Analisi di alcune dichiarazioni rilasciate da Paolo Stroppiana

“Signori giurati, guardatelo, è una maschera di falsità, processi come questo ne capitano uno ogni cento anni, l’uomo che vedete, come hanno raccontato diverse sue amanti, ha abitudini sessuali rischiose, predilige stringere il loro collo dopo averle ammanettate, dovete assicurarlo alla giustizia e non assolverlo” (dalla requisitoria del procuratore generale Vittorio Corsi).

Paolo Stroppiana

Paolo Stroppiana ha ucciso Marina Di Modica l’8 maggio 1996 e, nel 2011, dopo ben 5 processi, è stato finalmente condannato in via definitiva a 16 anni di carcere. Il corpo di Marina non è mai stato ritrovato, la Di Modica, all’epoca della sua morte, aveva 40 anni.

Durante un’udienza, Paolo Stroppiana ha letto la seguente dichiarazione: “Ho saputo della scomparsa di Marina per telefono, avendo accanto la mia fidanzata, non avevo motivo di preoccuparmi, nulla c’entrando con la scomparsa stessa. Non ho detto bugie al fratello, ho detto l’essenziale, non ho visto Marina mercoledì sera”.

Paolo Stroppiana non nega in modo credibile di aver ucciso Marina Di Modica ma dice “nulla c’entrando con la scomparsa stessa”.

Raramente un soggetto falsifica, ce lo conferma Paolo Stroppiana riferendo di non di aver “detto bugie al fratello” ma di aver “detto solo l’essenziale”. Goisué Ruotolo, all’indomani di un interrogatorio nell’ambito delle indagini relative al duplice omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza, durante una telefonata con la fidanzata, disse: “Non è che io ho detto bugie ma ho evitato di dire una cosa che non significa una bugia”.

Stroppiana quando dice “non ho visto Marina mercoledì sera” dice il vero, non falsifica neanche in questo caso in quanto non specifica a quale “mercoledì sera” si riferisca.

Dissimulare significa nascondere alcune informazioni senza dire nulla di falso, è la tecnica preferita di chi intende coprire un proprio coinvolgimento in un omicidio.

Falsificare significa riferire il falso, non solo tacere un’informazione vera ma presentare un’informazione falsa come fosse vera. Falsificare è impegnativo, con il passare del tempo chi falsifica si accorge che non può fermarsi alla prima bugia, ma che la stessa, per tenere in piedi l’inganno iniziale, va ripetuta all’infinito, spesso accompagnandola con superfetazioni sempre più articolate.

La dissimulazione è considerata meno riprovevole rispetto alla falsificazione, è un comportamento passivo che fa sentire meno in colpa del comportamento attivo di chi falsifica. Inoltre, chi dissimula può giustificarsi più facilmente di chi falsifica, può sostenere di non aver detto delle cose per dimenticanza o di aver avuto intenzione di rivelarle in seguito. 

Durante un’udienza Paolo Stroppiana ha letto la seguente dichiarazione: “Ho da sempre l’assoluta certezza della disdetta telefonica dell’appuntamento. Avevo da anni il ricordo della telefonata fatta a Marina dalla cabina telefonica, se non l’ho detto prima è perché non sono mai stato interrogato. Sapevo che faceva la logopedista, avevamo infatti parlato del suo lavoro durante la cena a casa di Bianca Tovo. Chissà dove ho cercato il numero dell’ufficio di Marina!? Non avendo il numero diretto, avrò cercato il centralino delle Molinette o eventualmente altri numeri riferibili ad ambulatori siti in via chiarezza e all’operatore avrò chiesto di passarmi la Di Modica”.

Stroppiana non è credibile, egli infatti fu interrogato dal fratello di Marina all’indomani della scomparsa della stessa, non può non ricordare.

Stroppiana poteva dire semplicemente: “Chiamai Marina da un cabina telefonica per disdire la cena” ed invece, poiché è privo della protezione del cosiddetto “muro della verità”, fa ricorso ad una lunga tirata oratoria rivelando un bisogno di persuadere i suoi interlocutori.

