APPIAPOLIS: LA RICOSTRUZIONE DELL’OMICIDIO DI KATHLEEN HUNT ATWATER PETERSON

ursula franco 1 LA RICOSTRUZIONE DELL’OMICIDIO DI KATHLEEN HUNT ATWATER PETERSON     –       di Ursula Franco*     –        

Nel dicembre 2014 ho cominciato a studiare l’omicidio di Kathleen Hunt Atwater Peterson per mano del marito nel tentativo di capire come fosse stata uccisa. Il District Attorney, ovvero la pubblica accusa, ed un suo consulente, un esperto di “Blood Pattern Analysis”, avevano infatti commesso errori nella ricostruzione dei fatti, errori che sono costati la scarcerazione di Peterson.

Nel marzo del 2015 ho pubblicato sul mio blog l’accurata ricostruzione dei fatti e il 21 marzo 2016 l’analisi della telefonata di soccorso fatta da Michael Peterson.

Il 21 dicembre 2017, il tema del 100esimo episodio del famoso podcast americano “My Favourite Murder” è stato proprio l’omicidio di Kathleen Hunt Atwater e la conduttrice, Georgia Hardstark, ha pescato nel mio blog.

Michael Iver Peterson e Kathleen Hunt Atwater Peterson LA RICOSTRUZIONE DELL’OMICIDIO DI KATHLEEN HUNT ATWATER PETERSON
Michael Iver Peterson e Kathleen Hunt Atwater Peterson

 

 

 

 

 

 

 

Dall’aprile 2018 è disponibile un documentario americano dal titolo “The Missing Pieces: The Staircase” con alcuni miei interventi durante i quali analizzo sia la telefonata di soccorso che la dinamica dei fatti. La regia è di Philip Tatler IV.

Michael Iver Peterson è un bugiardo patologico convinto di essere un buon mentitore tanto da aver permesso al regista francese Jean-Xavier de Lestrade di girare un incriminante documentario sulla sua vicenda processuale, “The Staircase” (2004), un documentario di successo che è andato in onda anche in Italia nel 2018 su Netflix. Dal documentario emerge con forza il profilo psicopatologico di Michael Peterson e quello della sua famiglia allargata, uno straordinario esempio di famiglia narcisistica. 

Peterson ha abusato mentalmente delle sue due mogli (Patricia Sue e Kathleen), dei due figli avuti con la prima moglie Patricia (Todd e Clayton) e delle due figlie adottive (Margaret e Martha, figlie di Elizabeth Ratliff), l’unica componente della famiglia che è sfuggita alle manipolazioni di Peterson è la figlia di Kathleen, Caitlin Veronica Atwater.

Michael Peterson è un uomo arrogante, ossessionato da se stesso e dai propri bisogni, privo di empatia, incapace di stabilire relazioni sane con gli altri esseri umani e convinto erroneamente di essere più intelligente dei suoi interlocutori.

Kathleen non è morta in seguito ad una caduta dalle scale né Peterson ha usato l’attizzatoio per colpirla, come invece sostenuto dall’accusa.

Michael Iver Peterson ha ucciso sua moglie Kathleen tra le 23:08 e le 23.53 del 9 dicembre 2001 e ha commesso l’omicidio con le mani nude. 

Michael Iver Peterson ha ucciso sua moglie Kathleen prendendola per i capelli e facendole sbattere ripetutamente e violentemente la testa contro gli scalini di legno della scala di servizio della loro villa.OMICIDIO KATHLEEN HUNT LA RICOSTRUZIONE DELL’OMICIDIO DI KATHLEEN HUNT ATWATER PETERSON

Durante l’aggressione, che si è sviluppata in almeno due tempi, in un’occasione Michael Peterson ha stretto la gola di Kathleen e con il pollice della mano sinistra le ha rotto il corno superiore della cartilagine tiroidea di sinistra.

 

All’esame autoptico il medico legale ha riscontrato multiple lacerazioni sul cuoio capelluto della vittima e nessuna frattura della teca cranica.

Secondo il medico legale tali lacerazioni furono causate da un oggetto piatto.

Nessun oggetto piatto colpì la testa di Kathleen, fu la testa di Kathleen ad impattare contro gli scalini di legno della scala di servizio.

