OMICIDIO DI KATHLEEN PETERSON, CRIMINOLOGA FRANCO: NESSUN GIALLO

Dr. Ursula Franco

Le Cronache Lucane, 28 agosto 2019

Tra il 2014 e il 2015 la criminologa Ursula Franco ha analizzato l’omicidio di Kathleen Hunt Atwater Peterson e ha pubblicato i risultati sul suo blog (MALKE CRIME NOTES). Nell’agosto del 2017, il Daily Mirror ha consigliato ai suoi lettori di leggere l’analisi della telefonata di soccorso di Michael Peterson fatta dalla nostra criminologa.

Il 21 dicembre 2017, il tema del 100esimo episodio del famoso podcast americano “My Favourite Murder” è stato l’omicidio di Kathleen Hunt Atwater, la conduttrice, Georgia Hardstark, ha riportato l’analisi criminologica del caso e quella della telefonata di soccorso di Michael Peterson elaborate dalla criminologa Franco.

Dall’aprile 2018 è disponibile un documentario americano dal titolo The Missing Pieces: The Staircase con alcuni interventi della criminologa italiana Ursula Franco.

Michael e Kathleen Peterson

Abbiamo chiesto alla dottoressa Franco di ricostruire per noi l’omicidio di Kathleen Peterson dopo che il caso è stato trattato su Netflix. 

“Michael Iver Peterson è un bugiardo patologico convinto di essere un buon mentitore tanto da aver permesso al regista francese Jean-Xavier de Lestrade di girare un incriminante documentario sulla sua vicenda processuale, The Staircase (2004).

Dal documentario The Staircase emerge con forza il profilo psicopatologico di Michael Peterson e quello della sua famiglia allargata, uno straordinario esempio di famiglia narcisistica.

Peterson ha abusato mentalmente delle sue due mogli (Patricia Sue e Kathleen), dei due figli avuti con la prima moglie Patricia (Todd e Clayton) e delle due figlie adottive (Margaret e Martha, figlie di Elizabeth Ratliff), l’unica componente della famiglia che è sfuggita alle manipolazioni di Peterson è la figlia di Kathleen, Caitlin Veronica Atwater.

Michael Peterson è un uomo arrogante, ossessionato da se stesso e dai propri bisogni, privo di empatia, incapace di stabilire relazioni sane con gli altri esseri umani e convinto erroneamente di essere più intelligente dei suoi interlocutori.

Kathleen non è morta in seguito ad una caduta dalle scale né Peterson ha usato l’attizzatoio per colpirla, come invece sostenuto dall’accusa. Michael Iver Peterson ha ucciso sua moglie Kathleen tra le 23:08 e le 23.53 del 9 dicembre 2001 e ha commesso l’omicidio con le mani nude. 

Michael Iver Peterson ha ucciso sua moglie Kathleen prendendola per i capelli e facendole sbattere ripetutamente e violentemente la testa contro gli scalini di legno della scala di servizio della loro villa di Durham, North Carolina.

Durante l’aggressione, che si è sviluppata in almeno due tempi, in un’occasione Michael Peterson ha stretto la gola di Kathleen e con il pollice della mano sinistra le ha rotto il corno superiore della cartilagine tiroidea di sinistra.

All’esame autoptico il medico legale ha riscontrato multiple lacerazioni sul cuoio capelluto della vittima e nessuna frattura della teca cranica.

Secondo il medico legale tali lacerazioni furono causate da un oggetto piatto.

Nessun oggetto piatto colpì la testa di Kathleen, fu la testa di Kathleen ad impattare contro gli scalini di legno della scala di servizio.

Tra le mani di Kathleen, sugli ultimi scalini della scala di servizio dove Kathleen trovò la morte e sulla lattina di Diet Coke dalla quale aveva bevuto Michael Peterson dopo l’omicidio, furono repertati alcuni capelli strappati appartenenti alla vittima.

Michael Peterson strappò i capelli a Kathleen durante l’omicidio perché li usò per trattenerla e sbatterle la testa a terra, Kathleen se ne strappò altri nel tentativo di liberarsi dalla presa mortale del marito, per questo motivo vennero ritrovati tra le dita di entrambe le sue mani.

E’ chiaro che se i capelli ritrovati sulla scena del crimine fossero stati analizzati al microscopio, i risultati dell’analisi avrebbero permesso agli investigatori di differenziare i capelli strappati da quelli che si erano rotti in seguito all’impatto del cuoio capelluto con gli scalini.