Stroppiana, dicendo “Ho da sempre l’assoluta certezza della disdetta telefonica dell’appuntamento”, lascia intendere che per lui esistono gradi diversi di certezze, “certezza” e “assoluta certezza”. 

Paolo Stroppiana

Stralcio delle dichiarazioni spontanee di Paolo Stroppiana che l’imputato ha recitato a braccio al termine del dibattimento: “Hanno costruito per anni un teorema, l’hanno sottoposto a un primo grado, poi probabilmente ce ne saranno altri, io posso soltanto confermare di essere innocente, posso solo confermare quella sera di non aver s… avuto l’appuntamento con Marina, perché ero a casa di Beatrice eee tutto qui, io… basta, e naturalmentee confidare, sperare nellaa… nella vostra salvezza. Vi ringrazio. Grazie”.

Stroppiana non è capace di dire “Io non ho ucciso Marina Di Modica”.

“io posso soltanto confermare di essere innocente” non è una negazione credibile.

Dirsi innocente non equivale a negare l’azione omicidiaria.

Un innocente “de iure” e non “de facto”, poiché non è stato ancora condannato, è capace di dire “io posso soltanto confermare di essere innocente” ma non è capace di negare di aver ucciso.

Si noti l’autocensura nella frase “posso solo confermare quella sera di non aver s…”.

“posso solo confermare quella sera di non aver s… avuto l’appuntamento con Marina, perché ero a casa di Beatrice”, una cosa non esclude l’altra, una difesa risibile. In ogni caso le indagini hanno escluso che l’8 maggio Stroppiana avesse cenato a casa di Beatrice Della Croce.

Stralcio di un interrogatorio cui è stato sottoposto Paolo Stroppiana: “Sono certo che quest’ultima telefonata l’ho fatta da casa mia e al mattino, intorno alle ore 8 prima che Marina uscisse di casa per andare a lavorare, perché di Marina avevo soltanto il numero di telefono di casa e quindi avrei potuto rintracciarla esclusivamente in certe fasce orarie”.

Le dichiarazioni rilasciate da Stroppiana durante l’interrogatorio smentiscono ciò che ha sostenuto in udienza. I tabulati rivelarono agli inquirenti che nessuna telefonata era intercorsa tra Paolo e Marina dopo il 6 maggio 1996, per questo motivo Stroppiana cambiò versione e sostenne di aver chiamato la Di Modica sul posto di lavoro da una cabina telefonica.

Beatrice Della Croce

Stralcio dell’interrogatorio cui è stato sottoposto Paolo Stroppiana: “Il mercoledì l’ho trascorso a casa mia uscendo solo per alcune commissioni fin verso le ore 19.30, ora in cui sono uscito per raggiungere l’abitazione di Beatrice, sempre quel mercoledì sera, dopo avere cenato da Beatrice, sono rincasato tra le ore 21 e le ore 22 andando subito a letto”.

Marina Di Modica aveva lasciato un appunto sula propria agenda al giorno 8 maggio 1996, aveva scritto tra le ore 18.00 e le 19.00: Cena Paolo per francobolli. Questa circostanza inchioda comunque Stroppiana, egli avrebbe potuto uccidere Marina prima di recarsi da Beatrice. In ogni caso l’alibi fornitogli da Beatrice Della Croce e da sua figlia Maria Alberta si è rivelato falso. Beatrice ha confessato ad una collega che la sera dell’8 maggio Stroppiana non aveva cenato da lei. Beatrice Della Croce non è mai stata processata per il favoreggiamento a causa della prescrizione del reato.

“sono rincasato tra le ore 21 e le ore 22 andando subito a letto”, il fatto che Stroppiana senta il bisogno di usare l’avverbio “subito” ci dice che non andò a letto “subito”.

Marina Di Modica

Stralcio di un’intervista rilasciata da Paolo Stroppiana: “(…) per fortuna quella sera ero fuori a cena con amici e non ero a casa con il mal di pancia. Sarebbe stato antipatico doverlo andare a spiegare”.

Si noti che Stroppiana è capace di scherzare su un fatto così drammatico.