Tra le mani di Kathleen, sugli ultimi scalini della scala di servizio dove Kathleen trovò la morte e sulla lattina di Diet Coke dalla quale aveva bevuto Michael Peterson dopo l’omicidio, furono repertati alcuni capelli strappati appartenenti alla vittima.

Michael Peterson strappò i capelli a Kathleen durante l’omicidio perché li usò per trattenerla e sbatterle la testa a terra, Kathleen se ne strappò altri nel tentativo di liberarsi dalla presa mortale del marito, per questo motivo vennero ritrovati tra le dita di entrambe le sue mani.

È chiaro che, se i capelli ritrovati sulla scena del crimine fossero stati analizzati al microscopio, i risultati dell’analisi avrebbero permesso agli investigatori di differenziare i capelli strappati da quelli che si erano rotti in seguito all’impatto del cuoio capelluto con gli scalini.

La grande quantità di sangue presente sul cavallo dei pantaloni di Michael Peterson si spiega facilmente:

Michael Peterson assaltò Kathleen una prima volta e la credette morta, Kathleen invece si riprese tanto da riuscire ad alzarsi in piedi, a questo punto Peterson l’aggredì nuovamente dopo essersi seduto su di lei per immobilizzarla, in quell’occasione con i propri pantaloni assorbì il sangue fuoriuscito dalle ferite della moglie e colato sugli abiti della stessa dopo il primo assalto.

Questa ricostruzione è l’unica cui si confanno tutte le risultanze investigative:

– Kathleen non patì alcuna frattura della teca cranica perché la sua testa impattò contro degli scalini di legno.

– Sul cadavere di Kathleen vennero rilevate alcune contusioni nell’area posteriore delle braccia e sulla schiena perché la donna urtò le braccia e il dorso durante l’aggressione.

– Non furono riscontrate contusioni su coste, gambe, piedi o ginocchia di Kathleen perché Kathleen non cadde dalle scale.

– Alcune contusioni furono invece rilevate sui polsi e sulle mani di Kathleen perché la donna si difese cercando di liberare i propri capelli dalla stretta del marito.

– La distribuzione delle macchie di sangue, il tipo di macchie (low/medium velocity blood spatters), l’assenza di cast off nella ristretta area in cui fu perpetrata l’aggressione, l’assenza di un pattern riferibile ad un corpo contundente sia sui muri, che sul cranio della vittima, che sulle sue lesioni da difesa, escludono che Peterson abbia usato un’arma per uccidere sua moglie.

– Infine, nessuna frattura del massiccio facciale è stata rilevata all’esame autoptico; è chiaro che se Kathleen fosse stata aggredita da dietro in quell’area così ristretta, ogni qualvolta fosse stata colpita posteriormente, la donna sarebbe caduta urtando il volto.

Kathleen Peterson LA RICOSTRUZIONE DELL’OMICIDIO DI KATHLEEN HUNT ATWATER PETERSON
Elizabeth Ratliff

Nel 1985, a Gräfenhausen, in Germania, un’amica di Michael Peterson, Elizabeth Ratliff fu ritrovata morta ai piedi delle scale di casa sua dopo che Peterson l’aveva accompagnata a casa.

In questo caso, all’esame autoptico, eseguito in seguito ad una riesumazione dei resti della Ratliff avvenuta dopo l’omicidio di Kathleen, il medico legale ha rilevato lesioni molto simili a quelle presenti sul corpo di Kathleen, oltre ad una frattura della base cranica.

Michael Peterson perpetrò l’omicidio della Ratliff con le stesse modalità. In questa prima occasione, fracassò la testa della sua vittima contro un pavimento di mattonelle di terracotta e non contro degli scalini di legno.

*Medico chirurgo e criminologo, allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari.

OMICIDIO DI KATHLEEN PETERSON, CRIMINOLOGA FRANCO: NESSUN GIALLO

Dr. Ursula Franco

Le Cronache Lucane, 28 agosto 2019

Tra il 2014 e il 2015 la criminologa Ursula Franco ha analizzato l’omicidio di Kathleen Hunt Atwater Peterson e ha pubblicato i risultati sul suo blog (MALKE CRIME NOTES). Nell’agosto del 2017, il Daily Mirror ha consigliato ai suoi lettori di leggere l’analisi della telefonata di soccorso di Michael Peterson fatta dalla nostra criminologa.