La grande quantità di sangue presente sul cavallo dei pantaloni di Michael Peterson si spiega facilmente:

Michael Peterson assaltò Kathleen una prima volta e la credette morta, Kathleen invece si riprese tanto da riuscire ad alzarsi in piedi, a questo punto Peterson l’aggredì nuovamente dopo essersi seduto su di lei per immobilizzarla, in quell’occasione con i propri pantaloni assorbì il sangue fuoriuscito dalle ferite della moglie e colato sugli abiti della stessa dopo il primo assalto.

Questa ricostruzione è l’unica cui si confanno tutte le risultanze investigative:

– Kathleen non patì alcuna frattura della teca cranica perché la sua testa impattò contro degli scalini di legno.

– Sul cadavere di Kathleen vennero rilevate alcune contusioni nell’area posteriore delle braccia e sulla schiena perché la donna urtò le braccia e il dorso durante l’aggressione.

– Non furono riscontrate contusioni su coste, gambe, piedi o ginocchia di Kathleen perché Kathleen non cadde dalle scale.

– Alcune contusioni furono invece rilevate sui polsi e sulle mani di Kathleen perché la donna si difese cercando di liberare i propri capelli dalla stretta del marito.

– La distribuzione delle macchie di sangue, il tipo di macchie (low/medium velocity blood spatters), l’assenza di cast off nella ristretta area in cui fu perpetrata l’aggressione, l’assenza di un pattern riferibile ad un corpo contundente sia sui muri, che sul cranio della vittima, che sulle sue lesioni da difesa, escludono che Peterson abbia usato un’arma per uccidere sua moglie.

– Infine, nessuna frattura del massiccio facciale è stata rilevata all’esame autoptico; è chiaro che se Kathleen fosse stata aggredita da dietro in quell’area così ristretta, ogni qualvolta fosse stata colpita posteriormente, la donna sarebbe caduta urtando il volto.

Nel 1985, a Gräfenhausen, in Germania, un’amica di Michael Peterson, Elizabeth Ratliff fu ritrovata morta ai piedi delle scale di casa sua dopo che Peterson l’aveva accompagnata a casa.

In questo caso, all’esame autoptico eseguito in seguito ad una riesumazione dei resti della Ratliff avvenuta dopo l’omicidio di Kathleen, il medico legale ha rilevato lesioni molto simili a quelle presenti sul corpo di Kathleen, oltre ad una frattura della base cranica.

Michael Peterson perpetrò l’omicidio della Ratliff con le stesse modalità. In questa prima occasione, fracassò la testa della sua vittima contro un pavimento di mattonelle di terracotta e non contro degli scalini di legno”.

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La ricostruzione dell’omicidio di Kathleen Hunt Atwater Peterson

Nel 2014 ho analizzato l’omicidio di Kathleen Hunt Atwater Peterson, nel marzo del 2015 ho pubblicato su questo blog la ricostruzione dei fatti, il 21 marzo 2016 l’analisi della telefonata di soccorso fatta da Michael Peterson e l’8 maggio 2016 un’analisi delle dichiarazioni di Peterson.

Nell’agosto 2017, il Daily Mirror ha consigliato ai suoi lettori di leggere la mia analisi della telefonata di soccorso di Michael Peterson.

Il 21 dicembre 2017, il tema del 100esimo episodio del famoso podcast americano “My Favourite Murder” è stato l’omicidio di Kathleen Hunt Atwater, la conduttrice, Georgia Hardstark, ha parlato del mio blog MALKE CRIME NOTES, della mia analisi criminologica del caso e della mia analisi della telefonata di soccorso di Michael Peterson.

Dall’aprile 2018 è disponibile un documentario americano dal titolo The Missing Pieces: The Staircase con alcuni miei interventi durante i quali analizzo sia la telefonata di soccorso che la dinamica dei fatti, la regia è di Philip Tatler IV.

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Michael Iver Peterson è un bugiardo patologico convinto di essere un buon mentitore tanto da aver permesso al regista francese Jean-Xavier de Lestrade di girare un incriminante documentario sulla sua vicenda processuale, The Staircase (2004).

Dal documentario The Staircase emerge con forza il profilo psicopatologico di Michael Peterson e quello della sua famiglia allargata, uno straordinario esempio di famiglia narcisistica.

Peterson ha abusato mentalmente delle sue due mogli (Patricia Sue e Kathleen), dei due figli avuti con la prima moglie Patricia (Todd e Clayton) e delle due figlie adottive (Margaret e Martha, figlie di Elizabeth Ratliff), l’unica componente della famiglia che è sfuggita alle manipolazioni di Peterson è la figlia di Kathleen, Caitlin Veronica Atwater.