Stralcio di un’intervista rilasciata da Paolo Stroppiana: “So bene quale domanda le passa per la testa. Ma se davvero avessi ammazzato Marina, non verrei certo a raccontarlo a lei, non crede?”.

Non solo Stroppiana non è mai stato capace di negare in modo credibile di aver ucciso la povera  Marina Di Modica ma durante questa intervista ha lasciato passare il messaggio che potrebbe averla uccisa lui. Gli innocenti negano con forza ogni qualvolta ne hanno l’occasione e detestano che si sospetti di loro, pertanto non aprono mai, neanche per scherzo, alla possibilità di essere gli autori del reato a loro contestato.

Umberto Bindella, processato per l’omicidio di Sonia Marra e assolto in primo grado, nel corso di un’intervista, alla domanda del giornalista: “Hai ucciso tu Sonia Marra?”, rispose: “No, questa… cioè… no, ora, anch… se fosse non lo direi a lei”.

Bindella non solo non ha negato in modo credibile di aver ucciso Sonia ma ha lasciato passare il messaggio che potrebbe averla uccisa lui. 

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Paolo Stroppiana: una psicopatologia da serial killer

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Paolo Stroppiana è stato condannato a 14 anni di carcere per l’omicidio di Marina Di Modica, omicidio risalente al 1996 e che, in dubio pro reo, la cassazione ha ritenuto preterintenzionale. Stroppiana è finalmente in carcere dal 14 aprile 2011.

Paolo Stroppiana è nato a Torino il 21 agosto del 1957 e ancora minorenne si è iscritto al Fronte della Gioventù di cui è divenuto segretario provinciale e presto dirigente nazionale; ha frequentato per tre anni il Quinto liceo; nel 1973, per motivi politici, si è trasferito all’Istituto privato Mazzarello; negli anni del liceo ha partecipato a pestaggi di studenti di sinistra; alla fine degli anni ’70 ha aderito al gruppo eversivo di estrema destra NAR Terza Posizione; ha partecipato a furti di mezzi di trasporto ed a rapine che il gruppo faceva per autofinanziarsi.

Nel 1982, arrestato a Roma dopo una rapina, accusato di rapina pluriaggravata, ricettazione, banda armata, detenzione di armi e lesioni personali, il camerata Stroppiana si è dissociato e ha collaborato con gli inquirenti fornendo dettagli circa i fatti ed indicando i nomi dei compagni. Testimone al processo di piazza Fontana ed a quello per la strage di Bologna ha fatto rivelazioni sugli intrecci tra i gruppi di estrema destra. Negli anni ha accumulato alcune condanne per emissione di assegni a vuoto.

Per i giudici che l’hanno condannato per l’omicidio di Marina Di Modica, Stroppiana possiede un’elevata capacità di delinquere e la totale assenza di ravvedimento. Paolo Stroppiana, durante le udienze del processo per omicidio, non ha manifestato emozioni, ha letto alcune dichiarazioni scritte e poi ha parlato in modo monotono, come se leggesse, ha trascorso la maggior parte del tempo con una o entrambe le mani davanti alla bocca, ha ascoltato impassibile il suo colorito avvocato ed a volte, mentre rispondeva al giudice, è stato a dir poco indelicato nei confronti della vittima, infine, ha sorriso molto.

Durante gli anni che lo hanno visto protagonista del caso Di Modica, ha concesso varie interviste ai giornalisti e si è lasciato andare a battute del tipo:  “… per fortuna quella sera (quella della scomparsa di Marina) ero fuori a cena con amici e non ero a casa con il mal di pancia. Sarebbe stato antipatico doverlo andare a spiegare” o: “So bene quale domanda le passa per la testa. Ma se davvero avessi ammazzato Marina, non verrei certo a raccontarlo a lei, non crede?”.

In primo grado, alla lettura della sentenza di condanna a 21 anni per omicidio volontario, è rimasto basito. In secondo grado, alla lettura della sentenza che lo ha condannato ad una pena minore, 16 anni per omicidio preterintenzionale, ha riso fino a mostrare le gengive, ha riso di un sorriso intrattenibile. Può un innocente ridere di una condanna a 16 anni?