Il 21 dicembre 2017, il tema del 100esimo episodio del famoso podcast americano “My Favourite Murder” è stato l’omicidio di Kathleen Hunt Atwater, la conduttrice, Georgia Hardstark, ha riportato l’analisi criminologica del caso e quella della telefonata di soccorso di Michael Peterson elaborate dalla criminologa Franco.

Dall’aprile 2018 è disponibile un documentario americano dal titolo The Missing Pieces: The Staircase con alcuni interventi della criminologa italiana Ursula Franco.

Michael e Kathleen Peterson

Abbiamo chiesto alla dottoressa Franco di ricostruire per noi l’omicidio di Kathleen Peterson dopo che il caso è stato trattato su Netflix. 

“Michael Iver Peterson è un bugiardo patologico convinto di essere un buon mentitore tanto da aver permesso al regista francese Jean-Xavier de Lestrade di girare un incriminante documentario sulla sua vicenda processuale, The Staircase (2004).

Dal documentario The Staircase emerge con forza il profilo psicopatologico di Michael Peterson e quello della sua famiglia allargata, uno straordinario esempio di famiglia narcisistica.

Peterson ha abusato mentalmente delle sue due mogli (Patricia Sue e Kathleen), dei due figli avuti con la prima moglie Patricia (Todd e Clayton) e delle due figlie adottive (Margaret e Martha, figlie di Elizabeth Ratliff), l’unica componente della famiglia che è sfuggita alle manipolazioni di Peterson è la figlia di Kathleen, Caitlin Veronica Atwater.

Michael Peterson è un uomo arrogante, ossessionato da se stesso e dai propri bisogni, privo di empatia, incapace di stabilire relazioni sane con gli altri esseri umani e convinto erroneamente di essere più intelligente dei suoi interlocutori.

Kathleen non è morta in seguito ad una caduta dalle scale né Peterson ha usato l’attizzatoio per colpirla, come invece sostenuto dall’accusa. Michael Iver Peterson ha ucciso sua moglie Kathleen tra le 23:08 e le 23.53 del 9 dicembre 2001 e ha commesso l’omicidio con le mani nude. 

Michael Iver Peterson ha ucciso sua moglie Kathleen prendendola per i capelli e facendole sbattere ripetutamente e violentemente la testa contro gli scalini di legno della scala di servizio della loro villa di Durham, North Carolina.

Durante l’aggressione, che si è sviluppata in almeno due tempi, in un’occasione Michael Peterson ha stretto la gola di Kathleen e con il pollice della mano sinistra le ha rotto il corno superiore della cartilagine tiroidea di sinistra.

All’esame autoptico il medico legale ha riscontrato multiple lacerazioni sul cuoio capelluto della vittima e nessuna frattura della teca cranica.

Secondo il medico legale tali lacerazioni furono causate da un oggetto piatto.

Nessun oggetto piatto colpì la testa di Kathleen, fu la testa di Kathleen ad impattare contro gli scalini di legno della scala di servizio.

Tra le mani di Kathleen, sugli ultimi scalini della scala di servizio dove Kathleen trovò la morte e sulla lattina di Diet Coke dalla quale aveva bevuto Michael Peterson dopo l’omicidio, furono repertati alcuni capelli strappati appartenenti alla vittima.

Michael Peterson strappò i capelli a Kathleen durante l’omicidio perché li usò per trattenerla e sbatterle la testa a terra, Kathleen se ne strappò altri nel tentativo di liberarsi dalla presa mortale del marito, per questo motivo vennero ritrovati tra le dita di entrambe le sue mani.

E’ chiaro che se i capelli ritrovati sulla scena del crimine fossero stati analizzati al microscopio, i risultati dell’analisi avrebbero permesso agli investigatori di differenziare i capelli strappati da quelli che si erano rotti in seguito all’impatto del cuoio capelluto con gli scalini.

La grande quantità di sangue presente sul cavallo dei pantaloni di Michael Peterson si spiega facilmente:

Michael Peterson assaltò Kathleen una prima volta e la credette morta, Kathleen invece si riprese tanto da riuscire ad alzarsi in piedi, a questo punto Peterson l’aggredì nuovamente dopo essersi seduto su di lei per immobilizzarla, in quell’occasione con i propri pantaloni assorbì il sangue fuoriuscito dalle ferite della moglie e colato sugli abiti della stessa dopo il primo assalto.