Michael Peterson è un uomo arrogante, ossessionato da se stesso e dai propri bisogni, privo di empatia,  incapace di stabilire relazioni sane con gli altri esseri umani e convinto erroneamente di essere più intelligente dei suoi interlocutori.

Kathleen non è morta in seguito ad una caduta dalle scale né Peterson ha usato l’attizzatoio per colpirla, come invece sostenuto dall’accusa.

Michael Iver Peterson ha ucciso sua moglie Kathleen tra le 23:08 e le 23.53 del 9 dicembre 2001 e ha commesso l’omicidio con le mani nude. 

Michael Iver Peterson ha ucciso sua moglie Kathleen prendendola per i capelli e facendole sbattere ripetutamente e violentemente la testa contro gli scalini di legno della scala di servizio della loro villa.

Durante l’aggressione, che si è sviluppata in almeno due tempi, in un’occasione Michael Peterson ha stretto la gola di Kathleen e con il pollice della mano sinistra le ha rotto il corno superiore della cartilagine tiroidea di sinistra.

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All’esame autoptico il medico legale ha riscontrato multiple lacerazioni sul cuoio capelluto della vittima e nessuna frattura della teca cranica.

Secondo il medico legale tali lacerazioni furono causate da un oggetto piatto.

Nessun oggetto piatto colpì la testa di Kathleen, fu la testa di Kathleen ad impattare contro gli scalini di legno della scala di servizio.

Tra le mani di Kathleen, sugli ultimi scalini della scala di servizio dove Kathleen trovò la morte e sulla lattina di Diet Coke dalla quale aveva bevuto Michael Peterson dopo l’omicidio, furono repertati alcuni capelli strappati appartenenti alla vittima.

Michael Peterson strappò i capelli a Kathleen durante l’omicidio perché li usò per trattenerla e sbatterle la testa a terra, Kathleen se ne strappò altri nel tentativo di liberarsi dalla presa mortale del marito, per questo motivo vennero ritrovati ta le dita di entrambe le sue mani.

E’ chiaro che se i capelli ritrovati sulla scena del crimine fossero stati analizzati al microscopio, i risultati dell’analisi avrebbero permesso agli investigatori di differenziare i capelli strappati da quelli che si erano rotti in seguito all’impatto del cuoio capelluto con gli scalini.

La grande quantità di sangue presente sul cavallo dei pantaloni di Michael Peterson si spiega facilmente:

Michael Peterson assaltò Kathleen una prima volta e la credette morta, Kathleen invece si riprese tanto da riuscire ad alzarsi in piedi, a questo punto Peterson l’aggredì nuovamente dopo essersi seduto su di lei per immobilizzarla, in quell’occasione con i propri pantaloni assorbì il sangue fuoriuscito dalle ferite della moglie e colato sugli abiti della stessa dopo il primo assalto.

Questa ricostruzione è l’unica cui si confanno tutte le risultanze investigative:

– Kathleen non patì alcuna frattura della teca cranica perché la sua testa impattò contro degli scalini di legno.

– Sul cadavere di Kathleen vennero rilevate alcune contusioni nell’area posteriore delle braccia e sulla schiena perché la donna urtò le braccia e il dorso durante l’aggressione.

– Non furono riscontrate contusioni su coste, gambe, piedi o ginocchia di Kathleen perché Kathleen non cadde dalle scale.

– Alcune contusioni furono invece rilevate sui polsi e sulle mani di Kathleen perché la donna si difese cercando di liberare i propri capelli dalla stretta del marito.

La distribuzione delle macchie di sangue, il tipo di macchie (low/medium velocity blood spatters), l’assenza di cast off nella ristretta area in cui fu perpetrata l’aggressione, l’assenza di un pattern riferibile ad un corpo contundente sia sui muri, che sul cranio della vittima, che sulle sue lesioni da difesa, escludono che Peterson abbia usato un’arma per uccidere sua moglie.

– Infine, nessuna frattura del massiccio facciale è stata rilevata all’esame autoptico; è chiaro che se Kathleen fosse stata aggredita da dietro in quell’area così ristretta, ogni qualvolta fosse stata colpita posteriormente, la donna sarebbe caduta urtando il volto.

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Nel 1985, a Gräfenhausen, in Germania, un’amica di Michael Peterson, Elizabeth Ratliff fu ritrovata morta ai piedi delle scale di casa sua dopo che Peterson l’aveva accompagnata a casa.

In questo caso, all’esame autoptico eseguito in seguito ad una riesumazione dei resti della Ratliff avvenuta dopo l’omicidio di Kathleen, il medico legale ha rilevato lesioni molto simili a quelle presenti sul corpo di Kathleen, oltre ad una frattura della base cranica.