Marina Di Modica

Marina Di Modica

Marina di Modica era nata a Torino il 19 giugno del 1956, aveva lavorato in ospedale come logopedista, incontrò il filatelico Stroppiana a casa dell’amica comune Bianca Tovo e purtroppo per lei lo trovò “interessante, anche se un po’ stranocchio”, così almeno lo descrisse alla moglie del padre. Marina parlò a Paolo di alcuni francobolli trovati nella soffitta della madre e, dopo circa un mese, Stroppiana la invitò a cena.

Dalla sera in cui Marina avrebbe dovuto incontrare Stroppiana a cena, sono scomparsi i francobolli ed è scomparsa Marina. La donna è svanita nel nulla lasciando un appunto sull’agenda, al giorno 8 maggio 1996, tra le ore 18 e le 19: Cena Paolo per francobolli. Grazie a questo appunto gli inquirenti sono risaliti facilmente a Stroppiana, il quale solo dopo molti anni è stato processato e finalmente è entrato in carcere nell’aprile del 2011. Sono molti gli indizi contro di lui, le ritrattazioni e le menzogne che ha raccontato negli anni agli inquirenti e ai giudici, tali che Stroppiana è stato condannato senza che il corpo di Marina fosse mai trovato.

La Di Modica, una donna di 39 anni, riflessiva, riservata, timida, educata, un po’ introversa, salutista, single ma desiderosa, a detta delle amiche, di un compagno e di un figlio, è scomparsa dopo essere stata dal parrucchiere, dopo essersi comprata scarpe e calze nuove per una cena con una persona “interessante”. A pensare a Marina con le sue umane e comprensibili debolezze si stringe il cuore. Paolo, invece, per Marina provava solo disprezzo e quella sera, dopo averla manipolata per 36 giorni, dopo averla invitata a cena, l’ha soppressa e ne ha occultato il corpo.

Secondo i giudici di secondo grado: “L’esecuzione dell’omicidio è stata facilitata dalla fiducia che la Di Modica aveva ingenuamente concesso allo Stroppiana nella convinzione di avere a che fare con una persona leale e corretta, nella particolare circostanza, aveva fatto affidamento sulla presunzione che colui, il cui invito aveva accettato, rispettasse delle elementari norme di civiltà adottate in tutti gli ambiti sociali ed in tutti i tempi e si era perciò completamente rimessa alla sua lealtà” (Sentenza 21 luglio 2008, Corte di Assise di Appello di Torino).

Paolo Stroppiana è un uomo incline alla violenza come prova il suo curriculum. Da giovane è entrato, con tutta probabilità, in un gruppo eversivo di estrema destra solo per la sua necessità di agire violenza. Stroppiana non è mai stato motivato politicamente. Appena lo hanno arrestato, a Roma, dopo una rapina, si è dissociato e durante il processo d’Appello ha dichiarato: “Non ero motivato per fare il terrorista e per fare la lotta armata, non ne condividevo… ” (udienza del 29 aprile 2008).

Stroppiana è sommerso da un punto di vista emozionale da sentimenti di rabbia, ostilità e disprezzo, in specie nei confronti delle donne e proprio queste sono le motivazioni che lo hanno condotto a comportamenti aggressivi e violenti. Stroppiana ha fantasticato e pianificato nel dettaglio l’omicidio della Di Modica finché il risentimento che ha dato vita alle sue fantasie lo ha condotto a metterle in pratica. Paolo Stroppiana è un anger-retaliatory sexual murderer il cui movente è l’odio nei confronti delle donne, un odio che nasce da un rapporto problematico con una figura femminile, forse la madre; le sue vittime non sono che surrogati di quella figura.