Questa ricostruzione è l’unica cui si confanno tutte le risultanze investigative:

– Kathleen non patì alcuna frattura della teca cranica perché la sua testa impattò contro degli scalini di legno.

– Sul cadavere di Kathleen vennero rilevate alcune contusioni nell’area posteriore delle braccia e sulla schiena perché la donna urtò le braccia e il dorso durante l’aggressione.

– Non furono riscontrate contusioni su coste, gambe, piedi o ginocchia di Kathleen perché Kathleen non cadde dalle scale.

– Alcune contusioni furono invece rilevate sui polsi e sulle mani di Kathleen perché la donna si difese cercando di liberare i propri capelli dalla stretta del marito.

– La distribuzione delle macchie di sangue, il tipo di macchie (low/medium velocity blood spatters), l’assenza di cast off nella ristretta area in cui fu perpetrata l’aggressione, l’assenza di un pattern riferibile ad un corpo contundente sia sui muri, che sul cranio della vittima, che sulle sue lesioni da difesa, escludono che Peterson abbia usato un’arma per uccidere sua moglie.

– Infine, nessuna frattura del massiccio facciale è stata rilevata all’esame autoptico; è chiaro che se Kathleen fosse stata aggredita da dietro in quell’area così ristretta, ogni qualvolta fosse stata colpita posteriormente, la donna sarebbe caduta urtando il volto.

Nel 1985, a Gräfenhausen, in Germania, un’amica di Michael Peterson, Elizabeth Ratliff fu ritrovata morta ai piedi delle scale di casa sua dopo che Peterson l’aveva accompagnata a casa.

In questo caso, all’esame autoptico eseguito in seguito ad una riesumazione dei resti della Ratliff avvenuta dopo l’omicidio di Kathleen, il medico legale ha rilevato lesioni molto simili a quelle presenti sul corpo di Kathleen, oltre ad una frattura della base cranica.

Michael Peterson perpetrò l’omicidio della Ratliff con le stesse modalità. In questa prima occasione, fracassò la testa della sua vittima contro un pavimento di mattonelle di terracotta e non contro degli scalini di legno”.

La ricostruzione dell’omicidio di Kathleen Hunt Atwater Peterson

Nel 2014 ho analizzato l’omicidio di Kathleen Hunt Atwater Peterson, nel marzo del 2015 ho pubblicato su questo blog la ricostruzione dei fatti, il 21 marzo 2016 l’analisi della telefonata di soccorso fatta da Michael Peterson e l’8 maggio 2016 un’analisi delle dichiarazioni di Peterson.

Nell’agosto 2017, il Daily Mirror ha consigliato ai suoi lettori di leggere la mia analisi della telefonata di soccorso di Michael Peterson.

Il 21 dicembre 2017, il tema del 100esimo episodio del famoso podcast americano “My Favourite Murder” è stato l’omicidio di Kathleen Hunt Atwater, la conduttrice, Georgia Hardstark, ha parlato del mio blog MALKE CRIME NOTES, della mia analisi criminologica del caso e della mia analisi della telefonata di soccorso di Michael Peterson.

Dall’aprile 2018 è disponibile un documentario americano dal titolo The Missing Pieces: The Staircase con alcuni miei interventi durante i quali analizzo sia la telefonata di soccorso che la dinamica dei fatti, la regia è di Philip Tatler IV.

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Michael Iver Peterson è un bugiardo patologico convinto di essere un buon mentitore tanto da aver permesso al regista francese Jean-Xavier de Lestrade di girare un incriminante documentario sulla sua vicenda processuale, The Staircase (2004).

Dal documentario The Staircase emerge con forza il profilo psicopatologico di Michael Peterson e quello della sua famiglia allargata, uno straordinario esempio di famiglia narcisistica.

Peterson ha abusato mentalmente delle sue due mogli (Patricia Sue e Kathleen), dei due figli avuti con la prima moglie Patricia (Todd e Clayton) e delle due figlie adottive (Margaret e Martha, figlie di Elizabeth Ratliff), l’unica componente della famiglia che è sfuggita alle manipolazioni di Peterson è la figlia di Kathleen, Caitlin Veronica Atwater.

Michael Peterson è un uomo arrogante, ossessionato da se stesso e dai propri bisogni, privo di empatia,  incapace di stabilire relazioni sane con gli altri esseri umani e convinto erroneamente di essere più intelligente dei suoi interlocutori.