Michael Peterson perpetrò l’omicidio della Ratliff con le stesse modalità. In questa prima occasione, fracassò la testa della sua vittima contro un pavimento di mattonelle di terracotta e non contro degli scalini di legno.

leggi anche:

Michael Peterson’s 911 call

The murder of Kathleen Hunt Atwater Peterson at the ‘hands’ of Michael Peterson

Michael Iver Peterson: a liar and a murderer

My reconstruction of the murder of Kathleen Hunt Atwater Peterson in the documentary “The missing Pieces: The Staircase”

 

Read also:

Michael Peterson’s 911 call

The murder of Kathleen Hunt Atwater Peterson at the ‘hands’ of Michael Peterson

Michael Iver Peterson: a pathological liar and a murderer

My analysis of Michael Peterson’s 911 call in the documentary “The missing Pieces: The Staircase”

 

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Michael Peterson’s 911 call

The murder of Kathleen Hunt Atwater Peterson at the ‘hands’ of Michael Peterson

Michael Iver Peterson: a pathological liar and a murderer

Un mio intervento in un documentario americano sull’omicidio di Kathleen Hunt Atwater Peterson

Uno stralcio del mio intervento all’interno di The Missing Pieces: The Staircase, un documentario sull’omicidio di Kathleen Hunt Atwater Peterson di cui ho scritto su questo blog, il regista è Philip Tatler IV.

 

I miei articoli sul caso:

Michael Peterson’s 911 call

The murder of Kathleen Hunt Atwater Peterson at the ‘hands’ of Michael Peterson

Michael Iver Peterson: a pathological liar and a murderer

La mia analisi della telefonata di Michael Peterson al 911 a “My Favourite Murder”

Il 21 dicembre 2017, il tema del 100esimo episodio del programma radiofonico americano “My Favourite Murder” è stato l’omicidio di Kathleen Hunt Atwater, la conduttrice, Georgia Hardstark, ha parlato di MALKE CRIME NOTES, della mia analisi criminologica del caso e di quella della telefonata al 911 fatta da Michael Peterson, il marito assassino.

On December 21, 2017, the topic of the podcast “My Favourite Murder” was the murder of Kathleen Hunt Atwater, Georgia Hardstark spoke about this blog MALKE CRIME NOTES and summarised my analysis of the case:

Michael Peterson’s 911 call

The murder of Kathleen Hunt Atwater Peterson at the ‘hands’ of Michael Peterson

Michael Iver Peterson: a pathological liar and a murderer

MY FAVOURITE MURDER: 100 – The 100th Episode – Resources
+The remixed theme song for this episode was done by The Echoist. Here’s his Instagram.
+Here’s a picture of the Fudgie the Whale cake Karen and Georgia ate during the show.

the-staircase-kathleen-peterson-my-favorite-murder

Karen and Georgia covered the mysterious death of Kathleen Peterson.
+Here’s the Wikipedia article for Kathleen Peterson.
+You can watch The Staircase documentary here. (There’s also some episodes on YouTube here.)
+Karen watched the American Justice episode called Blood on the Staircase. I can’t find it anywhere online.
+Georgia watched the Forensic Files episode called A Novel Idea. Watch it on YouTube here.
+Here’s the link to Malke Crime Notes which analyzes Michael Peterson’s 911 call that Georgia mentioned.

Everyone on the Facebook page have been sharing lots of additional resources that weren’t talked about in the episode so I thought I’d share some of those here.
+Riley shared that the Criminal’s first podcast episode covered this case. Listen here.
+Clayton shared that there’s an interview with the male escort Michael Peterson was trying to hire on The Taran Show. Listen here.
+Steve shared that BBC has done an in-depth podcast on the case called “Beyond Resonable Doubt?” Listen here.
+Several people mentioned the mockumentary Trial and Error which is based on this case. Watch on NBC here. (Crossing my fingers that the second season will come out soon.)

Resources unrelated to the case:
+Kaitlyn shared an amazing site that you can stream lots of crime documentaries.
+Emily shared a link to a list of best crime books of 2017.

Did famous novelist Michael Peterson batter his ‘beloved’ wife to death with a poker in their luxury mansion?

As BBC Radio 5 live launches its first ever true crime podcast Beyond Reasonable Doubt? presenter Chris Warburton takes a look at the fascinating American court case behind it.

BY CHRIS WARBURTON, Daily Mirror

00:00, 20 JUN 2017 UPDATED 09:44, 20 JUN 2017

Kathleen Hunt Atwater Peterson died at home

I have to confess that I haven’t read any of Michael Peterson’s novels.