Stroppiana è un serial killer organizzato che ha avuto, fuori dal carcere, una vita sociale ordinaria e perfettamente funzionale ai suoi impulsi di morte. Della sua vita sociale ordinaria hanno fatto parte un impiego alla Bolaffi dal 1987, il fidanzamento con la collega Beatrice Della Croce di Dojola ed una passione per l’alpinismo. Durante i 18 anni di fidanzamento con Beatrice, Stroppiana ha avuto molte amanti, Elena Strobbia, Margherita Meneghin, A. A. e molte altre, che, sentite durante il processo, hanno permesso di delinearne la personalità, facendo emergere una figura di arrampicatore sociale, apparentemente normale nelle relazioni superficiali e nelle situazioni sociali formali ma incapace di un vero rapporto d’amore e rispetto, desideroso di rapporti sessuali particolari, mentitore abituale, capace di atti di intimidazione e di violenza se rifiutato.

Stroppiana è un sociopatico che indossa la maschera della sanità, ha ucciso perchè disprezza le donne ma non ha ucciso tutte quelle con cui ha avuto rapporti sessuali, la sua vittima ideale è una donna vulnerabile. Stroppiana ha un elevato grado di controllo su tutto, si è preso il tempo necessario a studiare la sua vittima e ad organizzare la trappola nei dettagli, anche in passato, a parte le risse, ha sempre valutato rischi e benefici, non si è mai esposto troppo durante la lotta armata, sceglieva i mezzi da rubare o le banche da rapinare ma, in realtà, non partecipava mai in prima linea alle rapine. Egli, come ha potuto, per ottenere vantaggi per sé, ha venduto i compagni. Stroppiana è sempre stato un opportunista, un vigliacco, ha ucciso una donna indifesa e infatuata di lui. Il suo “fascino” per trascorsi politici e relative conoscenze, le sue capacità manipolatorie, il lavoro alla Bolaffi, le amicizie altolocate, in una Torino borghese e provinciale, sono state la sua tela di ragno. Stroppiana, non a caso, con Marina Di Modica ha messo in pratica la tecnica del ragno, una delle tre tecniche usate dai serial killers per catturare le proprie vittime; dopo averla manipolata, l’ha attirata in casa sua e l’ha uccisa.

Quando il giudice, durante il processo, ha chiesto a Paolo Stroppiana se fosse stato a conoscenza del fatto che Marina soffrisse la sua solitudine, ha risposto: “… è evidente che se una persona di 40 anni è sola….”, Stroppiana evidentemente sapeva.  Il filatelico ha scelto la Di Modica proprio per le sue debolezze, una vittima perfetta, una donna vulnerabile da manipolare utilizzando il proprio carisma, una donna da usare come un oggetto per soddisfare i proprio bisogni patologici. Paolo disprezzava la Di Modica, ne ha fantasticato l’omicidio e al momento giusto ha messo in atto le proprie fantasie. Il predatore Stroppiana ha mostrato, invece, di rispettare la propria fidanzata, Beatrice Della Croce dei conti di Dojola, non l’ha uccisa perché la usava, aveva un cognome altisonante e un giro di amicizie altolocate. La Della Croce gli serviva, lo ha aiutato a costruirsi il personaggio. A volte, durante l’atto sessuale, la legava, l’ammanettava, una volta le ha stretto il collo fino a renderla cianotica, ma non l’ha uccisa, “.. non ho mai messo Beatrice in condizioni di pericolo” (Udienza del Processo della corte d’Assise d’Appello). Proprio la Della Croce lo ha protetto per anni con un alibi falso quando è stato ritrovato l’appunto sull’agenda di Marina ma poi la donna ha ‘chiaccherato’ troppo, si è tradita e si è scoperto tutto. Beatrice ha mentito ma non è stata processata per favoreggiamento a causa della prescrizione del reato; per i giudici che hanno condannato Stroppiana, hanno mentito sull’alibi sia lei che sua figlia Maria Alberta, la quale ha confessato in aula di averlo fatto per “paura di fare male a Paolo”, ma come “male a Paolo”? L’empatia, i sentimenti, la sensibilità, il senso morale, neanche in una giovane donna, all’epoca dei fatti minorenne. Era scomparsa una donna, un essere umano. Dal processo è venuta fuori una Torino bene provinciale, piccolo borghese, un gruppo di amici dispatici, chiaccheroni, frustrati, sentimentalmente falliti e insensibili. Un gruppo del quale facevano parte conoscenti comuni a Paolo e a Marina, nessuno di loro si è mai preso la briga di mettere in guardia la delicata Marina da un mostro come Paolo Stroppiana.

