti ad indagare sui genitori di Maria in merito agli abusi. 

– Dottoressa Franco, il capo di imputazione è cambiato da Istigazione al suicidio a Omicidio preterintenzionale e Paolo Foresta è indagato, che può dirci?

Posso dirle che la verità è che Annamaria Sorrentino ha fatto tutto da sola e che i fatti accaduti sono immarcescibile, ovvero non cambiano con il passare del tempo. Annamaria ha scavalcato il parapetto ed è caduta, così come è stato riferito dai testimoni. È ai fatti e alle dichiarazioni dei presenti che bisogna attenersi, non a ciò che credono o meno i familiari di Annamaria o a ciò che sperano tanti giustizialisti che preferiscono il palcoscenico alla verità. 

– Può riportarci il contenuto di una testimonianza che scagiona Paolo Foresta?

Certamente, il vicino di casa, il marito della dottoressa che per prima soccorse Annamaria ha dichiarato a “Chi l’ha visto?”: “(…) vedo questa ragazza che esce fuori dalla stanza come un proiettile, ma una velocità enorme di cui arriva alla staccionata del balcone e io la vedo che le cerca di… fermarsi ma arrivando in al… cioè molto veloce, non riuscendo a fermarsi, si è capovolta. Dietro non la seguiva nessuno. E’ uscita da sola in maniera cioè impressionante dalla velocità che aveva preso.”

Vi ricordiamo che la difesa di Paolo Foresta già il 17 ottobre 2019 ha depositato una Memoria relativa alle problematiche che possono insorgere nel caso di testimoni e indagati sordi. Infatti, in questi casi, il superamento dell’ostacolo linguistico avviene attraverso il contributo di un interprete capace di “tradurre” in parole la lingua dei segni e, se da un lato, la traduzione in parole è la realizzazione concreta del diritto all’assistenza linguistica di un sordo, dall’altro, la “traduzione” della lingua dei segni in italiano non rappresenta una “traduzione” alla lettera di ciò che il soggetto sordo intendeva comunicare, ma è invece il frutto di una interpretazione personale di chi “traduce” in parole la lingua dei segni e viceversa, pertanto, quand’anche l’interprete possegga adeguate competenze, il fatto che si debba far affidamento su una sua “interpretazione” non può che rappresentare un limite della garanzia del diritto di un soggetto “sordo” all’assistenza linguistica, limite che occorre valutare con attenzione quando ci si trovi a trarre conclusioni sul contenuto della “traduzione”, in quanto, come già detto in precedenza, la “traduzione” è solo il frutto di un’interpretazione.