Kathleen non è morta in seguito ad una caduta dalle scale né Peterson ha usato l’attizzatoio per colpirla, come invece sostenuto dall’accusa.

Michael Iver Peterson ha ucciso sua moglie Kathleen tra le 23:08 e le 23.53 del 9 dicembre 2001 e ha commesso l’omicidio con le mani nude. 

Michael Iver Peterson ha ucciso sua moglie Kathleen prendendola per i capelli e facendole sbattere ripetutamente e violentemente la testa contro gli scalini di legno della scala di servizio della loro villa.

Durante l’aggressione, che si è sviluppata in almeno due tempi, in un’occasione Michael Peterson ha stretto la gola di Kathleen e con il pollice della mano sinistra le ha rotto il corno superiore della cartilagine tiroidea di sinistra.

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All’esame autoptico il medico legale ha riscontrato multiple lacerazioni sul cuoio capelluto della vittima e nessuna frattura della teca cranica.

Secondo il medico legale tali lacerazioni furono causate da un oggetto piatto.

Nessun oggetto piatto colpì la testa di Kathleen, fu la testa di Kathleen ad impattare contro gli scalini di legno della scala di servizio.

Tra le mani di Kathleen, sugli ultimi scalini della scala di servizio dove Kathleen trovò la morte e sulla lattina di Diet Coke dalla quale aveva bevuto Michael Peterson dopo l’omicidio, furono repertati alcuni capelli strappati appartenenti alla vittima.

Michael Peterson strappò i capelli a Kathleen durante l’omicidio perché li usò per trattenerla e sbatterle la testa a terra, Kathleen se ne strappò altri nel tentativo di liberarsi dalla presa mortale del marito, per questo motivo vennero ritrovati ta le dita di entrambe le sue mani.

E’ chiaro che se i capelli ritrovati sulla scena del crimine fossero stati analizzati al microscopio, i risultati dell’analisi avrebbero permesso agli investigatori di differenziare i capelli strappati da quelli che si erano rotti in seguito all’impatto del cuoio capelluto con gli scalini.

La grande quantità di sangue presente sul cavallo dei pantaloni di Michael Peterson si spiega facilmente:

Michael Peterson assaltò Kathleen una prima volta e la credette morta, Kathleen invece si riprese tanto da riuscire ad alzarsi in piedi, a questo punto Peterson l’aggredì nuovamente dopo essersi seduto su di lei per immobilizzarla, in quell’occasione con i propri pantaloni assorbì il sangue fuoriuscito dalle ferite della moglie e colato sugli abiti della stessa dopo il primo assalto.

Questa ricostruzione è l’unica cui si confanno tutte le risultanze investigative:

– Kathleen non patì alcuna frattura della teca cranica perché la sua testa impattò contro degli scalini di legno.

– Sul cadavere di Kathleen vennero rilevate alcune contusioni nell’area posteriore delle braccia e sulla schiena perché la donna urtò le braccia e il dorso durante l’aggressione.

– Non furono riscontrate contusioni su coste, gambe, piedi o ginocchia di Kathleen perché Kathleen non cadde dalle scale.

– Alcune contusioni furono invece rilevate sui polsi e sulle mani di Kathleen perché la donna si difese cercando di liberare i propri capelli dalla stretta del marito.

La distribuzione delle macchie di sangue, il tipo di macchie (low/medium velocity blood spatters), l’assenza di cast off nella ristretta area in cui fu perpetrata l’aggressione, l’assenza di un pattern riferibile ad un corpo contundente sia sui muri, che sul cranio della vittima, che sulle sue lesioni da difesa, escludono che Peterson abbia usato un’arma per uccidere sua moglie.

– Infine, nessuna frattura del massiccio facciale è stata rilevata all’esame autoptico; è chiaro che se Kathleen fosse stata aggredita da dietro in quell’area così ristretta, ogni qualvolta fosse stata colpita posteriormente, la donna sarebbe caduta urtando il volto.

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Nel 1985, a Gräfenhausen, in Germania, un’amica di Michael Peterson, Elizabeth Ratliff fu ritrovata morta ai piedi delle scale di casa sua dopo che Peterson l’aveva accompagnata a casa.