Beatrice Della Croce

Beatrice Della Croce

Duole la lieve condanna inflitta a Stroppiana nel secondo processo d’Appello e confermata in Cassazione, 14 anni per omicidio preterintenzionale, perché con tutta probabilità questo non è il suo primo omicidio né il primo con queste modalità. Stroppiana ha fantasticato e poi ha ucciso ben consapevole dei suoi atti, Stroppiana ha commesso un omicidio volontario. Il filatelico, invitato dall’avvocato Zancan, durante un’udienza, a liberarsi, a parlare, non ha confessato l’omicidio, non ha detto dove aveva occultato il corpo della Di Modica; nonostante i vantaggi che ne avrebbe tratto processualmente, il filatelico ha scelto di non parlare, non perché non gli interessasse una riduzione della pena ma perché ha, ancora una volta, valutato bene rischi e benefici, se avesse indicato dove si trovano i resti di Marina, la sua posizione si sarebbe aggravata, avrebbe rischiato, forse, di essere giudicato per almeno un altro omicidio. Raramente quando ci si imbatte in un serial killer si viene in contatto con lui al primo omicidio. Nella sua requisitoria il procuratore generale Vittorio Corsi ha affermato: “Signori giurati, guardatelo, è una maschera di falsità, processi come questo ne capitano uno ogni cento anni, l’uomo che vedete, come hanno raccontato diverse sue amanti, ha abitudini sessuali rischiose, predilige stringere il loro collo dopo averle ammanettate, dovete assicurarlo alla giustizia e non assolverlo”. Il rischio che Stroppiana, una volta libero, torni ad uccidere è elevato. Il detenuto modello Stroppiana deve restare un detenuto modello a vita. Con i serial killer non ci si sbaglia, una volta liberi uccidono ancora. Angelo Izzo docet.

Camilla Bini

Camilla Bini

Camilla Bini, amica e collega comune di Beatrice Della Croce e di Paolo Stroppiana, è scomparsa da Torino nell’agosto del 1989. Camilla, madre somala e padre italiano, era nata a Mogadiscio il 6 luglio del 1955, ultima di 6 figlie, ed era cresciuta in collegio. A 15 anni si era trasferita in Italia, a Subiaco, presso un convitto di suore e aveva lavorato come segretaria d’azienda. Dopo qualche anno si era trasferita a Torino dove era impiegata alla Bolaffi. E’ stata descritta dai conoscenti come bella, gentile e diffidente. E’ scomparsa l’8 agosto del 1989, il giorno prima di partire per le ferie estive. All’epoca della scomparsa frequentava Paolo Stroppiana, a volte da solo, a volte in compagnia di Beatrice. In quel periodo il filatelico aveva confessato ad un collega di aver avuto rapporti intimi con lei, mentre, dopo la scomparsa della ragazza, aveva negato le frequentazioni assidue e aveva riferito agli inquirenti di averla conosciuta solo superficialmente. Camilla era mulatta, africana, di famiglia modesta, caratteristiche che sono per Stroppiana un disvalore e che hanno risvegliato in Stroppiana il disprezzo. Beatrice e Paolo hanno descritto Camilla come “una con molti fidanzati, alla ricerca di un uomo ricco da sposare”. Beatrice Della Croce ha riferito agli amici: “La Bini aveva il complesso di essere una ragazza africana e voleva che le presentassi ragazzi ricchi”. La giovane Camilla, lontana dalla propria famiglia, in procinto di partire per le ferie estive, rappresentava la vittima ideale, per caratteristiche psichiche e situazionali. Il suo omicida era a conoscenza della imminente progettata partenza per le vacanze estive e sapeva che nessuno avrebbe cercato Camilla per lungo tempo, non poteva sperare in un momento migliore per ucciderla e farne sparire il corpo.

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