A Time of War, which came out in 1990 was described in one review as having ”all the elements of a TV mini-series; lush settings, sexy characters, high-level cloak-and-dagger espionage and acts of personal bravery.”

That review is as nothing when compared with the real-life story of the author himself

Michael Peterson was a bit of a local celebrity in Durham , North Carolina – a city the size of Salford or Southampton and one third of the “Triangle” of cities completed by Raleigh and Chapel Hill.

He wrote a column for the local paper which criticised the authorities, and particularly the police – calling them bigoted and corrupt.

Killer or innocent? A new podcast looks at the death of Michael Peterson’s wife(Image: SundanceNow Doc Club/vimeo)

He had a website ‘“ hizzoner.com ” which he used as a platform to criticise and condemn.

Ironically it was officers from that same police force, the Durham Police Dept, who arrived at Michael’s colonial style mansion in the leafy Forest Hills suburb in the early hours of that fateful December morning in 2001.

They were answering a dramatic 911 call from Peterson saying that his second wife, Kathleen, had fallen down the stairs and was no longer breathing.

That call, which even after all these years is chilling and harrowing, has been picked over and analysed. Once heard, not forgotten.

In one night the life of a vibrant, happy go lucky wife, mother and daughter had been snuffed out.

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Kathleen Peterson’s sister, Candace Zamperini, at a court hearing (Image: Tribune News Service)

And in her beloved house too – the mansion where she and Michael entertained, held parties and fund raising functions, and celebrated their wedding just a few years earlier.

When Chief Investigator Art Holland and his team arrived they found the 48 year old telecoms executive dead at the foot of a narrow wooden staircase which in a bygone age was used by the servants. There was a lot of blood.

Michael said Kathleen had been drinking, was also taking valium and that she must have slipped and fallen while he, unaware, was sitting out by the swimming pool smoking and finishing off his drink.

That was the best and only explanation he had for the tragedy.


Lawyer David Rudolph with client Michael Peterson

After all, he adored her , they were soul mates he said and the five kids they shared their mansion with (his two boys from his previous marriage, two adopted girls and Kathleen’s daughter from her first marriage) testified as to how much in love Kathleen and Michael were.

He was a pillar of the community – a man who raised money for good causes, a decorated war hero. He’d even run for Mayor.

The police saw it differently. Apart from the blood, some aspects of Michael’s behaviour troubled them and after an autopsy showed lacerations on Kathleen’s skulll, they put forward an alternative version of events.

One which had Michael striking Kathleen repeatedly with a fireplace implement called a blowpoke.

Then, Kathleen, a much loved daughter, mother and sister, bled to death.

The news that Michael was being charged with first degree murder shocked and divided the community.

The case attracted the attention of a French film crew who virtually took up residence with Michael as his case was coming to court. Locals accused them of bias in favour of Michael.

Every major news network was there at the old Durham county courthouse in 2003 when the trial began. It took weeks to simply get a jury sworn in who everyone agreed with.

Beyond Reasonable Doubt is a brand new podcast about the biggest US murder case you’ve never heard of(Image: SundanceNow Doc Club/vimeo)

It became the longest and most expensive trial in North Carolina history, watched live on TV, discussed in detail by the talk show hosts.

And they had plenty to talk about. The trial shone a light on Michael’s life, his history, his financial records and his relationship.

The defence and prosecution attorneys became household names – the D.A an upright, calm and imposing figure with a sharp Southern assistant by his side- fire and ice said one reviewer.

On the opposite bench a sharp, clever, charismatic defence attorney who was seen as a hero by some, a bit-too-clever-by-half by others.

Positioned behind them, family, friends and supporters either hung off every word of evidence or grew upset and angry.

They watched star witnesses, conflicting evidence about blood spatter and touching pictures of an earlier, happier life.

Even when the trial was over, it wasn’t really over. In the years that followed there were more court appearances, more twists, more anger, more revelations.

The case didn’t finally reach closure until February this year and I was there to see it.

In the months before I had become a bit obsessed with the case – it does that to you.

I discussed theories with my boss at Radio 5 live and my producer on the trip – they too, obsessed.


Chris Warburton delves into the death of Kathleen Peterson (Image: BBC)

My time in Durham was punctuated by moments of bizarreness which I won’t forget in a hurry and I am looking forward to sharing with you.

Join us on BBC Radio 5 live to follow every fascinating twist and turn of the case week by week, by subscribing to the podcast Beyond Reasonable Doubt?

You may become as obsessed as we are. You will certainly reach your own conclusion as to whether Michael is a cold-blooded killer or an unlucky victim of awful circumstances.

You will think the script was written by a novelist but believe me, every word of it is true.