In questo caso, all’esame autoptico, eseguito in seguito ad una riesumazione dei resti della Ratliff avvenuta dopo l’omicidio di Kathleen, il medico legale ha rilevato lesioni molto simili a quelle presenti sul corpo di Kathleen, oltre ad una frattura della base cranica.

Michael Peterson perpetrò l’omicidio della Ratliff con le stesse modalità. In questa prima occasione, fracassò la testa della sua vittima contro un pavimento di mattonelle di terracotta e non contro degli scalini di legno.

leggi anche:

Michael Peterson’s 911 call

The murder of Kathleen Hunt Atwater Peterson at the ‘hands’ of Michael Peterson

Michael Iver Peterson: a liar and a murderer

My reconstruction of the murder of Kathleen Hunt Atwater Peterson in the documentary “The missing Pieces: The Staircase”

 

Read also:

Michael Peterson’s 911 call

The murder of Kathleen Hunt Atwater Peterson at the ‘hands’ of Michael Peterson

Michael Iver Peterson: a pathological liar and a murderer

My analysis of Michael Peterson’s 911 call in the documentary “The missing Pieces: The Staircase”

 

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Michael Peterson’s 911 call

The murder of Kathleen Hunt Atwater Peterson at the ‘hands’ of Michael Peterson

Michael Iver Peterson: a pathological liar and a murderer

Un mio intervento in un documentario americano sull’omicidio di Kathleen Hunt Atwater Peterson

Uno stralcio del mio intervento all’interno di The Missing Pieces: The Staircase, un documentario sull’omicidio di Kathleen Hunt Atwater Peterson di cui ho scritto su questo blog, il regista è Philip Tatler IV.

 

I miei articoli sul caso:

Michael Peterson’s 911 call

The murder of Kathleen Hunt Atwater Peterson at the ‘hands’ of Michael Peterson

Michael Iver Peterson: a pathological liar and a murderer

La mia analisi della telefonata di Michael Peterson al 911 a “My Favourite Murder”

Il 21 dicembre 2017, il tema del 100esimo episodio del programma radiofonico americano “My Favourite Murder” è stato l’omicidio di Kathleen Hunt Atwater, la conduttrice, Georgia Hardstark, ha parlato di MALKE CRIME NOTES, della mia analisi criminologica del caso e di quella della telefonata al 911 fatta da Michael Peterson, il marito assassino.

On December 21, 2017, the topic of the podcast “My Favourite Murder” was the murder of Kathleen Hunt Atwater, Georgia Hardstark spoke about this blog MALKE CRIME NOTES and summarised my analysis of the case:

Michael Peterson’s 911 call

The murder of Kathleen Hunt Atwater Peterson at the ‘hands’ of Michael Peterson

Michael Iver Peterson: a pathological liar and a murderer

MY FAVOURITE MURDER: 100 – The 100th Episode – Resources
+The remixed theme song for this episode was done by The Echoist. Here’s his Instagram.
+Here’s a picture of the Fudgie the Whale cake Karen and Georgia ate during the show.

the-staircase-kathleen-peterson-my-favorite-murder

Karen and Georgia covered the mysterious death of Kathleen Peterson.
+Here’s the Wikipedia article for Kathleen Peterson.
+You can watch The Staircase documentary here. (There’s also some episodes on YouTube here.)
+Karen watched the American Justice episode called Blood on the Staircase. I can’t find it anywhere online.
+Georgia watched the Forensic Files episode called A Novel Idea. Watch it on YouTube here.
+Here’s the link to Malke Crime Notes which analyzes Michael Peterson’s 911 call that Georgia mentioned.

Everyone on the Facebook page have been sharing lots of additional resources that weren’t talked about in the episode so I thought I’d share some of those here.
+Riley shared that the Criminal’s first podcast episode covered this case. Listen here.
+Clayton shared that there’s an interview with the male escort Michael Peterson was trying to hire on The Taran Show. Listen here.
+Steve shared that BBC has done an in-depth podcast on the case called “Beyond Resonable Doubt?” Listen here.
+Several people mentioned the mockumentary Trial and Error which is based on this case. Watch on NBC here. (Crossing my fingers that the second season will come out soon.)

Resources unrelated to the case:
+Kaitlyn shared an amazing site that you can stream lots of crime documentaries.
+Emily shared a link to a list of best crime books of 2017.